2 luglio 2015

[The invisible library 01] La biblioteca invisibile - Genevieve Cogman

Sì, lo so. È passato di nuovo più di un mese dall'ultimo commento che ho scritto ma tanto valeva far passare giugno e iniziare luglio con buoni propositi.
Vi avevo detto che non avevo molta voglia di leggere, giusto? Beh, ad essere sincera, ho letto tre libri in poco tempo ma poi non ho trovato la voglia di scriverne il commento. Adesso faccio la brava e, prima di riprendere a leggere il libro attuale, vi lascio due righe per commentarli. Saranno tre, tutte nuove uscite (nuove si fa per dire, sono di aprile), tutti e tre editi dalla Fanucci e tutti primi libri di serie.
Il primo libro del tris di cui vi parlo oggi è La biblioteca invisibile dell'autrice Genevieve Cogman. Oltre ad essere il primo del mio tris è anche il primo di una trilogia. The invisible library in versione originale è uscito a gennaio 2015 e in Italia è arrivato appena qualche mese più tardi, ad aprile, edito dalla casa editrice Fanucci. Il secondo libro The masked city è programmato per ottobre (anche se a dire il vero la prevendita su amazon.uk fissa l'uscita a dicembre) e la Cogman sta già lavorando sul terzo libro che suppongo uscirà entro la metà del prossimo anno.
Momento copertina. Dico subito che, purtroppo, la copertina scelta dalla Fanucci non mi fa impazzire e credo penalizzi il contenuto del libro. Vi metto qui a sinistra, invece, la copertina originale che è tutta un altro paio di maniche decisamente. Bellissima e accattivante, rende giustizia al libro e non lo mortifica. In alto, trovate una frase ad effetto che tradotta suona come Una spia. Un libro pericoloso. Una missione mortale ed è proprio azzeccata. Il font è stupendo e i disegni danno alla copertina un tocco di classe, richiamando il periodo storico in cui la protagonista Irene si trova ad operare. E sulla sinistra in bassoc'è proprio lei. E a destra un gentiluomo che potrebbe essere l'assistente Kai o il detective Vale. Impeccabile, un ottimo lavoro. E mi dispiace molto che la Fanucci, che in genere azzecca le copertine, abbia optato per dei libri visti dall'alto in una sorta di ruota che sembra pure infuocata. Non lo so, sono perplessa.


Trama. Irene lavora per la Biblioteca, una società che si occupa di recuperare libri rari e preziosi, quasi esclusivamente copie uniche. Subito dopo il suo ultimo incarico, le viene assegnata la ricerca di un libro di fiabe dei fratelli Grimm da compiere con un assistente, il giovane Kai. La ricerca si rivela più pericolosa del previsto perché il mondo a cui accede è nel caos, sotto l'influsso dei fae, gli esseri fatati. Il proprietario del libro è appena stato ucciso e Irene troverà l'aiuto di un geniale detective locale per portare a termine la missione.

Va beh, sono passati quasi due anni dal mio primo commento sul blog. Durante questo tempo ho affinato le mie arti, cercando di migliorarmi ed essere il più obbiettiva possibile. L'unico aspetto che non ho migliorato, credo sia un mio limite personale, è la stesura della trama. Anzi, mi sembra quasi di aver peggiorato la situazione. Mi spiego un po' meglio.

Irene è una Bibliotecaria. La Biblioteca è una società. Ma non è tutto. Già dalle prime pagine viene spiegato che la Biblioteca non è esattamente il luogo che ci aspettiamo. Contiene libri, questo sì, ma non li dà in prestito. Appare dietro le porte di una qualunque biblioteca con la formula Apriti sulla Biblioteca ma nessuno che non sia un Bibliotecario può arrivarci. È un luogo in cui spazio e tempo sono concetti inutili ed essa stessa può aprirsi su innumerevoli mondi paralleli, mondi in cui esistono creature come le fate o i vampiri; mondi in cui la storia è diversa grazie a piccoli particolari che ne hanno modificato l'andamento; mondi in cui esistono libri unici e speciali. Come quello che deve ritrovare Irene, un libro di fiabe dei fratelli Grimm che contiene una fiaba importante per la Biblioteca. Ovviamente la ricerca non si presenta semplice. Il mondo alternativo in cui deve avventurarsi Irene è invasa dal caos, cosa che, a quanto pare, è male (tipo incrociare i flussi).

Come idea di base l'ho trovata buona sebbene non abbia potuto fare a meno di pensare al film (o meglio, la trilogia) The librarian in cui un buffissimo Noah Wyle interpreta Flynn Carsen, il bibliotecario avventuriero che ha il compito di ritrovare antichi e potenti manufatti e riportarli alla biblioteca. Diciamo che, però, le somiglianze finiscono qui. Le trame si svolgono in modo diverso, i personaggi sono diversi ma di sicuro lo scopo di fondo è lo stesso: ritrovare e custodire tesori.

Ho trovato interessante il Linguaggio e le sue implicazioni. Ogni Bibliotecario impara ad usare il Linguaggio che non è proprio magia. Direi che è qualcosa come far ritornare gli oggetti al proprio stato naturale o dir loro cosa fare. E più sarà vicino all'ordine delle cose, più l'oggetto sarà invogliato ad ubbidire. Tipo gargoyle di pietra a cui Irene dice di tornare ad essere dura e solida pietra: il comando è perfettamente eseguito perché la pietra agogna di essere dura e solida. Non so se sono riuscita a passarvi il concetto.

E come Bibliotecaria, aveva un grande vantaggio che nessun altro possedeva, né i negromanti, né le fate, né i draghi, né gli umani comuni o chiunque altro. Si chiamava Linguaggio. E solo i Bibliotecari potevano leggerlo. Soltanto loro potevano usarlo.

La narrazione è in prima persona singolare, con l'esclusivo punto di vista della protagonista Irene. Lo stile è semplice ma curato e il libro è pervaso da una vena di ironia piacevole da leggere. Ve ne trascrivo un piccolo esempio. Qui Kai sta cercando di scassinare una porta chiusa a chiave di un ufficio nel bel mezzo di un museo.  

Irene spiegò la propria gonna e si voltò a guardare la sala, con un sorriso stampato in volto. No, non sta succedendo assolutamente niente. È tutto normalissimo. Al mio amico, qui, piace guardare dentro le serrature e agitarci dentro dei piccoli pezzi di metallo. Lo fa tutti i giorni. Due volte la domenica...

Le molte fasi di azione rendono La biblioteca invisibile veloce e frenetico, succede sempre qualcosa. Dialoghi e descrizioni sono ok, niente da segnalare. La protagonista Irene mi è piaciuta, è simpatica. Ovviamente la simpatia non è la sua sola unica caratteristica positiva: è intelligente, intraprendente e non si lascia scoraggiare dalle difficoltà. Insomma, non sta lì a frignare e piangersi addosso ma agisce e attua piani. Il finale della vicenda esiste ma è strettamente collegato al prossimo libro. Il primo personaggio di contorno è Kai, l'assistente di Irene e apprendista Bibliotecario. Per cinque anni ha studiato la teoria ed ora è pronto per intervenire in azione. Ma c'è qualcosa di strano fin da subito, la sua identità reale è misteriosa. Tuttavia, si rivela essere un buon assistente, leale e solidale con Irene. Il secondo personaggio è il detective privato Peregrine Vale che assomiglia moltissimo al famoso Sherlock Holmes e ad esso credo sia ispirato. Ha uno spiccato intuito e pensa in fretta, improvvisa coperture e i suoi metodi sono l'osservazione e la deduzione, proprio come Holmes. Ed ha anche un certo fascino.

In conclusione, ho trovato La biblioteca invisibile carino e ben strutturato. Una lettura fresca e piacevole per l'estate e un finale che mi ha fatto venir voglia di scoprirne il seguito. La ricca azione non mi ha mai fatto annoiare, ero sempre concentrata su cosa stava per succedere. Perché, ovviamente, non ne va bene una a questi poveretti. Approvato.


Autore: Genevieve Cogman
Dati: 2015, 312 p., rilegato
Traduttore: Canuso G.
Editore: Fanucci

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