22 ottobre 2014

[The hunt trilogy 03] The trap - Andrew Fukuda

Buon pomeriggio!
Sono tornata presto visto che il libro che vi recensisco oggi è sceso in pochissime ore ma per la prossima recensione dovrete aspettare qualche giorno di più: ho intenzione di leggere l'intera trilogia The maze runner di James Dashner e di recensirla insieme, poi vedrò come fare.
Per adesso vi lascio la recensione di The trap di Andrew Fukuda. The trap è il terzo e ultimo episodio della trilogia iniziata con The hunt pubblicato nel maggio 2013 (potete trovare la mia recensione qui). Il secondo volume The prey, di cui potete leggere la mia recensione a questo link, è uscito in libreria a novembre 2013 e The trap, edito sempre da Il Castoro, a maggio 2014. Dopo pochissimo, quindi, la trilogia è stata pubblicata da Il Castoro nella sua interezza, ottimo lavoro. Mi scuso per averci messo così tanto per leggerlo e recensirvelo ma purtroppo non esistono gli ebook della trilogia perciò ho dovuto aspettare di averlo in biblioteca e qualche mese è trascorso. Ero davvero ansiosa di mettere le mani sull'ultimo capitolo della serie e finalmente eccolo qua. L'ho trovato, per fortuna, all'altezza delle mie aspettative e ci ho messo proprio una manciata di ore a finirlo perchè ti tiene attaccato alla pagina e non si lascia mettere giù con facilità. Facendo una botta di calcoli penso di averci messo una cosa come cinque ore e mezza circa, penso sia stato uno dei miei record di lettura. Niente male!
La copertina che vi ho messo al solito posto in alto è quella originale, non sono riuscita a trovare un'immagine soddisfacente dell'edizione italiana. Comunque sono uguali, in quella italiana c'è solo il simbolo della casa editrice Il Castoro nell'angolo in basso a destra e in alto è stata tolta la citazione che è stata messa sul retro. La citazione, tra l'altro, è pure fuorviante e sembra quasi che chi l'ha pronunciata non abbia nemmeno aperto una pagina. Questa è di Richelle Mead, autrice della fortunata serie L'accademia dei vampiri che dice: "Brillante e crea dipendenza. Pensate ad Hunger games con i vampiri". Bene mia cara Miss Mead direi che non hai letto nessuno dei tre libri, non c'entra una cippa con Hunger games e l'ho già spiegato nella mia prima recensione. Sono proprio due cose diverse.

Avviso: terzo libro di trilogia, se non avete letto i primi due ci saranno degli spoiler, vi consiglio vivamente di non continuare oltre nel leggere la mia recensione.

Trama. Avevamo lasciato Gene e Sissy sul treno diretti verso il Palazzo del Governante, dopo che la Missione è stata distrutta dall'orda dei cittadini che sono riusciti a risalire il fiume grazie a delle ingegnose barche coperte. Tre giorni dopo arrivano a destinazione e scoprongo che sotto al Palazzo centinaia di ragazzi attendono che il Governante li scelga come sua cena, uno dopo l'altro, giorno dopo giorno. Inevitabilmente Sissy e Gene attirano l'attenzione del Governante che, però, propone un modo per riavere la libertà, una sorta di favore che Gene dovrà accettare per essere di nuovo liberi. Ma di cosa si tratta? Cosa c'è sotto? E qual è stata la sorte di Ashley June?

Sì sì, faccio schifo nelle trame lo so. In questa più che mai, me ne sono accorta. Il problema è che ci sono in gioco diverse cose e non voglio spoilerare nessun dettaglio. Perciò non posso dirvi qual è l'accordo tra il Governante e Gene nè tantomeno cosa è successo ad Ashley June dopo che si è rifugiata nella botola al Centro di studi degli Eminidi. Però posso dirvi che, finalmente, tutti i pezzi del puzzle andranno al loro posto e che il quadro sarà completo. Scoprirete tutto e anche di più e niente sarà come vi aspettate. Certo, io sono una lettrice un po' tonta e non sempre mi vengono idee geniali per completare la storia che sto leggendo prima di leggerla davvero, ma la vera origine degli Eminidi mi ha lasciato di stucco, a bocca aperta. Poi l'ho riletto due volte e non volevo crederci, sembrava assurdo, pensavo di aver letto male. E invece no, è proprio così. Fantastico.

La narrazione, al contrario dei primi due volumi, è affidata sia a Gene che ne parla in prima persona al presente ed è il protagonista assoluto, sia a Sissy e Ashley June rispettivamente per quattro e tre capitoli ciascuna. Quando la narrazione è puntata su Sissy i fatti sono raccontati in terza persona al presente mentre i tre capitoli di Ashley June sono in terza persona al passato e sono alcuni suoi ricordi d'infanzia e della botola. I dialoghi non sono niente di speciale così come le descrizioni che abbiamo già visto nei precedenti. L'unico nuovo ambiente del tutto nuovo è il Palazzo del Governante che risulta essere una fortezza in pieno deserto con un grande obelisco al centro in cui si trovano gli appartamenti privati di Sua Altezza. Lo stile è semplice e il linguaggio adatto a tutti, evocativo come sempre nelle parti in cui descrive la Gente con i loro disgustosi sciabordii di saliva e scrocchi di colli. I capitoletti brevi danno un ritmo sostenuto alla narrazione che non perde mai colpi e rimane intrigante, tanto veloce che si svolge tutto in qualche giorno. La conclusione l'ho trovata insoddisfacente e avevo ancora delle domande a cui non ho trovato risposta, tuttavia è una conclusione degna per certi versi. Forse un po' triste ma piena di speranza per il futuro.

Concludo dicendo che ho trovato The hunt trilogy molto soddisfacente. Me ne ero avvicinata un po' scettica perchè i vampiri urbani non sono proprio il mio genere e avevo paura di trovarmi davanti a un Twilight al contrario. E invece i tre libri mi hanno conquistata e mi sono affezionata a Gene, che si trova sballottato da una parte all'altra in cerca della sopravvivenza e della libertà. Sissy poi è una roccia quasi sempre ma ci sono alcune parti in cui, inaspettatamente, crolla su se stessa ed è Gene che deve sostenerla. In questo scambio di parti, la bravura di Fukuda è stata nel non lasciare i personaggi uguali all'inizio ma di farli crescere e maturare, acquistando consapevolezza e saggezza. Pollici in alto per The trap, vi sorprenderà!


Vi lascio il link di ibs: The trap - Andrew Fukuda

Autore: Andrew Fukuda
Dati: 2014, 367 p., rilegato
Traduttore: Brogli S.
Editore: Il Castoro

20 ottobre 2014

[L'ombra del corvo 02] Il signore della torre - Anthony Ryan

Buon pomeriggio carissimi lettori!
Oggi vi scriverò un commento su un libro che aspettavo con ansia: Il signore della torre di Anthony Ryan, secondo volume della trilogia L'ombra del corvo. A settembre 2013 era uscito in libreria Il canto del sangue (edizione originale luglio 2013) che avevo recensito a novembre scorso e trovate il mio commento qui. A luglio 2014 è stato pubblicato in lingua inglese Tower lord e la Fanucci lo ha pubblicato ad ottobre 2014. Sono passati veramente pochissimi mesi dall'edizione originale e la Fanucci è stata pronta a cogliere la traduzione. Ora si attende il terzo e ultimo della trilogia, Queen of fire, per luglio prossimo. Immagino che La regina del fuoco verrà pubblicato dalla Fanucci più o meno per settembre/ottobre 2015. Attenderò febbrilmente per il terzo capitolo della trilogia. Devo ammettere che il primo volume mi aveva entusiasmato il giusto, una prima metà lenta e noiosa con una seconda metà briosa e interessante. Con questo volume, invece, Ryan ha fatto centro senza nessuna fatica. Centinaia di pagine ricche di dettagli, straordinarie battaglie e personaggi che non si dimenticano con facilità. In sostanza, vi preannuncio già che ne vale davvero la pena. Se ancora non avete letto il primo, rimediate subito (con un po' di pazienza) così potete leggere Il signore della torre. Chissà se il terzo sarà all'altezza?
Parliamo di copertine. L'edizione italiana proposta dalla Fanucci è bellissima e di impatto, richiama molto quella del primo volume. Abbiamo di nuovo un guerriero senza volto che regge un arco mentre incocca una freccia. L'immagine è dinamica, mi dà l'idea che il nostro arciere stia per sollevare il suo arco e prendere la mira, scagliando la freccia su un bersaglio nemico. Sulla sinistra troviamo una frase che evoca la trama: Non c'è pace per coloro che hanno il canto del sangue che scorre nelle vene... Ed effettivamente è quello che succede al protagonista Vaelin. Non può abbandonare le armi e la guerra perchè esse lo reclamano a gran voce. Avrei preferito, comunque, un accenno nella copertina al fatto che sia il volume due di una trilogia. Ho l'ebook e quindi non posso vedere la quarta di copertina ma sono sicura che ci sia scritto all'interno o nella trama o nella biografia dell'autore. Mi sarebbe piaciuto un piccolo accenno in alto o sotto il titolo, tanto per annunciare ai fan della serie che è uscito il secondo.

Attenzione: sto per scrivere la trama e il commento di un secondo volume pertanto ci saranno degli spoiler del primo. Se non l'avete letto ma ne avete intenzione, vi sconsiglio di leggere la mia recensione del due. Se invece non l'avete letto e nemmeno lo farete in futuro (anche se non si sa mai), accomodatevi. Ma poi non dite che non vi avevo avvertito.

Trama. Sono passati più di cinque anni quando Vaelin, finalmente liberato dalla sua prigionia, torna alla sua terra. Non ha più voglia di combattere, ha lasciato l'Ordine e la sua terribile lama è avvolta in un panno, in attesa. Re Malcius, figlio ed erede del defunto Janus, lo nomina Signore della Torre delle Lande Settentrionali come ringraziamento per i suoi servigi in battaglia. Così Vaelin parte con sua sorella per le Lande. Ma il canto del sangue non si può mettere a tacere e l'esercito volariano si prepara a invadere il Regno Unificato e non avrà pietà. Vaelin è costretto a radunare la popolazione per affrontare il nemico e sarà guerra.

Però Vaelin non è il nostro solo personaggio con punto di vista. Diversamente dal primo volume che aveva il fratello come unico narratore, la narrazione in Il signore della torre è divisa in quattro pov. Vaelin è il più importante di certo. Il secondo personaggio è di una donna che abbiamo già incontrato durante il racconto della vita di Vaelin, la principessa Lyrna, sorella di re Malcius. La troviamo mentre si sta recando presso la sovrana dei Lonakhim per firmare un trattato di pace tra i due popoli. La sovrana stessa ha invitato Lyrna per discutere di una pace tra il popolo Lonak e del Regno Unificato, una pace che è sempre stata difficile da ottenere ma che ora appare molto preziosa. Il terzo punto di vista è di un personaggio nuovo, la figlia del Veralama che in un accesso di follia sfidò Vaelin e da esso venne ucciso. Reva è un personaggio controverso. Strappata dai nonni a solo sei anni è stata allevata nella paura e nelle botte da un prete della religione del Padre, ha imparato a memoria tutti e dieci i libri dei precetti e si è addestrata per poter uccidere Vaelin e ritrovare la spada di suo padre. Se la principessa Lyrna è astuta, intelligente e calcolatrice, Reva è ingenua ma per fortuna Vaelin le spiega che la religione del Padre voleva solo un'ennesima vittima, un sacrificio e un martire per la loro causa. Reva, dice Vaelin, non aveva nessuna speranza di batterlo, soprattutto con un solo misero coltello. Il canto del sangue lo protegge e una diciottenne non avrebbe potuto di certo sopraffarlo. E per mostrare la buonafede, Vaelin la addestra e le insegna la spada e l'arco, rendendo Reva un'ottima combattente. Il quarto e ultimo punto di vista è quello di fratello Frentis, fratello del Sesto Ordine già conosciuto che è stato preso prigioniero dopo la sanguinosa battaglia con l'impero alpirano. Trascorre cinque anni alle Fosse di addestramento come schiavo combattente e viene comprato da un'enigmatica donna che lo porterà fino a Varinshold lasciando dietro di sè una scia di cadaveri.
Fra i quattro personaggi, quello che mi è piaciuto di meno è quello di Lyrna perchè mi fa accapponare la pelle. Inquietantemente intelligente, calcola alla perfezione ogni sua mossa e il dolore per l'invasione volariana la rende, alla fine, un po' troppo vendicativa. Badate che ho apprezzato molto le sue azioni ma ho un po' di amaro in bocca per le implicazioni sul futuro, mi inquieta c'è poco da fare. Reva invece mi piace moltissimo, è forte e volitiva ma anche immensamente fragile e insicura. Il suo addestramento crudele in nome della fede del Padre non ha scalfito la sua vera essenza che, per fortuna, esce fuori appena si rende conto di quello che le è stato fatto. Vaelin, invece, è Vaelin e Frentis è molto somigliante.
Le ottocento e passa pagine de Il signore della torre è denso di fatti, descrizioni, dialoghi e riflessioni. Vi trascrivo una delle descrizioni che mi sono piaciute di più, questo è nel pov di Lyrna che si reca presso i Lonakhim e che, inseguita, è costretta, con la guida lonak e un paio di protettori, a inerpicarsi sulle pendici di un vulcano attivo:

La montagna torreggiava davanti a loro, pendii di cenere nera
interrotti da enormi macigni che ascendevano a una sommità
ammantata in un fumo turbinante, illuminati da un occasionale
fiotto di fuoco arancione accompagnato da un fragoroso
rimbombo che faceva tremare la terra sotto i loro piedi.

Come potete vedere ci sono un paio di parole in linguaggio alto come "ascendevano" e "ammantata" che arricchiscono il testo senza renderlo pesante. Una proprietà di linguaggio ottima per l'autore che purtroppo deve anche affrontare lo scoglio di una traduzione in un'altra lingua. I dialoghi sono buoni e le scene di battaglie e scontri descritti con chiarezza per seguire al meglio l'azione. Non esiste una vera e propria conclusione, è indubbio che sia previsto un seguito.

Vorrei solo dire un'altra cosa prima di concludere. Non ero riuscita bene a capire quanti anni avesse Vaelin in questo episodio. Non c'è un'indicazione precisa dell'età e nelle descrizioni usa un semplice "uomo" che può voler dire tutto e niente. Ho sperato che fosse giovane, non so perchè ma amo il protagonista maschile giovane uomo che comanda un'armata possente, l'idea mi piace moltissimo. Pertanto, la mia curiosità è stata troppo forte e sono andata sul sito di Anthony Ryan e, nella pagina dei libri, ho chiesto l'età. L'autore, gentilissimo, mi ha risposto subito e mi ha informato del fatto che Vaelin ha circa ventotto anni. Magnifico!

Dunque, avrete già capito che sono entusiasta di questo libro. Il canto del sangue mi aveva portato a tenere basso il voto perchè la prima metà non era molto avvincente e, purtroppo, nella seconda metà, sebbene la narrazione fosse diventata più veloce, non era riuscito a riprendersi del tutto. Il signore della torre, invece, è uno scoppio continuo dall'inizio alla fine. Succede sempre qualcosa, c'è sempre qualcosa da vedere e da scoprire. Dal canto del sangue che batte in Vaelin, alla battaglia di Alltor con Reva. Frentis costretto a uccidere innocenti da quella strega che lo obbliga con la magia e Lyrna alle prese con un Regno che si sta distruggendo sotto l'attacco volariano.

In conclusione, il primo vale la pena di leggerlo solo per arrivare al secondo. Vedremo se il terzo sarà all'altezza. Per adesso, a Il signore vanno ben quattro stelline.


Vi lascio il link di ibs: Il signore della torre - Anthony Ryan

Autore: Anthony Ryan
Dati: 2014, 837 p., rilegato
Traduttore: Giorgi G.
Editore: Fanucci (collana Collezione immaginario fantasy)

15 ottobre 2014

Cose fragili - Neil Gaiman

Buon pomeriggio, lettori compulsivi!
Oggi non scriverò una vera e propria recensione ma più un invito alla lettura. Il motivo è molto semplice: Cose fragili di Neil Gaiman è una raccolta di trentuno lavori tra racconti e poesie (più uno bonus nell'intro). Mi trovo, quindi, nell'impossibilità di creare una recensione coerente data la bizzarria dei contenuti di questa raccolta. Vi invito, molto più semplicemente, a leggerla descrivendovela senza troppi dettagli. Ad agosto 2014, la Mondadori ha pubblicato l'antologia Cose fragili apparsa in lingua originale nel 2006, con netto ritardo rispetto all'inglese di ben otto anni. Finalmente anche il lettore italiano potrà deliziarsi con un Gaiman per noi quasi inedito che si districa tra racconti horror e fantasy e poesie in puro stile nonsense. Online, come al solito, troverete molti commenti e opinioni spesso discordanti tra di loro. In particolare, ho notato alcune recensioni che reputano questa raccolta noiosa, dimenticabile e non particolarmente gaimanesca. Ovvio che ognuno abbia i  propri gusti e opinioni, tuttavia io in questi racconti vi ho ritrovato la potenza del Gaiman più puro, dei suoi e nostri incubi e dell'inquietudine di qualche pagina orrorifica scritta con sapienza.
La copertina non è bellissima, anzi è piuttosto anonima. Sfondo scuro e nome dell'autore che spicca, una foglia tinta di blu in alto che immagino rappresenti le "cose fragili" e una citazione di Gaiman che nell'introduzione spiega la scelta del nome dell'antologia: Ci sono così tante cose fragili dopotutto. Le persone si spezzano così facilimente, e così i sogni e i cuori (nell'intro la troverete con parole diverse ma il senso rimane quello). Vorrei comunque far notare che anche la versione in lingua è simile con la foglia in alto. Esistono, poi, diverse edizioni in cui la foglia è rossa o gialla su sfondo bianco o rossa su sfondo nero. Ve ne sono moltissime altre in cui l'immagine principale è un torre di carte oppure una farfalla, un uovo e un fiocco di neve e addirittura una con un Gaiman disegnato disteso a testa in giù sopra una sostanza viola e un libro aperto. Divertente.

La trama non la scrivo, passo direttamente a qualche commento sui racconti dell'antologia.
Prima di tutto devo dire due cose. La prima è che tutti i lavori, tranne Come parlare con le ragazze alle feste, sono già stati pubblicati in altre raccolte o siti internet. L'unico inedito nel 2006 quando Gaiman ha firmato l'introduzione del volume in inglese è, tuttavia, uno dei tre racconti apparsi anche ne Il cimitero senza lapidi e altre storie nere pubblicato nel 2007 dalla Mondadori. Sì ok, è una cosa piuttosto bizzarra. Hanno preso una storia pubblicata inedita nel 2006 e l'hanno messa ne Il cimitero, poi nel 2014 quando hanno pubblicato Cose fragili l'hanno riproposta insieme a Presiede Ottobre e L'uccello del sole, pubblicati tra l'altro con un cambio di titolo da questi di Cose a Ottobre sulla sedia e Avis Soleus di Il cimitero. Insomma, come al solito, un gran casino.

Possiamo anche tralasciare questi dettagli, senza fossilizzarci troppo su pubblicazione inedita o meno.
La maggior parte dei lavori nell'antologia sono racconti in prosa ma ci sono anche sette di quelle che io chiamo pseudopoesie, racconti scritti in versi poetici per stessa ammissione di Gaiman.
Poi ce ne sono un paio che non sono nè carne nè pesce. Strange little girls, per esempio, è stato scritto da Gaiman per il cd omonimo di Tori Amos, composto da dodici cover ed uscito nel 2001. In pratica, ogni canzone tratta di un tipo di ragazza e Gaiman ha scritto uno stralcio per ognuna di queste ragazze. L'altro è Riccioli che sembra quasi una conversazione con la figlia Maddy mentre lui tenta di raccontarle la storia di Riccioli d'oro e i tre orsi e lei lo interrompe e si divertono insieme. Molto carino.

Quelli che mi sono piaciuti di più sono ovviamente i racconti. I miei preferiti sono Il problema di Susan, Il sovrano del Glen e I fatti relativi alla scomparsa di Miss Finch.
Il primo è ispirato alle Cronache di Narnia di C. S. Lewis ma vi consiglio di leggerlo solo se avete concluso le Cronache o non avete proprio intenzione di leggerle in nessun modo perchè altrimenti vi spoilera la conclusione. Per farla breve, c'è questa professoressa Susan Hastings in pensione che si occupa di letteratura per l'infanzia. E assomiglia così tanto alla Susan delle Cronache da aver avuto una vita molto simile. Non dico altro o entro nello spoiler.
Il secondo è una sorta di piccolo sequel ambientato due anni dopo i fatti di American gods. Anche in questo caso è meglio aver letto prima American per evitare spoiler o anticipazioni sulla trama di quest'ultimo. Torna Shadow, infatti, e finalmente scopriamo il suo vero nome. Se guardate la recensione di American, avevo elucubrato sul possibile nome di Shadow. Basandomi sull'articolo di giornale in cui viene riportato il nome della moglie, Laura Moon, avevo ipotizzato che lei avesse assunto il cognome del marito nell'usanza americana. E infatti così è e mi congratulo con me stessa per l'arguzia: Shadow si chiama Balder Moon. Nome bizzarro senz'altro. E in questo racconto sta viaggiando per la Scozia quando un ometto lo avvicina e gli propone di lavorare per un weekend come guardia di sicurezza in una villa di campagna che ospiterà gente ricca e un party molto rumoroso. Come nel romanzo, niente è quello che sembra e Shadow si ritrova in un macabro gioco tra la vita e la morte.
Il terzo, invece, è in prima persona al contrario dei precedenti che narrano in terza persona. Qui è Gaiman stesso che racconta della scomparsa di questa amica di amici, Miss Finch. Ovviamente Miss Finch non esiste e probabilmente non esistono nemmeno gli amici Jonathan e Jane eppure Gaiman riesce a far diventare reale qualcosa che è impossibile che accada. Mi ha lasciato a bocca aperta.

Ecco, questi sono quelli che mi sono piaciuti di più. Simpatico anche L'uccello di fuoco e piacevole da leggere. Inquietanti Chi nutre e chi mangia e Arlecchino a San Valentino. Interessante Golia scritto per l'uscita al cinema di Matrix nel 1999 e ambientato in quello stesso ambiente.
In ultima battuta, vorrei fare un breve accenno anche a Uno studio in smeraldo scritto da Gaiman per l'antologia Shadows over Baker Street a cura di Michael Reaves e John Pelan. Questo è probabilmente il miglior lavoro di Cose fragili, tanto che ha vinto nel 2004 il premio Hugo come migliore racconto. Gli avevano chiesto di creare "un racconto in cui Sherlock Holmes incontra il mondo di H. P. Lovecraft". E il risultato è stato uno Sherlock Holmes che indaga sulla morte di un discendente della casa reale. E che casa reale. Geniale e perfetto. Consiglio la lettura a un pubblico semi adulto, diciamo dai quindici anni in su perchè a volte tocca un linguaggio molto crudo, inadatto a un pubblico giovane.

Per concludere, Cose fragili è di tutto un po'. Eclettico e magnifico, tocca l'immaginario e il repertorio di Gaiman. Alcuni racconti sono delle chicche, altri invece sono del Gaiman degli inizi, acerbo ma determinato ad essere un autore di fantasy molto apprezzato. Vi consiglio con passione di leggere questa antologia, non ve ne pentirete. E se non vi esalterà, avrete comunque letto un pezzo di Gaiman.

Per la cronaca, non mi aspetto che mi crediate.
Non sul serio. In fondo sono un bugiardo di professione;
eppure mi piace pensare di essere un bugiardo onesto.


Vi lascio il link di ibs: Cose fragili - Neil Gaiman

Autore: Neil Gaiman
Dati: 2014, 368 p., brossura
Traduttore: Bertola S.
Editore: Mondadori (collana Strade blu)

13 ottobre 2014

[Down 01] Dannati - Glenn Cooper

Buondì cari lettori!
Sono tornata presto con una nuova recensione per voi ma questa volta non è un fantasy o meglio, beh sì può essere definito così, volendo. Tra qualche riga ne parlerò un po' meglio per farvi capire.
Il quasi-fantasy di cui vi parlo oggi è Dannati, l'ottavo libro di Glenn Cooper, pubblicato dalla Nord e uscito in libreria il 25 settembre 2014 (tra l'altro da una breve ricerca sembra che non sia ancora uscita l'edizione in lingua inglese, il che rende Dannati made in Italy un'uscita in esclusiva mondiale). Detta così sembra comunque che siano anni che Cooper scrive bestsellers, in realtà il bellissimo La biblioteca dei morti è uscito solo nel 2009 sia in Italia che in lingua originale. Perciò si può dire che sia un autore molto prolifico e che nel giro di pochi anni sia riuscito a pubblicare moltissimo. Ma sapete una cosa? I risultati sono stati altalenanti, non ho più trovato nei libri successivi alla trilogia con il mitico Will Piper la stessa forza narrativa e idea di trama. Li ho letti tutti ovviamente e alcuni più di altri mi hanno appassionato, ma se devo essere sincera Dannati mi ha un pochino deluso, mi aspettavo di meglio. Dalle recensioni online ho poi notato che questo libro o lo ami o lo odio, io mi piazzo nel mezzo in attesa del seguito (o seguiti?) e con il mio giudizio sospeso. Potete intanto leggere il mio commento sul primo e anche quella de Il calice della vita, uscito l'anno scorso.
La copertina è molto bella, sebbene non rispecchi esattamente il testo. C'è un buco nella terra, in alto, da cui arriva la luce del giorno e, in piedi su una roccia molto alta, un uomo solitario piccolissimo in proporzione al resto. Credo che abbiano voluto dare l'idea, considerando anche la trama, del solo-contro-il-mondo, dell'eroe con il cavallo bianco che salva la fanciulla in difficoltà affrontando qualsiasi cosa.

Trama. Emily è un fisico delle particelle, mentre John è l'addetto alla sicurezza del laboratorio in cui lei lavora. Il giorno più importante al MAAC è l'esperimento per cercare i gravitoni però qualcosa va storto. La potenza richiesta dall'acceleratore di particelle è troppa e, dopo una luce intensa, Emily sparisce. Al suo posto appare un uomo misterioso, violento e che puzza di decomposizione. L'uomo, dopo una collutazione, riesce a scappare e si scoprirà essere morto decenni prima. L'ipotesi degli scienziati è che si sia creato un buco tra diverse dimensioni e che Emily e l'uomo si siano scambiati di posto. Pochi giorni dopo l'esperimento viene ricreato per dar modo a John di andare di là, cercare Emily e riportarla nel loro mondo. Quello che non si aspetta è che sta per entrare all'Inferno in cui incontrerà i peggiori incubi dell'umanità e dove nessuno può morire davvero.

Lo so, faccio schifo nelle trame, l'ho già detto e, forse, dovrei limitarmi a copia-incollare quelle delle librerie online. Ma non ci riesco, mi sembrano asettiche. Ora vi spiego un po' meglio.
Avete presente il CERN di Ginevra con l'acceleratore di particelle ad anello nel seminterrato? Ecco stiamo parlando proprio di quello e della ricerca di questi gravitoni che milioni di anni fa, combinati con altre particelle, hanno dato vita al nostro universo. Non entro nel dettaglio perchè non ci capisco una mazza di questa roba e, durante la parte in cui spiegavano cosa era successo, mi si sono incrociati gli occhi diverse volte (e ora che ci penso è successo anche durante la lettura de Il calice della vita in cui viene spiegato il funzionamento del calice). Mi sono rimasti impressi alcuni termini come gravitori, quark e strangelet. In pratica la combinazione di tutte queste particelle ha creato un varco nei mondi. Va beh ragazzi, sui varchi spazio-temporali siamo abbastanza ferrati visto che ultimamente li stanno mettendo un po' ovunque. Dal vecchio Stargate che creava una connessione tra galassie distanti anni luce al più recente Thor della Marvel che, con il Bifrost, apre un varco tra i mondi. Sì insomma, l'idea non è nuova nemmeno in letteratura fantasy e il primo che mi viene in mente è la trilogia Multiversum di Leonardo Patrignani. Ma ce ne sono moltissimi altri. Quindi già partiamo da un'idea non originale.
Bene, cosa c'è dall'altra parte? Emily finisce niente di meno che all'Inferno. Fantastico, penserete voi, demoni, diavoli, le bolge infernali, magari pure Dante. Nah, niente di tutto questo. L'Inferno è semplicemente un mondo parallelo, identico come geografia alla Terra, meno popolato e più arretrato tecnologicamente, in cui i "dannati" si barcamenano tentando di sopravvivere. Mangiano, dormono, fanno pipì eccetera. Ah, e tutto puzza di cadavere in modo indicibile.
Alla fine in questo Inferno finisce, a quanto ho capito, chi uccide o ordina l'uccisione di qualcuno. Quindi una percentuale molto piccola dei crimini commessi dall'uomo. Per esempio, non troviamo il semplice ladruncolo che rubacchia al supermercato o lo spacciatore. E buona parte dei dannati sono "illustri" personaggi storici da Enrico VIII-uccidi-la-moglie a Stalin-uccidi-chi-ti-contrasta a Himmler-il-nazista. Insomma sono personaggi eclettici, che hanno fatto casino in vita e fanno altrettanto casino da morti. L'unica cosa che cambia è che hanno tutto il tempo del mondo per giocare a farsi la guerra. E beh, anche il fatto che non possono morire in alcun modo: un corpo smembrato in mille pezzi continuerà ad avere coscienza di sè e a soffrire per l'eternità. Sinceramente preferisco le pene dell'Inferno dantesco, un luogo in cui chi si macchia di crimini orribili soffre. Non mi piace il buonismo del "Oh non posso morire? Ottimo, otteniamo più potere!", no per niente. Lidea dell'Inferno è stata creata apposta per far rigare dritto in vita. A un criminale di professione che importa della morte? Tanto può continuare a cazzeggiare anche lì.
E l'ho già detto che puzzano di cadavere in decomposizione?

Quando ho iniziato a leggere Dannati e dell'ex Berretto Verde americano John Camp che si fionda nell'Inferno per salvare la sua amata Emily mi è venuto in mente Inferno di Francesco Gungui e la frase emblematica sulla copertina: "Fin dove ti spingeresti per salvare chi ami?". In quel caso l'eroe finiva nella prigione Inferno (che almeno era degna di questo nome), mentre qui l'eroe finisce in un mondo parallelo in cui la gente cattiva continua a farsi i fatti propri.

Per quanto riguarda la parte tecnica, la narrazione è a più voci. Emily e John sono i protagonisti principali ma abbiamo diversi punti di vista anche di altri personaggi. Le descrizioni dei personaggi sono stereotipate ma dei luoghi non sono male. I dialoghi sono un po' poveri. In generale lo stile è troppo semplicistico, con frasi fatte e battute scontatissime. Il finale è aperto ed è, quindi, previsto almeno un secondo libro che probabilmente uscirà in libreria il prossimo anno in questo stesso periodo. Appena avrò più informazioni ve lo farò sapere.

Come potete vedere, dopo quello che vi ho raccontato, Dannati potrebbe finire nel calderone urban fantasy. In effetti, prima c'è un mondo contemporaneo e dopo i nostri eroi si trovano in un mondo parallelo che non esiste, l'Inferno appunto. Perciò sì, a ben vedere, potrebbe essere un fantasy storico magari, in cui ci sono le figure cattive del passato che raccontano la propria storia.

Per concludere, devo dire che Dannati non mi ha fatto impazzire.
John Camp è indistruttibile e inarrestabile, un bravo soldatino americano. Nessun dubbio, nessuna incertezza, è letale ma troppo attaccato alla bottiglia dopo l'Afghanistan, sai che novità. Sa sempre cosa fare e quando farlo e l'ho trovato banale e prevedibile. Emily, invece, ci viene presentata nella prima scena mentre dà una dimostrazione di krav maga, la disciplina di autodifesa israeliana tanto di moda oggi. Quindi sembra essere letale al pari di John. Invece no, per tutto il corso del libro è prigioniera di qualcuno e fa minacce a dir poco imbarazzanti, a vuoto. Cioè, dopo averci mostrato il suo lato tosto io mi aspettavo quantomeno una fuga o un tentativo di uccidere qualcuno. Invece no, niente per tutto il libro. Piatta e soprattutto inutile, è una bella fanciulla che sospira nelle sue prigioni e fantastica su un principe azzurro che la salverà dai cattivi. E John arriva puntuale, come un principe azzurro. Pfff.... 


Vi lascio il link di ibs: Dannati - Glenn Cooper 

Autore: Glenn Cooper
Dati: 2014, 494 p., rilegato
Traduttore: Falcone P.
Editore: Nord (collana Narrativa Nord)

9 ottobre 2014

[Gregor 05] La profezia del tempo - Suzanne Collins

Bene bene, buon pomeriggio amici lettori!
Sono tornata subito con una nuova recensione, o meglio un breve commento, del quinto e ultimo capitolo della serie Gregor di Suzanne Collins: La profezia del tempo. Da fine gennaio 2013 a fine settembre 2014 la Mondadori ha pubblicato tutti e cinque i volumi, l'ultimo il 30 settembre.
Come al solito, la fine di una serie che abbiamo amato è sempre un po' triste. Sono personaggi che ci accompagnano per molto tempo, a volte anni, ci affezioniamo, cresciamo con loro, impariamo anche da loro. E poi ad un tratto tutto finisce e ci si sente vuoti, sapendo che non ci saranno altre avventure insieme. Ci rimangono solo i ricordi e le pagine da leggere e rileggere fino a saperle a memoria. Ora, ovvio che Gregor non sia esattamente la serie della mia vita a differenza di Harry Potter però mi dispiace lo stesso che sia finita, mi ci sono affezionata. Il protagonista è stato molto interessante e la sua storia piacevole da leggere.
Anche in questo caso la copertina ha lo stesso layout delle altre, con una simil spilla della ghiadaia di Katniss ma che rappresenta un pipistrello. Nelle copertine precedenti lo sfondo era facilmente riconoscibile, come la giungla e il vulcano, ed era il luogo dell'azione del libro. In questo caso, però, ho dei problemi a riconoscere lo sfondo. A una prima occhiata, la città in fondo al vicolo sembra New York ma è impossibile che lo sia. Ho pensato anche che avrebbe potuto essere Regalia, il luogo dell'azione del quinto volume, ma lo stile è quello delle città moderne non della capitale umana del Sottomondo. Perciò sono un po' dubbiosa questa volta. Come colore è stato usato il viola e credo che abbiano voluto rappresentare il colore degli occhi della coprotagonista femminile Luxa e che, più in generale, è il colore degli occhi di molti regaliani. Almeno credo, perchè non sono sicura di nulla.

Trama. Finalmente Gregor conosce la profezia del tempo, quella che i suoi amici hanno cercato di tenere nascosta fino all'ultimo. Il guerriero, alla fine di tutto, dovrà morire. Con questo terribile peso sulle spalle, Gregor è pronto per la battaglia finale contro i ratti e il loro capo, il Flagello. Sarà essenziale decifrare il Codice dell'Artiglio con cui comunicano i ratti per intercettarli oppure Regalia cadrà per sempre.

Brevemente due parole. La narrazione è in terza persona, Gregor è sempre l'unico punto di vista esposto. Le descrizioni sono buone, niente di eccezionale. I dialoghi non sono male, in alcuni punti scappa una risatina. Il linguaggio è semplice ma curato e non sciatto, adatto a tutte le età. Mondadori consiglia dai 10 anni in su e, questa volta, sono d'accordo. C'è molta "violenza" nell'ultimo capitolo di Gregor. Non è ovviamente la violenza di un Martin delle Cronache, sia chiaro, però ecco lo trovo adatto a quell'età piuttosto che a qualcosina in meno.

Ho notato che qui abbiamo più spazio per riflettere, il ritmo è sempre abbastanza veloce ma Gregor ha del tempo per riposare e pensare. La maggior parte del suo tempo, a dire il vero, lo passa sdraiato a letto sofferente e ammaccato ma questo è un altro discorso. Alla fine del quarto libro sembrava che la guerra fosse imminente e pensavo che la faccenda si sarebbe risolta in un paio di giorni come al solito. Invece viene tirata per le lunghe, le ferite di Gregor sono grosse e a lui serve riposo per guarire perciò si attendono gli sviluppi dello scontro. Con questo non voglio dire, in ogni caso, che è noioso eh. No, le cose succedono in fretta lo stesso ma tra le vicende c'è del tempo che ci viene detto che passa ma che non viene raccontato nel dettaglio.

Tiriamo le somme. L'ultimo episodio di Gregor è toccante, ci sono alcuni passi raccontati con delicatezza ed emozionanti. Però c'è un però: il finale. Avevo detto in non ricordo quale recensione, forse la penultima, che i fan anglofoni erano stati delusi dal finale della Collins e avevano espresso il desiderio che scrivesse un sesto capitolo. Effettivamente quando ho letto l'ultima pagina mi ha preso un senso di delusione. La vicenda ha una fine e beh, suvvia, è un happy ending ovviamente, impossibile pensare a Gregor che muore davvero. Sì la profezia lo dirà anche ma chi ci crede? Io no, mai creduto. Fin dalla prima pagina del primo libro ero certa al mille per cento che sarebbe finito tutto bene in un modo o nell'altro. Bisogna essere davvero ingenui per averci anche solo pensato soprattutto perchè stiamo parlando di una serie per ragazzini, vi pare che il protagonista possa davvero morire? Come in Harry Potter e la famosa profezia Nessuno dei due può vivere se l'altro sopravvive, non avrete pensato che Harry sarebbe morto? Beh comunque, il finale non mi ha soddisfatto e mi farebbe piacere leggere un sesto libro ma lo ritengo molto improbabile. Perciò me lo tengo così e amen.

Per concludere, ho amato la serie di Gregor il Sopramondo. L'ho amata fino all'ultima pagina e non la dimenticherò mai anche se è stata pensata per ragazzini, non me ne importa un fico secco! E assegno quattro rare stelline per merito.
 
Ps: potete trovare in questo elenco tutte le mie recensioni sui capitoli precedenti

Vi lascio il link di ibs: La profezia del tempo - Suzanne Collins 

Autore: Suzanne Collins
Dati: 2014, 360 p., rilegato
Traduttore: Brogli S.
Editore: Mondadori (collana I grandi)

7 ottobre 2014

[Drakenfeld 01] Il custode della camera del sole - Mark Charan Newton

Buon pomeriggio!
Oggi, prima di passare alla recensione vera e propria, vorrei fare una noiosa introduzione a cui mi collegherò dopo. Abbiate pazienza.
Partiamo dalla definizione di fantasy che ci dà la Treccani, l'autorevolissima enciclopedia italiana:

Genere letterario narrativo, accolto in seguito anche nel cinema, diffusosi inizialmente nei paesi di lingua inglese grazie ai romanzi di J. R. R. Tolkien, caratterizzato da un’ambientazione fantastica (che non cerca però, come invece fa la fantascienza, una verosimiglianza tecnico-scientifica), in cui convergono elementi delle fiabe di magia, delle saghe e delle mitologie nordiche e della letteratura anglosassone medievale. 

Secondo questa definizione, quindi, il genere fantasy è più orientato al classico in stile Tolkien con draghi, magia e Minas Tirith. Pertanto già qui vediamo come la letteratura abbia una visione piuttosto stretta del fantasy e che, per sopperire alle contaminazioni inevitabili (ormai il fantasy classico sta perdendo terreno purtroppo), si affida ai sottogeneri per creare delle distinzioni. Per esempio l'urban fantasy ha un'ambientazione contemporanea mescolata ad elementi fantastici come la magia e il soprannaturale oppure il low fantasy in cui il protagonista è un antieroe di dubbia moralità o, ancora, esiste il fantasy comico che trova il suo esponente maggiore in Terry Pratchett. In generale, quindi, il fantasy risponde alle esigenze di moltissimi lettori perciò non è così strano che sia nato una sorta di crime fantasy. Perdonatemi se non è questo l'esatto termine ma ci ho pensato su due piedi e mi è venuto fuori così. Visto che nella letteratura contemporanea i generi thriller e giallo sono molto graditi dai lettori, l'idea di alcuni autori fantasy è stata di contaminare i due generi (per esempio Steve Bein propone un giallo urban con elementi di fantasia).
Tutto questo preambolo l'ho scritto per entrare nel discorso della recensione di oggi che è di un sottogenere nuovo e che in questo caso, a parte un'ambientazione non reale, non ha niente a che fare col fantasy. Io sono di larghi orizzonti e, nonostante apprezzi il fantasy classico alla Tolkien, non ne disdegno anche altri tipi, tuttavia questo libro non l'ho gradito. E finalmente vi rivelo il titolo: Il custode della camera del sole, primo volume della serie Drakenfeld di Mark Charon Newton.
L'autore non è un novellino, è un giovane autore britannico che è diventato famoso per la tetralogia new weird Le leggende del sole rosso, iniziata con Le notti di Villjamur (pubblicato in Italia nel 2013 da Gargoyle, in originale dal 2009). Il primo libro della serie Drakenfeld in originale è stato pubblicato nell'ottobre 2013 mentre in Italia è arrivato nelle librerie a luglio 2014, a cura della Fanucci. Il secondo volume, Retribution, è previsto in uscita a fine ottobre in inglese. Prima di passare alla recensione vorrei fare un appunto sul titolo (oggi sono noiosa, lo so). In originale è semplicemente Drakenfeld mentre in italiano gli è stato attribuito anche un sottotitolo, Il custode della camera del sole appunto. Solo che sorge un problema. Io pensavo che la camera del sole fosse una sorta di camera segreta in cui magari venivano ritrovate reliquie o cose così ma poi ho letto l'ultima pagina e niente camera del sole. Rileggendo la trama su ibs ho notato che parla di legge imposta dalla Camera del Sole così l'ho confrontata con la trama inglese in cui c'era la stessa Sun Chamber ma con l'aggiunta di Order. Ho riguardato il testo in italiano confermando che il protagonista risultava come funzionario dell'Ordine del Sole e che "camera" non veniva mai usato da nessuna parte. Visto che sono pignola volevo andare a controllare sull'anteprima del testo in originale ma purtroppo non l'ho trovato. Tuttavia sono abbastanza sicura che lì Drakenfeld sia un funzionario dell'Ordine della Camera del Sole (Sun Chamber Order) mentre in italiano è stato reso come Ordine del Sole. Come potete vedere, è stato messo un sottotitolo che poi non si ritrova mai nel testo e io, personalmente, ne sono rimasta un po' delusa. Immagino che il custode sia lo stesso Lucan. Basta, ora recensione.

Trama. La morte improvvisa del padre porta il funzionario dell'Ordine del Sole Lucan Drakenfeld a Tryum, la sua città natale. Poche ore dopo il suo arrivo, viene informato della morte di Lacanta, la sorella di re Licintius, sovrano della Detrata. Senza perdere tempo lui e la sua assistente Leana iniziano le investigazioni sul caso di omicidio che li porterà a scoprire un grosso complotto, rischiando la loro stessa vita.

Bene, come potete vedere è un giallo, niente di più e niente di meno.
La narrazione è in prima persona al passato e il narratore è il protagonista Lucan che, in un punto imprecisato del futuro, ricorda gli avvenimenti di quei mesi a Tryum. Le descrizioni sono onnipresenti e, a volte, appesantiscono il testo soprattutto quando il protagonista ci racconta che, quel giorno, ha indossato farsetto argentato, pantaloni neri, veste bianca e mantello verde. Ma poi mi chiedo: è passato del tempo, come fai a ricordarti cosa ti sei messo quel determinato giorno? Quando non sono noiose e inutili, le descrizioni sono piacevoli. L'ambientazione è ispirata principalmente all'antico Impero romano con la divisione in caste, il Senato, la struttura delle case con impluvium e compluvium e nomi latineggianti. Quasi tutti i nomi dei personaggi richiamano, infatti, la Roma antica a parte proprio quello di Lucan che, tra l'altro, pare essere l'unico con un cognome. Re Licintius, Leana, il senatore Veron, Lacanta, non c'è nessuno che abbia un cognome. Lui sì, ne ha uno ed è di ispirazione germanica se dovessi azzardare un'ipotesi. Lo stile è semplice e curato ma ho trovato diverse espressioni abusate come menare il can per l'aia e cavalcare a spron battuto. C'è anche un cosa che mi lascia perplessa. A un certo punto viene usato il termine filippica che prende il nome dai discorsi di Demostene quando incitò Atene a scendere in guerra contro Filippo II di Macedonia. Da lì è diventato di uso comune usare il termine filippica per un discorso passionale e polemico contro qualcosa. In questo libro, però, Atene non è mai esistita perchè è un fantasy pertanto nemmeno Demostene è mai esistito e con lui il termine. Ecco tutto qui, l'uso di filippiche è scorretto e mi fa abbassare la cortina dell'ambientazione di fantasia e sbirciare al di là nel mondo reale.

Cercando di tirare le somme, ho trovato Drakenfeld noioso e lento. Il motivo principale è il fatto che i gialli a me non piacciono per cui ho digerito a fatica le quattrocento e passa pagine del libro. Oltre a questo, a dire il vero, non è neanche questa gran cosa come giallo. Cioè, io di letteratura del genere me ne intendo poco ma con i telefilm crime sono ferratissima per cui avevo capito il trucco dell'omicidio a porte chiuse a metà del libro quando il protagonista ci è arrivato solo a un quarto dalla fine. Se vogliamo poi essere pignoli, ci sono un paio di personaggi su cui mi sarebbe piaciuto un approfondimento. In particolare la senatrice Divran, che i maligni reputano una strega, viene presentata con un incontro tra lei e Lucan e poi basta, la sua presenza è nulla. Mi sembra un peccato perchè avrebbe potuto essere più centrale il suo ruolo, costruendo una trama diversa. Diciamo che ci sono personaggi fini a se stessi che potevano essere eliminati del tutto visto che non vengono approfonditi adeguatamente. Per quanto riguarda il protagonista Lucan, l'ho trovato di un'ingenuità imbarazzante nei confronti del personaggio femminile Titiana, il suo primo vero amore di gioventù. Dieci anni dopo la reincontra e si fa imbambolare dai suoi occhioni. A me Titiana non ha mai convinto, eppure Lucan è completamente assorbito, in pratica quando c'è Titiana smette di usare il cervello e si attivano le parti basse. Anche il rapporto con il suo defunto padre non è costruito bene, secondo me. Questa figura paterna ingombrante e autoritaria prima sembra essere un mito irraggiungibile, dopo diventa un uomo con le proprie debolezze e questo mi piace. Tuttavia, Lucan sembra essere fin troppo remissivo con la coda tra le gambe soprattutto quando gli altri persistono nel continuare a paragonarlo al defunto. Credo ci sia un limite a tutto. In compenso, la sua assistente è tostissima e spero che le darà maggior risalto nel prossimo volume.

In conclusione, non mi è piaciuto e non credo che leggerò il secondo capitolo. O forse sì, per curiosità e completezza. Non saprei, vedrò sul momento. Quello che è certo è che a voi non lo consiglio.


Vi lascio il link di ibs: Il custode della camera del sole - Mark Charan Newton

Autore: Mark Charan Newton
Dati: 2014, 422 p., brossura
Traduttore: Cresti S. A.
Editore: Fanucci (collana Collezione immaginario fantasy)

1 ottobre 2014

[Millennio di fuoco 02] Raivo - Cecilia Randall

Ciao lettori!
È passato un mese esatto dall'ultima recensione fantasy che ho scritto per voi. L'altro giorno mi sono dilettata nel commento di Phobia di Wulf Dorn ma da oggi ritorniamo al mio amatissimo fantasy e per giunta con un libro fresco fresco di stampa.
Sono perciò molto contenta di scrivervi la recensione del secondo volume del dittico Millennio di fuoco di Cecilia Randall: Raivo. Il primo volume, Seija, è stato pubblicato dalla Mondadori a metà ottobre 2013 e potete trovare qui la mia recensione. Il secondo e ultimo volume, Raivo, è uscito in libreria il 16 settembre 2014, dopo quasi un anno dal precedente, sempre edito dalla Mondadori. Millennio di fuoco si compone solo di questi due libri e la Randall sta già lavorando ad altre cose che speriamo appaiano presto sugli scaffali. L'autrice mi piace molto e a parte Millennio potete trovare sul blog anche Gens Arcana che mi piacque molto. Ora mi mancherebbe solo la trilogia Hyperversum e vedrò se leggerla più avanti.
Anche questa volta la copertina che ci propone la Mondadori è bellissima. Nel precedente volume svettava la bellissima e letale Seija, in questo abbiamo un Raivo pronto per la battaglia illuminato dalla luna e un cielo notturno nuvoloso di sfondo. La sua armatura brilla e il suo viso è in parte nascosto. Se, però, Seija l'ho trovata molto somigliante alla descrizione e mia idea mentale, Raivo non me lo aspettavo proprio così. La spada lunghissima ci sta perchè è molto alto ma i capelli dovrebbero essere più scuri e più lunghi, di almeno un'altra spanna, e sarebbe stato meglio raccoglierli in una treccia alla sua maniera per combattere. A guardarlo poi bene mi sembra più vecchio quando invece dovrebbe avere circa trent'anni. Come piccolo dettaglio aggiuntivo l'armatura dovrebbe avere il braccio destro di acciaio tinto di rosso perchè è il braccio con gli artigli, quello che ha subito la trasformazione maggiore in manvar. Al di là di queste piccole e irrilevanti imperfezioni, la copertina è magnifica.

Ora passerò alla trama ma vi avverto che, essendo un volume due, partirò dalla fine del volume uno e pertanto se non l'avete letto ci saranno degli spoiler. Io ve l'ho detto.
Trama. Avevamo lasciato Seija promessa sposa del principe svevo Lothar in cambio di una terra per il suo popolo e la ritroviamo nella capitale Stianenburg a vivere nel lusso, mentre si prepara a ricevere il battesimo cristiano. I giorni passano e l'inverno sta incombendo con i sempre più agguerriti vaivar che stanno giungendo vicinissimi ai confini dei regni umani. Però, dopo un tradimento alla corte del principe, Seija è costretta a scappare braccata dall'esercito bavarese. L'unico a cui può chiedere aiuto è il terribile Traditore, la Mano Insanguinata responsabile della morte di migliaia di umani che le dà una caccia spietata. Raivo, scoperto del complotto della regina Ananta alle sue spalle, decide di allearsi con il popolo saahavi per la libertà.

Iniziamo dalla parte tecnica e passiamo al commento dopo.
La narrazione è in terza persona al passato, a parte un paio di brevissimi stralci di ricordi e incubi al presente. I punti di vista sono, questa volta, tre: Seija e Raivo, i protagonisti principali, sono affiancati al generale vaivar Maharashta che ci dà un nuovo approccio alla storia. Le descrizioni dei paesaggi sono azzeccate e vivide, semplici ma ricche. Ve ne lascio un esempio.

Nel silenzio nero e umido, il rumore degli arbusti spezzati dalle zampe dei cavalli sembrava quasi assordante.
Un uccello notturno lanciò un grido e volò via, con frullo d'ali.
Seija alzò la testa di scatto, ma non vide altro che la nuvola bianca generata dal suo stesso respiro.
Le pareva di essere in una grotta di rami e aghi di pino che le rendeva impossibile scorgere anche solo un lembo di cielo.

I dialoghi sono verosimili anche se in alcuni piccoli punti sono un pochino forzati ma in modo trascurabile. Lo stile della Randall è pulito e curato, privo di arzigogoli ma semplice e diretto. E a proposito di diretto mi viene in mente una cosa. Qualche settimana fa ho visto la videorecensione di The selection girata da Ilenia Zodiaco (la trovate su youtube). Tra le varie rimostranze che presentava c'era anche l'utilizzo indefesso delle interrogative dirette all'interno della narrazione estranea ai dialoghi (se poi vogliamo essere super pignoli sarebbero interrogative dirette retoriche, quelle domande a cui non serve dare una risposta). Bene, leggendo Raivo ho trovato lo stesso utilizzo spropositato delle interrogative. Questa è probabilmente l'unica vera pecca dello stile della Randall che nelle parti di Seija e Maharashta ne fa incetta a man bassa. Esempio.

"Forse lo fa per me?" Maharashta si chiese che cosa sapesse davvero Heraii.
Più o meno di quanto sapeva lui?
Oppure aveva informazioni ancora diverse?

Qui abbiamo una domanda pensata dal personaggio e altre due nella narrazione in terza persona e la cosa diventa un po' strana perchè in effetti, a rifletterci su, mi vengono dei dubbi su questa tecnica. Dunque, il narratore è onnisciente e ci presenta la domanda che si pone un personaggio e fin qua ok. Però le successive due domande chi le pronuncia? Il narratore non può perchè lui sa già la risposta a queste domande e tantomeno se le pone il personaggio visto che non sono virgolettate. Mi chiedo quindi: le interrogative in questione sono ad uso e consumo esclusivo del lettore? Che ne dite?
La trama è convincente e un happy ending corona una bella storia. Interessanti le varie strategie militari messe in campo sebbene non siano innovative o straordinarie ma altrettanto valide.

Per quanto riguarda i contenuti c'è un leggero rinnovo delle tematiche. Nel primo volume l'ossessione di Raivo nei confronti di Seija ha una piccolissima parte e la trama si basa quasi esclusivamente sulle battaglie tra umani e vaivar. In questo secondo, invece, la relazione tra i due protagonisti prende spazio e diventa più predominante. Tuttavia la Randall riesce a tenere il tutto in equilibrio e la guerra e i combattimenti hanno sempre il loro ruolo decisivo. Quello che voglio dire è che, nonostante l'amore diventi più centrale, Raivo non trasforma Millennio di fuoco in un harmony o romance. Per quanto mi riguarda è sempre troppo ma ero consapevole fin da Seija che sarebbe andata a finire così, che i due, alla fine, sarebbero entrati in stretto contatto. Devo però rettificare l'età di lettura. Per il precedente avevo inserito 13-14 anni ma purtroppo in questo l'età di lettura che io consiglio è più alta perchè sono presenti diverse scene di sesso e moltissimi tagli di testa cruenti. Direi quindi di alzare ai 15-16 anni. Nell'altra recensione aggiungerò due righe sulla questione.

Per concludere, ho dato una possibilità a Millennio e ne sono uscita molto soddisfatta. Una buona trama, una buona capacità di scrittura e un colpo di scena inaspettato ma logicissimo (forse scontato ma non mi era venuto in mente finchè non l'ho letto) e l'happy ending mi è piaciuto molto. Se siete fan della Randall è d'obbligo leggerlo soprattutto perchè siete arrivati in fondo alla recensione di un volume due, perciò leggetelo! Se, invece, eravate indecisi e siete arrivati anche voi in fondo vi siete spoilerati fin troppo.


Vi lascio il link di ibs: Raivo - Cecilia Randall

Autore: Cecilia Randall
Dati: 2014, 452 p., rilegato
Editore: Mondadori (collana Omnibus)