30 dicembre 2014

[31 01] L'Accademia di Anjur - Federica Petroni

Ciao lettorissimi, passato un bel Natale? Cosa vi ha portato Babbo Natale? Tanti libri spero.
Dunque, come vedete qui di fianco a sinistra nella finestrella di "al momento sto leggendo" ho segnato La mutazione di James Dashner ma oggi non vi recensisco quello, bensì il buon libro di una giovane esordiente: L'Accademia di Anjur di Federica Petroni.
Prima di Natale mi ha contattato sul gruppo dei libri di fb una ragazza che mi ha chiesto se volessi leggere il suo libro e recensirlo. Come sapete, se avete seguito il mio blog negli ultimi mesi, ho postato tempo fa la recensione di un'altra autrice esordiente che ho trovato deludente. Oltretutto avevo compiuto un grande sforzo perchè avevo segnato moltissimi passi che erano da migliorare nello stile e, poi, dall'autrice non ho ricevuto nessun feedback e sono stata ignorata. Ero indecisa, quindi, se accettare o meno ma poi ho pensato che tutti dovrebbero avere un'occasione e ho ricevuto il suo ebook. L'ho scaricato sul tablet con l'intenzione di controllare il buon funzionamento del file e passarlo sul mio reader. Ho aperto il file e letto le prime righe... beh ci ho messo ben poco a concluderlo, lì sul tablet con il rischio di farmi venire mal di testa per l'illuminazione ma ho dovuto finirlo. Perciò oggi vi lascio il mio invito alla lettura de L'Accademia di Anjur, l'ultima recensione di quest'anno.
Parliamo un po' del libro e dell'autrice. Federica è giovane, ha 31 anni, è romana ma vive a Milano. Il suo primo romanzo, che ha iniziato a scrivere nel 2013, è stato autopubblicato tramite la Lulu. Trovate sia il cartaceo della Lulu che l'ebook della narcissus.me ma io, personalmente, vi consiglio l'ebook e in fondo troverete i link di amazon e ibs per acquistarlo. Sono stati pubblicati a sei mesi di distanza, prima l'ebook a marzo e successivamente il cartaceo. Sia editor che illustratore della copertina sono stati trovati dall'autrice perché, alla fine, la Lulu è una casa editrice proforma nel senso che stampa il libro come arriva e lo rivende tramite diversi canali prendendo una percentuale. L'Accademia è il primo di una trilogia che può usare come titolo generale 31, numero molto importante.
La copertina, nonostante sia un autopubblicato, è molto bella ed è un lavoro dell'illustratore Antonio De Luca, un conoscente di Federica. Potete trovare la sua pagina su fb, guardatela perché merita. Al centro troviamo la nostra protagonista Shani con in mano la sfera Archean che avrà moltissima importanza nel corso della storia. Anche la medaglietta con il numero 31 ha il suo spazio ed è il secondo elemento molto rilevante della trama. Credo sia venuta davvero bene e dà al cartaceo quel tocco di cura in più che, spesso, non si trova nei self o anche nelle case editrici minori.

Trama. La prestigiosa Accademia di Anjur, dove vengono forgiati i migliori combattenti e maghi di Sovresta, sta selezionando nuovi allievi, testando molti giovani in tutta la provincia. Shani vive in un piccolo villaggio in campagna, lontano dalla capitale. Durante una festa di paese, la locanda che ospita tre insegnanti dell'Accademia prende fuoco e Shani si getta tra le fiamme per salvare uno di essi. Gli insegnanti, per ringraziarla, decidono di farle sostenere la prova di ingresso. Il risultato è inaspettato: Shani possiede la magia e viene accettata all'Accademia. Lì, in un mondo per lei sconosciuto e ostile, scoprirà gli oscuri misteri che la capitale nasconde.

Appena ho iniziato a leggere le prime righe mi è venuta in mente una vaga somiglianza con la trilogia del Mago Nero di Trudi Canavan che mi era piaciuta moltissimo e che vi consiglio. Per tutti quelli che non l'avessero letta, parla di Sonea proveniente dal ceto basso di Imardin che scopre di possedere la magia ed entra nella Corporazione dei maghi. Le somiglianze, nelle prime pagine, sono parecchie effettivamente. Shani e Sonea fanno parte del ceto più basso: contadina la prima, orfanella e povera la seconda. Dotate entrambe di grande magia e forza d'animo, sono oneste, leali e con saldi principi, con un grande senso della famiglia. Entrambe entrano per caso nelle rispettive accademie per lo stesso motivo: Shani dimostra di avere dentro di sé la magia muovendo la sfera Archean mentre Sonea ferisce uno dei maghi dietro la barriera magica con una pietra. Quindi le somiglianze tra le due storie ci sono ed è innegabile. Purtroppo anche la loro vita nella scuola è molto simile. Un professore per entrambe che le odia e un nemico per entrambe che rende la loro vita molto difficile. Cioè, anche in Harry Potter, per dire, c'è l'insegnante odiato e il bulletto di turno, niente di originale. Per fortuna, la trama si sviluppa in modo diverso e le due trilogie prendono strade separate. Federica mi ha assicurato di non aver letto la trilogia della Canavan e si è meravigliata quando le ho parlato di queste somiglianze. Voglio darle il beneficio del dubbio perché ha accolto i miei suggerimenti (qualche errorino sull'ebook) con umiltà, senza l'arroganza del "grande scrittore". Ha detto anche che la leggerà al più presto per rendersi conto della portata della cosa.
L'autrice, tra le altre cose, resiste alla tentazione facile e banale di rendere la sua protagonista la predestinata di una profezia millenaria, l'unica eroina in grado di salvare il mondo dalla distruzione e di sconfiggere il super cattivo di turno. Shani è solo nel posto sbagliato al momento sbagliato, rimane immersa fino ai gomiti nelle torbide spire dei complotti ma rimane sempre Shani, ingenua e popolana. A un certo punto tenta anche di mollare la spugna ma gli eventi la riportano sempre in mezzo all'azione. Perciò sì, alla prima impressione l'originalità sembra non essere il punto forte, è vero. Andando avanti con la lettura la gestione dei bulletti è magistrale e il complotto aumenta la sua portata varcando i confini della provincia.

La narrazione è in terza persona al passato con il punto di vista esclusivo su Shani. I dialoghi sono verosimili ma le descrizioni peccano. Le descrizioni degli ambienti interni sono ben costruite ma quelle degli scenari esterni sono molto scarne ed è difficile immaginarsi l'ambiente circostante. Inoltre, ho trovato troppo pesanti le descrizioni dei personaggi. Viene fornita una descrizione minuziosa di ogni personaggio che appare, anche di quelli che incontriamo di sfuggita una volta. Vi trascrivo un passaggio, qui siamo proprio all'inizio e, alla festa di paese, Shani sta parlando con un'amica.

«Non è Tim quello che fa il cascamorto con Maira?» chiese, con l'aria di chi non sta davvero facendo una domanda.
Shani si sollevò su un gomito e guardò nella direzione che lei le indicava. Tim, un ragazzo alto, biondo e dal sorriso contagioso, parlava all'orecchio di un'altra ragazza. Quest'ultima aveva i capelli castani raccolti sulla testa e un vestito intero addosso, decorato qua e là da rose rosse.
«Sì, è lui» rispose la ragazza, rimettendosi sdraiata.
«Non ti dà fastidio?» insistette l'altra.

Qui, ovviamente, serviva più leggerezza e si poteva ottenere omettendo la descrizione non rilevante del personaggio femminile (anche di quello maschile, volendo) che incontriamo solo qui e mai più. Ne ho parlato con Federica ed ha ammesso di aver notato il problema e che cercherà di migliorarsi nei seguiti. E nessuno le vieta, più avanti, di creare una nuova edizione del libro. Comunque uno dei punti forti dell'autrice è lo stile narrativo che è fluido, corretto come sintassi, semplice e adatto a tutti ma curato. Faccio solo un appunto sulla difficoltà che ho trovato di tanto in tanto nel comprendere subito chi stesse parlando. Nella citazione potete vedere che subito prima c'è "ragazza" parlando di un'altra poi "ragazza" riferito a Shani. In questi casi io preferisco cento volte la ripetizione del soggetto piuttosto che l'uso di altri sostantivi, rende tutto più chiaro e diretto, non importa se ripetiamo. Il ritmo della narrazione è sostenuto, succedono molte cose e non diventa mai noioso né scontato. La poca originalità iniziale (lo si nota solo se si ha letto la Canavan) non dà fastidio ed è ben ricompensata dalla seconda metà del libro quando il mistero si fa interessante. Esiste una conclusione dell'avventura di Shani ma rimane, in ogni caso, un finale aperto.

Tirando le somme, direi che L'Accademia di Anjur è una buona prima prova per un'autrice esordiente, ho intravisto del potenziale. Lo stile sostanzialmente corretto la rende una lettura scorrevole e leggera il più delle volte, a parte i passi in cui si addensano troppe descrizioni dei personaggi tutte insieme ma sono pochi e si superano in fretta. Mi è piaciuta la trama e la geopolitica è molto chiara e spiegata in diversi punti. Molto interessanti anche i dettagli steampunk che l'autrice ha inserito; troviamo, quindi, in un'epoca medievale, il treno a vapore con relativi binari, l'orologio da taschino, i caratteri a stampa e addirittura una mongolfiera. Questi elementi li ho trovati ben armonizzati con il contesto e svolgono un ruolo centrale all'interno della trama. Interessante anche l'idea della manipolazione del Mergirio con cui è creata la sfera Archean.
Per tutti questi motivi assegno tre stelline a L'Accademia di Anjur. Potrebbe sembrare un voto basso ma in realtà il problema con le descrizioni e la somiglianza con la Canavan non mi permettono di aumentarle. Spero di poter aggiungere una mezza stellina (o anche una intera) con i seguiti. Tuttavia ve lo consiglio volentieri, oltretutto ha un costo ridottissimo e si fa leggere bene.

Vi auguro, infine, un felice anno nuovo. E ci rivediamo nel 2015!


Questo è il link per ibs per l'epub: L'Accademia di Anjur - Federica Petroni
Mentre questo è il link di amazon per il kindle: L'Accademia di Anjur - Federica Petroni

17 dicembre 2014

Dragonero. La maledizione di Thule - Stefano Vietti

Ciao lettorissimi, buon pomeriggio.
Oggi vi parlo della quarta novità delle sei ed è anche un ottimo libro. Capita molto spesso che i libri diventino film, che i videogiochi diventino libri e che i fumetti diventino libri o serial o film per il cinema. Uno di questi casi è, per esempio, The walking dead che da fumetto è stato trasposto dalla AMC americana in una serie tv di successo oppure tutti i fumetti Marvel e DC Comics che si sono trasformati in blockbuster strapieni di effetti speciali ad alto budget. Per quanto riguarda i fumetti italiani so per certo che sono stati fatti un paio di tentativi di film per Dylan Dog della Bonelli Editore. Il primo Dellamorte Dellamore del 1994 di Michele Soavi era costituito dai primi personaggi che Sclavi inventò alcuni anni prima del primo fumetto di Dylan. Il secondo poco riuscito esperimento è Dylan Dog - Il film del 2011 di Kevin Munroe con protagonista nei panni dell'indagatore dell'incubo Brandon Routh. Io amo Dylan e avevo molte aspettative su questo film ma alla fine mi sono ritrovata con un film carino, divertente e godibile ma che del nostro Dylan non aveva assolutamente niente. Ah sì scusate, jeans giacca nera e camicia rossa. Niente di più purtroppo. Sempre della Bonelli altro esempio di commistione di generi è Tex pubblicato fin dal 1948 e che è diventato romanzo e cartone animato. Stessa sorte per Martin Mystère con cartoni e romanzi (nel cartone animato, però, lui era un ragazzino e la storia era vagamente quella originale). Per Zagor, invece, solo alcune puntate di cartoni animati.
Tutto ciò per dirvi che il libro di oggi non è il primo esempio di fumetto trasposto su altri media e che la Bonelli rimane una delle più grandi dispensatrici di fumetti per noi comuni mortali un po' nerd. Arriviamo finalmente al punto: il libro di cui scrivo la recensione che state leggendo è proprio uno della scuderia Bonelli Editore. Qualche mese prima dell'uscita del numero uno di Dragonero fumetto ho iniziato a vedere la pubblicità sul retro della copertina di Dylan Dog di cui sono un'appassionata lettrice, come dicevo sopra. Questo succedeva nei primi mesi del 2013. Poi mi sono abbastanza dimenticata e, tra una cosa e l'altra, mi è passata la data dell'uscita del numero uno di giugno 2013. Mi è tornato in mente solo quando era in edicola il numero quattro. Visto il mio amore senza confini per il fantasy ho pensato di prenderlo e provare a leggerlo. La trama e i personaggi mi sono piaciuti moltissimo e da lì io e mamma (che mi segue in questo turbinio fantasy - non li legge ma almeno sa di cosa sto parlando) abbiamo iniziato ad acquistare e leggere con piacere i successivi numeri. Un paio di settimane fa ho acquistato da un amico i primi tre numeri di Dragonero che non avevamo per completare la collezione e devo dire che questo fumetto prende molto fin dall'inizio. A ottobre 2014 la Mondadori pubblica il primo romanzo di Dragonero di Stefano Vietti (uno dei papà di Ian con Luca Enoch) con il titolo de La maledizione di Thule. Come potevo lasciarmelo scappare?
Passiamo alla copertina. Si commenta da sola è stre-pi-to-sa. Bellissima, uso perfetto dei colori, intrigante da morire e possente. Andando avanti con la lettura scopriamo che questo è sicuramente Ian nell'armatura da battaglia. In mano brandisce la sua potente Tagliatrice Crudele e sulla spalla ha il simbolo della sua casata, i Varliedarto gli Uccisori di Draghi. Meravigliosa, una delle più belle copertine che la Mondadori abbia sfornato di recente. Si commenta da sola, non ho altro da dire.

Trama. Ian è uno scout imperiale e, con i suoi compagni Gmor e Sera, segue il mago Luresindo Alben in una missione pericolosa. Da qualche parte nell'Impero, a Thule, un'entità malvagia si sta risvegliando bramando vendetta, accecata dall'odio. I compagni andranno in cerca di tutto l'aiuto possibile, anche di quello che sembra più pericoloso, per sventare l'ennesima minaccia.

Bene, la trama è molto semplice. Siamo nei territori della casata Seril, cinque piccoli villaggi fedeli all'Impero che sorgono alle pendici dei Monti Nomeidei, molto lontano dalla capitale Vàhlendàrt. Laggiù, nel fitto del bosco, i Nani, centinaia di anni addietro, scavarono profondo nella terra e costruirono una prigione, una tomba per un'entità così malvagia che il suo ricordo si perse nei tempi. Ma ora l'entità si sta risvegliando e cerca un modo di rompere definitivamente le sue catene. Il lettore si trova subito in un'ambientazione fantasy e scoprirà molti dettagli sulla vita dei personaggi principali e su quella dell'Impero, sulla grande battaglia contro il Drago, sui Luresindi, sui Tecnocrati e sui rinnegati cenobiti Jikima e i loro Reietti. Proprio una Reietta, Loeania, sarà il fulcro principale su cui ruota l'avventura.
Per quanto riguarda i personaggi principali il primo è Ian Arandill che, dopo aver abbandonato l'esercito, è diventato uno scout imperiale, compagnia che potrebbe essere definita come un insieme tra polizia, guardaboschi e ranger, fanno un po' di tutto insomma, si occupano della protezione dell'Erondàr e dei suoi cittadini, tracciano mappe dell'Erondàr, eccetera. I suoi compagni di vita e di viaggio sono assortiti in modo bizzarro: Gmor è un Orco che ha abbandonato il proprio clan e che conosce Ian fin da ragazzino mentre Sera è un'Elfa dei boschi che è stata costretta a lasciare la sua casa dal consiglio degli anziani per aiutare Ian nella missione contro il Drago e il mago Luresindo rinnegato che lo comandava. Abitano tutti e tre nella residenza di Ian a Solian: Ian occupa la casa, Gmor si è costruito la tana scavando gallerie collegate alla casa di Ian tramite un cunicolo mentre Sera ha la sua bella casetta in legno sul noce davanti a casa che Gmor stesso le ha costruito. I tre personaggi sono molto diversi tra di loro ma hanno trovato il loro equilibrio in Ian. Gmor è un carnivoro convinto che stride contro la delicatezza dell'Elfa che è vegetariana e amante della natura. Ian funge, quindi, da contrappeso in mezzo a queste due spiccate personalità. L'elemento costante di disturbo è il mago Luresindo Alben che, ogni volta che giunge a Solian, porta cattive notizie e li trascina in avventure epiche e pericolosissime.

La narrazione de La maledizione di Thule è in terza persona e i punti di vista sono diversi e si incrociano spesso l'uno con l'altro. I principali sono quelli di Ian e di Alben ma abbiamo contributi anche di Gmor, di Sera e di Loenia, la "cattiva" che li accompagna. Le descrizioni degli ambienti mi sono piaciute moltissimo e ve ne trascrivo un pezzettino:

Continuarono a camminare, inoltrandosi sempre di più nel bosco ormai irriconoscibile. La vita era fuggita da quel luogo. Oltre al sibilare degli spettri, non vi era altro rumore, nè odore o movimento. Persino i colori erano svaniti. Tutto si era fatto grigio o nero. Alben si guardò una mano e di nuovo rabbrividì. La pelle era color della cenere, così come quella dei suoi compagni. E dello stesso colore erano gli abiti, i capelli, le bande dipinte sugli scudi. Persino la luce emanata dalle torce, che gli uomini di Elmo avevano acceso, non era più di un caldo e rassicurante giallo fuoco, ma era divenuta anch'essa grigia. Luminosa. Ma morta.

Le descrizioni dei personaggi sono quelle che vediamo nei fumetti, compreso il vestiario, perciò è stato piacevole leggerle. Il fatto che io avessi già saputo come si presentavano i personaggi e abbia immaginato tutta l'avventura con lo stile del fumetto non ha influito minimamente sulla lettura, anzi l'ha arricchita dando una marcia in più rispetto alla sola fantasia, ha reso il fumetto reale combinato con la mia immaginazione. I capitoletti brevi hanno reso la narrazione leggera e veloce, lo stile è curato e i dialoghi verosimili con alcune punte di ironia, soprattutto nel personaggio di Gmor. I personaggi, a proposito, sono interessanti e, anche se non li avessi conosciuti, Vietti li ha resi realistici e con ogni dettaglio necessario a tutti quelli che non hanno mai letto il fumetto. Così come i retroscena e le storie passate che vengono man mano svelate nel corso della lettura. Conosciamo quindi cosa significa Sangue di Drago, chi è Ian e perchè viene chiamato Romevarlo e tutto il resto. Il romanzo, quindi, è fruibile da chiunque sia appassionato di fantasy ma non abbia mai letto il fumetto. La conclusione esiste ed è certa e spero di leggere ancora qualche avventura inedita dei tre compagni. L'unico difetto de La maledizione di Thule è la brevità. Le sue poche 277 pagine vengono bevute in fretta e, grazie alla narrazione ritmata, finiscono subito. Diciamo che sembra più un numero allungato di Dragonero che di un romanzo vero e proprio. Mi è dispiaciuta molto la brevità ed è anche per questo che non vorrei che fosse l'unico libro su Ian, Gmor e Sera.

In conclusione, vi consiglio vivamente la lettura de La maledizione di Thule, rimarrete soddisfatti perchè ha tutti gli elementi del fantasy classico. Una volta concluso non riuscirete a staccarvi dal mondo di Dragonero e dei suoi compagni e vi fionderete sul fumetto per saperne di più. Per fortuna esiste il fumetto che sopperisce alla fame di seguiti che, di solito, attanaglia il povero lettore dopo aver chiuso una bella avventura. Non c'è bisogno di aspettare il prossimo libro quando il mese successivo uscirà il nuovo numero.


Vi lascio il link di ibs: La maledizione di Thule - Stefano Vietti

Autore: Stefano Vietti
Dati: 2014, 277 p., rilegato
Editore: Mondadori (collana Chrysalide)

10 dicembre 2014

[Le cronache delle spade di Inazuma 02] L'anno del demone - Steve Bein

Buon pomeriggio lettori! Oggi il tempo è stato magnifico ma fa freddo e tira un sacco di vento. Cosa c'è di più bello di leggere un buon libro al calduccio?
Come promesso, ecco la terza novità delle sei preannunciate: L'anno del demone di Steve Bein. Questo è il secondo volume della trilogia intitolata in italiano Le cronache delle spade di Inazuma, iniziata ad aprile 2014 con La figlia della spada. Potete trovare la mia recensione del primo volume a questo link. La casa editrice è sempre la Fanucci e L'anno del demone è disponibile in libreria da ottobre 2014. Sono passati, quindi, solo pochi mesi dall'uscita del primo capitolo e già la Fanucci si è impegnata a mandare in stampa il secondo. Un ottimo impegno che, purtroppo, viene vanificato dalla lunga attesa per l'uscita in inglese del terzo volume Disciple of the wind. Nella scorsa recensione vi avevo detto che i primi due volumi in inglese erano usciti in ottobre 2012 e 2013 e il terzo si attendeva per una strana data, aprile 2015 e non ottobre questo. Ho ricontrollato su amazon e trovo ancora la prevendita per aprile. Ho controllato, per sicurezza, anche sul sito di Bein ed effettivamente Disciple of the wind è in prevendita per aprile. Ci sarà ancora da aspettare parecchio, ma speriamo che la buona Fanucci ci premi per l'attesa.
Passiamo alla copertina. Molto bella ed evocativa la copertina della Fanucci. Una maschera demoniaca giapponese dalle origini misteriose e magiche che richiama moltissimo la maschera del libro; l'unica differenza è che la maschera della copertina è completa di mento mentre quella del libro si ferma all'apertura della bocca e delle zanne, il mento rimane libero. Titolo della serie in evidenza e in piccolo il titolo del libro. Per quanto riguarda la copertina dell'edizione originale che vi ho messo qua a destra è di stile completamente diverso da quella scelta dalla Fanucci e, se devo essere sincera, non mi fa impazzire. Cioè, sì, è carina e la ragazza al centro è Mariko (le hanno lasciato tutte e cinque le dita della mano destra) ma è fuorviante perchè, in questo secondo volume nella parte sulla detective, la spada non viene mai toccata. Se ne parla soltanto e la si vede di striscio ma Mariko non la impugna mai perciò ecco, mi pare un po' messa a caso e molto simile a quella del primo volume. Meglio quella della Fanucci che è azzeccatissima.

Trama. La detective Oshiro Mariko ha guadagnato l'agognata promozione alla sezione Narcotici del Dipartimento di Polizia Metropolitana di Tokio. Il capoclan del Kamaguchi-gumi ha messo una taglia sulla sua testa per l'omicidio di Fushida ma il figlio del capoclan, Hanzo, è disposto a cancellare la taglia solo se la detective gli riporterà una preziosa maschera giapponese rubata da un ufficio di un magazzino di sua proprietà durante un raid della polizia stessa. Mariko è, quindi, divisa tra il furto della maschera e una misteriosa setta che potrebbe ferire Tokio. Il tempo è poco e Mariko deve sbrigarsi.

La narrazione è in terza persona al passato e i punti di vista sono quelli di Mariko, di Daigoro, del suo nemico Shichio e di Kaida. Il libro è diviso in macrocapitoli chiamati libri e dei sottocapitoli a numerazione progressiva, in tutto i libri sono dieci. Le descrizioni mi sono piaciute e i dialoghi sono interessanti. Le scene di azione sono descritte in modo chiaro e preciso. La conclusione, al contrario del primo che poteva essere letto anche da solo con molta tranquillità, ha bisogno di un altro volume di supporto perchè rimangono in sospeso le situazioni di tutti i personaggi.

Devo essere sincera, ho trovato la storia della detective Oshiro Mariko un po' sottotono rispetto al volume precedente. Ne La figlia della spada, grazie anche alla presenza del sensei Yamada ci siamo avvicinati moltissimo allo spirito delle spade e a cosa rappresentano. In L'anno del demone mi sono sentita distante e le sequenze su Mariko mi hanno annoiato in alcuni punti. Non erano interessanti e ci è voluto un solo passo di Mariko in un magazzino per capire cosa stavano progettando quelli della setta al contrario di lei che ci ha messo delle mezz'ore. Mi è piaciuta moltissimo nel primo volume ma l'ho trovata noiosa, concentrata troppo su se stessa nel secondo. E poi basta, abbiamo capito che sei sempre la più bassa di tutti, non c'è bisogno di ripeterlo sempre. Sei una donna in un mondo di poliziotti uomini, fattene una ragione e guarda avanti, se ti hanno preso in polizia arriverai almeno al minimo richiesto suvvia.

A sollevare le sorti del libro e a farmelo godere abbiamo, come nel primo volume ma troppo brevi, delle storie parallele ambientate nel Cinquecento con un nuovo personaggio introdotto e uno che Bein ci ha già fatto incontrare. Queste sono le sequenze che mi sono piaciute di più e valgono la noia di quelle di Mariko che passano in fretta.
La prima storia parallela è quella del giovane Okuma Daigoro, della casata Okuma, il Cucciolo d'Orso dell'Izu incontrato già ne La figlia della spada. Siamo nel 1588, nella cronologia giapponese l'anno 21 del periodo Azuchi-Momoyama, l'epoca dei tre grandi unificatori del Giappone. Per Daigoro è passato meno di un anno dalla morte del padre e solo pochi mesi da quella del fratello maggiore Ichiro e ora, a soli sedici anni, si è assunto sulle spalle il fardello della casata Okuma e della stabilità ed equilibrio tra i vari clan dell'Izu. Vittoria Gloriosa Indesiderata è ancora al suo fianco e tutti gli sfidanti giunti alla casa Okuma che hanno voluto combattere con la spada sono stati battuti da Daigoro, al contrario di quelli che hanno preferito il bokken. Il giovane si trova in un momento difficile quando gli arriva l'ordine di consegnare al reggente dell'Imperatore e generale Toyotomi Hideyoshi la testa dell'amico abate del Katto-Ji. Daigoro, chiesto spiegazioni al monaco e scoperto un segreto, decide di non ottemperare all'ordine. Questo causerà una spirale di eventi che stringeranno la morsa su Daigoro e sul suo casato, mettendo a rischio tutto.
Il secondo personaggio è quello di Kaida, tredicenne abitante di Ama-machi e ama, subacquea dedita ad immersioni sui fondali alla ricerca di perle. L'epoca dei suoi capitoli è incerta perchè ho trovato un errore nel mio ebook e, visto che è anche sull'anteprima di Google books credo sia un errore di "stampa". Dunque, il libro quattro è il primo in cui incontriamo Kaida e siamo nel periodo Muromachi, anno 198. La datazione contemporanea ci segnala che è l'anno 1484. Seguiamo di nuovo Kaida nel libro otto e lì, con lo stesso anno e periodo giapponese, abbiamo 1533. Sono andata a controllare online e ho scoperto che il periodo Muromachi va dal 1336 al 1573 perciò l'anno 198 è il 1533. Perciò la prima datazione del 1484 è sbagliata visto che sarebbe l'anno giapponese 148. Ho anche pensato che ci fosse un errore di stampa e che il primo 198 fosse in realtà 148 ma tra le due sequenze di Kaida non sono passati che pochi giorni, non di certo sessant'anni. Ho cercato altre info sul testo inglese ma sono contraddittorie, trovo sia 148 sia 1484 ma non riesco a capire quale sia il giusto e forse lo scoprirò nel libro tre. Sono propensa a pensare che sia più verosimile il 148/1484 per una questione di tempistica. Tornando a Kaida, è un buon personaggio, mi è piaciuto molto. Sono abbastanza sicura che troverò altre sue notizie in Disciple of the wind perchè la sua storia è rimasta in sospeso e voglio sapere come prosegue.
Questi due personaggi valgono l'intero libro. Daigoro mi piace tantissimo e le sue convinzioni sull'onore e sul bushido mi piacciono molto. Cerca di essere all'altezza di un grande padre e ci riesce sempre, nonostante prenda la via più difficile. La sua storia si poteva risolvere fin dall'inizio con la morte dell'amico abate ma per Daigoro non ci sarebbe stato onore nell'omicidio a sangue freddo di un uomo che, prendendo i voti, aveva rinunciato a tutto e che era stato perdonato di ogni cosa. L'onore segue altre vie e Daigoro cerca di prenderle. Anche Kaida mi piace molto, è una ragazzina tosta. Ha tredici anni e poco tempo prima, durante una furibonda tempesta, la madre è morta e lei ha perso la mano sinistra. Il padre si è risposato con una vedova con tre figlie, la maggiore una terribile e odiosa ragazzina che non perde occasione per schernire pesantemente Kaida. Ma Kaida non si lascia spaventare e l'arrivo sulla spiaggia di alcuni stranieri potrebbe essere il momento giusto per lasciare finalmente Ama-machi.

Per concludere, avendo iniziato la trilogia de Le cronache delle spade di Inazuma non potevo fare a meno di leggere il numero due. Per fortuna le sequenze con Kaida e Daigoro hanno reso la lettura scorrevole, piacevole e ottima ma purtroppo, quelle su Mariko non sono state all'altezza. Spero che nel terzo capitolo si risollevino le sue sorti. Per adesso vi consiglio comunque L'anno del demone per le belle parti di Daigoro e Kaida.

 

Vi lascio il link di ibs: L'anno del demone - Steve Bein

Autore: Steve Bein
Dati: 2014, 572 p., rilegato
Traduttore: Pelagalli A.
Editore: Fanucci (collana Collezione immaginario fantasy)

5 dicembre 2014

[Eroi dell'Olimpo 04] La casa di Ade - Rick Riordan

Lettorissimi, questo pomeriggio vi lascio un breve commento della seconda novità di quattro (anche se a dire il vero le novità sono diventate sei).
Oggi vi parlo de La casa di Ade di Rick Riordan, il quarto della serie Eroi dell'Olimpo. Aspetto sempre con molta trepidazione le uscite di Riordan perchè è uno degli autori per ragazzi che mi piace di più, uno dei più produttivi e soprattutto adoro la mitologia. Sapete già che lo stile di Riordan, per me, è bellissimo, l'ironia che pervade le sue pagine e i suoi personaggi mai scontati ma coraggiosi lo rendono davvero uno dei migliori. Dunque, La casa di Ade è stato pubblicato in lingua originale a ottobre 2013 mentre la traduzione italiana, a cura sempre della Mondadori, è uscita in libreria a metà novembre 2014. Pochi mesi fa i lettori anglofoni hanno potuto leggere la fine della serie degli Eroi dell'Olimpo intitolato The blood of Olympus. In Italia dobbiamo solo, ça va san dire, aspettare aprile 2015 e finalmente potremo leggere anche noi il capitolo finale. Per adesso ho trovato il titolo La fine degli dei che, però, non mi piace per niente e, al contrario degli altri, è diversissimo dall'originale. Forse "Il sangue dell'Olimpo" era un titolo troppo crudo? A me non sembra così brutto. Intanto mi sono goduta ogni pagina del penultimo capitolo e attenderò con pazienza aprile, deliziandomi a gennaio con Percy Jackson racconta gli dei greci.
Copertina. Bella come tutte le altre, la solita copertina per Riordan. I due ragazzi di spalle sono senza dubbio Percy con la sua fedele Vortice sguainata e Annabeth al suo fianco. Di fronte a loro le Porte della Morte incatenate al suolo e, attorno, l'atmosfera è cupa e illuminata di rosso. Vorrei solo far notare un piccolo dettaglio. Secondo voi a destra quel punto luminoso bianco è la luna? Perchè a me sembra tantissimo quella, ma è impossibile visto che nelle profondità del Tartaro la luna non può sicuramente vedersi. Questa volta, come la scorsa, voglio postarvi anche la copertina originale anglofona. Sono molto simili ma ci sono alcune differenze lampanti. La prima è che la versione inglese, come disegno, è orientata a un pubblico più giovane rispetto alla copertina italiana. La seconda è che Annabeth e Percy sono visibilmente ridotti malissimo. In questa della Mondadori sono tutti belli leccatini davanti alle Porte delle Morte come se avessero appena fatto una scampagnata mentre in questa a destra hanno i vestiti stracciati, sono sporchi, affaticati. Pollici in alto per la copertina originale ma mi piace anche quella della Mondadori, suvvia.

Trama. Alla fine del terzo libro Annabeth e Percy erano caduti nel Tartaro e, in extremis, avevano dato appuntamento agli altri eroi di ritrovarsi ad Atene, dall'altra parte delle Porte delle Morte. Questo è il lungo e pericoloso viaggio di Percy e Annabeth nel Tartaro, tra mostri e inaspettati alleati. Questo è il lungo e difficoltoso viaggio dei semidei Leo, Frank, Jason, Nico, Hazel e Piper per arrivare ad Atene a bordo dell'Argo II e aiutare gli altri due semidei a chiudere le Porte delle Morte. Una lotta contro il tempo, prima del risveglio di Gea.

Come nello stile di Riordan gli eroi sono costantemente in pericolo. Nella prima pagina già lo sono, figuriamoci nelle altre cinquecento. Il viaggio dell'Argo II tocca diverse tappe nel mondo dei viventi, mentre nelle profondità del Tartaro il mondo dei morti e degli immortali è in fermento. Gli dei e le entità divine tutte sono schierate sia da una parte che dall'altra, possono essere amici o nemici, possono aiutare o rendere i percorsi dei semidei difficili. Il bello di Riordan non è sapere come andrà a finire (suvvia lo sappiamo che queste Porte devono essere chiuse, non è un optional) ma il viaggio stesso. Conduce i suoi personaggi e noi stessi in luoghi remoti, inesplorati e pericolosi e allo stesso modo ci conduce in luoghi che conosciamo. Questa volta viene visitata l'Italia con le città di Bologna e Venezia. E beh, da bolognese, quando ho letto delle avventure di Jason e Leo nella mia città, Riordan mi ha fatto veramente sognare. Mi sono immaginata un mondo sommerso e parallelo in cui le creature magiche camminano accanto a noi, in cui gli dei esistono e gli eroi ci proteggono a costo della loro vita. Evocativo come sempre.

La narrazione è in terza persona al passato e, in questo capitolo, tutti e sette gli eroi della profezia hanno il proprio punto di vista. Nella prima pentalogia Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo, Percy era il protagonista assoluto e la narrazione era in prima persona, ricordate? Nel quarto capitolo degli Eroi, molto di più che nei precedenti, la necessità di avere più punti di vista diventa impellente e si apprendono in pieno le motivazioni di questa scelta tecnica. In questa pentalogia Percy non è il solo protagonista assoluto e il suo viaggio con Annabeth nel Tartaro aveva bisogno dei punti di vista degli altri eroi nel mondo dei viventi appunto perchè le Porte della Morte devono essere chiuse da entrambe le parti. Ogni personaggio ha a disposizione quattro capitoletti e poi il pov cambia, in alternanza tra mondo vivente e Tartaro. Lo stile è scorrevole e semplice ma curato, i dialoghi sono interessanti (anche se ho trovato alcuni piccoli stralci un pochino forzati) e le descrizioni fantasiose. La vicenda ha una sua conclusione e il quinto capitolo sarà la resa finale dei conti con Gea, dopo che in ogni libro gli eroi sono sempre più vicini al confronto con la grande e potente dea.

Sapete cosa mi piace moltissimo di Riordan? A parte le trame e lo stile, amo i suoi personaggi. Non sono i soliti ragazzini idioti nel pieno dell'adolescenza travolti dagli ormoni. Hanno la testa sulle spalle, hanno tutto il peso dei loro poteri e del genitore divino di turno, sono responsabili ma sono anche fragili, indecisi e insicuri, hanno dei dubbi su se stessi e gli altri. Crescono aiutandosi a vicenda, si infondono sicurezza e coraggio, si spronano ad andare avanti a testa alta, senza farsi abbattere dalla situazione. Uno dei personaggi di cui vorrei leggere di più è Nico, l'unico in viaggio con i sette eroi della profezia senza un pov. Mi piace moltissimo già solo attraverso i pov degli altri eroi e vorrei conoscerlo meglio, sapere di quello che ha dentro, quello a cui pensa, le sue emozioni.

In conclusione non potete non leggere La casa di Ade e io non posso non consigliarvelo. Riordan è mitico, non c'è nient'altro da dire.


Vi lascio il link di ibs: La casa di Ade - Rick Riordan

Autore: Rick Riordan
Dati: 2014, 560 p., rilegato
Traduttore: Baldinucci L.; Melosi L.
Editore: Mondadori (collana I Grandi)