25 gennaio 2015

Percy Jackson racconta gli dei greci - Rick Riordan

Lettori compulsivi, buona domenica!
Oggi non scriverò una recensione ma voglio dedicare un'invito alla lettura a tutti gli appassionati fan di Rick Riordan, l'autore delle saghe sull'Olimpo e sui fratelli Kane. Ormai lo sapete, ve lo ricordo spesso, che io amo Riordan. Ho amato fin da subito Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo e lo sto vedendo crescere sempre di più, arrivando ai diciassette anni. Sono consapevole del fatto, e me ne dispiaccio, che il prossimo libro in uscita ad aprile La fine degli dei (chissà se manterranno questo titolo o decideranno di tradurlo letteralmente) sarà con ogni probabilità l'ultimo in cui vedrò Percy. Perciò ho voluto godermi un altro libro in sua compagnia e ho ritrovato tutta l'ironia del personaggio principale di Riordan, quella che è un po' sopita nella pentalogia Eroi dell'Olimpo. Oggi, quindi, vi rendo partecipi della mia intensa lettura di Percy Jackson racconta gli dei greci del mitico Rick Riordan. Uscito in lingua originale nell'agosto 2014, arriva nelle librerie italiane a gennaio 2015 a cura della Mondadori.
La copertina è molto bella e molto simile a quella originale anche se è un po' confusionaria. Qui a lato vi metto l'originale in cui troviamo diversi dei. In alto al centro troviamo Apollo con il suo carro, a sinistra Poseidone e il tridente, a destra Zeus. Più in basso la dea Artemide e la dea Atena riconoscibile dallo scudo con l'egida. Al centro di tutto un ragazzo che potrebbe essere Percy in mezzo a delle antiche rovine. In quella italiana i colori utilizzati sono molto simili alla versione originale ma gli dei si sono drasticamente ridotti. Il titolo è slittato verso il basso e c'è ancora il ragazzo tra le antiche rovine ma di dei abbiamo solo Atena (riconoscibile sempre dallo scudo con Medusa) e due dei ai lati opposti. A dire il vero non sono sicura di chi siano ma, basandomi sulle corone, potrei azzardare Poseidone a sinistra e Zeus a destra. Poseidone sembra avere dei tridenti che decorano la corona mentre ci sono fulmini in quella di Zeus. Sì, dovrebbe essere così.

Per quanto riguarda la trama non ce n'è una vera e propria qui. Semplicemente, Percy racconta a modo suo i miti della creazione, delle battaglie tra gli dei, di Urano ucciso da Crono a sua volta fatto a pezzi dai suoi figli. Oltre alla creazione, Percy fa una carrellata sui dodici dei principali più tre di quelli minori: Persefone, Estia e Demetra. Ci racconta miti e leggende con grande capacità narrativa e tutto il suo meraviglioso umorismo. Ma è tutto rigorosamente vero. Più o meno.

Per cui il nostro narratore è Percy che, con ironia e dialoghi spassosi, ci riporta tra i miti dell'antica Grecia. E vorrei sottolineare il fatto che non è roba per cuori sensibili. L'età di lettura di questo libro, al contrario di tutti gli altri di Riordan, è più alta, diciamo dai quindici in su. Il motivo è molto semplice: i miti greci sono più cruenti di una puntata di Dexter. Non sono adatti, nella forma completa narrata qui, al pubblico più giovane. 

E se vi piacciono le bugie, i furti, le pugnalate alle spalle e il cannibalismo, allora andate pure avanti a leggere, perchè fu decisamente l'Età dell'Oro di tutto questo.

Ecco, Percy esemplifica benissimo la questione. Il leif motiv dei miti greci è il sangue in tutte le sue forme. Tra cannibalismo, incesto e stupri non è di certo materia per ragazzini. Alcuni commenti su amazon.com alla pagina del libro in lingua inglese riportano proprio questo fatto. Molti dicono che, dopo aver letto di stupri e sangue a fiumi, hanno addirittura tolto il libro dalle mani dei figli/fratelli/quello che è. Effettivamente, i miti fanno accapponare la pelle e, alcune vicende, hanno lasciato inorridita anche me, soprattutto per la brutalità con cui avvengono. Ma la colpa non è di Riordan che scrive o di Percy che narra, loro si limitano a riportare i miti. La colpa è, al massimo, degli antichi greci che hanno tramandato a noi anche la parte peggiore degli dei, quella più vendicativa e brutale, quella assetata di sangue.

Pertanto se amate Riordan questo libro è immancabile, in attesa del quinto capitolo degli Eroi dell'Olimpo. ma ve lo consiglio solo se avete lo stomaco abbastanza forte.



Autore: Rick Riordan
Dati: 2015, 439 p., rilegato
Traduttore: Grassi L.
Editore: Mondadori (collana I grandi)

22 gennaio 2015

[I regni della Luna Crescente 01] Il trono della Luna Crescente - Saladin Ahmed

Buon pomeriggio lettorissimi! Come andiamo? State facendo letture interessanti?
Nell'ultima recensione vi avevo promesso che avrei parlato di un nuovo esordio, perciò ecco qui: Il trono della Luna Crescente di Saladin Ahmed.
Cercando qualche informazione sull'autore online ho trovato il suo sito internet personale. Negli anni passati si è dedicato a poesie e racconti brevi e Il trono è il suo primo romanzo ed è anche il primo di una serie chiamata I regni della Luna Crescente. Non sono riuscita a trovare il numero preciso di cui sarà composta la serie ma Ahmed sta lavorando al secondo volume il cui titolo provvisorio è The thousand and one che uscirà in libreria nei primi mesi del 2016. Sul sito spiega la motivazione di questo lungo periodo tra il primo volume (che in inglese è uscito nel febbraio 2012) e il seguito: la depressione. Ahmed ne parla molto liberamente e senza tabù. Dopo anni in cui aveva evitato diagnosi e trattamenti è uscito allo scoperto ammettendo il suo problema e trovando una terapia adatta a risolverlo. Aveva anche già scritto quasi per intero il libro due ma poi, a causa della sua malattia (vi ricordo che la depressione è a tutti gli effetti una malattia e pure curabile), ha cancellato il file. Ora lo sta riscrivendo e spero che sarà una stesura ancora migliore della prima bozza. Tra l'altro ha organizzato anche una raccolta fondi per sostenere il suo lavoro di scrittore e trovate tutto sul suo sito. Tornando a Il trono, è stato pubblicato a settembre 2014 a cura della Fanucci con una traduzione letterale del titolo in inglese (Throne of the Crescent Moon). Candidato come finalista ai premi Nebula e Hugo, vince il Locus Award per migliore esordio del 2012. Il che non è per niente male, questi sono premi letterari prestigiosi dati sia dalla critica che dal pubblico. Neil Gaiman, per esempio, ha vinto molti di essi e stiamo parlando di un pezzo da novanta. Se un esordiente ottiene il Locus vuole dire, il più delle volte, che il suo lavoro è di qualità ed effettivamente Il trono della Luna Crescente lo è. E George R.R. Martin lo aveva indicato come finalista dei premi ancor prima che la rosa di candidati uscisse. Mica poco.
Parliamo della copertina. La Fanucci ha scelto una copertina con i tre protagonisti principali. Al centro, vestito con il suo caffetano bianco di ordinanza, troviamo il cacciatore di ghul Adoulla Makhslood. Alla sua destra il giovane derviscio Raseed, suo apprendista, e a sinistra Zamia della tribù nomade Badawi. In basso, i tre sono circondati da diversi ghul, delle creature terribili create attraverso la magia nera. Sullo sfondo intravediamo delle cupole arabeggianti della probabile città di Dhamsawaat. L'insieme è molto gradevole ma ritengo che sia un po' troppo infantile, quando il testo non lo è. Preferisco di gran lunga la copertina originale che trovate qui a lato. Semplice e pulita, punta decisamente l'attenzione sulla città di Dhamsawaat anche se stilizzata con cupole ed obelischi che si ripetono. Al centro c'è il riferimento al fatto che questo è il primo volume della serie. Molto bella.

Trama. Adoulla Makhslood è l'ultimo vero cacciatore di ghul rimasto nei regni della Luna Crescente. Quando il nipote di una conoscente racconta a lui e al suo apprendista di un terribile essere metà ombra e metà sciacallo che ha ucciso brutalmente la sua famiglia, Adoulla parte per vederci chiaro. Là, nel deserto, incontrano Zamia della tribù dei Badawi che non è riuscita a proteggere il suo clan dallo stesso mostro. I tre, aiutati dagli amici di lunga data di Adoulla, si imbarcano in una pericolosa missione per sconfiggere il potente mago che ha creato la creatura mentre Dhamsawaat è sull'orlo di una guerra civile tra gli uomini del legittimo Califfo e i sostenitori del Principe Falco.

Sìsì, faccio schifo lo so, ora vi spiego meglio.
Dunque siamo nella città di Dhamsawaat, il gioiello dell'Abassen, la capitale dei regni della Luna Crescente e luogo in cui risiede il Califfo. I profumi e i panorami sono quelli tipici di una città cosmopolita arabeggiante, in cui il Palazzo del Califfo è la costruzione principale mentre tutta la città ruota attorno ad esso. Il nuovo Califfo, figlio del più amato Califfo precedente, sta aumentando le tasse e imprigionando tutti quelli che non possono pagare. Il sangue nel gioiello dell'Abassen scorre a fiumi tra esecuzioni capitali e legge del taglione. Questo primo approccio alla città mi ha ricordato il cartone Disney di Robin Hood (ovviamente in versione molto più dark) in cui il principe Giovanni aumenta così tanto le tasse che tutta la popolazione si ritrova in prigione. Ovviamente può assomigliare a mille altre cose ma a me è venuto in mente il cartone per primo, compreso il motivetto di sottofondo cantato dal gallo cantastorie. Scusate, ma amo particolarmente Robin Hood. Piccola digressione a parte, abbiamo una città sull'orlo della guerra civile fomentata dal Principe Falco, il Robin Hood di Dhamsawaat che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Il suo scopo è destituire l'attuale Califfo e conquistare il trono della Luna Crescente per instaurare un regno più democratico. Accanto a tutto questo polverone, il sessantenne Adoulla Makhslood è l'ultimo cacciatore di ghul rimasto nei regni. Il suo caffetano bianco rimane immacolato in ogni circostanza e la sua magia lo aiuta nello sconfiggere i ghul creati da maghi goffi ma con manie di grandezza. Fino ad adesso, nella sua lunga carriera, mai ha dovuto affrontare più di un paio di ghul alla volta e qualche mago maldestro. Ora, però, si trova davanti a un grosso pericolo. Giungono a lui voci di attacchi sanguinosi qua e là tra la popolazione e, quando il nipote di una sua vecchia amica gli riferisce di una nuova creatura spaventosa e mortale, il suo intervento non può più essere rimandato. In compagnia del suo apprendista, il derviscio della Loggia di Dio Raseed bas Raseed, parte per cercare tracce di questi esseri. Nel deserto, a poca distanza dalla capitale, incontrano Zamia Banu Laith Badawi, anch'essa in cerca del mostro che ha ucciso il suo clan. Da qui parte la loro avventura che li porterà più vicini alla morte di quanto credono possibile.

La narrazione è in terza persona al passato e i punti di vista sono cinque che si alternano nella storia. Il primo è quello di Adoulla, il secondo di Raseed e il terzo di Zamia. Il quarto e il quinto sono i punti di vista di Litaz e Dawoud, amici di lunga data di Adoulla, alchimista lei e mago lui. Abbiamo anche un sesto piccolo punto di vista che interviene tre volte all'inizio delle tre diverse parti e di cui si scoprirà verso la fine il ruolo. Ogni personaggio ha i suoi dubbi e incertezze, ognuno è diverso dall'altro e dà alla storia il suo personale contributo senza sminuire gli altri. Le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono ben costruite, così come i dialoghi verosimili. Le scene di azione sono chiare e facilmente seguibili. Lo stile è scorrevole e pulito, il ritmo della narrazione, aiutato da capitoli non lunghissimi, è leggero e invoglia il lettore a proseguire la lettura. Il pubblico a cui è rivolto il libro non è giovanissimo in quanto è a tratti crudo, credo che possa essere apprezzato dai quindici, sedici anni in su ma gli adulti potrebbero apprezzarlo maggiormente. Anche se è il primo di una serie, ha un finale certo ed è quindi godibile anche come autoconclusivo ma una volta arrivati all'ultima pagina è probabile che ne vorrete ancora.

Concludendo, un bell'esordio per Ahmed. L'ambientazione da Le mille e una notte rende il libro accattivante e dal sapore arabo. Si respirano i profumi delle spezie e della sabbia del deserto, il vapore del thè al cardamomo avvolge e colora l'atmosfera de Il trono, il sole impietoso picchia sulle anime della città e veglia su coloro che tramano morte.
Immergetevi nella lettura di questo epic fantasy e non ve ne pentirete.



Autore: Saladin Ahmed
Dati: 2014, 320 p., brossura
Traduttore: Canuso G.
Editore: Fanucci

8 gennaio 2015

[Lockwood & Co. 01] La scala urlante - Jonathan Stroud

Ciao lettorissimi e buon pomeriggio.
Oggi vi parlo della sesta e ultima novità che vi avevo annunciato. Ma non temete perché non sarà di certo l'ultima. La prossima recensione sarà Il trono della luna crescente di Saladin Ahmed e poi verrà il turno di Riordan. Perciò non temete, altre novità in arrivo.
Dunque, oggi parliamo del primo volume di una nuova serie: La scala urlante di Jonathan Stroud. La serie è chiamata Lockwood & Co. e, per adesso, sono usciti un paio di volumi. Sono andata a cercare online qualche info sul numero di libri che comporrà la serie. Dopo tanto peregrinare in giro rimbalzando tra wikipedia, il sito ufficiale di Stroud e fanpage ho finalmente trovato l'informazione che cercavo sulla pagina fb dell'autore: rispondendo a una domanda di un fan, Stroud ha detto che ci saranno almeno quattro volumi, forse addirittura cinque se avrà altre idee in fase di scrittura. In inglese il titolo originale è The screaming staircase ed è uscito in libreria ad agosto 2013. La traduzione italiana a cura della Salani ha utilizzato lo stesso titolo traducendolo letteralmente e ha pubblicato il libro a settembre 2014, un anno più tardi. Lo so, sono in ritardo di quattro mesi sull'uscita ma ho avuto molto altro da leggere e questo, purtroppo, è scivolato in fondo alla lista. Ma meglio tardi che mai. Il secondo libro, The whispering skull, è stato pubblicato a settembre 2014 mentre il terzo The hollow boy (titolo ancora provvisorio) sarà in libreria il prossimo anno, a settembre 2015.
La copertina dell'edizione italiana è molto carina. Colorata, intrigante e allo stesso tempo divertente. Tuttavia ho trovato varie edizioni sia inglesi che in altre traduzioni con copertine dai toni più cupi e adulti; quella italiana è più infantile rispetto a queste e ve ne metto un paio di esempi ai lati. A sinistra avete la copertina rilegata americana a cura della Disney-Hyperion mentre a destra la copertina inglese originale della Random House con un magnifico font per il titolo della serie. Bellissimo il fatto che la Salani abbia mantenuto la spada perché è molto particolare come font. Come potete vedere, queste copertine sono più adulte rispetto alla nostra italiana, con colori scuri e con i tratti meno infantili dei protagonisti. Esistono, poi, altre versioni con medaglioni, serrature e lucchetti. Sono tutte molto belle, scegliete voi la preferita.

Trama. Da circa cinquant'anni, Londra ha Il Problema: è infestata dai fantasmi. Solo i bambini e gli adolescenti hanno i Talenti per cacciare i fantasmi e vengono reclutati dalle innumerevoli agenzie di acchiappafantasmi. Lucy Carlyle si è trasferita dalla campagna ed è stata assunta dall'agenzia più spiantata di tutte: la Lockwood & Co. Dopo l'ennesimo caso andato male, si ritrovano con un enorme debito da pagare. L'unica salvezza è accettare un incarico nella casa più maledetta e infestata di tutta l'Inghilterra, scenario di centinaia di morti. Per Lockwood, Lucy e George è l'ultima speranza per salvare l'agenzia.

A distanza di dieci anni dalla pubblicazione de L'amuleto di Samarcanda, il primo volume della trilogia di Bartimeus, Stroud torna a Londra con una nuova serie rivolta a un pubblico giovane. Questa volta non parla di magia ma di fantasmi; l'atmosfera, però, è la stessa, molto british. Chi è nato negli anni '80 non potrà fare a meno di richiamare alla mente i film di Ghostbusters, soprattutto per quanto sono pasticcioni i ragazzi della Lockwood & Co. In particolare mi è tornata in mente la scena del film in cui i quattro distruggono la sala da ricevimenti dell'hotel di lusso. Lockwood e Lucy, invece, riescono a incendiare il primo piano della casa di una cliente per scacciare un fantasma. Ma alla fine, La scala urlante è pensata per i ragazzini che potrebbero anche non aver visto i film degli acchiappafantasmi per cui non c'è da preoccuparsene troppo. A tutti gli altri scapperà una sana risata.

I personaggi sono ben costruiti. Lucy Carlyle è la protagonista principale. Ha quindici anni e ha vissuto in campagna la sua infanzia difficile. Ha iniziato a lavorare a otto anni per la locale agenzia di acchiappafantasmi ma si è trasferita a Londra a causa di una divergenza di opinione con il titolare. Lì ha cercato lavoro nelle agenzie ed è approdata alla Lockwood & Co. in cui è stata assunta. È istintiva e il suo Talento è uno spiccato udito che le permette di sentire le presenze e gli echi della morte prima che vederli e una sensibilità che le fa distinguere le emozioni dei fantasmi. Un personaggio molto interessante e non è la solita eroina bella, brava, intelligente che sa fare tutto. Certo, è brava nel suo lavoro ma non è perfetta. Così come non è perfetto l'affascinante Anthony Lockwood che sotto al suo sorriso smagliante nasconde la morte dei suoi genitori e chissà cos'altro. Il suo Talento è un'ottima vista che lo rende capace di vedere ogni minima traccia di morte, anche molto lontana nel tempo. La casa in cui vivono è spaziosa e piena di cimeli bizzarri e strani oggetti conservati in vasi ermetici. Lucy, al suo arrivo, ce ne dà una panoramica completa. Anche il terzo membro della Lockwood è piuttosto bizzarro. George è il topo di biblioteca, preferisce trascorrere il suo tempo a fare ricerche sui casi da affrontare piuttosto che entrare in contatto con loro. Reguardisce sempre Lockwood per essere troppo precipitoso e, più di una volta, le sue ricerche salvano la loro vita. E ama le ciambelle.

La narrazione è in prima persona al passato con il punto di vista esclusivo di Lucy. L'incipit è il magistrale incendio nella casa della cliente, poi parte un bel flashback sull'infanzia di Lucy e su come è entrata a far parte della Lockwood & Co. Ogni tanto Lucy si rivolge direttamente al lettore, dando informazioni aggiuntive su avvenimenti o persone. La cosa interessante è che la trama che vi ho scritto in alto, e quella che trovate ovunque, prende molto più della metà del libro. In effetti, tocca quasi i tre quarti del volume. Però è molto ricco di particolari, storie, intrighi e, quando si arriva alla casa infestata, le pagine scorrono nell'attesa spasmodica che inizi la vera avventura. Tutto è diretto verso quel passo sopra il primo gradino della scala urlante ma non ci si annoia mai. Le descrizioni sono formidabili e Stroud riesce a dare un'idea precisa degli ambienti, degli esterni e dei personaggi. Ve ne trascrivo un piccolo esempio. Questa è l'impressione generale di Lucy della casa della prima cliente, quella a cui danno fuoco.

Le stanze avevano un'aria triste, stantia, piuttosto cupa, davano una sensazione di vita sospesa. Pile ordinate di giornali andavano accartocciandosi sul tavolo della sala da pranzo; nel retrocucina un vassoio di cipolle raggrinzite germogliavano quiete al buio.

Questa è, invece, la descrizione della magnifica scala urlante: 

Dietro quell'arco c'era una scalinata. I gradini erano larghi e fatti di pietra. Secoli di passi li avevano assottigliati al centro, rendendoli lisci come marmo lucidato. Su entrambi i lati, due balaustre in pietra si inerpicavano fino a un pianerottolo, sotto una finestra rotonda. Dal vetro si vedevano risplendere gli ultimi raggi del sole che inondavano le scale di rosso.

La descrizione della casa non ve la sto a trascrivere ma è un guazzabuglio di stili, tra il gotico e il medievale, il moderno e gli anni '70 con le caratteristiche colate di cemento. Vorrei poter dire che assomiglia alla monumentale Hill House del film Haunting ma mentirei. I dialoghi sono venati dal tipico umorismo inglese e verosimili, così come lo sono i personaggi. La conclusione strizza l'occhio a un seguito ma c'è ed è definita.

Tiriamo le somme. Stroud sembra essere tornato ai fasti della trilogia di Bartimeus che aveva momentaneamente interrotto con il non troppo riuscito La valle degli eroi (di cui potete leggere il mio commento qui). Questo è lo Stroud che amo di più, il suo umorismo british, i personaggi ben tratteggiati e con molte sfaccettature. Il suo racconto rimane verosimile nonostante i fantasmi: dà molte informazioni e riesce a stare sul limite del credibile senza spingersi mai al di là. L'età di lettura indicata da Salani è dai 10 anni in su ma nella versione inglese la fascia è 8-12 quindi può essere letto da chiunque. Se fate parte del pubblico giovane ve lo consiglio perché è leggero, veloce e alcune parti mettono un po' di fifa. Se, invece, siete più adulti come me ve lo consiglio per gli stessi motivi. Stroud si riconferma un ottimo autore e intrattenitore per ragazzi. Aspetto i seguiti per rileggere di nuovo della Lockwood & Co. Metto un voto più alto del dovuto non solo perché Stroud è uno dei miei preferiti ma anche perché La scala urlante li merita.
Va beh, sono un po' di parte, lo ammetto.


Vi lascio il link di ibs: La scala urlante - Jonathan Stroud

Autore: Jonathan Stroud
Dati: 2014, 394 p., rilegato
Traduttore: Cravero R.
Editore: Salani

5 gennaio 2015

[The maze runner 00] La mutazione - James Dashner

Buon pomeriggio lettori e buon anno nuovo, che vi porti tante nuove letture interessanti.
Per quanto mi riguarda nei prossimi mesi sono in arrivo succulente novità e appena avrò una data certa ve lo farò sapere. Intanto vi annuncio già che una delle prossime letture sarà Percy Jackson racconta gli dei greci di Rick Riordan e non vedo l'ora, ne sono già entusiasta (sìsì sono di parte, lo sapete). Oggi, invece, torno con la quinta novità delle sei che vi avevo anticipato qualche settimana fa. Ero rimasta in sospeso con La mutazione di James Dashner, il prequel della trilogia The maze runner. Perciò ecco qui.
Avevo già parlato della trilogia, o meglio avevo commentato il primo e poi avevo aggiunto due parole sull'intera trilogia e potete consultare qui la recensione. A novembre 2014, la Fanucci ha pubblicato il prequel della trilogia, La mutazione appunto, facendo uscire prima l'ebook e dopo una settimana il cartaceo. Devo avvisarvi che, in questo caso, leggere prima il prequel e poi la trilogia sarebbe a dir poco deleterio e vi rovinerebbe tutto il gusto. Perciò non fatelo, a meno che non vogliate spoilerarvi tutto. E ovviamente non leggete oltre il mio commento perché, per chi non ha letto The maze runner, ci saranno degli spoiler. Vedete voi, io vi ho avvisato.
Parliamo della copertina, come al solito. Il layout è uguale alle copertine della trilogia ma qui non c'è un colore dominante: i colori rosso, giallo, azzurro, violetto e rosa sono tutti mischiati nel titolo in modo casuale. In alto viene consigliato ai fan di Divergent e Hunger games e, nel nastro attorno, viene posto l'accento anche sul primo capitolo della saga, Il labirinto. Mi piacciono queste copertine perché sono semplici, essenziali e pulite. Mettono tutta l'attenzione sul titolo e sull'autore, tralasciando il superfluo.

Trama. Un anno dopo le eruzioni solari che hanno decimato la popolazione mondiale, Mark e il suo gruppo sono sopravvissuti e ora vivono in mezzo alle montagne, in un accampamento di fortuna. Il loro mondo crolla di nuovo quando, dall'alto, appare una Berga e spara sulla gente dardi con una sostanza che sembra essere letale. Mark e i suoi compagni vogliono vederci chiaro e partono in cerca di risposte.

Bene, l'ambientazione del prequel è molto specifica: ci troviamo tra le montagne della Carolina del Nord, tra i monti Appalachi per l'esattezza. Tutto il libro si svolge su una distanza molto breve, prendendo come punto di riferimento la città di Ashville, nell'Ovest in Carolina che si trova molto vicino ai monti in questione. Ora, non sono mai stata in Carolina ma sono riuscita ad immaginare abbastanza bene il posto. Motivo? Alberi, alberi ovunque. Cosa c'è di più facile che immaginarsi un bosco? Con uno sforzo di immaginazione in più, possiamo tranquillamente immaginare un bosco riarso dal sole, bruciato fino alle radici ma in cui piccoli germogli stanno ricrescendo. Molto facile.
Quando inizia l'avventura di Mark, scopriamo che i fatti si collocano tredici anni prima de Il labirinto, un anno dopo le eruzioni solari. Mark e la sua amica di sempre, Trina, vivono in un accampamento tra i monti Appalachi. Attraverso i ricordi di Mark scopriamo il suo passato: il giorno delle eruzioni, la salvezza attraverso i condotti della metropolitana di New York, il dolore per la perdita della sua famiglia e l'incertezza del futuro. Ora, dopo un anno da quel giorno, la loro vita ha ripreso una parvenza di normalità fino a quando una Berga compare dal cielo. Abbiamo già incontrato questa aeromobile nel secondo volume di The maze runner. Dalla descrizione assomiglia a un hovercraft, può decollare in verticale ma non è un elicottero, ha i propulsori ma non è un aereo vero e proprio perciò la somiglianza più corretta che ho trovato è hovercraft. Ah ovviamente sto parlando degli hovercraft della fantascienza, tipo quelli di Hunger games per intenderci, non quelli "reali". Comunque, compare la Berga e la loro vita cambia di nuovo. Dall'alto vengono sparate decine di dardi sulla popolazione. Dardi, a quanto pare, riempiti con una sostanza letale che uccide quasi all'istante. Ma la sostanza muta e più si diffonde più diventa insidiosa, ogni volta che passa da un ospite all'altro uccide sempre più lentamente fino a far impazzire il contagiato.
Questa è la genesi del virus, questa è la storia di chi non si arrende.

Ok, fin qua ci siamo. La narrazione è in terza persona al passato con il punto di vista esclusivo di Mark durante la trama principale. I passaggi con i suoi ricordi sono narrati in terza persona al presente, sempre con il pov di Mark. Nel prologo è presente il personaggio di Teresa che, tramite il suo punto di vista, ci riporta per qualche pagina a prima del loro ingresso nel labirinto, a un paio di giorni prima per l'esattezza. Le descrizioni dei personaggi, dei luoghi e i dialoghi sono buoni, costruiti bene e verosimili. Lo stile è semplice e scorrevole, lo stesso della trilogia, ed è abbastanza pulito. Ho trovato la trama interessante, ritmata e veloce grazie anche ai capitoletti brevi. Succedono moltissime cose, i personaggi sono quasi sempre in pericolo e c'è molta azione, descritta chiaramente. Il finale è triste e tenero allo stesso, un finale adatto. Proseguite la lettura fin dopo i ringraziamenti nella sezione chiamata "Top secret", lì avrete un bel colpo di scena che conclude tutta la vicenda e chiude il cerchio con l'inizio del libro. Non ho molto altro da dire sulla parte tecnica.

Cercando di tirare le somme, penso che La mutazione debba essere letto per forza da tutti quelli che sono impazziti per The maze runner ma lo consiglio anche a chi, come me, non ha trovato sensazionale la trilogia intera ma solo il primo volume. Se, invece, non vi è piaciuto nemmeno il primo capitolo direi che è inutile che perdiate tempo con questo. In ogni caso ci sono diverse informazioni aggiuntive interessanti, una su tutte la genesi del virus. Ad occhio direi che è venuto meglio questo prequel dei numeri due e tre della trilogia. Più che un dato oggettivo, questo è un mio parere personale a dire il vero. Non ho dati rilevanti per dirlo ma, in generale, mi è sembrato migliore. Forse perché sapevo già dove sarebbe andato a parare con la trama, nel senso che sicuramente il lettore ha una visione più ampia di quello che succede rispetto al povero Mark. Sa già che quei dardi sparati dal cielo sono il virus creato per contenere la popolazione e che tra poco muterà, facendo impazzire i malati e sovrastimolando la zona del cervello che controlla la violenza. Perciò è interessante, per il lettore, conoscere in che modo Dashner svilupperà l'argomento e farà apprendere ai suoi personaggi le notizie più importanti. E come questi personaggi, scoperta la verità, reagiranno. Chi di loro si farà prendere dal panico? Chi diventerà il leader morale? Chi sopravviverà?


Vi lascio il link di ibs: La mutazione -James Dashner

Autore: James Dashner
Dati: 2014, 346 p., rilegato
Traduttore: Giorgi G.
Editore: Fanucci