29 giugno 2014

[Biàn Shen 01] I bambini del crepuscolo - Torbjørn Øverland Amundsen

Buona domenica pomeriggio!
Avevo detto che la scorsa recensione sarebbe stata l'ultima di giugno ma, con mia grande sorpresa, sono riuscita a finire il libro che stavo leggendo in soli due pomeriggi perciò oggi pubblico davvero l'ultima, lo prometto.
Vorrei parlarvi de I bambini del crepuscolo di Torbjørn Øverland Amundsen. È stato pubblicato dalla casa editrice Salani a maggio 2014, tradotto dalla lingua originale norvegese. Infatti, l'autore è originario di Oslo, è un esordiente ed è stato candidato dal suo Ministero della Cultura al Premio per il miglior debutto tra i libri per ragazzi del 2013. Leggendo su internet si trovano le solite informazioni di rito ma ho scoperto il sito ufficiale del libro che si chiama Rilchned, come l'organizzazione del libro, ed è veramente geniale. Perciò, ho letto che si tratta del primo volume di una trilogia e che verranno pubblicati uno all'anno dal 2013, ma non sono riuscita a trovare il mese di uscita. Attendo fiduciosa i prossimi, sperando che le vendite soddisfino mamma Salani e decida di proseguire la pubblicazione della trilogia, per la gioia dei suoi lettori.
La copertina originale norvegese, che metto qua a lato, è molto diversa da quella italiana ed è stato cambiato anche il titolo. Da Biàn Shen e un'illustrazione molto enigmatica, siamo passati a I bambini del crepuscolo e una classica copertina dedicata alla sezione young adult. Preferisco l'originale perchè, come ho letto sul sito, è stata pensata così dall'autore stesso che ha proposto il suo concept a suo cugino grafico. Il risultato è una copertina con sfondo bianco e l'immagine con di tutto un po' (molto interessante il fatto che non ci sia il nome dell'autore). Completamente diversa, invece, la copertina italiana. Titolo cambiato in colore rosso, una crepa nel ghiaccio che immagino sia stata usata per rappresentare il fatto che l'autore provenga dalla fredda Norvegia e una frase che può attirare il lettore. Come dicevo su, preferisco l'originale per il suo significato ma anche quella italiana non è male sebbene sia fuorviante nel contenuto anche perchè i tre quarti dell'azione è ambientata in Norvegia ma tra Parigi, Galles e Yellowstone.
Trama. Arthur sta per compiere quattordici anni ed è giunto il momento di morire e rinascere in un altro bambino in giro per il mondo. Lui è uno dei Bambini che da migliaia di anni muoiono e rinascono. Ma questa volta qualcosa non va per il verso giusto e si risveglia il mattino seguente, sconvolto. Nel frattempo, Nathaniel sta per concludere il suo progetto per rintracciare tutti gli esseri umani ma il risultato è un numero infinitamente basso: 421. Chi sono queste persone? E perchè Arthur non è morto?

La narrazione è in terza persona al passato e i maggiori punti di vista sono quello di Arthur e Nathaniel, con piccolissimi contributi di un'altra dei Bambini. Questi punti di vista cambiano per ogni capitolo e spesso anche all'interno del capitolo stesso. I capitoli sono brevi e rendono la narrazione molto veloce e scorrevole. Molto interessante l'espediente di Amundsen che nei capitoli a numeri arabi racconta la storia della trama mentre nei capitoli a numeri romani che precedono i capitoli arabi racconta con poche righe il passato di uno dei Bambini, dando il suo punto di vista con la prima persona al presente, slegato dalla trama. Tecnica molto interessante e molto bella e l'autore, nella prefazione del libro, lascia al lettore la possibilità di leggere tutto insieme oppure prima una storia e poi l'altra. Io ho seguito la seconda opzione e ho letto prima i capitoli arabi della trama generale, poi quelli romani del passato del Bambino e credo sia l'opzione migliore ma potete seguire la vostra ispirazione. Le descrizioni sono molto minuziose e a volte troppo, anche quando una descrizione non è strettamente necessaria come, per esempio, l'interno di un bar in cui entra uno dei protagonisti e in cui rimane cinque minuti. Una descrizione eccessiva dell'ambiente è una cosa in più che non serviva e che poteva essere tagliata. I dialoghi sono verosimili, alcuni venati da una leggera ironia, anche se ho notato che di tanto in tanto diventano leggermente forzati. All'interno della trama principale Arthur entra nei ricordi di un Bambino e l'autore ce li presenta grazie a dei flashback. Il finale è aperto e molte domande rimangono in sospeso. Tra l'altro ho dovuto rileggerlo due volte per capire quello che era successo e non mi è piaciuto quasi per nulla. O meglio, è un finale che lascia a bocca aperta e, considerata la storia, è adeguato eppure mi ha lasciato dell'amaro in bocca, soprattutto per le future conseguenze

La trama che ho scritto sopra è solo una metà. Manca il riferimento all'antagonista della storia, Paolo, uno dei Bambini che, dopo aver subito nel corso degli anni alcune delle atrocità maggiori che l'uomo è riuscito a creare (schiavitù, olocausto, abusi, sacrifici agli déi, caccia alle streghe), ha deciso che è giunta l'ora di morire una volta per tutte. Per farlo è necessario che muoia tutta l'umanità per non avere più neonati in cui rinascere.
Da un certo punto di vista approvo l'idea del Bambino in pieno. È da anni che sono convinta che l'uomo non meriti di rimanere su questo pianeta e che non l'abbia mai meritato perciò capisco che Paolo abbia visto solo il peggio dell'uomo e che i piccoli spiragli di amore non siano bastati. Allo stesso tempo, mi discosto dall'idea di Paolo di punizione globale perchè, nel mondo, ci sono innocenti (i bambini lo sono sempre) e molte persone buone che non meritano la morte.
I personaggi principali di Arthur e Nathaniel sono bene approfonditi e in loro ho notato molta incertezza che li ha resi umani e reali. Molto verosimile il loro atteggiamento in alcune situazioni e interessante la crescita di entrambi perchè stiamo parlando di un ragazzino immortale che ha vissuto settemila anni la cui routine un giorno qualsiasi si è interrotta e un giovane uomo (mi sembra di aver capito che abbia circa vent'anni) molto intelligente ma che si lascia dominare troppo spesso dalla rabbia. La diffidenza iniziale viene sciolta quando i due iniziano a raccontarsi della loro vita, o vite, e si influenzano a vicenda: Arthur insegna qualcosa a Nathaniel che, a sua volta, lo insegna all'altro.

Dopo aver concluso il libro, mi sono accorta che definirlo fantasy è tendenzioso. Le tematiche de I bambini del crepuscolo possono trovare collocazione più comoda in diversi generi che esulano dal fantasy. Per esempio l'idea dell'immortalità dell'anima e la reincarnazione alla morte in un altro essere è un tema new age spirituale buddista. Lo sterminio del mondo attraverso virus, bombe atomiche e guerre va nell'apocalittico. Il Network hi-tech creato dai Bambini per collegarsi fra di loro e il progetto avvenieristico di Nathaniel dell'impronta del cervello nello spazio-tempo è di sicuro fantascienza. La razza superiore che ha creato i Bambini, che sembra essere a metà tra alieni e dei, è, a sua volta, a metà tra religione e fantascienza. Le indagini che svolgono Nathaniel e Arthur per cercare Paolo e le attrezzature usate lo portano in pieno diritto nelle spy story a sfondo thriller. Come potete vedere tutti i temi sono collocati in altri generi e, con una buona sicurezza, posso affermare che di fantasy non ho trovato nulla. O mi sarà sfuggito qualcosa?

Dimenticavo di aggiungere una nota in merito al cambio di titolo. Parto dal presupposto che mai, all'interno del testo, i Bambini sono stati associati al crepuscolo e che, forse, la Salani ha messo l'accento sul fatto che questi Bambini siano potenzialmente un test per l'umanità. La razza che li ha creati potrebbe anche decidere di eliminare l'intero genere umano pertanto questi Bambini sarebbero la fine dell'uomo così come il crepuscolo è la fine della luce del Sole (allo stesso modo potrebbero essere anche l'inizio della luce del Sole perchè crepuscolo vale per entrambe le situazioni). Credo che sia troppo macchinoso così. Il titolo originale norvegese è, invece, il Biàn Shen, l'evento di trasmutazione dell'anima del Bambino dalla morte nel vecchio corpo alla vita nel nuovo. Semplice, chiaro ed oltretutto il termine è utilizzato nel testo stesso quindi sarebbe potuto rimanere quello. È anche il nome che ho voluto dare alla trilogia in attesa del secondo volume.

In conclusione, nonostante sia più fantascienza che fantasy, ho letto con molto piacere questo primo di trilogia. Interessante, spunti religiosi capaci di destare attenzione e linguaggio scorrevole che ha reso piacevole la lettura. Bellissima e toccante la storia parallela nei capitoli a numerazione araba. Lo consiglio a chi cerca qualcosa di diverso per questa estate e vuole riflettere sui temi etici di reincarnazione e predestinazione con un tocco di spy story. Se, invece, siete puristi del fantasy I bambini non fa decisamente per voi. Come linguaggio e tematiche lo propongo un po' a tutti, ma l'autore è stato specifico nell'inserire il suo libro nella categoria young adult che, più o meno, raccoglie gli adolescenti ma di certo non annoierà gli adulti.



Autore: Torbjørn Øverland Amundsen
Dati: 2014, 499 p., rilegato
Traduttore: Tonzig A.; Storti A.
Editore: Salani

2 commenti:

  1. Ciao! Ottima recensione! Io ancora non l'ho letto ma ce l'ho parcheggiato tra altri libri comprati e ancora non letti :) Sai già quando uscirà il seguito?

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    1. Ciao! Grazie per aver lasciato un commento.
      Bella domanda. Ho dato un'occhiata online e, se non ho capito male, l'autore sta ancora scrivendo il secondo libro. Tra le faq del sito dice che le pubblicazioni sono state previste una all'anno (è una trilogia) a partire dal 2013, tuttavia non ci sono riferimenti agli altri libri. In teoria almeno il secondo sarebbe già dovuto uscire, evidentemente hanno avuto problemi e i tempi si sono allungati. Per una volta non è colpa delle case editrici italiane..
      Ali

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