29 giugno 2014

[Biàn Shen 01] I bambini del crepuscolo - Torbjørn Øverland Amundsen

Buona domenica pomeriggio!
Avevo detto che la scorsa recensione sarebbe stata l'ultima di giugno ma, con mia grande sorpresa, sono riuscita a finire il libro che stavo leggendo in soli due pomeriggi perciò oggi pubblico davvero l'ultima, lo prometto.
Vorrei parlarvi de I bambini del crepuscolo di Torbjørn Øverland Amundsen. È stato pubblicato dalla casa editrice Salani a maggio 2014, tradotto dalla lingua originale norvegese. Infatti, l'autore è originario di Oslo, è un esordiente ed è stato candidato dal suo Ministero della Cultura al Premio per il miglior debutto tra i libri per ragazzi del 2013. Leggendo su internet si trovano le solite informazioni di rito ma ho scoperto il sito ufficiale del libro che si chiama Rilchned, come l'organizzazione del libro, ed è veramente geniale. Perciò, ho letto che si tratta del primo volume di una trilogia e che verranno pubblicati uno all'anno dal 2013, ma non sono riuscita a trovare il mese di uscita. Attendo fiduciosa i prossimi, sperando che le vendite soddisfino mamma Salani e decida di proseguire la pubblicazione della trilogia, per la gioia dei suoi lettori.
La copertina originale norvegese, che metto qua a lato, è molto diversa da quella italiana ed è stato cambiato anche il titolo. Da Biàn Shen e un'illustrazione molto enigmatica, siamo passati a I bambini del crepuscolo e una classica copertina dedicata alla sezione young adult. Preferisco l'originale perchè, come ho letto sul sito, è stata pensata così dall'autore stesso che ha proposto il suo concept a suo cugino grafico. Il risultato è una copertina con sfondo bianco e l'immagine con di tutto un po' (molto interessante il fatto che non ci sia il nome dell'autore). Completamente diversa, invece, la copertina italiana. Titolo cambiato in colore rosso, una crepa nel ghiaccio che immagino sia stata usata per rappresentare il fatto che l'autore provenga dalla fredda Norvegia e una frase che può attirare il lettore. Come dicevo su, preferisco l'originale per il suo significato ma anche quella italiana non è male sebbene sia fuorviante nel contenuto anche perchè i tre quarti dell'azione è ambientata in Norvegia ma tra Parigi, Galles e Yellowstone.
Trama. Arthur sta per compiere quattordici anni ed è giunto il momento di morire e rinascere in un altro bambino in giro per il mondo. Lui è uno dei Bambini che da migliaia di anni muoiono e rinascono. Ma questa volta qualcosa non va per il verso giusto e si risveglia il mattino seguente, sconvolto. Nel frattempo, Nathaniel sta per concludere il suo progetto per rintracciare tutti gli esseri umani ma il risultato è un numero infinitamente basso: 421. Chi sono queste persone? E perchè Arthur non è morto?

La narrazione è in terza persona al passato e i maggiori punti di vista sono quello di Arthur e Nathaniel, con piccolissimi contributi di un'altra dei Bambini. Questi punti di vista cambiano per ogni capitolo e spesso anche all'interno del capitolo stesso. I capitoli sono brevi e rendono la narrazione molto veloce e scorrevole. Molto interessante l'espediente di Amundsen che nei capitoli a numeri arabi racconta la storia della trama mentre nei capitoli a numeri romani che precedono i capitoli arabi racconta con poche righe il passato di uno dei Bambini, dando il suo punto di vista con la prima persona al presente, slegato dalla trama. Tecnica molto interessante e molto bella e l'autore, nella prefazione del libro, lascia al lettore la possibilità di leggere tutto insieme oppure prima una storia e poi l'altra. Io ho seguito la seconda opzione e ho letto prima i capitoli arabi della trama generale, poi quelli romani del passato del Bambino e credo sia l'opzione migliore ma potete seguire la vostra ispirazione. Le descrizioni sono molto minuziose e a volte troppo, anche quando una descrizione non è strettamente necessaria come, per esempio, l'interno di un bar in cui entra uno dei protagonisti e in cui rimane cinque minuti. Una descrizione eccessiva dell'ambiente è una cosa in più che non serviva e che poteva essere tagliata. I dialoghi sono verosimili, alcuni venati da una leggera ironia, anche se ho notato che di tanto in tanto diventano leggermente forzati. All'interno della trama principale Arthur entra nei ricordi di un Bambino e l'autore ce li presenta grazie a dei flashback. Il finale è aperto e molte domande rimangono in sospeso. Tra l'altro ho dovuto rileggerlo due volte per capire quello che era successo e non mi è piaciuto quasi per nulla. O meglio, è un finale che lascia a bocca aperta e, considerata la storia, è adeguato eppure mi ha lasciato dell'amaro in bocca, soprattutto per le future conseguenze

La trama che ho scritto sopra è solo una metà. Manca il riferimento all'antagonista della storia, Paolo, uno dei Bambini che, dopo aver subito nel corso degli anni alcune delle atrocità maggiori che l'uomo è riuscito a creare (schiavitù, olocausto, abusi, sacrifici agli déi, caccia alle streghe), ha deciso che è giunta l'ora di morire una volta per tutte. Per farlo è necessario che muoia tutta l'umanità per non avere più neonati in cui rinascere.
Da un certo punto di vista approvo l'idea del Bambino in pieno. È da anni che sono convinta che l'uomo non meriti di rimanere su questo pianeta e che non l'abbia mai meritato perciò capisco che Paolo abbia visto solo il peggio dell'uomo e che i piccoli spiragli di amore non siano bastati. Allo stesso tempo, mi discosto dall'idea di Paolo di punizione globale perchè, nel mondo, ci sono innocenti (i bambini lo sono sempre) e molte persone buone che non meritano la morte.
I personaggi principali di Arthur e Nathaniel sono bene approfonditi e in loro ho notato molta incertezza che li ha resi umani e reali. Molto verosimile il loro atteggiamento in alcune situazioni e interessante la crescita di entrambi perchè stiamo parlando di un ragazzino immortale che ha vissuto settemila anni la cui routine un giorno qualsiasi si è interrotta e un giovane uomo (mi sembra di aver capito che abbia circa vent'anni) molto intelligente ma che si lascia dominare troppo spesso dalla rabbia. La diffidenza iniziale viene sciolta quando i due iniziano a raccontarsi della loro vita, o vite, e si influenzano a vicenda: Arthur insegna qualcosa a Nathaniel che, a sua volta, lo insegna all'altro.

Dopo aver concluso il libro, mi sono accorta che definirlo fantasy è tendenzioso. Le tematiche de I bambini del crepuscolo possono trovare collocazione più comoda in diversi generi che esulano dal fantasy. Per esempio l'idea dell'immortalità dell'anima e la reincarnazione alla morte in un altro essere è un tema new age spirituale buddista. Lo sterminio del mondo attraverso virus, bombe atomiche e guerre va nell'apocalittico. Il Network hi-tech creato dai Bambini per collegarsi fra di loro e il progetto avvenieristico di Nathaniel dell'impronta del cervello nello spazio-tempo è di sicuro fantascienza. La razza superiore che ha creato i Bambini, che sembra essere a metà tra alieni e dei, è, a sua volta, a metà tra religione e fantascienza. Le indagini che svolgono Nathaniel e Arthur per cercare Paolo e le attrezzature usate lo portano in pieno diritto nelle spy story a sfondo thriller. Come potete vedere tutti i temi sono collocati in altri generi e, con una buona sicurezza, posso affermare che di fantasy non ho trovato nulla. O mi sarà sfuggito qualcosa?

Dimenticavo di aggiungere una nota in merito al cambio di titolo. Parto dal presupposto che mai, all'interno del testo, i Bambini sono stati associati al crepuscolo e che, forse, la Salani ha messo l'accento sul fatto che questi Bambini siano potenzialmente un test per l'umanità. La razza che li ha creati potrebbe anche decidere di eliminare l'intero genere umano pertanto questi Bambini sarebbero la fine dell'uomo così come il crepuscolo è la fine della luce del Sole (allo stesso modo potrebbero essere anche l'inizio della luce del Sole perchè crepuscolo vale per entrambe le situazioni). Credo che sia troppo macchinoso così. Il titolo originale norvegese è, invece, il Biàn Shen, l'evento di trasmutazione dell'anima del Bambino dalla morte nel vecchio corpo alla vita nel nuovo. Semplice, chiaro ed oltretutto il termine è utilizzato nel testo stesso quindi sarebbe potuto rimanere quello. È anche il nome che ho voluto dare alla trilogia in attesa del secondo volume.

In conclusione, nonostante sia più fantascienza che fantasy, ho letto con molto piacere questo primo di trilogia. Interessante, spunti religiosi capaci di destare attenzione e linguaggio scorrevole che ha reso piacevole la lettura. Bellissima e toccante la storia parallela nei capitoli a numerazione araba. Lo consiglio a chi cerca qualcosa di diverso per questa estate e vuole riflettere sui temi etici di reincarnazione e predestinazione con un tocco di spy story. Se, invece, siete puristi del fantasy I bambini non fa decisamente per voi. Come linguaggio e tematiche lo propongo un po' a tutti, ma l'autore è stato specifico nell'inserire il suo libro nella categoria young adult che, più o meno, raccoglie gli adolescenti ma di certo non annoierà gli adulti.



Autore: Torbjørn Øverland Amundsen
Dati: 2014, 499 p., rilegato
Traduttore: Tonzig A.; Storti A.
Editore: Salani

27 giugno 2014

[Pandora 01] Pandora - Licia Troisi

Buongiorno!
Come promesso un paio di giorni fa, dopo due recensioni di narrativa contemporanea, sono tornata al genere fantasy. Direi che questa è l'ultima recensione di giugno. Ho mentito, qui potete trovare l'ultima davvero.
Oggi vi presento Pandora di Licia Troisi. Uscito a maggio 2014 a cura della Mondadori che pubblica tutto della Troisi, nelle intenzioni dell'autrice, come si legge sul suo sito internet, è il primo di una serie composta da sei volumi a cui, però, non è stato dato un nome pertanto la chiamerò con il titolo del primo volume e vedrò nei successivi se verrà dato.
La Troisi è, con buona probabilità, una delle autrici italiane di fantasy più amata e più odiata allo stesso tempo, divisa tra ammiratori sfegatati e detrattori che non aspettano altro che coglierla in fallo (cosa che, a quanto pare, non è così difficile). Per quanto mi riguarda, lessi la prima trilogia delle Cronache del Mondo Emerso un paio di anni fa e devo ammettere che non la trovai male. Poi lessi le altre due trilogie, le Guerre e le Leggende, e sono sicura di non aver trovato malissimo nemmeno loro. Ovviamente le trame di tutte le trilogie non erano molto originali e la protagonista della prima, Nihal, non mi stava per niente simpatica. La terza trilogia, in particolare, è quella che ho gradito meno di tutte, soprattutto nel finale triste.
In genere, la mia lettura tende ad essere un po' distratta (nel senso che non sono così esperta da accorgermi di tutto) e a non soffermarsi molto sulle incongruenze che possono apparire nel testo. Online è pieno di siti e forum che criticano duramente la scrittura e le trame della Troisi e li potete trovare con facilità, se siete interessati. Quello che più si critica è il fatto che non si sia documentata bene prima di scrivere, che propini personaggi piatti, che abbia pubblicato senza avere l'esperienza necessaria, eccetera. Io di queste cose non ne capisco molto e, ormai l'avrete visto, le mie recensioni si basano fin troppo spesso sui miei gusti; anche se cerco di rimanere il più obbiettiva possibile non sono un'esperta editor perciò magari passo sopra ad errori anche gravi. Tutto questo preambolo (ho letto un articolo su come recensire e mi ha messo un po' in crisi perchè, nonostante segua a grandi linee quello che lì viene proposto, sono molto al di sotto di un recensore decente e per questo mi scuso) per arrivare a un punto: non so come comportarmi con la recensione di Pandora. Ci saranno errori che che altri possono trovare, ma non io, mi dispiace.
La copertina non mi piace molto. Certo, è diversa da tutte le altre e spicca sugli scaffali ma non mi piace lo stesso. La ragazzina in primo piano è Pam, la protagonista e non ho capito il senso dell'orsacchiotto legato in vita. E soprattutto non mi sembra per niente dark, è stata edulcorata. O facciamo le cose per bene o non le facciamo. Non mi sembra che i dark girino con una canotta bianca a pancia scoperta. Cos'ha di dark questa ragazzina? I pantaloni che forse sono di pelle? Il cinturone? No, non mi sembra che abbia niente. Avrei preferito vederle addosso un bustino a stecche rigide, una collana di borchie e non quel coso lungo proposto, magari dei guanti a metà polso o accessori del genere. Mi dispiace, questa ragazza non è una dark. Assomiglia a Pam fisicamente, magrina, pallida, con il caschetto ma con l'abbigliamento proprio non ci siamo. E cosa dovrebbe farci con l'orsacchiotto? Legge le sue interiora come l'augure del campo romano in Percy Jackson?

Trama. Durante una sciocca festa di Halloween, la padrona di casa tira fuori una piccola scatola di legno molto antica e, per prenderla in giro, sfida Pam ad aprirla. Terrorizzata da un'ombra nera con le ali che nessuno a parte lei ha visto, Pam scappa e si incammina verso casa. Mentre attraversa la strada, però, il motorino su cui viaggia Sam la centra in pieno e da quel momento il destino dei due ragazzi è unito. Pam diventa invisibile agli occhi umani, sospesa tra vita e morte, mentre Sam acquisisce il dono di uccidere con il semplice tocco delle mani ed è l'unico a poter vedere Pam. Scopriranno che la ragazza è un'Apriporta, colei che può viaggiare tra le dimensioni e imbrigliare gli spiriti, mentre Sam porta dentro di sè Samael, l'Angelo della Morte più potente. I due ragazzi dovranno unire le forze e dare la caccia agli altri cinque spiriti per confinarli nel regno da cui provengono o per il mondo sarà troppo tardi.

Bene, scrivere la trama è la cosa più semplice. La parte difficile arriva adesso, in cui devo dare le mie impressioni sul libro. Partiamo da dati oggettivi.
La narrazione è in terza persona al tempo passato con i due punti di vista unici di Sam e Pam. Vi è una leggerissima differenziazione di linguaggio e stile tra i due personaggi: Pam è più pulita e colta, mentre Sam un pochino più rozzo. I dialoghi non sono niente di eccezionale ma nemmeno scarsi, li ho trovati abbastanza verosimili. Il libro è diviso in brevi capitoletti che danno leggerezza e velocità al testo, rendendolo ritmato. Le descrizioni sono tratte dalla realtà e ho notato che c'è una vaga ossessione alla descrizione di Pam, che è pallida l'avrò letto centinaia di volte e la ripetizione non serve. La trama non è originale, esistono già numerosi esempi con Angeli della Morte, demoni, mondi paralleli ed evocazioni. In particolare, il rito per evocare gli Angeli mi è sembrato molto simile, per citare il primo che mi viene in mente, alla tecnica usata da Jonathan Stroud nella trilogia di Bartimeus (ve la consiglio, è uno spasso, una delle migliori trilogie degli ultimi anni): un pentacolo a terra, più o meno grande, che tiene confinati i demoni e che crea una barriera per loro invalicabile. Esiste un finale per questo episodio ma la storia è ben lungi dall'essere terminata. Devono catturare cinque demoni e, immagino, che in ogni libro ne venga catturato almeno uno. Il sesto libro sarà per la battaglia finale contro Samael e probabilmente un Sam quasi del tutto posseduto o addirittura passato al nemico, un classico.

Sapete cosa mi è piaciuto molto? E con molto intendo veramente tanto. Nonostante sia un urban fantasy destinato a un pubblico young adult o meno, la Troisi ha resistito all'enorme tentazione di far stare subito i due ragazzi insieme. Succederà nei prossimi, ne sono sicurissima, però non nel primo libro e l'ho apprezzato molto. Odio le smancerie e loro, al momento, si beccano parecchio e di certo c'è un'alchimia strana e tengono l'uno all'altra ma non è scattato il colpo di fulmine, non sono travolti dalla passione eccetera. Questo è un punto a favore nella mia scala di gradimento.

In generale non è di certo un capolavoro però è molto scorrevole anche se non è scritto benissimo in effetti. I due protagonisti, Pandora e Samaele (che coincidenza, eh?), sono approfonditi il giusto per questo primo volume. La trama, seppure piena di clichè, mi sembra costruita con decenza e fila abbastanza liscia. Non penso di aver trovato grosse incongruenze, a parte, forse, un senso generale di fretta. Ritengo, tuttavia, che sei libri siano troppi. Passi questo primo che è un po' di presentazione dell'ambiente, dei personaggi e dei background e ci sta che catturino un solo demone, ma negli altri ci saranno parti superflue e ripetizioni dei fatti precedenti. Vedremo.

Le mie ultime raccomandazioni finali sono queste: se amate la Troisi, leggetelo ma se vi fa schifo e la odiate, non fatelo. Se invece siete neutri nei suoi confronti, come me, troverete un volume leggero, senza troppe pretese e, se dimenticate l'originalità per un secondo, magari anche piacevole. Per tutti questi motivi il mio giudizio è la metà esatta, due stelline e mezzo di sufficienza raggiunta. Aggiungo inoltre che il linguaggio lo rende adatto a tutte le età, Mondadori segna dai tredici anni in su, ma mi sembra, come al solito, troppo. Va bene per tutti, anche dai dieci.


Vi lascio il link di ibs: Pandora - Licia Troisi

Autore: Licia Troisi
Dati: 2014, 361 p., rilegato
Editore: Mondadori

25 giugno 2014

Il calice della vita - Glenn Cooper

Buon pomeriggio!
Ho un altro libro di narrativa contemporanea da proporvi poi prometto che torno al fantasy e ho in programma Pandora di Licia Troisi su cui sono molto dubbiosa e l'emergente I bambini del crepuscolo di Torbjørn Øverland Amundsen, autore esordiente norvegese, che spero si rilevi una chicca.
La scorsa recensione è stata su Wulf Dorn mentre oggi vi lascio un commento sull'ultima fatica letteraria di Glenn Cooper: Il calice della vita. Pubblicato quasi in contemporanea con Dorn, ad ottobre 2013, dalla Nord è l'ultimo in ordine cronologico dei romanzi di Cooper. Sicuramente conoscete già l'autore perchè la sua trilogia delle anime, composta da La biblioteca dei morti, Il libro delle anime e I custodi della biblioteca, è famosissima, tradotta in moltissime lingue e con milioni di copie vendute nel mondo. Dunque, la Nord si è occupata della traduzione di tutto il pubblicato italiano di Cooper, purtroppo avvalendosi di traduttori diversi che hanno reso leggermente disomogenei i testi tradotti. Tra l'altro, potete anche trovarli tutti in edizione TEA che fa risparmiare qualcosina ed è una buona occasione per fare scorta di buone letture a prezzi competiviti, basta solo non avere fretta.
Parliamo della copertina. Anzi rettifico, non c'è molto da dire. Una ciotola su un tavolo, della luce forte che entra d una finestra sullo sfondo, nome dell'autore e titolo in bianco, si legge male il titolo ma l'autore è chiaro e, alla fine, suppongo sia quello che interessa di più. Di certo non ho scelto di leggere Il calice per la copertina. Tuttavia credo che sia piuttosto carina, niente di eccessivo ma rende abbastanza l'idea del testo interno.

Trama. Arthur Malory è un discendente di Sir Thomas Malory, cavaliere del regno di Enrico VI d'Inghilterra e autore de La morte di Artù. Oltre ad essere un chimico esperto di marketing, è un appassionato di archeologia e, insieme al suo gruppo di amici e studiosi, è interessato prevalentemente al Santo Graal. La mitica coppa da cui Gesù bevve all'ultima cena è scomparsa da duemila anni e Arthur sarà coinvolto nel suo ritrovamento, dopo la morte di un suo caro amico. Insieme alla fisica francese Claire, compirà un viaggio tra Inghilterra, Spagna e Israele alla ricerca della coppa, rischiando la vita ad ogni passo e braccato dal Khem, un'organizzazione segreta che vuole il Graal a tutti i costi.

La narrazione è in terza persona al passato e il protagonista principale è Arthur, sebbene esistano contributi di altri personaggi, è in genere lui quello che ci rimette sempre. Hanno voce nel racconto sono, a parte quelli storici di cui parlo più sotto, il dottor Jeremy Harp della Khem e i suoi due tirapiedi Griss ed Hengst. I dialoghi sono, per la maggior parte del tempo, verosimili ma volte poco interessanti; soprattutto quando Claire cerca di spiegare qualcosa di scientifico, lì mi sono persa un sacco di volte in spiegazioni lunghissime e noiose e ne ho capito poco. Le descrizioni sono molto minuziose e sconfinano, a volte, nel pesante. Quando poi riassume le vite dei personaggi storici alla loro introduzione, quello di sir Thomas è lunghissimo, è a metà tra il noioso e l'interessante. Interessante perchè introduce un personaggio poco noto e cerca di dare un background di riferimento ma noioso perchè alla fine al lettore gliene frega il giusto delle sue vicende e vuole andare avanti con la storia. La trama è ben studiata e costruita a pennello, ogni elemento è perfettamente integrato con gli altri. Il finale mi ha lasciato un po' perplessa perchè sembra quasi essere aperto. In realtà, la vicenda del Graal si conclude e, se avete già letto altro di Cooper, potete intuire come, tuttavia rimangono in sospeso degli argomenti. Per non spoilerare non ne parlo ma, se lo leggerete, scoprirete anche voi che ci sono delle implicazioni notevoli.

Come al solito, Cooper riesce a inserire e rielaborare le vicende personali di alcuni personaggi storici importanti realmente esistiti in base alle proprie esigenze. Il motivo per cui questo autore mi piace molto è proprio questa capacità di adattamento delle biografie ai suoi lavori che lo rende un quasi autore fantasy.
Nel caso de Il calice ricorrono molti personaggi storici: il più importante in assoluto, e che trovate in tutte le trame online data la sua rilevanza, è sir Thomas Malory. Era un personaggio che non conoscevo ma che mi ha appassionato molto. Ho scoperto che sir Thomas è vissuto nel '400 d.C. e che parte del racconto di Cooper è veritiero. La sua vita è stata molto movimentata: discendente da una nobile casata ha passato la vita al servizio di re Enrico VI, combattendo per lui nella guerra contro la Francia e diventandone suo cavaliere. È stato eletto due volte al Parlamento e ha passato gli ultimi vent'anni della sua vita entrando e uscendo dalla prigione con varie accuse, tra cui furto, stupro e tentato omicidio. Proprio in prigione ha scritto La morte di Artù, pubblicato postumo, in cui racconta le gesta del leggendario re Artù, riprendendo vari poemi e lavori della tradizione arturiana.
Questa è la biografia ufficiale di sir Thomas e Cooper l'ha rielaborata inserendo molti dettagli e rendendo il tutto omogeneo senza sollevare nemmeno un dubbio sulla storia. Sir Thomas, quindi, da semplice cavaliere del Regno si trasforma in un discendente di re Artù e andrà alla ricerca del Graal, lasciando ai posteri gli indizi necessari a ritrovarlo ne La morte di Artù. È proprio questa ricerca che gli vale le accuse mai dimostrate: il suo più acerrimo nemico, il duca di Buckingham, altri non è che uno dei membri dell'attuale Khem che cerca di mettere le mani sul Graal.
Intervengono anche altri personaggi storici, è stato scomodato anche Gesù in persona nel 33 d.C., tra a cui lo stesso Artù nel 498 d.C. e un importante scultore di fine '800 e, ovviamente, mai nemmeno una volta ho dubitato del racconto di Cooper che è così ben fatto che non presenta nessuna incongruenza. Mi è sembrato tutto talmente reale che, chissà, forse il Santo Graal esiste davvero nascosto da qualche parte.

Cooper mi è sempre piaciuto molto. Mi sono letteralmente innamorata di Will Piper, il suo protagonista nella trilogia de La biblioteca dei morti, e ho letto con molto piacere tutti i suoi libri successivi che però non riescono ad eguagliare quei tre. In particolare, mi ha deluso molto L'ultimo giorno che non ho trovato per niente all'altezza dei precedenti e che non mi lasciato nulla. Con Il calice della vita mi è sembrato che il suo livello si sia rialzato, giungendo a pari con La mappa del destino e Il marchio del diavolo.
Volendo, si potrebbe paragonare Il calice con Il codice Da Vinci di Dan Brown visto che trattano entrambi della ricerca del Graal, sebbene con due metodi differenti e diversi risultati finali. Brown si è orientato su Leonardo Da Vinci rendendolo il protagonista principale (sì lo so, il protagonista è il professor Langdon ma, secondo voi, avrebbe scoperto qualcosa senza Leonardo? no, ecco appunto) mentre Cooper ha preferito affidarsi a un personaggio già mitico di per sè, ossia re Artù. Pertanto, a mio avviso, i due libri non possono essere paragonati perchè hanno uno svolgimento totalmente diverso. Oltre a ciò, io comunque preferisco Cooper.

In conclusione, se cercate una lettura fresca ma con un po' di storia, Cooper è perfetto. Perfetto anche da leggere sotto l'ombrellone per fantasticare sui personaggi storici presentati dall'autore e, soprattutto, sulla figura leggendaria di re Artù.


Vi lascio il link di ibs: Il calice della vita - Glenn Cooper

Autore: Glenn Cooper
Dati: 2013, 409 p., rilegato
Traduttore: Zuppet R.
Editore: Nord (collana Narrativa Nord)

23 giugno 2014

Il mio cuore cattivo - Wulf Dorn

Tempo fa avevo recensito Follia profonda di Wulf Dorn (la potete trovare qui) e vi avevo detto che di solito leggo esclusivamente fantasy che è il genere che più si adatta alla mia personalità creativa. Tuttavia, ci sono due autori contemporanei che leggo con molto interesse e avidità e di cui cerco sempre nuove uscite: Wulf Dorn e Glenn Cooper. Oggi, quindi, mi prendo una piccola pausa dal mio adorato fantasy e vi parlo de Il mio cuore cattivo di Dorn perchè, magari, potreste essere interessati ad una lettura estiva. Uscito nell'ottobre 2013 a cura della Corbaccio, è il quarto titolo di questo autore tedesco dedito ad indagare le profondità umane e la psiche. Da ottobre ad oggi, giugno, ho avuto moltissime uscite fantasy a cui dedicarmi ma qualche giorno fa ho sentito che era giunto finalmente il turno di leggere Dorn e farmi terrorizzare dalle sue parole, perciò ho preso una pausa dal fantasy (non temete, tra qualche tempo arriveranno le recensioni di Pandora della Troisi e de I bambini del crepuscolo di Amundsen) e ho letto tutto d'un fiato Il mio cuore cattivo lasciandomi sedurre dall'inquietudine. Attendo paziente Phobia (titolo in tedesco, sarà tradotto con Fobia immagino).
La copertina è accattivante nel solito stile attribuito ai romanzi di Dorn. Sfondo nero, elemento al centro che catalizza l'attenzione, rosso e bianco per titolo e autore. L'elemento centrale, in questo caso, è il volto di una ragazza, probabilmente la protagonista ma ad essere sincera non ricordavo avesse i capelli rossi, mi sembravano castani ma potrei anche sbagliarmi. In alto, sopra al nome dell'autore, l'immancabile rimando al primo libro edito in Italia di Dorn, La psichiatra. Copertina carina, ma niente di che alla fine. Non indimenticabile.

Trama. Il fratellino di Dorothea era morto e lei lo vedeva ovunque voltasse lo sguardo, vedere il suo corpicino senza vita l'aveva fatta impazzire. Dopo un anno e un ricovero nella clinica psichiatrica, Doro sta abbastanza bene. I farmaci e la terapia regolare tengono sotto controllo le allucinazioni visive e uditive. Quanto meno fino al giorno in cui, nel capanno degli attrezzi della nuova casa, vede un ragazzo che le chiede aiuto. Ma appena chiama i soccorsi, il ragazzo sparisce. Il giorno dopo scopre che quel ragazzo si è ucciso giorni prima e la sua rinnovata sicurezza comincia a vacillare, le allucinazioni tornano e ora vede Kai di nuovo ma è convinta che quel ragazzo fosse reale. Perchè qualcuno vuole che sembri pazza? E cos'è successo la notte prima della morte di Kai, che Doro non ricorda?

La narrazione è in prima persona e il tempo verbale oscilla tra presente, passato prossimo e imperfetto. Questa tecnica dà l'idea che il libro sia una sorta di work in progress e il narratore interno scopre insieme al lettore quello che succede attorno a lei. E la protagonista assoluta di questa storia è Dorothea che ha quasi diciassette anni. L'anno precedente, il mattino dopo l'anniversario di matrimonio dei suoi genitori, aveva trovato il cadavere del fratellino di un anno e mezzo nella sua culla. L'autopsia aveva dimostrato che Kai aveva un aneurisma congenito, una dilatazione di un vaso sanguigno nel cervello, che di solito è innocua ma che, sotto sforzo o stress, può provocare un'emorragia cerebrale. E Kai urlava spesso, la notte prima della sua morte in particolare. I genitori di Doro erano usciti a cena e Kai urlava, urlava così tanto e per così tanto tempo che l'aneurisma è scoppiato e Kai è morto. Però Doro si sente responsabile della sua morte, soprattutto perchè non riesce a ricordare quello che è successo la notte prima e ha la terribile sensazione di aver fatto qualcosa di molto, molto brutto. Tra allucinazioni, voci e rantoli, Doro deve cercare la verità sul ragazzo che ha visto e, in contemporanea, su se stessa. Ma sono due cose molto difficili se qualcuno cerca di farti vedere pazza agli occhi degli altri, la polizia non ti crede e tua madre è sull'orlo di una crisi di nervi.
Tra i vari commenti trovati girovagando online, ho letto che molti hanno capito il finale già da metà libro. Bene, forse io non sono una lettrice così scaltra di thriller e non sono abituata a pensare in modo analitico, a raccogliere gli indizi e formulare ipotesi ma, sinceramente, finchè non l'ho letto non ne avevo idea. Anzi, avevo puntato sulla persona sbagliata. Faccio pena, lo so :)

Concludo dicendo che lo stile veloce e accattivante di Dorn non è cambiato. Però ammetto che mi è sembrato strano il nuovo personaggio, nel senso che è molto approfondito e costruito bene ma che, semplicemente, è una paziente e non uno psichiatra. Dorn ci aveva abituati a intendere la pazzia dal punto di vista medico, come un qualcosa che non funziona tra le sinapsi del cervello, provocata da un trauma e così via, invece in Il mio cuore cattivo la pazzia sembra essere l'unica strada per scoprire la verità. Se il ragazzo fosse comparso davanti a un'altra persona, forse le cose sarebbero andate diversamente. Comparendo davanti a Doro, ha innescato una serie di riflessioni personali angoscianti, un viaggio attraverso i ricordi di Doro e della sua famiglia. Il quesito di base del libro è: siamo buoni o cattivi?
Consigliato se amate Dorn anche voi e a tutti quelli che cercano un brivido per l'estate.


Vi lascio il link di ibs: Il mio cuore cattivo - Wulf Dorn

Autore: Wulf Dorn
Dati: 2013, 347 p., rilegato
Traduttore: Gandini U.
Editore: Corbaccio (collana Top thriller)

20 giugno 2014

Doll bones. La bambola di ossa - Holly Black

Girovagando qua e là on line mi sono imbattuta in questo libretto con una bellissima copertina: Doll bones. La bambola di ossa di Holly Black. Una volta a casa, ho subito cercato informazioni sull'autrice e sul libro e ho scoperto che la Black, insieme a Tony DiTerlizzi, ha scritto le cronache di Spiderwick che non ho mai letto ma di cui ho guardato il simpatico film con i tre ragazzini nella grande casa in mezzo al bosco. Leggendo su wikipedia ho visto che Spiderwick è composto da cinque libri con illustrazioni di cui il pubblico si è innamorato e che si trova anche il volume unico edito dalla Mondadori. Tra i suoi altri lavori ho notato la trilogia delle Fate delle tenebre e una nuova serie, Magisterium, scritta a quattro mani con Cassandra Clare, l'autrice della serie Shadowhunters. Doll bones è, quindi, il prodotto di un'autrice che sa il fatto suo ed è molto conosciuta nel suo ambito. Pubblicato a fine maggio 2014 dalla Mondadori, è un volume unico e si legge in un paio d'ore.
La copertina è magnifica. Salta subito agli occhi il titolo con un font quasi rampicante e poi segue la bellissima bambola che si erge nel centro. Una bambola che sembra quasi vera, eterea, con la pelle color porcellana e gli arti snodabili. Il vestito rosa e l'acconciatura impeccabile completano il quadro di bellezza e fragilità di questa bambola preziosa. Una delle più belle copertine che abbia mai incontrato, ce ne sono state molte ma questa le potrebbe superare tutte. Non c'è nessuno riferimento a Spiderwick ma c'è una frase che dovrebbe attirare il lettore "Una storia di amicizia in bilico tra tenerezza e paura, tra Stephen King e Neil Gaiman". Per la versione originale che trovate qua a lato, invece, hanno usato l'immagine di una bambola meno rassicurante e più inquietante, proprio come quella nel testo. Lunghi boccoli sciolti, un vestito troppo grande, occhi che si aprono asimmetricamente. Il titolo è scritto come su un foglio di carta e in alto troviamo la figura dei tre ragazzini su una barca. Sicuramente l'originale è molto più coerente con il testo, rispetto a quella italiana. Sono belle entrambe.

Trama. Zach, Poppy e Alice giocano insieme da molti anni, inventandosi storie con i loro personaggi di bambola. Il personaggio cardine di tutte le loro storie è la Regina, un'antica e preziosa bambola in porcellana che la madre di Poppy conserva in una vetrinetta vietando di tirarla fuori perchè troppo fragile. Un giorno la Regina appare in sogno a Poppy e le racconta di essere figlia di un artigiano di porcellane molto famoso (e un po' ossessionato) che ha messo all'interno della bambola stessa le ceneri della figlioletta morta. Chiede ai tre ragazzini di essere seppellita nella sua tomba o li renderà infelici per sempre. I tre, quindi, partono alla ricerca della tomba per dare degna sepoltura ad Eleanor in un viaggio che li farà crescere.

La narrazione è in terza persona al passato e il punto di vista esclusivo è quello di Zach. Le descrizioni sono realistiche, i dialoghi intelligenti e i personaggi sono approfonditi. Il finale è chiuso, con una conclusione certa e la trama è fitta, senza punti morti e scorre veloce dall'inizio alla fine.

Visto la brevità del racconto, vi lascio un breve commento per rendervene un'idea e parto subito dal presupposto che stiamo parlando di un'avventura dedicata a un pubblico di giovani lettori ma che, sono sicura, piacerà anche agli adulti che vogliono passare un paio d'ore leggere e spensierate.
Prima di tutto vorrei porre l'accento sul tono del racconto che oscilla tra il dark, l'horror, la ghost story e, come dice la frase in copertina, la tenerezza. Ci sono molte scene inquietanti e la loro descrizione è, secondo me, fatta benissimo. La bambola Eleanor è inquietante e angosciante, si nasconde, osserva fissa i protagonisti e distrugge le loro cose. Alcune parti, quindi, tengono il lettore con il fiato sospeso, chiedendosi chi sarà la bambola e che cosa vuole davvero dai ragazzini. Dall'altra parte è un racconto in cui traspare tutta la fanciullezza dei tre protagonisti, che vorrebbero rimanere bambini ancora per molto. Il loro affetto è sincero e cercano di preoccuparsi l'uno delle altre.

Interessanti gli spunti narrativi del viaggio sia fisico che interiore. Il padre di Zach butta, a sua insaputa, i suoi giocattoli, quelli con cui inventa storie e avventure mozzafiato con le sue amiche di sempre, con il pretesto di farlo crescere e diventare un uomo. E per qualche minuto la cosa funziona e Zach cerca di convincersi che i giocattoli e le storie sono tutta fantasia poi, quando la Regina si palesa, la sua facciata inizia a cedere. Questa è la storia di come si può crescere senza smettere di sognare e inventare, come si può diventare adulti senza perdere la meraviglia per le piccole felicità quotidiane.

Giusto un paio di cose riguardo alla trama che appare su ibs e altri siti online. Nessuno si accampa nei cimiteri tanto per essere chiari. E la presunta "lontana cittadina dall'altra parte degli Stati Uniti" è fuorviante, East Liverpool in cui c'è la tomba di Eleanor è a sole tre orette di macchina dal luogo in cui abitano i nostri protagonisti. Con l'autobus avrebbero potuto andare e tornare in giornata se non fosse capitato loro di ogni.

In conclusione, è un buon lavoro e l'ho trovato molto soddisfacente. Si legge in fretta e può essere un ottimo regalo per il pubblico più giovane e uno svago per quello adulto. Mi è piaciuto.


Vi lascio il link di ibs: Doll bones - Holly Black

Autore: Holly Black
Dati: 2014, 220 p., rilegato
Traduttore: Iacobaci G.
Editore: Mondadori (collana I grandi)

18 giugno 2014

[Canti delle terre divise 03] Paradiso - Francesco Gungui

Buon pomeriggio!
Vorrei parlarvi brevemente del terzo capitolo della trilogia di Francesco Gungui: Paradiso. Come già vi avevo accennato nelle precedenti recensioni, tra aprile e maggio 2014 sono stati pubblicati dalla Fabbri editore sia il secondo volume, Purgatorio, che il terzo di cui lascio il mio commento oggi. Potete trovare le mie recensioni dei precedenti libri qui per Inferno e qui per Purgatorio, in cui troverete un maggiore approfondimento dei contesti della trama. Oggi vorrei giusto limitarmi a qualche considerazione per tirare le fila di Canti delle terre divise e dare un parere sull'ultimo libro, inserendolo nella trilogia.
Come potete vedere nell'immagine in alto la copertina segue il design del nuovo tipo, quello di Inferno vecchia uscita è stato del tutto abbandonato. In fondo non mi dispiace perchè quella copertina non era riuscita un granchè bene, nel senso che sì magari attirava l'attenzione, ma non era niente di particolare. La nuova edizione è più accattivante ed incisiva, molto più dark, mantenendo la tipica frase a destra "La battaglia per la libertà ha inizio!". Qui abbiamo i due protagonisti principali, Alec e Maj (anche se a metà del libro Maj si tinge i capelli di nero e li taglia di netto), e sullo sfondo una qualche città antica in rovina, con buona approssimazione dovrebbe essere Roma o Atene. Lei ha in mano la lancia tipica della tribù delle Amazzoni dell'Inferno, di cui entra a far parte quando finisce a Dite per la prima volta come dannata. A dire il vero ho preferito le copertine precedenti, questa non mi ispira moltissimo.

Anche in questo caso, vi raccomando di non leggere oltre se non avete completato Purgatorio. Gli eventuali rischi spoiler sono a vostro rischio, potrebbe esserci qualcosa di cui ancora non avete letto visto che il terzo riprende dalla fine del secondo e devo necessariamente parlarne.

Veniamo alla trama. Le strade di Alec e Maj si sono separate: lei è diventata il capo dei ribelli del Movimento, mentre Alec è il nuovo simbolo dell'Oligarchia. Però le apparenze ingannano, perchè Alec trama per contrastare l'Oligarchia e si reca in America alla ricerca di una mappa che custodisce il segreto per la libertà di tutti. Li unirà ancora il viaggio per trovare Paradiso e fermare la soppressione violenta del Movimento.

La narrazione è sempre in terza persona e i personaggi di cui abbiamo contributi, questa volta, sono solo Alec e Maj, come nel primo libro, con solo un piccolo contributo di Joseph. I dialoghi sono diventati un po' surreali, le descrizioni noiose e i personaggi sempre gli stessi e sempre uguali. Il finale è allegro e questo, per quanto mi riguarda, porta leggermente in su il mio giudizio perchè mi piacciono gli happy ending. Avrebbe potuto essere un'ecatombe con tranquillità, potevano morire molti personaggi, invece nessuno muore per fortuna. Sì, forse anche questo è un po' surreale, con tutti i personaggi che ci sono un po' di morti erano tollerati, invece l'autore ha preferito non uccidere nessuno o quasi. Anche la trama, da interessante e ricca di spunti dei primi due volumi, si è trasformata in surreale e improbabile e adesso veniamo al punto, ci sono molte cose che, secondo me, non hanno funzionato.

Questa volta, da circa metà libro, i due protagonisti compiono un viaggio da Roma, ad Atene, poi Istanbul, Gerusalemme e infine le vette della catena montuosa dell'Himalaya. Un'improbabile e frettoloso viaggio per mezzo mondo. E vogliamo parlare del fatto che scalare l'Himalaya sia descritto come una qualsiasi avventura normale? Stiamo parlando non a caso del Tetto del mondo con le montagne più alte di tutta la Terra. Com'è possibile che due ragazzi senza nessuna pregressa preparazione atletica di scalatori abbiano potuto affrontare la scalata? Certo, nel testo non dice mai che sia facile ma sembra quasi supporlo. Nemmeno chi ha anni di esperienza in alpinismo è sicuro di poter affrontare queste montagne altissime (l'Everest, la vetta più alta, tocca gli 8800mt) e ci riescono due ragazzini. Va bene, sono accompagnati da esperti scalatori ma rimane comunque una prova molto difficile. Perciò, la trama inizia a traballare per questo improbabile viaggio.
In più ci aggiungo che, in questo terzo capitolo, i personaggi sono di un piatto allucinante. Prima si salvava Maj ma adesso la boccio completamente. Vi spiego le mie motivazioni. Alec, alla fine di Purgatorio, aveva accettato l'offerta dell'Oligarchia di diventare il loro nuovo simbolo e si era allontanato da Maj e dal Movimento, rendendosi ai loro occhi un traditore a tutti gli effetti. E qui, come accennavo nella precedente recensione, ho trovato una grossa somiglianza con Il maestro degli inganni di Miki Monticelli, il terzo libro della bellissima trilogia de La scacchiera nera (che vi consiglio di leggere se non l'avete fatto), in cui il protagonista Ryan decide di schierarsi dalla parte del cattivo Ingannatore per varie motivazioni, tra le quali cercare il modo di colpirlo alle spalle e annientarlo. Solo che in quel caso la coprotagonista Milla aveva percepito le intenzioni di Ryan e si fidava delle sue scelte pur non avendo avuto modo di parlarne con lui, mentre qui Maj molto scioccamente crede che Alec l'abbia davvero tradita e voglia vivere bello e felice nel villaggio oligarchico di Paradiso. Cioè, su, andiamo ma sei scema o cosa? Dopo tutto quello che avete passato insieme, e considerato quanto lui sia legato alla sua famiglia, pensi davvero che avrebbe potuto lasciare tutti così? Non cerchi un modo per avvicinarti a lui e parlargli? No, per niente, anzi si butta dopo due minuti tra le braccia di un altro, illudendolo pure il poveretto. Improbabile.

In conclusione, se Purgatorio con tutti i suoi difetti era pur sempre leggibile, Paradiso mi ha delusa parecchio. Mi aspettavo qualcosa di meglio dal finale di trilogia, qualcosa che avesse senso. Invece mi trovo una coprotagonista scema e una trama surreale, personaggi piatti e dialoghi sciocchi. Non so se poteva andare peggio di così. L'ho finito solo perchè volevo saperne di più e vedere dove andava a parare la conclusione ma ho solo perso del tempo. Il mio voto è basso, tirato su solo dall'happy ending.


Vi lascio il link di ibs: Paradiso - Francesco Gungui

Autore: Francesco Gungui
Dati: 2014, 318 p., brossura
Editore: Fabbri (collana Crossing)

15 giugno 2014

[Canti delle terre divise 02] Purgatorio - Francesco Gungui

Buona domenica mattina!
Oggi vorrei parlarvi del numero due della trilogia di Francesco Gungui: Purgatorio. Del primo volume, Inferno, potete trovare la mia recensione a questo link. La trilogia in questione è Canti delle terre divise e Inferno è uscito nelle librerie nel maggio 2013. Tra aprile e maggio 2014, dopo solo un anno quindi, sono stati pubblicati dalla Fabbri sia il secondo volume che il terzo, Paradiso, che recensirò a breve lo trovate qui. Gungui, come dicevo nella prima recensione, non è un autore esordiente e ha già pubblicato altri volumi di genere completamente diverso. Perciò Canti è la sua prima trilogia di genere fantasy. Colgo l'occasione anche per ringraziare la casa editrice Fabbri per aver pubblicato con tempestività entrambi i volumi. Noi lettori assidui odiamo moltissimo aspettare per leggere i seguiti e averli tutti subito è meraviglioso per soddisfare la curiosità per la storia.
Per quanto riguarda la copertina è successa una cosa strana. Inferno aveva un certo tipo di copertina, con il volto della co-protagonista al centro e un font specifico per il titolo che richiamava il simbolo della ruota infuocata con i quattro raggi dell'Oligarchia. La copertina di Purgatorio è, invece, completamente stravolta e per mostrarvi meglio la cosa vi metto qua di fianco la prima e in alto, al solito posto, trovate quella del libro di cui parliamo oggi. Come potete vedere le due copertine sembrano far parte di due serie distinte tanto che sono diverse. Scomparsa la ragazza e i toni dolci, si è trasformata in una copertina molto rock e dark con i toni del blu e del viola e una ragazza (non so chi sia, a dire il vero) appollaiata su un palazzo che guarda una città. Però, è stato mantenuto l'uso della frase ad effetto "Esiste un luogo peggiore dell'Inferno". Decisamente un cambio drastico e vi segnalo che potete trovare anche Inferno in una nuova edizione con questo stile in versione brossura che si adegua al nuovo layout della trilogia. Oltre tutto a un prezzo veramente piccolo.

Premetto che la trama e il mio commento sotto sono dedicati a chi ha già letto Inferno. Come per le trilogie in generale sappiamo già che i protagonisti non muoiono perciò alla fine del primo e del secondo non moriranno. Tuttavia toccherò argomenti che, per chi non ha letto il primo, saranno sicuramente spoiler e come sapete non amo spoilerare le trame. Pertanto se avete letto Inferno, vi invito a scorrere la mia recensione per farvi un'idea del secondo volume, mentre se non avete ancora letto il primo capitolo è meglio che non leggiate. Visto, però, la leggera crescita dell'andamento della trilogia, se volete una lettura poco impegnativa e veloce, vi consiglio di iniziarla.

Trama. Abbiamo lasciato Alec e Maj sopravvissuti e usciti dall'Inferno. Ora sono approdati a un'isola abitata da gente scappata da Europa che ha costruito la nuova città chiamata Polis. Per diventare cittadini della Polis è necessario compiere un viaggio scalando la montagna del Purgatorio e affrontando diverse prove. Però la Polis non è la terra promessa e i nostri protagonisti si troveranno a compiere un altro viaggio per tornare a Europa e cercare di contrastare il potere dell'Oligarchia. Le loro scelte disegneranno il loro destino.

La narrazione è in terza persona al passato e i personaggi seguiti sono parecchi questa volta. Nel primo avevamo solo Alec e Maj, in questo secondo alle loro emozioni ed opinioni si aggiungono quelle dell'amica di infanzia Maureen, del condannato liberato Guido, della sorella Beth, del nuovo amico Joseph, della rivoluzionaria Laura e del piccolo Jorgos. All'interno di ogni capitolo, può succedere che l'autore ci presenti i pensieri di diversi personaggi che stanno interagendo tra di loro. Ancora non ho visto una differenziazione di linguaggio tra i personaggi, il termine "ascolta" è ancora super gettonato e ci sono di nuovo dei salti di congiuntivi. Le descrizioni delle persone sono banali mentre quelle dei luoghi riprendono molto dalla Divina, ma ho intravisto una buona fantasia. Le scene di azione sono chiare e il linguaggio è semplice con frasi brevi. Il finale è sospeso e necessita per forza del terzo libro.

Se avete letto la mia recensione di Inferno, sapete che non sono stata molto entusiasta del primo capitolo di Gungui. La trama era molto interessante e c'erano molti spunti buoni, tuttavia alcuni elementi (l'innamoramento fulmineo, il linguaggio non troppo curato, eccetera) non mi avevano convinta.
Per fortuna, posso annunciarvi che il mio giudizio è salito di una mezza stellina, portandosi a tre. Sicuramente la trama si sta infittendo e l'ho trovata molto veloce e piacevole da leggere. Abbiamo anche un'interessante panoramica della geografia del mondo in cui Europa non è l'unico continente ma spunta anche uno stato americano (con un'imperatrice con gli occhi a mandorla, bizzarro) e iniziamo a scoprire il motivo dell'unificazione e cosa è successo veramente. Se questa è una parte curata bene, non lo è altrettanto lo spessore psicologico dei personaggi. Ne abbiamo molti ma nessuno riesce a spiccare, secondo me, per profondità e intensità, a parte la solita Maj che continua nel suo percorso di crescita. Gli altri sono un po' in balia degli eventi e sembrano fluttuare in un mare senza controllo, nemmeno Alec è all'altezza. Per Maj pollici in alto.
Altra cosa che mi è piaciuta poco è la smielosità della storia d'amore tra Alec e Maj, inizia a darmi fastidio, ci sono fin troppe scene di sesso per i miei gusti e non mi piace per niente. Questo è, in fondo, un mio gusto personale, non tollero l'amore nei fantasy, preferisco l'azione. Se vi piace il romanticismo le scene sono descritte con tatto e delicatezza.
C'è poi un'altra cosa che mi lascia perplessa: l'originalità. Sebbene la trama mi piaccia, ho iniziato a trovare somiglianze ovunque. La prima e più lampante è il parallelismo con Hunger games. Motivo: Alec è diventato il simbolo involontario della ribellione ad Europa, così come lo è diventata Katniss. Poi una somiglianza della Polis con la Missione di The prey di Fukuda (se l'avete letto sapete a cosa mi riferisco). Altra leggera ispirazione con la trilogia di Justin Cronin, in particolare con gli esperimenti per creare i supersoldati. Come ultimo, infine, ho notato una somiglianza con un altro libro ma di questo ve ne parlo nella prossima recensione o rischio lo spoiler.

In conclusione, se avete letto Inferno è d'obbligo Purgatorio.


Vi lascio il link di ibs: Purgatorio - Francesco Gungui

Autore: Francesco Gungui
Dati: 2014, 392 p., brossura
Editore: Fabbri (collana Crossing)

12 giugno 2014

Buona Apocalisse a tutti! - Terry Pratchett & Neil Gaiman

Oggi pomeriggio vorrei parlarvi di un libro molto vecchio. Avevo già detto di voler leggere tutto (o quantomeno tutto quello che trovo) di Neil Gaiman e la mia scelta per il prossimo è stato il suo primo romanzo, scritto a quattro mani con Terry Pratchett: Buona apocalisse a tutti! La pubblicazione della versione originale è del 1990 e la prima traduzione originale arriva molto tardi, nel 2007, a cura della Mondadori. Cosa posso dire? I due autori sono dei mostri sacri del fantasy inglese con esperienza di decenni nella letteratura del genere. Stiamo parlando di autori premiati innumerevoli volte e candidati altrettanti a tanti premi letterari. Centinaia di migliaia di copie vendute, milioni di fans in tutto il mondo e traduzioni dei libri in moltissime lingue. Insieme formano probabilmente una delle coppie più amate e lette ovunque. Tra l'altro sono quasi riuscita nel mio intento di leggere tutto di Gaiman, mi mancano giusto due o tre libri.
La versione della copertina che avete qui in immagine è della nuova edizione della Mondadori pubblicata nel 2012, perchè è la più facile da trovare online rispetto a quella del 2007. Non mi piace, è orribile. Ci sono un diavolo e un angelo in completo abbracciati mentre danzano sul mondo. Orribile. Almeno hanno lasciato un riquadro bianco con il titolo e gli autori ed è l'unico dettaglio ben fatto della copertina. Se avessi dovuto scegliere il libro per la copertina e non per i nomi degli autori, sarebbe rimasto sugli scaffali molto a lungo per quanto mi riguarda.

Prima del mio commento, vediamo una breve trama. L'Apocalisse sta arrivando. L'Anticristo è finalmente nato e sta crescendo, il Segugio Infernale è al suo fianco, i Quattro Cavalieri cavalcano verso il loro padrone. Ma l'angelo Azraphel e il demone Crowley non sono sicuri di volere l'Apocalisse e la guerra conseguente, stanno fin troppo bene sulla terra tra gli umani e ci sono ormai affezionati. L'unico modo per fermare la fine del mondo è trovare e uccidere l'Anticristo prima che scateni i suoi poteri. Il tempo stringe.

Detta così, sembrerebbe quasi una trama seria. Quasi, appunto. Solo che, come anche detto dagli autori nel testo, il male porta sempre in sè il seme della sua sconfitta. Visto che l'Anticristo è figlio del Diavolo in persona, di solito, viene scambiato con un bambino umano e allevato come figlio dell'uomo fino alla rivelazione. E questo è quello che viene fatto con il nostro Anticristo. Ma, considerato il seme della sconfitta, il bambino viene scambiato con quello sbagliato e cresce in una famiglia normale di un piccolo centro nelle campagne inglesi. Un grosso errore per la squadra diabolica che si ritrova un Anticristo la cui indole non è nè buona nè cattiva e che vorrebbe solo essere felice nel suo paese con i suoi amici. Se fosse cresciuto nella famiglia programmata avrebbe avuto dei tutori che gli avrebbero insegnato sia del bene che del male e i Quattro Cavalieri avrebbero avuto qualche chance di distruggere il mondo e scatenare la battaglia tra Paradiso e Inferno.
Dimenticavo di sottolineare che il titolo originale è Good omens la cui traduzione letterale è Buoni presagi e la vicenda che dà inizio alla trama, lo scambio dei bambini, è ispirata al film del 1976 The omen. Ovviamente nel film horror lo scambio avviene con successo e il piccolo Anticristo cresce nella famiglia di un diplomatico americano che abita a Londra. A differenza del libro, il bambino del film sviluppa molto presto i suoi poteri diabolici (a cinque anni si libera della babysitter) mentre il nostro li sviluppa solo a undici anni scatenando un bel po' di caos random in giro per il mondo appunto perchè non controlla i suoi desideri.

La narrazione è in terza persona al passato a parte piccoli brevi stralci di presente. I personaggi che hanno voce sono tantissimi e ci metterei un sacco di tempo ad elencarli tutti. I principali sono sicuramente Azraphel, Crowley e Adam. Molti contributi ci arrivano dal cacciatore di streghe, dal suo sottoposto, dalla prostituta e veggente part-time, dalla discendente di una strega e dai Quattro Cavalieri, ce n'è veramente per tutti. I dialoghi sono brillanti, molta ironia pervade il libro dall'inizio alla fine. Le descrizioni sono buone e lo svolgimento interessante. Molti spunti di parodia si trovano ovunque nel testo. Spesso i due autori si rivolgono direttamente al lettore con domande e riflessioni, rendendolo più partecipe.

In conclusione, questo è uno di quei libri che bisogna per forza leggere. Divertente, irriverente, geniale. Proprio come Pratchett e Gaiman. Ve lo consiglio.


Vi lascio il link di ibs dell'edizione 2012: Buona Apocalisse a tutti! - Pratchett & Gaiman

Autore: Terry Pratchett & Neil Gaiman
Dati: 2012, 381 p., brossura
Traduttore: Fusari L.
Editore: Mondadori

5 giugno 2014

[Le cronache delle spade di Inazuma 01] La figlia della spada - Steve Bein

Ciao a tutti!
Oggi pomeriggio voglio parlarvi de La figlia della spada di Steve Bein, che trovate nelle librerie da metà aprile 2014 edito dalla Fanucci. Bein attualmente non è uno scrittore a tempo pieno ma insegna filosofia asiatica ed etica e tematiche politiche nella science fiction presso la State University di New York. Non è nemmeno un emergente in quanto i suoi racconti brevi si possono trovare sulle riviste Asimov's, Interzone e Writers of the future. Tuttavia La figlia della spada è il suo primo romanzo ed è anche il primo capitolo di una trilogia chiamata nella traduzione italiana Le cronache delle spade di Inazuma. In originale la trilogia è stata nominata dall'autore The fated blades (che può essere più o meno tradotto con Le lame del destino): il primo volume Daughter of the sword (traduzione italiana esatta) è uscito nell'ottobre 2012, il secondo Year of the demon nell'ottobre 2013 (potete leggere qui la mia recensione de L'anno del demone) mentre il terzo, Disciple of the wind, è in prevendita per aprile 2015 anche se a dire il vero mi sembra una data strana. I primi due capitoli sono stati pubblicati in ottobre e, di solito, le case editrici tendono a mantenere gli stessi mesi per la pubblicazione ma tutto può essere. Forse l'autore è impegnato in altri lavori e magari si è preso più tempo. Per il secondo volume tradotto in italiano, come al solito, attendo fiduciosa.
La copertina italiana della Fanucci, seppure sia profondamente diversa da quella originale, è bellissima. Sulla sinistra una bellissima spada di fattura giapponese (anche se non capisco se è una delle tre citate nel libro, sono poco attenta ai dettagli purtroppo). Lo sfondo sembra quasi una vecchia pergamena scolorita mentre il titolo e l'autore sono bene in evidenza colorati di rosso e nero. Qui a lato potete vedere la copertina originale edita dalla Penguin. Lo sfondo è, con buona approssimazione, una via di Tokio mentre in basso a destra e a sinistra troviamo l'immagine speculare di un'antica rappresentazione giapponese di un samurai. Al centro si staglia una donna ed è sicuramente la protagonista Mariko mentre brandisce una delle fated blades, direi la spada Vittoria Gloriosa Indesiderata che è quella con cui Mariko impara a combattere. Come potete vedere nella copertina originale è stato messo in evidenza il titolo del volume e in piccolo quello della serie, mentre nella traduzione è il contrario: il titolo della trilogia è più evidente rispetto al titolo del volume stesso.

Trama. La sergente detective Oshiro Mariko è in prova nella divisione narcotici del Dipartimento di Polizia Metropolitana di Tokio, una delle poche donne in polizia. Circondata da misoginia e discriminazione, fa del suo meglio per essere un ottimo ed indispensabile elemento. Mentre sta investigando su un nuovo traffico di cocaina della yakuza, il suo capo le affida il caso di un tentato furto di una lama dal valore di milioni di yen. Di malavoglia, Mariko inizia le indagini e scopre che la spada è una delle mitiche spade del maestro Inazuma. Si troverà quindi in una zona borderline tra la magia e il destino, tra le maledizioni e una serie di omicidi.

La narrazione è in terza persona ed è divisa tra passato e presente con diversi personaggi. Ci sono dei macrocapitoli chiamati "libri" con numerazione da uno a nove: i numeri dispari raccontano le vicende di Mariko e Fuchida nel presente a Tokio, mentre i numeri pari tornano indietro nel tempo a tre diverse epoche con tre personaggi principali. Le epoche sono il 1308, il 1587 e il 1942 e i rispettivi personaggi sono Saito Toshiro, Okuma Daigoro e Kiyama Keiji; la storia di Mariko è ambientata nel 2010. I dialoghi sono verosimili, le descrizioni buone e le scene di azione chiare e precise. Purtroppo ho trovato un po' frettoloso il finale e, in teoria, il libro potrebbe essere anche letto da solo senza bisogno di ulteriori seguiti in quanto la vicenda si conclude senza lasciare niente in sospeso.

Se Mariko si trova a metà, anche il lettore è in una zona borderline. Si trova tra un fantasy e un noir ambientato a Tokio, tra le leggende e la realtà e sta solo a lui decidere in che ottica vedere la storia. Nelle parti del 2010, il cattivo è subito definito e conosciamo i suoi piani nel dettaglio quasi fin da subito perchè è una delle due voci narranti e Mariko scopre il suo nome dopo poco. La vicenda, quindi, non è incentrata su chi vuole la spada e perchè ma sulle spade stesse e il loro potere. Se da una parte Mariko non è ancora disposta a credere nelle spade, dall'altra non può fare a meno di chiedersi se le leggende non siano vere perchè percepisce un'aura di magia quando prende in mano per la prima volta Vittoria Gloriosa Indesiderata, una delle tre spade del maestro Inazuma. A questo proposito vorrei sottolineare uno scambio di battute tra Mariko e il suo sensei Yamada (l'anziano vittima del tentato furto e possessore di Vittoria).

«No,» disse Mariko «la magia non esiste.»
«Allora la chiami in un altro modo. Le lame del maestro Inazuma sono opere d'arte,
e come tutte le grandi opere d'arte hanno il potere di influenzare l'animo umano.
Non sono mai stati realizzati capolavori più incredibili con l'acciaio,
e nessun oggetto di acciaio può rivaleggiare con il potere di una lama Inazuma.
Io lo chiamo il flusso del destino. Lei può chiamarlo come preferisce.»

Per quanto mi riguarda, sono propensa a credere nel potere delle spade e al fatto che possano davvero influire sul destino di chi le possiede o pretende di possederle. Anzi, ne sono proprio convinta soprattutto dopo aver letto i libri sulle epoche passate in cui uomini sono morti per queste spade e altri sono sopravvissuti per le stesse. Bella Cantante, per esempio, porta dentro di sè lo spirito di un'amante uccisa e cerca di soggiogare chiunque si vanti di possederla. La sua brama di sangue è infinita e non esita a rovinare il proprio padrone, rendendosi l'unica nella sua vita. Vittoria Gloriosa Indesiderata, al contrario, porterà fortuna a tutti coloro che non vorranno combattere ma che sceglieranno il dialogo. Se chi impugna Vittoria tralascia la negoziazione e passa subito all'attacco, perderà la vita. Chi, invece, la impugna e usa il combattimento come ultima alternativa sarà vittorioso. La terza e ultima spada, Tigre sulla montagna, completa il trio di spade magiche: la sua prerogativa è proteggere dalle catastrofi gli edifici in cui essa si trova, compresi gli abitanti. Le tre spade sono complementari ma la prima è quella più pericolosa e le altre due hanno il compito, quando vengono a contatto con Bella, di cercare di distruggerla.

Per concludere, mi è piaciuto molto. Lo stile di scrittura è semplice, veloce e intrigante. Fa stare il lettore incollato alle pagine per sapere come andranno avanti le vicende dei personaggi. Si legge molto in fretta, anche se il numero di pagine è consistente, proprio per la capacità dell'autore di ricreare le leggende dell'antico Giappone. Il sapore dell'Oriente pervade le parti ambientate nei tempi più lontani e ci si immerge volentieri in quell'atmosfera calda e suggestiva. Tolgo solo qualcosina per il finale frettoloso e un po' irrealistico.


Vi lascio il link di ibs: La figlia della spada - Steve Bein

Autore: Steve Bein
Dati: 2014, 490 p., brossura
Traduttore: Pelagalli A.
Editore: Fanucci (collana Collezione immaginario fantasy)

1 giugno 2014

[Gregor 04] La profezia segreta - Suzanne Collins

La prima recensione di giugno è il quarto volume delle avventure di Gregor: La profezia segreta di Suzanne Collins. Edito sempre dalla Mondadori, è apparso in libreria il 22 maggio 2012 ed è il penultimo racconto delle cronache del Sottomondo. Il titolo originale è Gregor and the marks of secret pubblicato in inglese nel 2006. Il capitolo conclusivo Gregor and the code of claw dovrebbe uscire in italiano verso fine 2014, novembre o dicembre al massimo infatti è prevista per ottobre 2014. Probabilmente per il titolo verrà utilizzata la profezia portante della trama che, in questo caso, è quella del tempo, già accennata nel quarto capitolo ma mai veramente esposta. Potete leggere i miei commenti degli altri tre libri a questi link: Gregor 1 qui, Gregor 2 qui e Gregor 3 qui.
A pensarci, mi dispiace sempre un po' quando le mie serie preferite giungono al termine, soprattutto se penso al fatto che i fans non sono rimasti soddisfatti dal finale il che mi induce a pensare che o muore qualcuno di importante (come se non cadessero già abbastanza come mosche) oppure non c'è una vera conclusione e tutto viene lasciato un po' in sospeso. Per adesso non mi sono ancora spoilerata la trama, attendo con pazienza la data di uscita per non rovinarmi la sorpresa.
Per quanto riguarda la copertina è, come al solito, quella di sempre. Questa volta lo sfondo è quello di una zona vulcanica che è il luogo simbolo della quarta avventura, precisamente le Terre Infuocate. Il solito simbolo simil-spilletta al centro con il pipistrello, il solito font per titolo e autore, il solito richiamo ad Hunger games e in piccolo il titolo del quarto episodio. Dai, sono tutte uguali però alla fine mi piacciono, sono caratteristiche e attirano l'attenzione. Una volta che si impara che con la trilogia distopica non c'entrano nulla, ci si abitua abbastanza in fretta e si individua subito il volume in libreria.

Trama. Dopo aver lasciato la madre in via di guarigione all'ospedale di Regalia, Gregor sta passando l'estate a casa con il padre, le sorelle, la nonna e la vicina di casa che ormai conosce tutta la storia, la signora Cormaci. Un giorno, scende nel Sottomondo per festeggiare il compleanno del cugino di Luxa ma sembra che i piluccatori (sono topi che hanno aiutato Luxa e Aurora mentre erano disperse dopo il secondo capitolo) siano in pericolo e chiedono aiuto. Gregor, Luxa, i loro vincolati, e molti altri che non erano previsti, partono in segreto per indagare sulla richiesta di aiuto: quello che scopriranno sarà l'inizio della guerra contro i rodenti.

Di seguito troverete giusto un breve commento, ormai ho già detto tanto su questa serie anche nelle precedenti recensioni che non so più cosa inventarmi. Ho parlato delle trame, dei personaggi, della narrazione e delle sue tecniche.
Non ho davvero nient'altro nel cappello a cilindro.

Dunque, lo stile narrativo della Collins è veloce e senza fronzoli. La narrazione è in terza persona e Gregor è il protagonista principale, è tutto incentrato sul suo punto di vista. I dialoghi sono diventati più interessanti e verosimili, la psicologia dei personaggi si sta approfondendo e le descrizioni sono buone. Anche il quarto capitolo è pervaso di avventura e pericolo. I personaggi devono affrontare molte sfide e non sempre gli atti coraggiosi sono premiati. Il finale è aperto, viene risolta la profezia segreta però la vicenda rimane in sospeso. Per tutto il libro c'è la curiosità di sapere questa misteriosa profezia del tempo: tutti ne accennano ma mai nessuno si prende la responsabilità di recitarla. Gregor pensa che se nessuno gliela vuole dire, significa che qualcosa di molto brutto sta per accadere e che, forse, è scritto che dovrà perdere qualcuno o più di importante per lui. E la cosa ovviamente lo terrorizza.

Il mio punteggio standard di stelline per la serie di Gregor è di tre. Mi piace leggerlo, è piacevole e distrae molto. Lettura veloce e scorrevole, la Collins ha buon gusto per la scelta delle parole nelle descrizioni e un'ottima fantasia per le trame. Il prossimo capitolo di Gregor sarà purtroppo l'ultimo e sono molto dispiaciuta. Chissà, visto che non sta scrivendo dal 2010, forse l'autrice potrebbe dedicarsi a un sesto capitolo.....


Vi lascio il link di ibs: La profezia segreta - Suzanne Collins

Autore: Suzanne Collins
Dati: 2014, 300 p., rilegato
Traduttore: Brogli S.
Editore: Mondadori