24 febbraio 2015

[Il libro e la spada 01] La via della collera - Antoine Rouaud

Buon pomeriggio amici fantamaniaci!
Mi dispiace di averci messo così tanto per il nuovo commento ma dovevo recuperare diverse puntate di The blacklist, il telefilm con James Spader nei panni di un enigmatico criminale ricercato. Se vi piace il genere thriller-poliziesco vi assicuro che non potete perdervelo, è bellissimo. Probabilmente ci metterò un pochino di più anche per il prossimo commento che sarà sull'intera trilogia Epidemia zombie di Z.A. Recht.
Bando alle ciance, oggi vi parlo del primo libro della nuova trilogia Il libro e la spada di un autore francese esordiente che ho trovato molto interessante: La via della collera di Antoine Rouaud. L'edizione originale La voie de la colère è dell'ottobre 2013 mentre in Italia arriva a gennaio 2015 a cura della Bur Rizzoli. Sul sito dell'autore è possibile trovare un riferimento ad altri due volumi in uscita nel 2014 e nel 2015. Tuttavia sembra che il volume due non sia ancora stato pubblicato e che Rouaud non sia ancora soddisfatto della stesura. In un suo post dell'ottobre scorso dice chiaramente che scrivere il secondo libro di una trilogia è difficile, che non vuole che la trama sia sciatta per rispetto dei suoi lettori e che, quindi, ha bisogno di altro tempo. Per cui aspettiamo e vedremo come sempre.
Momento copertina. Molto, molto bella. E la cosa migliore è che tutte le edizioni non in francese abbiano mantenuto la stessa identica copertina. Oltretutto quella italiana, a differenza di quella spagnola per esempio, ha voluto evidenziare il fatto che sia il volume uno di una serie così il lettore ha un'indicazione in più.

Trama. Siamo a Masalia, quindici anni dopo la caduta dell'Impero della famiglia Reyes. L'ex generale Dun-Cadal, eroe di guerra fedele all'Impero, è ormai ridotto a un vecchio ubriacone e passa le sue giornate nelle taverne, cercando di cancellare il suo passato. L'arrivo della giovane Viola Aguirre, storica del Gran Collegio di Emeris, in cerca della leggendaria spada Eraëd, appartenuta alle dinastie imperiali, risveglia in lui ricordi che erano sepolti in fondo dall'alcool. Perché, all'improvviso, la Repubblica brama la spada di un Impero che lei stessa ha distrutto? E perché i consiglieri repubblicani, vecchi compagni di Dun-Cadal, iniziano a morire?

Masalia è sempre stata una città di vizi e di virtù, costruita e distrutta più volte nel corso dei secoli. Dopo la caduta dell'Impero e la nascita della Repubblica, è diventata ancor più liberale e tollerante. Qui coesistono molte popolazioni diverse tra di loro e la schiavitù dei Naâga, chiamati comunemente selvaggi, è stata abolita ovunque.
Il generale Dun-Cadal, quando cade l'Impero a cui era fedele, si rifugia proprio a Masalia, cercando di passare inosservato, raccontando di essere un soldato semplice e che la spada Eraëd è nascosta nei territori inospitali ad Est. È questa voce che spinge Viola, una storica del Gran Consiglio di Emeris, a mettersi sulle tracce di questo soldato di ventura. La sua sorpresa sarà enorme quando scoprirà che quel vecchio ubriacone davanti a lei altri non è che il famoso generale Dun-Cadal, colui che è ritornato come un fantasma dopo la terribile battaglia delle Saline. E ora è lì, a tracannare vino, costantemente ubriaco mentre cela la sua identità al mondo. Molti generali che non si sono inchinati alla neonata Repubblica sono stati giustiziati e perseguitati per molto tempo, mentre alcuni hanno cambiato faccia e sono diventati consiglieri della Repubblica stessa, tra i quali il suo vecchio amico Negus e il suo acerrimo nemico l'ex capitano Étienne Azdeki. Proprio quest'ultimo ha invitato tutti i consiglieri al matrimonio di suo figlio che si terrà in concomitanza con la Notte delle Maschere, una specie di carnevale festa nazionale repubblicana. Al loro arrivo a Masalia, però, un misterioso assassino uccide alcuni consiglieri. Quali saranno le sue vere intenzioni? Dun-Cadal è sicuro di conoscerlo.

I punti di vista della narrazione sono diversi, sebbene i due principali siano quello di Dun-Cadal e di Laerte d'Uster. Altri contributi, più o meno importanti, provengono dalla storica Viola, dal consigliere De Page, dall'inventore Aladzio e dall'ex vescovo dell'Ordine di Fangol Anvelin Evguen Reyes. Importante dire, anche, che, alla presenza di più pov narranti, i pensieri si intersecano. Nel senso: se siamo in narrazione con il pov di Dun-Cadal, per esempio, ed è presente nella stessa stanza anche Viola è possibile che, di tanto in tanto, il pov passi a Viola che compie alcune considerazioni, poi torni a Dun-Cadal per poi magari ritornare a Viola per un'altra riflessione. Le descrizioni di luoghi e personaggi sono scarne e piuttosto sbrigative, diciamo che l'autore si sofferma poco sui dettagli. Solo una mi ha impressionato più delle altre e voglio trascrivervela. Qui siamo nel Palatio di Masalia e stiamo per incontrare un consigliere della Repubblica.

Sul marmo scuro macchiato di nero si ergevano fieramente le colonne. Lungo la sala, le alte finestre tinteggiate conferivano alla luce del sole una sfumatura bronzea. Al centro c'era un ometto dal viso segnato dal tempo, con la testa stempiata su cui ricadevano rade ciocche grigie. Nonostante la pinguetudine, sembrava navigare nella toga bianca e portava sulle spalle un drappo verde.

Per il resto sono abbastanza trascurabili e Rouaud non basa la sua tecnica sulle descrizioni, è più un autore di azione. E, infatti, le scene di azione sono ben costruite e organizzate, chiare e precise. I capitoli non eccessivamente lunghi danno al racconto un tocco più leggero. La trama è serrata, con continui flashback nel passato in diversi punti e con diversi personaggi. Diciamo che la narrazione è tutt'altro che lineare e, spesso, alcune frasi del passato riecheggiano nello svolgimento dei fatti al presente. Ritengo che sia ben riuscita la cosa, mi è piaciuto guardare spesso indietro. Oltretutto, ogni tanto i flashback si interrompono in un momento topico e la voglia di arrivare al prossimo punto per vedere come proseguiva era parecchia. Lo stile di Rouaud è semplice, abbastanza curato e adatto a tutti, con un uso della violenza limitato all'essenziale e pochissimo linguaggio scurrile, il che lo rende adatto a un ampio pubblico.
Vorrei trascrivervi un altro passo che mi è piaciuto molto, sebbene sia semplice.

E nel cielo, lontano, sopra le foreste, si alzarono volteggiando quattro sagome nere. Le ali si spiegarono, il collo lungo si fece più distinto alla luce della luna. I draghi si svegliavano di notte. All'alba sarebbero andati a cacciarli, loro e quelli che cercavano di metterli contro l'Impero.

Interessanti anche alcune riflessioni all'interno del racconto, i personaggi qui non sono tutti buoni o tutti cattivi, hanno luci e ombre, dubbi e incertezze, si interrogano sulle loro motivazioni. Rouaud ha reso i suoi personaggi molto umani. Un ultimo, piccolo stralcio a proposito.

Il primo bacio, la prima parola d'amore, il primo abbraccio... la vita di un uomo è fatta di eventi che restano immortalati per sempre. La prima arma, il primo colpo inferto, la prima morte data. Tra tutte queste prime volte, chi è in grado di ricordarsi o di essere consapevole dell'attimo in cui la vita acquisisce un senso? Quello in cui il destino si impadronisce di voi e vi conduce su un'unica strada.

Qui Rouaud sembra parlare direttamente con il lettore, instillandogli spunti di riflessioni interessanti.

Concludendo, La via della collera mi è piaciuto e lo terrò d'occhio. L'intrigo politico si mescola sapientemente all'elemento magico del Soffio, a un libro indistruttibile e ad una spada leggendaria come solo Excalibur potrebbe essere. I personaggi sono ben costruiti e la trama rivela molti colpi di scena. Io ve lo consiglio, è un buon low fantasy. Probabilmente la frase ad effetto della copertina "Il fenomeno fantasy che ha conquistato il mondo", forse potrebbe non essere eccessivo. Mi è sembrato un buon lavoro degno di nota.


Vi lascio il link di ibs: La via della collera - Antoine Rouaud 

Autore: Antoine Rouaud
Dati: 2015, 469 p., rilegato
Traduttore: De Stefani V.
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (collana Narrativa)

16 febbraio 2015

The new hunger - Isaac Marion

Buon pomeriggio amici lettori e buon inizio di settimana. Come sono andate le letture del weekend?
Come vi avevo annunciato nello scorso commento, Warm bodies, oggi vi lascio giusto due righe veloci sul prequel The new hunger di Isaac Marion. Uscito in digitale a febbraio 2013 in concomitanza con l'uscita al cinema di Warm bodies di Levine, il cartaceo è stato pubblicato a dicembre 2013 sempre dalla Fazi editore. Sembra che l'autore stia scrivendo quello che lui chiama Book 3, libro tre, di questa trilogia non cronologica sugli zombie. Attenderemo e vedremo se il tono sarà quello ironico del primo o serioso del prequel. E no, ancora non ho visto il film omonimo ma giuro di rimediare. In questo periodo sono molto presa da diverse cose che spesso ne dimentico la metà. Voglio fare troppe attività insieme e alla fine viene fuori un disastro. Ma non preoccupatevi, i libri e i commenti saranno sempre la mia priorità. E anzi, il prossimo commento sarà su una novità, non vedo l'ora di iniziare a leggerlo!
Copertina. Molto carina quella italiana ma più bella quella inglese. In entrambe abbiamo due figure, una donna e un bambino, che si tengono per mano, camminando. Direi che con buona certezza sono Nora e il suo fratellino Addis. Quella italiana è molto semplice in realtà, rossa con le scritte in bianco che risaltano sullo sfondo ma non è male, attira l'attenzione il giusto. Che poi in alto la frasetta è per Warm bodies e non per il racconto attuale ma non importa. Vi metto, invece, qui sulla destra quella inglese originale. Le due figurine sono in basso questa volta e lo sfondo viene conteso da una pozza rossa come il sangue e una città in bianco speculare sui bordi. Bellissima e azzeccata, soprattutto perché attira fortemente l'attenzione del lettore. Il rosso centrale sembra davvero una pozza di sangue.

Trama. Nora e suo fratello Addis, abbandonati dai genitori, camminano in cerca di cibo e rifugio in un mondo che ormai non esiste più. Julie Grigio è in viaggio con sua madre e suo padre, anche loro alla ricerca di un posto in cui vivere sicuri. Poco lontano da loro un uomo si risveglia ma si accorge di non essere più un uomo, è diventato qualcos'altro con una fame inestinguibile. Le vite dei protagonisti si scontreranno l'un l'altra.

Abbandonati i toni da commedia, qui si fa sul serio. Non si ride e non si scherza più, il racconto è pervaso, anzi, da un senso di tristezza e malinconia incolmabile. Una tragedia sul punto di capitare e che potrebbe far vacillare l'umanità.
I protagonisti principali sono tre. Nora ha sedici anni e da qualche tempo i suoi genitori tossici hanno abbandonato lei e il fratellino di sei anni. Ora è costretta a vagare costantemente in cerca di cibo e riparo, seguita da vicino dagli zombie che tenteranno in ogni modo di mangiarli. La vita è dura lì fuori e Addis ha solo sei anni ma regge stoicamente il ritmo della sorella, si lamenta pochissimo e si rivela molto coraggioso, anche più di Nora.
Poi c'è Julie Grigio, che abbiamo conosciuto molto bene in Warm bodies, sappiamo cosa le succede. Con i suoi genitori John e Audrey, è in viaggio da un capo all'altro dell'America in cerca di un luogo sicuro in cui ricominciare un'esistenza quasi normale. Ha dodici anni ma sa già sparare, ha già ucciso e i suoi sentimenti si stanno cristallizzando, creando una corazza all'esterno.
Il terzo personaggio, ma il primo ad essere introdotto, è un uomo alto che si è appena risvegliato sulle rive di un fiume, circondato da cadaveri. Ricorda pochissimo della sua vita, forse nemmeno il suo nome, ma ha qualche nozione di base dell'ambiente che lo circonda. Sente dentro di sé una cosa che lui chiama la bestia, che si muove nel suo stomaco e arriva direttamente al cervello. Un bisogno primario, una fame che non si estingue e, a poco a poco, capisce che la sua smania è rivolta alla soffice e tenera carne umana.

All'inizio pensavo che il prequel ci avrebbe spiegato le cause dell'epidemia zombesca, che saremmo tornati indietro a prima che le cose diventassero così tragiche. Invece siamo già ai tempi dell'epidemia e riusciamo ad evincere davvero pochi dettagli in più rispetto a quelli che otteniamo con la lettura di Warm bodies. Non voglio entrare nei minimi particolari per non fare spoiler ma l'idea che ci siamo fatti con il primo volume viene senz'altro confermata nel prequel anche se non spiegata fino in fondo. Ed è quello che mi sarebbe piaciuto: maggiore chiarezza sul cosa è successo e come è stato possibile. I prequel non servono a quello, di solito?

La narrazione è in terza persona singolare al presente e i punti di vista sono quello di Nora, di Julie e dell'uomo alto zombie. Ho trovato una cura maggiore nelle descrizioni degli ambienti che, sebbene mantengano caratteristiche di realtà, hanno un'impatto più diretto. Ve ne trascrivo un pezzettino per darvi un'idea. Qui Nora e Addis sono a Seattle e stanno scherzando tra di loro. Nora urla una frase a voce alta.

La sua voce echeggia attraverso lunghi canyon di alti edifici dalle finestre sfondate, infilate di vetrine sventrate, grumi di vetro fuso e cemento bruciato. Corre lungo strade invase dalle erbacce, rimbalza su mucchi di auto arrugginite e fa alzare in volo uno stormo di cornacchie da un boschetto di ontani che sono cresciuti dentro un negozio della catena Urban Outfitters dal tetto sfondato.

Certo, è il tipico paesaggio apocalittico che abbiamo già visto migliaia di volte. Ovviamente mi ricorda The walking dead ma più in particolare mi è tornata alla memoria il film Io sono leggenda. Il motivo è che nel telefilm sono passati pochi mesi dalla liberazione del virus della zombitudine, per cui il paesaggio è, sì, abbandonato ma ancora "vivibile" mentre in Io sono leggenda sono passati diversi anni da quando è scoppiata l'epidemia e la natura si è totalmente riappropriata dei propri spazi. Voglio dire, a quanto pare sono passati alcuni anni dall'inizio del problema per cui l'ambiente è diventato dominio della natura. Lo stile è curato ma semplice.

Non esistono persone buone e persone cattive, esiste solo… l’umanità. E a volte si guasta.

Concludo il breve commento. The new hunger non mi è dispiaciuto anche se ho trovato più frizzante e divertente Warm bodies. I due racconti sono di toni diversi, forse non dovrei equipararli. Il primo è una presa in giro dell'horror mentre il prequel è una cosa seria. Beh, in ogni caso, già che avete letto Warm bodies leggetevi pure le poche pagine di The new hunger per completare il tutto. Visto che l'autore ha in mente un seguito, vedremo e vi terrò aggiornati.


Vi lascio il link di ibs: The new hunger - Isaac Marion

Autore: Isaac Marion
Dati: 2013, 142 p., brossura
Traduttore: Terziani S.; Roana A.
Editore: Fazi (collana Lain)

13 febbraio 2015

Warm bodies - Isaac Marion

Buon pomeriggio amici lettori!
Sono tornata presto con un nuovo commento per l'irresistibile Warm bodies di Isaac Marion. Non so bene come mi sono approcciata a questo titolo. Sapevo che era una sorta di presa in giro del genere horror apocalittico e che ne è stato tratto il film omonimo ma ero indecisa se leggerlo o meno. Me lo sono ritrovato nella libreria del reader (ci trovo sempre un sacco di roba che acquisto, dimentico di avere e poi riesumo con sorpresa) e visto che non ho nuove uscite impellenti da leggere ho deciso di dedicare un po' del mio tempo da lettrice a Warm bodies e al suo prequel The new hunger (trovate il mio commento qui). Ero anche indecisa se inserire nel titolo del post qualcosa come Zombie 01 per il primo libro e Zombie 00 per il prequel ma poi mi sono detta che, in fondo, non serviva per cui niente, li lascio così. Da qualche parte ho letto che Marion sta scrivendo un seguito ma non c'è ancora niente di definito.
La prima edizione italiana di Warm bodies è del 2011, mentre nel gennaio 2013 è stata pubblicata una nuova edizione con i personaggi del film ed attualmente è l'edizione più gettonata. Il film omonimo tratto dal libro è uscito al cinema a febbraio 2013 per la regia di Jonathan Levine (registra, tra l'altro, del bellissimo 50/50). I protagonisti sono Nicholas Hoult che interpreta R (lo abbiamo già visto in X-Men nel personaggio di Bestia da giovane) e Teresa Palmer nel ruolo di Julie (lei è la bellissima Becky de L'apprendista stregone). Il film ancora non l'ho visto ma rimedierò al più presto perché sono davvero curiosa di vedere se sono stati fedeli o meno al libro.
Copertina. In alto vi ho messo la copertina con la locandina del film che va per la maggiore ed è più riconoscibile. Qui di fianco a destra, invece, trovate la copertina della prima edizione 2011. Il tipo di cover con le locandine e i protagonisti dei film non mi sono mai piaciute eppure vanno così di moda quando un libro diventa un film (Maze runner, Hunger Games, Ender's game, The giver e un altro centinaio circa) che alla fine è difficile trovare le altre edizioni precedenti. In ogni caso sì è carina, niente di che. Ci sono i due protagonisti su sfondo rosso con i fiorellini carini in mano e la stropicciatura che simula una locandina. La prima edizione sì che ha una marcia in più. Appunto perché è originale, ci hanno messo un po' di impegno nel crearla nonostante non sia una copertina sensazionale. Anzi, a dire il vero, è alquanto anonima. Tuttavia è senza dubbio centrata sulla trama: ci sono gli zombie. E la citazione che si legge in entrambe le cover sull'opinione dell'autrice Stephenie Meyer è vera, al protagonista zombie ci si affeziona.

Trama. R è uno zombie e vive in un aeroporto. Durante una spedizione a caccia di umani, mangia il cervello di un ragazzo e i suoi ricordi si riversano prepotenti dentro R. Salva la fidanzata del ragazzo e la porta all'aeroporto, mescolandola agli altri zombie. R è uno zombie ma non è come gli altri: qualcosa sta cambiando e i ricordi del ragazzo ucciso stanno modificando il suo comportamento già diverso dagli altri zombie. Si pone delle domande su se stesso e sul mondo, vuole tornare a vivere. Questa è la sua storia di redenzione.

Bella questa trama, stranamente sono stata abbastanza chiara ma, come al solito, ve la spiego un po' meglio.
R è uno zombie e su questo non ci piove. Ma non è come gli altri e lo capiamo fin da subito. Il suo punto di vista di narrazione ci permette di entrare nei suoi pensieri profondi. Scopriamo che riesce a pensare, che vorrebbe parlare meglio (accenna qualche parola con l'amico M) e che vorrebbe tornare a vivere come gli umani. L'incontro con Julie gli cambia la vita. Quando sente l'impulso della fame, R raduna un gruppetto di amici Morti e parte per una spedizione di caccia all'umano in città. Lui non vorrebbe uccidere e provocare dolore, ma non può farne a meno. Arrivati in città, incontrano quasi subito degli adolescenti umani e li attaccano. R mangia il cervello di un ragazzo, che scopriamo chiamarsi Perry, e i suoi ricordi, attraverso uno strano processo di assimilazione delle informazioni tramite lo stomaco, entrano dentro R. Quando vede la ragazza di Perry, Julie, in pericolo e circondata, subito si fionda su di lei e la salva dagli altri zombie, ricoprendola di sangue e mascherando il suo odore. La porta, quindi, nella sua casa-aereo, un 747 commerciale abbandonato sulla pista, e la nasconde al sicuro per diversi giorni. E da lì, tutto cambia.
Questo è circa metà del libro, quello che succederà dopo dovrete scoprirlo da soli. Sappiate solo che sarà assurdo e impensabile.

La narrazione è in prima persona al presente, con R come unico ed esclusivo narratore. Solo nell'epilogo, abbiamo poche frasi con il punto di vista di un bambino e di Nora, un'amica di Julie. I dialoghi sono verosimili, le descrizioni degli ambienti molto concrete e quelle dei personaggi niente di eccezionale, sembrano essere tutti belli o quantomeno Julie e R. Lo stile è semplice, pulito, scorrevole e pervaso di ironia. Ve ne lascio un esempio, queste sono proprio le prime righe.

Sono morto, ma non è poi così male. Ho imparato a conviverci. Mi spiace di non potermi presentare come si deve, ma non ho più un nome. Quasi nessuno di noi ce l'ha. [...]
Nessuno di noi è particolarmente attraente, ma la morte è stata più che gentile con me. Sono ancora ai primi stadi di decomposizione. Solo la pelle grigia, un odore sgradevole, cerchi neri sotto gli occhi. Qualcuno potrebbe anche scambiarmi per un vivo un po' stressato. [...]
Gli ingranaggi arrugginiti della ragione continuano a funzionare, anche se vanno talmente lenti che dall'esterno il movimento è quasi impercettibile. Ci lamentiamo e brontoliamo, facciamo spallucce e annuiamo, e di tanto in tanto viene fuori anche qualche parola. Non è poi così diverso da prima.

Sono, però, molti anche i momenti di riflessione profonda in cui R si interroga sul suo modo di vivere, sulle sue motivazioni e su come fare per migliorare la sua condizione. Il finale è assurdo, in linea con la trama. Scopriamo come è avvenuta l'epidemia di zombie, come combatterla e che ruolo hanno Julie e R. 

Concludo questo brevissimo commento dicendo che mi è piaciuto, l'ho trovato simpatico. Una volta che si appura il fatto che sia abbastanza una presa in giro del genere horror apocalittico, ci si cala nella trama e nel personaggio e si tifa per lui, sperando che riesca davvero a superare la zombitudine. La parte romance è assurda come tutto il libro, uno zombie e un'umana ci mancavano.
Secondo me è una lettura carina, adatta al pubblico adolescenziale ma anche a quello adulto. Insomma, non aspettatevi la complessità e profondità di The walking dead però è così simpatico e assurdo che ve lo consiglio, una lettura veloce che vi farà passare alcune ore piacevoli e divertenti.
Nei prossimi giorni vi scriverò un commento sul prequel The new hunger, stay tuned!


Vi lascio il link di ibs della nuova edizione ma potete trovare anche la vecchia:

Autore: Isaac Marion
Dati: 2013, 269 p., brossura, 2edizione
Traduttore: Lo Porto T.
Editore: Fazi (collana Lain)

11 febbraio 2015

[Variants 01] Alter ego - Susanne Winnacker

Ciao lettori! Buon pomeriggio!
Oggi vi lascio un rapido commento su un libro che avevo dimenticato di avere: Alter ego di Susanne Winnacker. L'avevo dimenticato perché è un altro libro non del mio genere preferito e mi sono ricordata della sua esistenza proprio sfogliando la libreria del reader. Dopo aver letto Violet, mi sono ritrovata Alter ego con una trama che poteva essere simile in qualche modo e ho pensato che sarebbe stato proprio il caso di leggerlo, visto che ero dubbiosa sulla classificazione del genere che ne era stata data e dopo ne parlerò più diffusamente. Credo, comunque, che o sono troppo pignola io (e rimbambita del tutto) oppure i vari siti online e blog hanno le idee poco chiare sui diversi sottogeneri.
Tornando al libro Alter ego è uscito in libreria a luglio 2014 a cura della DeAgostini. Questo è il primo volume di una serie non precisata. Il titolo originale è Impostor pubblicato a maggio 2013 e il secondo volume si intitola Defector pubblicato a giugno 2014. Ritengo verosimile che questa primavera/estate sia prevista l'uscita di un terzo volume anche se, a dire il vero, ancora sul blog della Winnacker non ce n'è traccia. Verosimile anche che questa estate la DeAgostini pubblichi il secondo volume. Magari ci starò attenta così potrò leggerlo in tempi più brevi rispetto a questo, a cui arrivo ben sette mesi dopo l'uscita. Ah, dimenticavo che la Warner ha opzionato i diritti per una serie televisiva.
Copertina. Quella italiana non mi piace per niente per quanto ne apprezzi l'impegno. Brutti i colori, non attira l'attenzione e trovo la ragazza in primo piano, che dovrebbe interpretare Tessa, troppo adulta. Le copertine più belle sono quelle in inglese. Quella a sinistra che vedete è quella originale americana ed è molto molto bella mentre è azzeccatissima anche la cover del Regno Unito. Entrambe le copertine giocano sul dualismo di volti che ne formano uno unico. La Capacità di Tessa di prendere le sembianze di chiunque tocchi o abbia toccato in precedenza rende le due copertine molto pertinenti, in quanto Tessa è in bilico tra se stessa e tutti i personaggi che può interpretare. Una figura, quindi, è quella di Tessa (la castana) mentre l'altra è Madison, la ragazza che sostituisce durante la trama del libro.

Parliamo quindi della trama e arriviamo finalmente al punto. Tessa è una mutante, una variant. Può assumere le sembianze di qualsiasi persona tocchi, il suo DNA incamera il DNA altrui e modifica l'aspetto in base alle nuove informazioni ed è un'agente dell'AFE. Quando la piccola cittadina di Livingston è scossa da diversi omicidi, Tessa deve prendere le sembianze di Madison Chambers, l'ultima vittima ancora viva ma i cui giorni sono contati. Tessa, quindi, viene catapultata in un mondo che non le appartiene per smascherare il vero assassino e fermare la scia di omicidi.

Sapete, io non leggo moltissimi fumetti (gli unici sono Dragonero, Dylan Dog e The walking dead) ma sono molto appassionata di cinema. Perciò ho visto tutti e sette i film sugli X-Men usciti fino ad ora e li adoro, letteralmente. L'unico che non mi è proprio piaciuto è Wolverine - L'immortale, secondo me hanno fatto una vera porcheria. In ogni caso, per me, è stato un vero gioco da ragazzi individuare Tessa come il bellissimo personaggio di Mystica, la mutante che assume l'aspetto di chiunque. Tra le due ci sono solo alcune differenze; per esempio Tessa non è, ahimè, blu e, al contrario di Mystica, ha la necessità di toccare la persona che deve interpretare. E come Mystica giovane in X-Men - L'inizio anche Tessa ha problemi nel definire se stessa, potendosi trasformare in altre persone. Tutto questo con un pizzico di Tomorrow people, Smallville e Veronica Mars.

Due anni prima, quando Tessa aveva quattordici anni, è stata accolta tra le fila dell'AFE, l'Agenzia Forze Eccezionali, autonoma ma che fa capo all'FBI. Lì vengono addestrati altri ragazzi che sono mutanti come lei. Holly, la sua migliore amica, diventa invisibile, Alec, il ragazzo di cui è innamorata, ha forza e velocità superiori al normale, Tanner è telecinetico mentre Kate è una telepate. I ragazzi vengono addestrati per poter compiere delle missioni quando saranno pronti, missioni che coprono una gamma di operazioni sul campo molto ampia. Tessa, in questo caso, deve scoprire un serial killer assumendo le sembianze dell'ultima vittima che è ancora viva. Alla sua morte, viene inscenata una guarigione miracolosa e Tessa prende il suo posto, diventando Madison Chambers e raccogliendo indizi per catturare l'assassino di quattro persone.

Tutti i ragazzi hanno i poteri dalla nascita naturalmente, cosa che mi ha portato a pensare che abbiamo un problema di genere in cui inserire Alter ego. Non che sia di vitale importanza, ovviamente, però mi piace dare indicazioni sul genere che i lettori potrebbero trovarsi ad affrontare perché a non tutti piace tutto. Se vedo, ad esempio, che un libro è un romance e ne sono sicura al cento per cento dalla trama e da molti commenti, molto difficilmente lo leggerò. Per tanto vi dico questo. Ho visto Alter ego definito come paranormal o distopico. Come prima cosa lo tolgo subito dai paranormal, esattamente come ho fatto con Violet (commento a cui vi rimando per le definizioni). Qui non ci sono vampiri, licantropi o angeli ma mutanti e sappiamo tutti cosa sono, umani con un gene del DNA alterato che dona loro diverse caratteristiche e capacità rispetto all'umano medio. E visto che è tutta questione di genetica mi sono chiesta se, per caso, la distopia potesse c'entrare qualcosa, magari con qualche sottogenere minore che non conosco. Perciò sono andata a vedere la definizione di distopia su wikipedia e, in effetti, ci sono tre filoni. Il primo è quello classico che ritroviamo in 1984 di George Orwell e in Hunger games della Collins in cui abbiamo grosse differenze sociali, un leader che assume su di sé tutti i poteri dello Stato e un controllo capillare della popolazione. Il secondo è quello post-apocalittico, tipo The walking dead, in cui la società non esiste più, vale solo la sopravvivenza e, quello che ci interessa qui, tra gli esseri umani e alcuni tipi di animali, possono esserci individui mutati geneticamente, sfigurati dalle sofferenze e ostili alla vita. Le mutazioni hanno un'accezione negativa perché causate dall'intervento dell'uomo sulla natura, tramite esperimenti scientifici o l'uso di armi chimiche, biologiche o nucleari. E qui potremmo esserci noi con Alter ego se le mutazioni genetiche fossero state indotte. In realtà, questi mutanti sono così dalla nascita, esattamente come gli X-Men e i Tomorrow people. Per questi motivi posso affermare che Alter ego è un giallo sci-fi (come Almost human) in cui la fantascienza si affianca alla classica trama del giallo con il protagonista che deve confrontarsi con un assassino.

Bene, concludo la parte da pignolina e passo al libro vero e proprio. La narrazione è in prima persona al passato con il punto di vista esclusivo della protagonista Tessa. I dialoghi e le descrizioni non sono niente di eccezionale, nella media. I personaggi, poi, sono tutti bellissimi, che strano. Le scene di azione sono descritte con chiarezza, si seguono bene. Lo stile di scrittura è semplice e pulito, grazie ai capitoletti brevi la narrazione è veloce e leggera, tanto che è difficile smettere di leggere Alter ego finché non è finito. La trama giallo è buona, ottimi spunti e fino alla fine l'assassino potrebbe essere chiunque. Avrei voluto che si parlasse di più di questa agenzia AFE, di quello che rappresenta, di quello che può fare sul territorio e dei casi precedenti. Il finale della vicenda esiste con la scoperta dell'assassino ma lascia uno spiraglio sull'AFE stessa, su Tessa e il suo destino che rendono curioso il lettore (forse).

Quello che non mi ha convinto del tutto sono stati i personaggi. Tessa ha sedici anni e, in quell'età, sono gli ormoni a dettare legge. Tuttavia Tessa è anche un'agente operativo a tutti gli effetti di un'agenzia governativa, cosa che dovrebbe renderla più professionale. Ho trovato buono il suo modo di approcciarsi con sensibilità al caso e alla morte di Madison Chambers, interessante la riflessione sull'essere un'impostora, un'attrice che impersona un personaggio morto e sul dolore che questo avrebbe provocato alla famiglia e alle persone che volevano bene a Madison. Non mi piace, però, quando lascia che le emozioni la travolgano, tanto da mettere in pericolo la sua stessa missione e da renderle difficile la trasformazione. Il personaggio di Alec, poi, non ne parliamo. Profondo come una sottiletta, cambia idea continuamente ed è poco professionale. Ovviamente la protagonista deve avere una cotta per il più fico di tutti, ma questa ossessione di Tessa raggiunge picchi veramente ridicoli. Cioè sei sotto copertura in una missione delicatissima e tutto quello a cui riesci a pensare sono i suoi pettorali? Dai su, andiamo, a tutto c'è un limite. Tutto questo romance, sospiri e viaggi mentali mi ha dato fastidio, l'ho trovato fuori luogo.

Concludendo, non vi perderete niente a non leggere Alter ego. Se lo leggerete, sarà una lettura veloce, gradevole come trama, poco originale come idea di fondo e noiosa nella sua parte romantica. Il mio voto è di tre stelline solo perchè mi piacciono i mutanti, Mystica in primis.


Vi lascio il link di ibs: Alter ego - Susanne Winnacker

Autore: Susanne Winnacker
Dati: 2014, 317 p., rilegato
Traduttore: Fortunato A.
Editore: DeAgostini (collana Le gemme)

9 febbraio 2015

[Malo 02] La bambola di porcellana - Maxence Fermine

Buon pomeriggio e buon inizio settimana lettorissimi.
Oggi vi scrivo un commento veloce veloce su un libretto simpatico: La bambola di porcellana di Maxence Fermine. Avevo già scritto qualcosa sulla prima avventura del piccolo protagonista Malo per cui ho intitolato questa seconda storia Malo 2 ma in realtà non esiste un titolo. La prima avventura è La piccola mercante di sogni (di cui trovate il mio brevissimo commento qui), una storia accattivante non originale ma adatta a tutti per qualche ora di spensieratezza o da leggere ai bambini alla sera. La bambola di porcellana è stato pubblicato a ottobre 2014 dalla Bompiani che ha curato anche il libro precedente mentre in Francia è uscito in libreria a maggio 2013. Sinceramente non capisco la motivazione di questa lunga pausa, tuttavia è passato solo un anno dalla pubblicazione in italiano de La piccola mercante di sogni per cui ci può anche stare. Visto che non sapevo che le avventure di Malo avessero un seguito non ho notato subito l'uscita del secondo volumetto e sono passati già diversi mesi, ma vi annuncio che esiste un terzo libro intitolato La fée des glaces (possibile titolo italiano La fata del ghiaccio) pubblicato in francese a novembre 2013 e che non mi farò scappare. Chissà, forse arriverà il prossimo anno visto la tempistica di traduzione. Non so, eppure non sono volumi consistenti, non ci vorrebbe molto a tradurli e stamparli in italiano in tempi brevi.
Oltretutto, poi, la copertina, come nel primo caso, è quasi identica a quella originale francese. Lo sfondo nero e la piccola bambola di porcellana in primo piano sono contenuti in entrambe le copertine. Quella italiana ha modificato il font del titolo e dell'autore, adattandoli al libro precedente. Sulla sinistra un alert ci avverte che è la seconda avventura di Malo dopo La piccola mercante di sogni e trovo che sia un'ottima cosa perché chiunque l'abbia amato può ritrovare di nuovo i suoi personaggi e chiunque sia interessato all'acquisto sa che esiste un primo volume. Anche questo volume contiene alcune illustrazioni ma di Lionel Richerand, illustratore francese, al contrario del primo che ne conteneva ma di studenti.

Trama. Un anno è passato dal viaggio di Malo nel Regno delle Ombre e ogni giorno pensa alla sua amica Lili, la piccola mercante di sogni incontrata lì. Ora Malo è in vacanza ad Edimburgo con i suoi genitori e si annoia. La madre lo spedisce al locale luna park per un paio di ore e Malo, girovagando per le attrazioni, nota due buffi personaggi che parlano in idolotto, la lingua del Regno delle Ombre. Decide di seguirli attraverso una botola nel pavimento del Palazzo degli Specchi e si ritrova in un uggioso Regno delle Ombre, molto diverso da quello sotto Parigi. Malo segue i due in un antico maniero dove incontra Sir Luke, uno spettro che ripara i giocattoli e poi li espone nel suo Museo degli Orrori. Anche la bambola di porcellana Louison è intrappolata nel maniero e Malo, con il suo aiuto, tenta di scappare dalle grinfie dello spettro e tornare nel mondo reale.

La narrazione è in terza persona al passato e Malo è il punto di vista principale; i due piccoli stralci della mamma e del papà di Malo sono rapidi e quasi irrilevanti. I dialoghi tra i due giocattoli gemelli in idiolotto sono molto buffi mentre gli altri sono buoni. Questa volta ho notato un'attenzione maggiore ai dettagli e nelle descrizioni del Regno delle Ombre che mi hanno coinvolta molto, trasmettendo un'atmosfera veramente dark e azzeccata. Ve ne trascrivo un piccolo brano, la descrizione dell'arrivo nel Regno delle Ombre.

Il lungo sotterraneo sbucava ai piedi di una ripida collina, sulla quale era appollaiato un maniero sbilenco e inquietante, dalle cui finestre baluginavano strani chiarori. Era una sera di tempesta, una notte senza luna. Pioveva in abbondanza, raffiche di vento scuotevano le cime degli alberi, il temporale squarciava il cielo con tuoni e fulmini terrificanti.

La trama è poco elaborata, forse un po' sottotono rispetto a La piccola mercante di sogni e mi è sembrata un po' tirata via, ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa e che altro avrebbe potuto essere approfondito. Per esempio lo scontro finale con lo spettro malvagio Sir Luke è stato alquanto deludente mentre Dom Perlet, l'altro cattivo, mi è parso più incisivo come personaggio. E a proposito di personaggi, non ho capito il ruolo della bambola di porcella Louison. Forse era solo un pretesto per raccontare del Museo degli Orrori ma era leggermente inutile, è Malo il vero protagonista. Il finale esiste ma un Continua... lascia il lettore in sospeso, preannunciando una terza avventura.

Passo ad un veloce commento.
Le atmosfere dark mi sono piaciute molto. Il Regno delle Ombre scozzese è piovoso e inquietante, sempre in bianco e nero ma pervaso di nebbia. Mi sono piaciuti i vari riferimenti alla letteratura durante il testo. Il primo e più eclatante è quello ad Alice nel paese delle meraviglie di Carroll che non può fare a meno di esserci quando un protagonista si cala per un buco nel terreno. La discesa nel Regno delle Ombre di Malo è la stessa che Alice compie, attraverso il tunnel, per calarsi in Wonderland. C'è anche un riferimento molto più preciso poche pagine più avanti, in cui Malo apre un libro nella biblioteca di Sir Luke e un coniglio bianco scappa fuori: ovviamente è il Bianconiglio, nostra vecchia conoscenza, e Sir Luke esplicita la cosa. E beh, i due personaggi strampalati sono per forza Pinco e Panco, troppo uguali. Altro riferimento può essere il nome dell'albergo in cui Malo e i suoi genitori alloggiano, lo Stevenson, dedicato proprio allo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson autore, tra gli altri, de L'isola del tesoro.

In conclusione, La bambola di porcellana è un simpatico libretto adatto a tutti e che io consiglio per passare qualche piacevole ora in compagnia di Malo e dei suoi compagni di avventure. Adattissimo alla lettura serale per i più piccoli.



Autore: Maxence Fermine
Dati: 2014, 215 p., ill., rilegato
Traduttore: Arecco S.
Editore: Bompiani (collana AsSaggi di narrativa)

7 febbraio 2015

[Unremembered 01] Violet - Jessica Brody

Buon sabato pomeriggio lettori e buon weekend! Che letture avete in programma?
Oggi vi parlo di Violet di Jessica Brody. Se lo avete visto in libreria o online, saprete già che non è esattamente il mio genere, essendo uno young adult urban sci-fi (parlerò di questo più sotto). Ormai lo dico spesso, io preferisco il sottogenere epic fantasy o grim dark e questo libro è molto lontano dalle mie abituali letture. Allora perchè l'ho letto, vi chiederete voi, perchè mi faccio del male da sola? Essenzialmente per tre motivi. Il primo è che l'autrice, per una bizzarra coincidenza, si chiama Jessica Brody come il personaggio Jessica Brody, moglie del tenente Brody nella serie tv Homeland che amo tantissimo. Per cui il suo nome aveva già attirato la mia attenzione anche solo per questa simpatica omonimia. Non che la Jessica Brody televisiva mi piaccia eh, anzi tutt'altro, ma ho trovato irresistibile la coincidenza. Il secondo motivo è che la casa editrice che ha pubblicato Violet nel gennaio 2015 è la Fanucci, che riesce ad avere una qualità abbastanza alta del suo materiale e ho voluto dare un'occasione al libro. Terzo motivo ma non meno importante, un'amica del gruppo fb sui Libri fantasy mi ha chiesto se potevo leggerlo e recensirlo per lei perché è interessata alla lettura e vuole una mia opinione. Per tutti questi motivi, oggi vi presento Violet, primo volume della trilogia Unremembered. In inglese, il cui titolo originale è proprio Unremembered che può essere tradotto con un Dimenticato o Senza memoria, il primo volume è uscito nel marzo 2013, il secondo titolo Unforgotten a febbraio 2014 mentre il terzo Unchanged uscirà a fine febbraio 2015. La Fanucci ha praticamente in mano tutta la serie e speriamo che prosegua la pubblicazione.
Copertina. Bella non c'è che dire. Intrigante e cattura l'attenzione. Il volto in primo piano è sicuramente quello perfetto di Violet a cui viene dato questo nome proprio per il colore viola chiaro dei suoi occhi. Titolo in evidenza, autrice in alto e la solita piccola frase di impatto in alto Non ci si può fidare di niente e nessuno. Nemmeno della propria memoria. E la memoria è il tema cardine di tutto il libro.

Partiamo con la trama per prima cosa. Tra i rottami del disastro aereo del volo 121 della Freedom Airlines affondato nell'Oceano Pacifico c'è un'unica ragazza viva e miracolosamente illesa. Sul suo corpo perfetto da sedicenne non c'è nemmeno un graffio e la ragazza non ha nessun ricordo della sua vita precedente, né nome né passato. Le sue impronte digitali e il DNA non appaiono nei database mondiali e nessuno ha denunciato la sua scomparsa. Tutto quello che le appartiene è un misterioso medaglione e un altrettanto misterioso tatuaggio sul polso interno sinistro. Mentre cerca di riprendere le redini di una vita che non ricorda, appare un ragazzo che dice di conoscerla. Ma come ci si può fidare di qualcuno di cui non si ha alcun ricordo? Violet deve andare a fondo e ritrovare il suo passato anche se ricordare, a volte, fa più paura che dimenticare.

Prima di proseguire vorrei chiarire subito una cosa. Anche se troverete su molti siti che Violet viene associato al paranormal romance, vi posso assicurare con buona certezza che non lo è. Il suo genere più esatto è lo sci-fi a cui possiamo aggiungere un po' di romance tipica degli young adult. Vi spiego i motivi della mia affermazione citandovi da wikipedia i significati di alcuni termini significativi.

Le storie Paranormal romance sono ambientate nel mondo reale e, generalmente, nella nostra epoca. Si caratterizzano per la presenza di elementi e creature paranormali ed esoteriche come vampiri, angeli, diavoli, licantropi, mutaforma, streghe, fantasmi. Nella sua forma più commerciale, la paranormal romance è legata al romanzo rosa e al fantasy romantico, focalizzando così l'attenzione su una o più storie d'amore.

Il termine paranormale si applica a quei presunti fenomeni (detti anche anomali) che risultano contrari alle leggi della fisica e agli assunti scientifici e che, se misurati secondo il metodo scientifico, sono risultati inesistenti o, nel caso di fenomeno esistente, comunque spiegabili sulla base delle conoscenze attuali.

Il termine fantascienza è usato, in senso più generale, in riferimento a qualsiasi tipo di letteratura di fantasia che includa un fattore scientifico, comprendendo a volte ogni genere di racconto fantastico; un certo grado di plausibilità scientifica rimane tuttavia un requisito essenziale.

Per cui, alla luce di queste definizioni, non posso proprio inserire Violet nel paranormal perchè non ci sono angeli, demoni, vampiri, licantropi o altre figure leggendarie. Tutto ciò che è Violet, quello che rappresenta e quello che potrebbe diventare, è riconducibile allo sci-fi e non di certo all'ambito paranormale perché esistono chiare spiegazioni scientifiche. Poi, come dicevo sopra, possiamo aggiungere il termine urban con un pizzico di romance. Bene, mi premeva fare questa distinzione perché ho trovato ovunque, blog o siti, che Violet è stato erroneamente inserito nel paranormal romance e ciò potrebbe togliere al libro molti lettori.

Detto questo, passiamo alla parte tecnica. La narrazione è al presente con il punto di vista esclusivo di Violet in prima persona. La ragazza racconta al lettore quello che sta succedendo in tempo reale. Sapete che questa tecnica non mi piace molto ma è abbastanza tipica degli young adult. Le descrizioni sono senza lode nè infamia e le scene di azione sono chiare e precise, si seguono bene, e i dialoghi sono verosimili. I capitoletti molto brevi rendono la narrazione leggera e veloce (il tutto sembra svolgersi in una manciata di giorni) e lo stile della Brody è semplice ma curato e pulito allo stesso tempo e non sciatto come in molti young adult recenti. Interessante la trama e ben strutturata con diversi colpi di scena piazzati in modo giusto. Il finale è mozzato a metà, la vicenda si conclude ma rimangono aperte molte domande sul destino dei due giovani. Certo, si può immaginare abbastanza bene il seguito ma non viene esplicitato del tutto.

Ci sono cose che hanno funzionato bene e altre che avrebbero potuto funzionare meglio. Per esempio la buona trama è accompagnata anche da interessanti riflessioni di carattere filosofico. Proprio all'inizio del primo capitolo la Brody fa un'attenta riflessione sul perdere la memoria. Non vi trascrivo l'intero capitoletto, anche se vorrei, ma vi do un'idea.

Il risveglio in quell'oceano è il solo ricordo che abbia. Il resto è vuoto. Anche se non so a quando risalga quel vuoto, quanti anni comprenda. È questo il problema dei vuoti di memoria: possono essere brevi come un battito di ciglia oppure infiniti. E consumare tutta la tua esistenza in un lampo bianco privo di significato. Senza lasciarti nulla.

Più avanti ci dice che perdere la memoria è come perdere se stessi. Non ricordi nulla di te, del tuo carattere, dei tuoi sogni e delle tue aspirazioni, in cosa sei bravo e cosa ti piace. Ci si deve conoscere di nuovo daccapo come i neonati. E a volte la paura vera è ricordare cose che non si vogliono ricordare e aver dimenticato pezzi fondamentali di noi. Le implicazioni scientifiche, morali e filosofiche dell'esistenza di Violet sono così tante che l'idea di base della Brody la rende una trilogia da tenere d'occhio, se i seguiti rimarranno di questo livello senza scadere troppo nel romance. Questo è sicuramente quello che ha funzionato.
Per quanto riguarda i difetti, secondo me, i personaggi peccano di spessore. Violet è un po' in balia degli eventi e questo potrebbe essere capibile visto che non ricorda nulla di se stessa o del mondo. La prima persona della narrazione ci toglie molte occasioni per conoscere meglio la spalla di Violet, Lyzender, tutto quello che conosciamo di lui proviene dalle sue parole e dai ricordi ritrovati di Violet. Insomma, ci fidiamo ad occhi chiusi. Ma io dico sempre fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, per cui al personaggio non ho accordato nessuna fiducia fino alla fine e, ancora, non sono convinta del tutto. Chissà, forse nei seguiti ci saranno degli sviluppi. O forse sono io che mi faccio i viaggi mentali.
E il fatto che ci sia del romance è un difetto? Non lo so, dipende. Per me, sì lo è, ma è solo mezzo difetto. In realtà la storia d'amore mi sembra più un pretesto per parlare di altro. O sarà il contrario?

Concludendo, Violet è consigliato ai lettori neutri come me, che non si spaventano davanti all'urban. Per i puristi del fantasy che se non c'è sangue a fiumi e spade non è fantasy, beh nemmeno a dirlo che non è per niente consigliato. E anche a quelli che cercano un paranormal romance classico.
Secondo me, c'è del potenziale nella narrazione della Brody. I molti spunti interessanti e lo stile incisivo sopperiscono a dei personaggi non scoppiettanti e indimenticabili. Violet si fa leggere tutto d'un fiato, se lo prenderete in mano difficilmente riuscirete a metterlo giù perché la trama è costruita in modo tale da non essere mai noiosa o morta. Il mio voto è di tre stelline e un po'.


Vi lascio il link di ibs: Violet - Jessica Brody 

Autore: Jessica Brody
Dati: 2015, 294 p., rilegato
Traduttore: Brambilla S.
Editore: Fanucci (collana Teens international)

4 febbraio 2015

[Cronache del Mondo Emerso] Le storie perdute - Licia Troisi

Buon pomeriggio lettori! Siamo già a metà settimana.
Oggi vi parlo de Le storie perdute di Licia Troisi, un approfondimento di alcune avventure di Nihal nelle Terre Ignote, dopo aver sconfitto il Tiranno. Avevo già parlato di questa autrice nel mio commento su Pandora (che potete trovare a questo link) che, come lavoro, non mi aveva lasciato una buona impressione. Tuttavia avevo anche detto, e lo ribadisco qui, che io sono una delle lettrici neutre della Troisi. Non sono un'accanita fan né una detrattrice, come molti sul web. Riconosco che ci sono autori migliori di lei e che, spesso, la sua narrazione pecca di verosimiglianza ma le sue storie piacciono a migliaia di persone che sono state avvicinate al fantasy per cui per me è ok. Io personalmente la trovo leggerissima e scorrevole, niente di impegnativo, da leggere in fretta e dimenticare altrettanto in fretta, abbastanza banale. I gusti sono gusti e le sue storie possono piacere o meno, l'importante è che non si dica che è una scrittrice tecnicamente brava perché, purtroppo, non lo è.
Nell'ottobre 2014, a dieci anni dalla pubblicazione di Nihal della Terra del Vento primo volume della trilogia Cronache del Mondo Emerso, la Troisi ci riporta il personaggio di Nihal come protagonista principale. Ho letto le tre trilogie del Mondo Emerso un paio di anni fa e non le avevo trovate malissimo ma il personaggio di Nihal è uno dei personaggi che più ho odiato durante la lettura. Non mi è mai andata giù la sua arroganza, la sua superbia, la totale noncuranza delle regole e lo scarso rispetto per gli altri. Per cui, ecco, ero leggermente indecisa sulla sua lettura. Alla fine, però, dopo aver letto degli ottimi romanzi, avevo bisogno di staccare con qualcosa di più leggero e mi sono decisa a prendere in mano Le storie perdute. Beh, Nihal da adulta non è così male. La sua adolescenza burrascosa le ha donato una sensibilità da adulta che mai mi sarei aspettata e, questa volta, non ho odiato il suo personaggio. Anzi, l'ho apprezzato. Assurdo no?
Copertina. Bella, di impatto e molto nihalesca. Chi altri mettere sulla copertina altrimenti? Nihal adulta, con qualche ruga qua e là, inconfondibili capelli blu e orecchie a punta da mezzelfo. E chi mettere con lei se non la sua spada di cristallo nero con l'elsa intagliata a forma di drago? Appunto, molto nihalesca.

Premetto una cosa prima di proseguire. Questo libro è un approfondimento per cui è vitale aver letto le Cronache del Mondo Emerso e necessario le Guerre e le Leggende. Il personaggio fondamentale è Nihal che appare fisicamente nella prima trilogia ma anche nelle altre due ci sono continui riferimenti a lei e alla sua famiglia. Per cui se non avete letto la seconda e terza trilogia e vi interessa farlo prima o poi, leggendo Le storie perdute potreste scoprire cose molto antipatiche.

Trama. Siamo in una locanda di Salazar, la città-torre in cui ha vissuto Nihal da piccola, e un menestrello sta per narrare alcune storie. Il pubblico chiede a gran voce storie di guerra sull'eroina Nihal e il menestrello racconta loro tre storie inedite. La prima è un piccolo stralcio sui genitori mezzelfi di Nihal, il secondo narra della malattia di Sennar mentre il terzo parla dell'aiuto dato da Nihal a un villaggio huyé. Fuori dalla locanda scopriremo l'ultimo segreto di Nihal.

Queste sono le parole con cui il menestrello introduce ciò che sta per raccontare.

«Un canto di guerra...» disse piano. «E sia. Dobbiamo andare indietro nel tempo, almeno all'epoca dell'ultima Sheireen e dell'ultimo Marvash. Ma io voglio andare ancora oltre, spingermi ancora più in là con la mia storia e risalire all'inizio di tutto, al giorno che cambiò per sempre la vita di molti uomini che hanno calcato questa terra. Voglio tornare a un tempo remoto che nessuno di voi ricorda, che forse non è mai stato cantato. All'ultima ora di gioia, prima che la Storia iniziasse davvero.»

La prima storia è vecchia di cento anni e, per la prima volta, sono protagonisti di genitori di Nihal, sua madre Karna e suo padre Makthar. Il loro accampamento è uno dei tanti rasi al suolo dai fammin del Tiranno. Erano già sopravvissuti a un massacro pochi mesi prima e la madre di Nihal, in quel momento incinta, aveva consacrato il futuro figlio a Shevraar, il dio elfico del fuoco e della guerra, segnando per sempre il destino di Nihal come Sheireen. Poi, alla fine, il Tiranno trova anche loro ma Sheireen sopravvive. Trovata da Soana sotto il corpo della madre, viene portata a Salazar dove inizierà la sua leggenda.
Nella seconda, invece, incontriamo Nihal e Sennar adulti e genitori di Tarik. Questa è la storia, secondo me, più straziante di tutte e devo ammettere che nel finale mi sono leggermente commossa alla morte di Nihal. Viene narrata la possessione di Sennar e del successivo tentativo di guarirlo. Nihal è costretta ad andare dagli elfi e, rapendo un mago, riesce a salvare suo marito ma al prezzo della sua stessa vita.
I primi due racconti sono già stati accennati nelle trilogie mentre il terzo racconto è un'inedita avventura di una Nihal tornata in vita per aiutare un villaggio huyé difendendolo dalle incursioni degli elfi della zona. Addestra il popolo e combatte contro gli elfi, in particolare contro il braccio destro dell'autoproclamato re degli elfi Kryss, incontrato nelle Leggende.

Difficile dire quanti sono i punti di vista perché cambiano molto spesso e ce n'è uno per ogni personaggio. Nihal, Sennar, Ren, Lefthika, Ekhtir, Lakka, Makthar, Karna, Soana e Klarath dovrebbero essere i punti di vista delle storie, aggiunti a quello del menestrello misterioso. Non sono sicura che siano tutti ma dovrebbero esserlo. Lo stile è leggero e veloce, adatto a tutti e comodo per qualche oretta di lettura spensierata. Ho trovato alcune imprecisioni nel testo o, quantomeno, stralci che mi sono suonati strani. Come sapete io sono una lettrice tonta, faccio poco caso agli errori piccoli e se mi viene da storcere il naso c'è davvero qualcosa che non mi suona. Per cui vi faccio un esempio.

«Hanno tirato su un campo profughi» disse il mercante tutto d'un fiato, come se fermarsi anche solo per respirare potesse togliergli il coraggio di proseguire. «È a mezza giornata di cammino da Norrea, verso sud. Sono una cinquantina, raccolgono legna nel bosco e la rivendono nei villaggi. Gli uomini in forze saranno una decina. Gli altri sono vecchi, donne e bambini.»

Ho provato in tutti i modi possibili, ma per dire "hanno tirato su un campo profughi" non serve respirare visto che non c'è nessuna punteggiatura. Ora, capisco che il mercante sia un po', come dire, impaurito da Lakka, un tirapiedi del Tiranno, e che sta per far massacrare una cinquantina di mezzelfi indifesi solo per trarne profitto, per cui il momento richiede concitazione e una leggera codardia ma quella frase può essere detta senza respirare e con una buona scorta di fiato di riserva. E questo non mi è suonato. Per il resto, non mi sembra che ci sia altro di grosso. Descrizioni e dialoghi sono ok, le scene di azione si seguono senza fatica. La conclusione è un bel colpo di scena ma rimane in sospeso per cui non escludo che l'autrice potrebbe tornare su Nihal e raccontarci altre storie.

Concludendo il mio commento, direi che è un volume imperdibile per tutti i fan della Troisi che hanno amato le sue trilogie. Per gli altri no, non è una tappa essenziale del fantasy ma potete leggerlo se avete un paio di orette libere tanto per passare il tempo.


Vi lascio il link di ibs: Le storie perdute - Licia Troisi 

Autore: Licia Troisi
Dati: 2014, 389 p., rilegato
Editore: Mondadori (collana Chrysalide)

2 febbraio 2015

[The shadow campaigns 02] Il trono ombra - Django Wexler

Buon pomeriggio e buon lunedì lettorissimi! Come sono andate le vostre letture del weekend?
Oggi vi racconto di un libro fresco fresco di libreria, il capitolo numero due della pentalogia The shadow campaigns: Il trono ombra di Django Wexler. Ora che ci penso, nel mio elenco delle recensioni, ho moltissimi titoli con trono, mi pare sia molto gettonato. C'è Il trono di ghiaccio della bravissima Maas, Il trono di fuoco di Riordan, Il trono della luna crescente di Ahmed e Il trono di spade (di questo però non ho la recensione) di Martin. Probabile che ci siano altri titoli ma questi sono quelli che per primi mi vengono in mente. Se ne conoscete altri ditemelo!
Torniamo al trono giusto, Wexler. Avevo già scritto un ottimo commento a I mille nomi ad agosto, con poco più di due mesi di ritardo sulla pubblicazione. Questa volta, però, sono stata attenta alle nuove uscite e lo aspettavo perciò non mi sono fatta scappare il secondo Il trono ombra uscito in libreria a gennaio 2015, edito sempre dalla Fanucci. Il suo gemello in lingua originale è di luglio 2014 ed è già prevista la pubblicazione del terzo volume in inglese The price of valor per luglio 2015. Avremo il terzo tradotto in italiano presumibilmente entro la fine dell'anno o, al più, all'inizio del nuovo anno, sempre sperando che la buona Fanucci continui la pubblicazione. Suvvia Fanucci fai la brava, Wexler è un ottimo autore, dona ai tuoi poveri lettori anche i tre volumi rimanenti. Mi rimetto alla sua clemenza e attendo fiduciosa.
Momento copertina. Identica all'originale e di certo pertinente, è senza dubbio bella e di impatto. Abbiamo un soldato solitario in cima a una roccia che domina il paesaggio circostante. Quel soldato potrebbe essere Winter, ma anche Marcus per quel poco che ne sappiamo. Giovane, sembra essere di bell'aspetto ma il suo atteggiamento suggerisce grosse responsabilità. Ok basta, sembro la direttrice di una galleria di arte moderna che vede due macchie a caso su una tela e imbastisce una sequela di stupidaggini sull'artista e il suo mal di vivere. Non so chi sia il personaggio raffigurato e non so bene perché è stato messo lì ma c'è ed è un soldato dei Coloniali. Dietro di lui, sullo sfondo, intravedo la possibile città di Vordan o meglio l'Isola con il ponte e il Vendre, la prigione del Concordato. Bella sì, ma preferisco la copertina del primo volume perché aveva più movimento.

Attenzione! Questo è un secondo volume pertanto se non avete letto il primo è inutile che continuiate nella lettura del mio commento pena spoiler. Vedete voi...

Trama. Il Re di Vordan giace sul letto di morte e la principessa Raesinia è l'erede al trono. L'Ultimo duca Orlanko è a un passo dal prendere il vero potere di Vordan ma i suoi piani vengono messi a dura prova dall'arrivo da Khandar del generale Janus bet Vhalnich e dalla sua nomina a Ministro della Giustizia. Raesinia, sotto mentite spoglie, ha creato un'organizzazione che mira alla sommossa popolare e al ritorno dei Deputati Generali per evitare che Orlanko assimili il potere su di sé. Ma l'arresto del loro portavoce e la successiva epurazione da parte del Concordato di Orlanko gettano la città nel caos. Winter, Marcus e Janus devono salvare la situazione o Vordan crollerà sotto il peso dell'incertezza e della guerra civile.

Dunque, siamo a Vordan City, poche settimane dopo la conclusione de I mille nomi. Il capitano Marcus d'Ivoire, il luogotenente Winter Ihernglass e il generale Janus bet Vhalnich, dopo la scoperta delle tavolette con i mille nomi, sono tornati di corsa nella capitale a causa dell'imminente morte del re. L'erede al trono, la giovane Raesinia, è in pugno all'Ultimo duca Orlanko. Anni prima, una malattia stava quasi per ucciderla quando i Sacerdoti del Nero la costrinsero al legame, alla naath, con un demone guaritore, che ora porta dentro di sé. Solo Orlanko conosce questo segreto e pensa di poter gestire Raesinia come vuole e diventare, di fatto, il re di Vordan. Tuttavia non ha fatto i conti con la forza d'animo della principessa che, pur di rovesciare lo strapotere di Orlanko, fugge ogni notte da Palazzo e si mescola ai giovani universitari. Dal fondare un'organizzazione segreta alla rivoluzione il passo sarà breve.
Marcus, al momento, trova collocazione come capitano degli Armati, la guardia cittadina, e come braccio destro, sempre un po' all'oscuro, di Janus. Winter, invece, è infiltrata in un'altra organizzazione, i Dorsi di Cuoia, comandati da un personaggio imprevisto. Il suo scopo è raccogliere informazioni da passare a Janus ma ben presto si ritrova coinvolta con le altre ragazze del gruppo e con i portuali del quartiere degli Ormeggi. L'Infernivoro giace nelle profondità della sua anima in attesa di prede.

La narrazione è in terza persona e i punti di vista vengono alternati e dichiarati con il nome del personaggio narrante. I principali sono Marcus e Winter, questa volta accompagnati dalla principessa Raesinia. Abbiamo, poi, nel prologo e ad ogni inizio parte, il punto di vista di Orlanko poi un breve stralcio del suo assistente Andreas e un paio di interventi del prigioniero Ionkovo, compagno di Jen e spia del Concordato. Nell'epilogo, invece, siamo seduti ad una riunione fra i Pontefici del Bianco, del Rosso e del Nero. Le descrizioni degli ambienti sono ben costruite, il lettore riesce a immaginare nei minimi dettagli i luoghi in cui si svolgono le vicende e Vordan City stessa. Ve ne lascio un paio di esempi. Qui siamo nel quartiere degli Ormeggi.

A parte un paio di vie che conducevano alle piazze dei mercati, non esistevano strade ufficiali, solamente un labirinto di vicoli tracciati dalle abitudini degli abitanti. Con il sole alto nel cielo terso, fili stendibiancheria sbucavano da ogni ingresso o finestra, come lesti rampicanti germogliati in ogni sorta di fiore e colore.

Mentre qui, Marcus ha un incubo sull'incendio della sua casa, di cui ci ha dato già notizie nel primo libro, in cui morirono i suoi genitori e la sorellina e su cui sta indagando dopo il dubbio insinuato da Jen.

Le fiamme iniziavano a dilagare all'interno della casa, lingue di fuoco si dimenavano sopra il vecchio tavolo di legno disseccato nella stalla e intorno all'ingresso principale, inerpicandosi sulle pareti,lambendo il soffitto. Il morbido tappeto della sala avvampò all'istante e le tende candide e impalpabili, tanto amate dalla madre di Marcus, furono gonfiate dall'aria ardente appena un attimo prima di essere ghermite dal rogo, ritraendosi come ragnatele.

La trama è sostenuta da un ottimo stile narrativo, fluido e scorrevole e un linguaggio curato ma di facile comprensione e le quasi seicento pagine scivolano senza intoppi. Le scene di azione sono descritte chiaramente. La conclusione non è un vera conclusione, rimangono in sospeso diverse faccende che hanno bisogno di spiegazioni ulteriori.

Tiriamo le somme. Il Wexler delle mega battaglie qui non c'è. C'è il Wexler descrittivo, profondo, riflessivo e che tira fuori il moschetto di tanto in tanto. Molto del primo libro era scontro, forza bruta e sangue che scorreva, nel secondo l'autore ha voluto compiere una panoramica degli intrighi a corte prima di buttarci in mezzo al sangue. Ecco, quindi, che molte scene sono calme e pacifiche in cui i personaggi si interrogano su loro stessi e sul mondo. Marcus alla ricerca della verità sulla morte della sua famiglia, Winter presa da problemi sentimentali e Raesinia, il nuovo personaggio, che spera di rovesciare Orlanko. Le battaglie non sono più tra eserciti ma sono di potere, di influenza. L'assalto al Vendre della folla inferocita che reclama la liberazione dei prigionieri è un ottimo momento di storia, ci ho rivisto molto della rivoluzione francese. Wexler si dimostra all'altezza del primo volume e riversa sul Trono una storia ben organizzata, a tratti misteriosa e con interessanti risvolti. Con alcuni colpi di scena intriganti che tengono viva l'attenzione del lettore. Come vedete, il mio voto è sceso di una piccola punta, diciamo un quattro meno meno. Il motivo è la scarsità di battaglie epiche ma non pensate che il sangue non scorrerà a fiumi anche ne Il trono ombra. Scorrerà, tranquilli.


Vi lascio il link di ibs: Il trono ombra - Django Wexler

Autore: Django Wexler
Dati: 2015, 597 p., brossura
Traduttore: Sereno S.
Editore: Fanucci (collana Collezione immaginario fantasy)