16 febbraio 2015

The new hunger - Isaac Marion

Buon pomeriggio amici lettori e buon inizio di settimana. Come sono andate le letture del weekend?
Come vi avevo annunciato nello scorso commento, Warm bodies, oggi vi lascio giusto due righe veloci sul prequel The new hunger di Isaac Marion. Uscito in digitale a febbraio 2013 in concomitanza con l'uscita al cinema di Warm bodies di Levine, il cartaceo è stato pubblicato a dicembre 2013 sempre dalla Fazi editore. Sembra che l'autore stia scrivendo quello che lui chiama Book 3, libro tre, di questa trilogia non cronologica sugli zombie. Attenderemo e vedremo se il tono sarà quello ironico del primo o serioso del prequel. E no, ancora non ho visto il film omonimo ma giuro di rimediare. In questo periodo sono molto presa da diverse cose che spesso ne dimentico la metà. Voglio fare troppe attività insieme e alla fine viene fuori un disastro. Ma non preoccupatevi, i libri e i commenti saranno sempre la mia priorità. E anzi, il prossimo commento sarà su una novità, non vedo l'ora di iniziare a leggerlo!
Copertina. Molto carina quella italiana ma più bella quella inglese. In entrambe abbiamo due figure, una donna e un bambino, che si tengono per mano, camminando. Direi che con buona certezza sono Nora e il suo fratellino Addis. Quella italiana è molto semplice in realtà, rossa con le scritte in bianco che risaltano sullo sfondo ma non è male, attira l'attenzione il giusto. Che poi in alto la frasetta è per Warm bodies e non per il racconto attuale ma non importa. Vi metto, invece, qui sulla destra quella inglese originale. Le due figurine sono in basso questa volta e lo sfondo viene conteso da una pozza rossa come il sangue e una città in bianco speculare sui bordi. Bellissima e azzeccata, soprattutto perché attira fortemente l'attenzione del lettore. Il rosso centrale sembra davvero una pozza di sangue.

Trama. Nora e suo fratello Addis, abbandonati dai genitori, camminano in cerca di cibo e rifugio in un mondo che ormai non esiste più. Julie Grigio è in viaggio con sua madre e suo padre, anche loro alla ricerca di un posto in cui vivere sicuri. Poco lontano da loro un uomo si risveglia ma si accorge di non essere più un uomo, è diventato qualcos'altro con una fame inestinguibile. Le vite dei protagonisti si scontreranno l'un l'altra.

Abbandonati i toni da commedia, qui si fa sul serio. Non si ride e non si scherza più, il racconto è pervaso, anzi, da un senso di tristezza e malinconia incolmabile. Una tragedia sul punto di capitare e che potrebbe far vacillare l'umanità.
I protagonisti principali sono tre. Nora ha sedici anni e da qualche tempo i suoi genitori tossici hanno abbandonato lei e il fratellino di sei anni. Ora è costretta a vagare costantemente in cerca di cibo e riparo, seguita da vicino dagli zombie che tenteranno in ogni modo di mangiarli. La vita è dura lì fuori e Addis ha solo sei anni ma regge stoicamente il ritmo della sorella, si lamenta pochissimo e si rivela molto coraggioso, anche più di Nora.
Poi c'è Julie Grigio, che abbiamo conosciuto molto bene in Warm bodies, sappiamo cosa le succede. Con i suoi genitori John e Audrey, è in viaggio da un capo all'altro dell'America in cerca di un luogo sicuro in cui ricominciare un'esistenza quasi normale. Ha dodici anni ma sa già sparare, ha già ucciso e i suoi sentimenti si stanno cristallizzando, creando una corazza all'esterno.
Il terzo personaggio, ma il primo ad essere introdotto, è un uomo alto che si è appena risvegliato sulle rive di un fiume, circondato da cadaveri. Ricorda pochissimo della sua vita, forse nemmeno il suo nome, ma ha qualche nozione di base dell'ambiente che lo circonda. Sente dentro di sé una cosa che lui chiama la bestia, che si muove nel suo stomaco e arriva direttamente al cervello. Un bisogno primario, una fame che non si estingue e, a poco a poco, capisce che la sua smania è rivolta alla soffice e tenera carne umana.

All'inizio pensavo che il prequel ci avrebbe spiegato le cause dell'epidemia zombesca, che saremmo tornati indietro a prima che le cose diventassero così tragiche. Invece siamo già ai tempi dell'epidemia e riusciamo ad evincere davvero pochi dettagli in più rispetto a quelli che otteniamo con la lettura di Warm bodies. Non voglio entrare nei minimi particolari per non fare spoiler ma l'idea che ci siamo fatti con il primo volume viene senz'altro confermata nel prequel anche se non spiegata fino in fondo. Ed è quello che mi sarebbe piaciuto: maggiore chiarezza sul cosa è successo e come è stato possibile. I prequel non servono a quello, di solito?

La narrazione è in terza persona singolare al presente e i punti di vista sono quello di Nora, di Julie e dell'uomo alto zombie. Ho trovato una cura maggiore nelle descrizioni degli ambienti che, sebbene mantengano caratteristiche di realtà, hanno un'impatto più diretto. Ve ne trascrivo un pezzettino per darvi un'idea. Qui Nora e Addis sono a Seattle e stanno scherzando tra di loro. Nora urla una frase a voce alta.

La sua voce echeggia attraverso lunghi canyon di alti edifici dalle finestre sfondate, infilate di vetrine sventrate, grumi di vetro fuso e cemento bruciato. Corre lungo strade invase dalle erbacce, rimbalza su mucchi di auto arrugginite e fa alzare in volo uno stormo di cornacchie da un boschetto di ontani che sono cresciuti dentro un negozio della catena Urban Outfitters dal tetto sfondato.

Certo, è il tipico paesaggio apocalittico che abbiamo già visto migliaia di volte. Ovviamente mi ricorda The walking dead ma più in particolare mi è tornata alla memoria il film Io sono leggenda. Il motivo è che nel telefilm sono passati pochi mesi dalla liberazione del virus della zombitudine, per cui il paesaggio è, sì, abbandonato ma ancora "vivibile" mentre in Io sono leggenda sono passati diversi anni da quando è scoppiata l'epidemia e la natura si è totalmente riappropriata dei propri spazi. Voglio dire, a quanto pare sono passati alcuni anni dall'inizio del problema per cui l'ambiente è diventato dominio della natura. Lo stile è curato ma semplice.

Non esistono persone buone e persone cattive, esiste solo… l’umanità. E a volte si guasta.

Concludo il breve commento. The new hunger non mi è dispiaciuto anche se ho trovato più frizzante e divertente Warm bodies. I due racconti sono di toni diversi, forse non dovrei equipararli. Il primo è una presa in giro dell'horror mentre il prequel è una cosa seria. Beh, in ogni caso, già che avete letto Warm bodies leggetevi pure le poche pagine di The new hunger per completare il tutto. Visto che l'autore ha in mente un seguito, vedremo e vi terrò aggiornati.


Vi lascio il link di ibs: The new hunger - Isaac Marion

Autore: Isaac Marion
Dati: 2013, 142 p., brossura
Traduttore: Terziani S.; Roana A.
Editore: Fazi (collana Lain)

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