30 maggio 2014

[Falling kingdoms 02] La stirpe dei ribelli - Morgan Rhodes

L'ultima recensione che vi propongo nel mese di maggio è quella de La stirpe dei ribelli di Morgan Rhodes, secondo volume della quadrilogia Falling kingdoms (sulla copertina troverete La saga dei tre regni). Per avere notizie del primo volume, La caduta dei tre regni, vi rimando alla mia precedente recensione di dicembre 2013 a questo link, dove potete trovare anche un approfondimento dei personaggi che qua non scriverò di nuovo. Inoltre, se non avete letto il primo volume vi sconsiglio di leggere questa recensione perchè il secondo volume è strettamente legato al primo, dunque è inutile rischiare spoiler (piuttosto usate il vostro tempo per leggere un bel libro). Dunque, La stirpe è stato pubblicato a maggio 2014 sempre dalla Nord che ha tradotto in tempi molto rapidi il volume originale che è uscito appena a dicembre scorso. Se non ho visto male i libri della Rhodes vengono pubblicati in lingua nel mese di dicembre: il primo è apparso nel dicembre 2012, il secondo in quello 2013 e ho scoperto che è prevista l'uscita del terzo volume Gathering darkness a dicembre 2014. Manca ancora parecchio, vedremo.
Come per il primo volume, le copertine di ogni traduzione sono sostanzialmente identiche. Mi piace molto anche questa, bella, di impatto, con un personaggio misterioso armato di spada e ammantato di rosso al centro. Il titolo bene in evidenza mette in risalto la correlazione con il primo volume ma non ci dice con esattezza a quale numero della serie appartiene. Certo, sappiamo che è il secondo ma, vedendo la copertina, non c'è nessun riferimento e anzi, se non sapessimo che è un seguito, lo potremmo scambiare per un altro volume. Avendo l'ebook non so se all'interno della copertina, nella trama o nella biografia dell'autrice, possiamo trovare un'indicazione del numero, appena passo in libreria do un'occhiata e riferisco.

Trama. Avevamo lasciato il territorio di Mytica in tempi di cambi al vertice. Il Re del Sangue Gaius si è impossessato dei due regni di Auranos e Paelsia che, sommati al suo legittimo regno Limeros, fanno di lui il sovrano dell'intera Mytica. Il suo appellativo è quantomai azzeccato: governa con il pugno di ferro, senza scrupoli nell'uccidere chiunque gli si opponga. Il suo nuovo obbiettivo è la costruzione di una strada che attraversa i tre regni e che dovrebbe portarlo alla scoperta dei famosi Catalizzatori e al potere assoluto. Mentre re Gaius affila la sua spada, Cleo, Jonas, Magnus e Lucy iniziano ad avere un bagaglio di responsabilità pressanti, cercando di districarsi dalle spire di Gaius e del suo pugno che inesorabilmente si chiude intorno a loro.

La narrazione è in terza persona e il punto di vista cambia per ogni capitoletto. I personaggi principali sono Jonas, Magnus, Lucy e Cleo ma abbiamo piccoli contributi di re Gaius, della regina Althea, dell'amico Nic e del Guardiano Alexius. Alcuni stralci di dialogo sono poco verosimili e a volte un po' campati per aria ma in generale costruiti con criterio, le descrizioni non sono male e non troppo pretenziose, il finale richiede libri supplementari. Il linguaggio non è crudo di per sè ma vengono descritte molte scene cruente per cui non lo trovo adatto a un pubblico giovane, ma diciamo dalle scuole medie in su. Quello che più mi dispiace di questa serie, e che avevo già segnalato nella recensione precedente, è che lo stile è stato poco curato e sembra quasi che il testo sia stato infarcito di frasi inutili, che non servono a niente e rendono ridondante la narrazione. A titolo di esempio vi riporto un paio di stralci che, per me, sono esemplificativi.

Mira le aveva raccontato che a volte la principessa si riscuoteva dal sonno, restando come in uno stato di trance per il tempo che le bastava a mandare giù il cibo che veniva frullato appositamente e che le occorreva per sopravvivere, ma non tornava mai del tutto cosciente.

E avrebbe deluso il proprio padre, il defunto re Corvin.

La prima frase è complicatissima, pesante e metà sarebbe bastata. Stiamo parlando di un personaggio femminile che è caduto in un sonno quasi perenne e che si sveglia solo per pochi attimi. Ovviamente il senso della frase è chiaro, tuttavia è stata infarcita di inutili precisazioni soprattutto il pezzo sul cibo frullato che "le occorreva per sopravvivere". Penso che ci sia di mezzo anche lo zampino di una traduzione poco curata.
La seconda frase è, invece, un esempio delle ridondanze che abbondano nel testo. Qui siamo nel punto di vista di Cleo che sta pensando a un'azione e che avrebbe deluso suo padre se l'avesse compiuta. Non ho trovato necessario soffermarsi sul "defunto re Corvin". Lo sappiamo chi era il padre di Cleo e che è morto, non c'era bisogno di ripeterlo.

Sostanzialmente il mio giudizio sul libro è molto simile a quello de La caduta. La trama è molto buona, ci sono di continuo colpi di scena e i personaggi minori vengono falciati come se alla fine l'autore prendesse un premio per ogni morte. Ho notato, in ogni caso, uno stile più curato rispetto al primo che lasciava molto a desiderare perciò ho alzato il mio voto di mezzo punto. Certo non è perfetto ma è una buona lettura, soprattutto per merito della trama e dei personaggi che stanno cambiando e crescendo (rimanendo pur sempre un po' stereotipati) e che sembrano buoni e cattivi allo stesso tempo. Se avete letto il primo, questo è d'obbligo.


Vi lascio il link di ibs: La stirpe dei ribelli - Morgan Rhodes 

Autore: Morgan Rhodes
Dati: 2014, 392 p., rilegato
Traduttore: Ricci A.
Editore: Nord (collana Narrativa Nord)

26 maggio 2014

La rinascita di Shen Tai - Guy Gavriel Kay

Buon pomeriggio! Oggi vorrei parlarvi de La rinascita di Shen Tai di Guy Gavriel Kay. Questo libro è il secondo che affronto di questo autore: avevo letto qualche tempo fa il bellissimo Il paese delle due lune di cui trovate la mia recensione qui e purtroppo è un libro quasi introvabile ma, secondo me, potrebbe tranquillamente essere un pezzo di storia del fantasy. La rinascita, invece, è più recente. Pubblicato in originale nel 2010, è arrivato in Italia nel marzo 2012 edito dalla Fanucci. A dire il vero, non so bene se possa essere classificato come fantasy. La Fanucci l'ha inserito nella Collezione immaginario fantasy, giudicandolo un fantasy o un'opera di fantasia? Le due faccende sono profondamente diverse: il primo riguarda l'uso di elementi fantastici classici come magia, poteri paranormali, creature magiche eccetera, il secondo termine è legato a moltissime opere pubblicate oggigiorno in cui vengono narrate le vicende di personaggi inventati. Nel caso de La rinascita ho trovato pochissimi elementi fantastici, anzi l'unico riferimento è stato quello degli spiriti; i personaggi sono inventati, basati, però, sulla storia della dinastia T'ang, così come l'autore racconta nei ringraziamenti. Pertanto non so bene come classificare il libro, ma è una buona lettura e ve la consiglio lo stesso.
La copertina è bellissima ed è esattamente identica a quella originale, titolo tradotto a parte. Ideogrammi cinesi fanno da sfondo a titolo e autore bene in evidenza in basso e a un cavallo in pietra, animale che percorre tutto il libro e che dà l'avvio alla vicenda. Il cavallo è sicuramente la rappresentazione del suo omonimo vivente della razza potente allevata dal popolo di Sardia, apprezzata in tutto il Kitai.

Trama. Alla morte del padre, Shen Tai trascorre i due anni ufficiali di lutto presso il lago di Kuala Nor, scenario di battaglia di vent'anni prima, in cui dà sepoltura ai morti della guerra tra Kitan e Taguran. Alla fine del periodo, la Principessa di Giada Bianca dei Tagur, come ringraziamento, dona a Tai duecentocinquanta cavalli sardiani, i più belli e ammirati di tutte le terre. Tai è, quindi, costretto a ritornare presso la capitale Xinan per dare conto del dono: alcuni assassini renderanno il suo viaggio di ritorno più pericoloso che mai.

Solo vento, una prateria infinita, e un cielo così lontano;
più lontano di qualunque cielo avesse mai visto.
Era difficile credere che la propria vita avesse un qualunque significato sotto quel cielo.
Forse il cielo era più distante dagli uomini lì.

Il titolo originale è Under heaven che, leggendo il passo che vi ho appena proposto, è molto più indicativo rispetto al titolo della Fanucci. Infatti "Sotto il cielo" pervade tutta la narrazione, dall'Imperatore Taizu che governa il Kitai con il mandato del cielo ai tanti personaggi che danno moltissima importanza al cielo, e agli dei, sotto il quale vivono.

Detto ciò, Tai è il nostro protagonista principale. Suo padre era il generale Shen Gao che ha guidato una parte dell'esercito kitan contro i Taguran. Durante la più feroce battaglia, quarantamila soldati da entrambe le parti rimasero uccisi nello scontro vicino al piccolo lago di montagna di Kuala Nor. I resti dei militari non furono mai sepolti. Anni dopo, il generale Shen Gao muore e il suo secondogenito Tai, per onorare i due anni di lutto, parte verso la stessa Kuala Nor della battaglia per seppellire con onore le ossa kitan e taguran. Lassù, lontano dalla corte reale, trascorre il suo tempo tra le fosse e le urla dei morti di notte, che circondano la sua capanna, gridando per ottenere pace e degna sepoltura. In primavera, arriva una lettera vergata dalla Principessa di Giada Bianca dei Tagur (in realtà non è originaria taguran ma kitan, data in sposa al principe taguran alla fine della guerra come pegno di pace) in cui sancisce un dono immenso all'ignaro Tai: duecentocinquanta cavalli sardiani, i più belli, i più puri e i più bramati. Contemporaneamente, un assassino cerca di ucciderlo e sono proprio gli spiriti a salvarlo. Tai, a questo punto, si chiede chi potrebbe mai volerlo morto visto che la notizia dei cavalli sardiani gli è appena giunta. La necessità di preservare il dono della Principessa e la sua stessa vita è lampante e Tai deve muoversi molto cautamente tra le spire degli inganni di corte e gli assassini sulla sua strada.

La narrazione è in terza persona a più voci. Punti di vista diversi che danno alla storia maggior profondità e dimensione, rendendo il racconto più completo e globale. Abbiamo, quindi, prostitute, soldati, comandanti, concubine, sorelle e primi ministri e tutti concorrono al completamento della vicenda. Di flashback e flashforward se ne trovano molti e danno assaggi succosi di passato e futuro al lettore, ma alcuni flashback sono veramente molto lunghi. Quello che salta subito all'occhio è che lo stile di Kay è, in questo libro, minuzioso, ricco e cesellato. Molte parti sono lunghe e descritte nei minimi particolari, cosa che rende il testo pesante, tuttavia l'ho trovato scorrevole. Oltre a queste tecniche narrative, Kay ha inserito delle parti in cui sembrava di leggere un manuale storico sulla dinastia imperiale e le vicende connesse. I dialoghi sono verosimili e il finale azzeccato.

Nonostante l'inesistenza di elementi fantasy, mi è piaciuto. Lungo quanto basta, con una trama fitta, molte informazioni. Piacerà sicuramente a un pubblico che ne vuole sapere sempre di più, ma poco al pubblico che ha fretta e vuole una lettura veloce e spensierata. Più volte, durante la lettura, mi sono soffermata su alcuni passaggi e li ho riletti, trovandoli molto attuali e di grande riflessione. In sintesi, ve lo consiglio.


Vi lascio il link di libreriauniversitaria: La rinascita di Shen Tai - Guy Gavriel Kay

Autore: Guy Gavriel Kay
Dati: 2012, 611 p., rilegato
Traduttore: Cresti S.
Editore: Fanucci

13 maggio 2014

Se fossi una strega - Celia Rees

Buon pomeriggio! Oggi vorrei segnalarvi un romanzo ormai vecchiotto: Se fossi una strega di Celia Rees. Sul blog trovate la mia recensione di Pirate che è stato il secondo libro di questa autrice, affrontato qualche tempo fa. Come dicevo anche nell'altro post il primo suo in assoluto è stato Viaggio di una strega bambina, che non ho recensito in quanto lettura di molto antecedente all'apertura del blog, di cui Se fossi una strega è la sua continuazione. Noterete che l'argomento di questo libro non può essere definito fantasy ma più di avventura, come la maggior parte della produzione della Rees che è davvero un'autrice di talento. La prima edizione de Il viaggio è del 2001, edita dalla Salani che pubblica tutto il lavoro della Rees, mentre Se fossi è di due anni successivo, del 2003 sempre Salani.
Le copertine per la Rees per le edizioni sono tutte uguali, cambia la modella e il titolo ma lo stile e il font delle scritte non è diverso. Qui abbiamo, quindi, il solito viso di una ragazza ma più adulta rispetto alle altre copertine, in particolare rispetto a quella de Il viaggio. Se prima la narrazione era incentrata su una ragazza, qui abbiamo una donna adulta. Il tono scuro fa risaltare il pallido viso di una donna con gli occhi chiusi, quasi in un misto tra pace e rassegnazione agli eventi. Senza dubbio, attira l'attenzione verso il libro stesso e, in entrambe le edizioni, in fondo, troviamo uno stralcio di una recensione tratte da The bookseller, un rinomato periodico inglese che si occupa del mondo letterario.

Breve trama. Mary è scappata dalla cittadina di Beulah e dall'Inquisizione, trovando rifugio presso il popolo indiano limitrofo. La sua storia è raccontata attraverso le visioni di Agnes, una nativa canadese, che è legata a Mary dal sangue della sua discendenza e dal potere di strega.

Sì, tutto qui. Trama semplice, lineare, concisa. Questo secondo libro riprende la storia di Mary da dove il precedente si era interrotto ma utilizza altre tecniche di narrazione. Prima Mary era l'unica protagonista e abbiamo letto le sue stesse parole attraverso il suo diario ritrovato in una trapunta tramandata dalla metà del '600 fino ai giorni nostri. Qui, invece, conosciamo la storia di Mary attraverso le visioni che Mary stessa invia ad una sua discendente nativa, Agnes. Inoltre, abbiamo un terzo personaggio che, però, mi è sembrato un po' inutile, ovvero la studiosa che ha raccolto il diario della trapunta e tutto il materiale che parla di Mary, cercando una traccia sulla sua vita dopo la fuga da Beulah. I suoi contributi sono piccoli e non li ho trovati molto rilevanti, avrei quasi preferito che non ci fosse stato il suo punto di vista e che le uniche protagoniste rimanessero Agnes e Mary. Anzi, a dire il vero, la protagonista assoluta è Mary, Agnes diventa un tramite per raccontare la sua storia e ha, in effetti, non troppa rilevanza all'interno del racconto.

La narrazione, quindi, è divisa su tre punti di vista: Agnes, Mary ed Alison. La prima e la terza sono seguite in terza persona al passato, mentre le parti del racconto di Mary sono in prima persona, sempre al passato. Non c'è più un diario scritto ma si forma una sorta di storia orale, tecnica molto cara ai popoli indiani, che viene tramandata di generazione in generazione. Le descrizioni ambientali e dei personaggi sono buone ma i dialoghi non sono troppo brillanti, sebbene siano molto pochi. Lo stile della Rees è molto evocativo, riesce a trattare un tema ostico come la morte e le guerre tra inglesi e nativi con una delicatezza e allo stesso tempo durezza uniche. C'è una parte più o meno a metà del libro in cui ci sono due morti di persone molto care a Mary: di molte morti ho letto ma queste sono state molto toccanti e le paragono all'emozione e al dolore che ho provato mentre leggevo le morti di Harry Potter e i doni della morte. Gli stili sono diversi, le trame lontane anni luce, eppure ho ritrovato la stessa intensità di descrizione e di trasmettere stati d'animo e straziamento dell'anima. Meraviglioso.

Dunque, vi chiederete, ma perchè tu che leggi solo fantasy ti sei infilata in una storia di nativi americani? La domanda è quanto meno pertinente e la risposta è: credevo che la magia (o stregoneria, è uguale per l'Inquisizione) avesse più peso. In ogni caso, ho apprezzato moltissimo sia Il viaggio che Se fossi e in entrambi non ho trovato quell'aura di magia persistente promessa dalle trame. Però mi sono piaciuti lo stesso e ve li consiglio, se avete voglia di una lettura leggera e veloce e vi interessa, anche in minima parte, la cultura indiana e le guerre con gli inglesi per il territorio e la supremazia religiosa.


Vi lascio il link della prima edizione, ma la trovate anche in versione economica: Se fossi una strega - Celia Rees

Autore: Celia Rees
Dati: 2003, 266 p., brossura
Traduttore: Masini B.
Editore: Salani

9 maggio 2014

Di me diranno che ho ucciso un angelo - Gisella Laterza

Mi sono ritrovata tra le mani questo racconto e la trama mi aveva attirato perciò ho deciso di leggerlo. Qui non faccio una recensione vera e propria in quanto è davvero un libretto corto, ma è più che altro un commento tanto per darvene un'idea generale. Il libro in questione è Di me diranno che ho ucciso un angelo di Gisella Laterza, pubblicato dalla Rizzoli nel maggio 2013 (contemporaneo a L'età sottile ed è divertente perchè se Dimitri riesce a sollevare il fantasy italiano, la Laterza lo abbatte totalmente). A quanto pare lavora su questo racconto fin dai sedici anni e ora che ne ha ventuno è stato pubblicato. In pratica ha lavorato a cinque anni su un racconto striminzito di nemmeno duecento pagine. Capisco che ci abbia messo impegno (almeno spero), ma non ne è uscito un granchè. Oltretutto, questa volta vorrei porre l'accento anche sul costo esorbitante di questo libretto: 15€ prezzo pieno, scontato su ibs a 12.75€. E vogliamo parlare della copia elettronica? 9.99€, prezzo che trovo indecente, tanto quanto quello del cartaceo. Perchè dovrei spendere così tanto per un libretto così corto?
Veniamo alla copertina che, secondo me, è orribile. Colore smorto di sfondo. Titolo troppo lungo. E al centro una sorta di cammeo vecchio stile con un'angioletta dalle forme sproporzionate, che dondola su un'altalena con tristezza infinita. Carina sì l'angioletta ma non ne trovo il senso, soprattutto in relazione al contenuto del racconto. Non mi piace per niente.

Vi propongo una breve trama. Una notte, Aurora è sul tram e sta tornando a casa dopo una serata in discoteca. All'improvviso, nella carrozza vuota, spunta un passeggero misterioso che, allo stesso tempo, attira e respinge la ragazza. Vince la sua curiosità ed Aurora ascolta la storia del giovane: un angelo innamorato di una demone e del suo percorso per trovare l'umanità e ricongiungersi finalmente al suo amore.

Lo so, la trama è sdolcinata. E quindi, direte voi, se lo sapevi già, perchè hai voluto leggerlo e farti del male? Bella domanda e la risposta è: non ne ho idea. La trama mi aveva, in qualche modo, attirato e speravo ci fosse dell'altro oltre alla smielosità che mal tollero. Speravo ci fosse una buona scrittura di base, una trama interessante e l'idea dell'angelo e della demone l'ho trovata originale visto che, di solito, queste due specie amano accoppiarsi con gli umani e quasi mai tra di loro.
Le mie speranze, però, si sono infrante abbastanza in fretta e, dopo le prime pagine lette con un sopracciglio alzato in segno di incertezza, ho capito che non era all'altezza delle mie aspettative. Tuttavia devo riconoscere dei meriti come per esempio la leggerezza della scrittura e la velocità del racconto. Diciamo che non si intrattiene molto sulle vicende e non ci perde dietro troppo tempo ma non sono sicura di aver trovato del vero talento nel modo di raccontare. Forse, era la storia ad essere sbagliata o forse il modo in cui è stata affrontata.

La narrazione utilizza due tecniche. La prima è in terza persona al presente nelle parti in cui è presente Aurora ed è dal suo punto di vista. Poi ci sono le parti in cui viene raccontata la storia dell'angelo in terza persona al passato e i punti di vista possono essere diversi. Alcuni passaggi hanno il punto di vista dell'angelo mentre altri passaggi hanno il punto di vista del personaggio che viene incontrato. In aggiunta a questi abbiamo i passaggi in cui vengono raccontate le avventure della demone e, anche qui, il punto di vista può essere o della demone stessa o del personaggio con cui interagisce. L'ho trovato un metodo di esposizione del racconto molto confusionario, sempre a metà tra il presente e il passato, con salti brevissimi da una parte all'altra. I dialoghi mi sono sembrati privi di senso, le descrizioni banali, il finale antipatico.

In generale non mi è piaciuto. L'ho trovato sdolcinato, piatto, personaggi senza un minimo di spessore psicologico e noioso. Considerato il numero delle pagine, il prezzo e il contenuto non mi sento di consigliarvelo. Se magari lo trovate in biblioteca o ve lo prestano, potreste anche pensare di passare un paio di ore leggendolo.


Vi lascio il link di ibs nel caso siate così tanto folli da volerlo leggere: Di me diranno che ho ucciso un angelo

Autore: Gisella Laterza
Dati: 2013, 180 p., rilegato
Editore: Rizzoli (collana Rizzoli narrativa)

8 maggio 2014

L'eta sottile - Francesco Dimitri

Oggi vorrei parlarvi de L'età sottile di Francesco Dimitri. Cercherò di scrivere qualcosina per recensirlo ma non so bene cosa ne uscirà, quindi abbiate pazienza se vi sembra un abbozzo di idee più che una recensione finita. Pubblicato dalla Salani a maggio 2013, questo è il secondo romanzo di questo giovane autore italiano che ho affrontato. Il primo è stato Pan, la cui pubblicazione risale al 2008 a cura della Marsilio, e di cui trovate la mia recensione qui. Pan è sorprendente, ricco di dettagli e con una trama irresistibile e ne approfitto per consigliarlo di nuovo. Ha qualche pecca, data probabilmente dall'inesperienza dell'epoca di Dimitri, ma nel complesso risulta un ottimo esempio di come l'attività di fantasy italiana possa raggiungere alti picchi. So che avrei dovuto leggere prima Alice nel paese della Vaporità per avere una panoramica cronologica dei romanzi di Dimitri degli ultimi anni ma ammetto che la trama di quest'ultimo non mi ha mai ispirato, perciò l'ho saltato e sono passata al più recente L'età sottile. E direi che ho fatto molto bene e più sotto vi spiegherò perchè.
Parliamo della copertina. Colori cupi, una ragazza in camicia da notte sulla sinistra che sembra sospesa in aria, attirata da una forza sovrumana che la chiama verso l'alto. In bell'evidenza sulla destra il nome dell'autore e il titolo. La copertina attrae molto anche se non ha colori sgargianti o titoli sensazionali. Attrae per la sua semplicità, per il suo colore blu scuro e per la figura poco definita che potrebbe essere una delle due ragazze di cui si racconta. Molto bella e complimenti agli editor per l'idea azzeccata.

Trama. Quando Gregorio ha incontrato per la prima volta Levi aveva quattordici anni. Due anni dopo si incontrano nuovamente, nella stessa località di mare pugliese, e Levi gli fa una proposta: diventare il suo apprendista mago. Gregorio, in un primo momento, lo ritiene un matto, un uomo adulto che vuole la compagnia di un ragazzino. Però, poi, il dubbio si insinua dentro i suoi pensieri: e se fosse davvero un mago? e se gli desse un potere che mai avrebbe sperato? Così accetta. E scopre che la magia esiste realmente ma la lezione per impararla sarà più dura di quanto si aspetta. Da ragazzino, passando attraverso il dolore e la perdita, diventerà un giovane uomo con un potere immenso tra le mani.

Come dicevo prima sono passata dalla lettura di Pan a quella de L'età sottile, saltando il romanzo di mezzo, e ho fatto bene. Il motivo è molto semplice: nel secondo ho trovato molti riferimenti al primo, in particolare il concetto dei tre diversi Aspetti (Carne, Sogno, Incanto). Sembra quasi che i due libri siano stati concepiti insieme e spezzati in un secondo momento, diventando pubblicazioni distinte. C'è molto di Pan, in questo terzo romanzo di Dimitri. C'è la meraviglia, lo stesso linguaggio diretto e crudo, un piccolo riferimento a "Michele lo sciamano di Roma" (uno dei protagonisti di Pan, forse quello più importante) e gli Aspetti. Gli Aspetti, ci fa intuire Dimitri in L'età, sono solo uno dei tanti modi per intendere la magia e il meraviglioso. Qui, il protagonista Gregorio deve vedersela con i Piani Astrali in cui proietta la propria essenza e l'immagine di se stesso. Ed è sul Piano Astrale che si compiono le magie.
L'ambientazione è la stessa Roma contemporanea meravigliosa e decadente di Pan, sospesa tra bellezza e crudeltà. E la crudeltà mi sembra uno dei temi cardini de L'età, forse portata all'esasperazione. Oltre alla crudeltà, altri temi sono sicuramente il dolore e la perdita che ho citato anche nella trama. Gregorio perderà molto e ritroverà altrettanto, perderà qualcosa che non tornerà più indietro ma avrebbe potuto perdere di più.

La narrazione è in prima persona al passato e il protagonista Gregorio racconta gli eventi dei suoi sedici anni mentre si trova in un tempo indeterminato nel futuro, avanti di "molti anni", ma non riusciamo ad individuare quanto nel futuro. Sembra quasi un racconto di un vecchio che ricorda la sua giovinezza, il momento in cui è passato dall'essere un ragazzino all'essere un adulto. Sono molti i punti in cui il narratore si rivolge direttamente al lettore, spiegando alcune cose e mettendolo in gioco con domande e appunti. Il linguaggio è semplice ma crudo per cui sconsiglio la lettura a un pubblico giovane. I dialoghi sono verosimili e, in alcune piacevoli parti, venati da una leggera ironia. Esiste un finale della vicenda raccontata e viene accompagnato da un ribaltamento di intenti, tuttavia c'è uno spiraglio per il futuro, come se Dimitri non avesse ancora finito di raccontare la sua meraviglia.

In conclusione mi è piaciuto molto e non so bene se ho trovato dei difetti. Forse qualche ripetizione di concetto, forse qualche descrizione non troppo originale, forse altro. Quello che so è che ve lo consiglio ma non prima di aver letto Pan.


Vi lascio il link di ibs: L'età sottile - Francesco Dimitri

Autore: Francesco Dimitri
Dati: 2013, 396 p., brossura
Editore: Salani

5 maggio 2014

[Eroi dell'Olimpo 03] Il marchio di Atena - Rick Riordan

Oggi lascio un breve commento sul terzo capitolo delle avventure di Percy, Jason e degli altri semidei: Il marchio di Atena di Rick Riordan della pentalogia degli Eroi dell'Olimpo. Uscito nelle librerie ad aprile 2014 edito dalla Mondadori che pubblica tutti i lavori di Riordan è il terzo di cinque e attendiamo gli altri con impazienza. In Italia a maggio 2013 è uscito il primo capitolo e a novembre 2013 il capitolo numero due. Pochi mesi fa è uscito in inglese il quarto capitolo The house of Hades che arriverà in Italia probabilmente a novembre 2014, data in cui dovrebbe essere già nelle librerie l'episodio finale The blood of Olympus. Potete trovare le mie precedenti recensioni de L'eroe perduto e Il figlio di Nettuno qui e qui.
Per quanto riguarda la copertina abbiamo il solito format per Riordan: protagonista di spalle, sfondo accattivante e un bellissimo colore. Il ragazzo in primo piano è Percy e lo notiamo dal fatto che sta cavalcando il suo amico pegaso nero Blackjack ed è abbastanza chiaro che sono loro. Sullo sfondo vediamo un'altra figura a cavallo ed è Jason. Forse non è lampante ed immediata la presenza del figlio di Giove ma la copertina originale è piuttosto esplicativa. Ve la metto qui di fianco così potete fare il confronto: a destra Percy e Blackjack con la spada di bronzo celeste Vortice e l'acqua che ribolle sotto di loro, a sinistra troviamo senza ombra di dubbio Jason che cavalca Tempesta in mezzo ai fulmini e brandisce il suo gladius di oro imperiale e sono intenti in un combattimento tra di loro. La scena rappresentata nelle copertine è solo una piccolissima parte del racconto e non influisce minimamente sull'andamento della trama, forse sarebbe stato meglio usare qualcos'altro o magari un'immagine dell'Argo II visto che è il mezzo di trasporto di questo terzo capitolo. Però non importa mi piace tantissimo il colore e per quanto mi riguarda la copertina è irrilevante in questo caso, l'avrei letto anche se fosse stata disegnata da un bambino di tre anni.

Trama. Abbiamo lasciato Percy al Campo Giove mentre l'Argo II stava per attraccare con a bordo Annabeth, Leo, Piper e Jason. A causa di una possessione di uno spirito, Leo apre il fuoco sul Campo Giove e sui semidei che vi abitano. La precaria tregua tra eroi greci e latini è compromessa e i Sette della profezia (Percy, Annabeth, Jason, Piper, Frank, Hazel e Leo) sono costretti a ripartire in fretta. La loro destinazione è Roma con l'obbiettivo di fermare i gemelli giganti Oto ed Efialte dall'uccidere il loro amico Nino di Angelo e ritardare il risveglio di Gea. Come al solito troveranno sul loro percorso molti nemici e molti ostacoli.

Riordan, anche per il terzo capitolo degli Eroi dell'Olimpo, si commenta da solo. Se vi piace la serie e il suo modo di scrivere dovete per forza continuare a leggerlo, diventa una droga.
La narrazione è in terza persona con più punti di vista. Per la prima volta in assoluto Annabeth, la figlia di Atena, è una delle voci narranti insieme a Leo, figlio di Efesto, Percy, figlio del dio del mare e Piper, figlia di Afrodite. Questa volta i protagonisti narranti sono tutti figli del volto greco degli Dei, ma sono accompagnati da tre semidei romani che non hanno voce: Jason, figlio di Giove, Frank, figlio di Marte, e Hazel, figlia di Plutone. Come sempre c'è umorismo ma sembra che i semidei stiano crescendo (Percy sta per compiere diciassette anni) e i loro pensieri seguono questo proposito. Rispetto alla pentalogia precedente, senza dubbio, le risate sono di meno sostituite più spesso da un sorriso. Alcune trovate, però, sono geniali e fanno ridere, lo stile di Riordan potrà essere più adulto ma rimane inconfondibile.
Descrizioni buone, dialoghi intelligenti e spesso ironici e i semidei in costante pericolo secondo il classico schema della trama. Il loro viaggio li porterà dal Campo Giove di Berkeley in California a Topeka in Kansas. Da lì fino ad Atlanta in Georgia e poi a Charleston in Carolina del Sud e finalmente verso Roma, passando per l'isola tra le colonne d'Ercole. Il tutto dal 25 giugno al 1 luglio per evitare che Nico muoia, come se avere una potente e malvagia dea della Terra che si sta risvegliando non mettesse abbastanza pressione.
Inoltre, se avete già letto tutto e volete tornare nel mondo di Percy e gli Dei dell'Olimpo vi suggerisco Il libro segreto con tre inedite avventure di Percy e i suoi amici, interviste e approfondimenti su dei e mostri. Credo che, dopo l'ultimo capitolo degli Eroi dell'Olimpo, uscirà un libro simile a questo che in inglese si intitola The demigods diaries con altre avventure e approfondimenti.

Concludo lasciandovi una citazione. Tra i tanti passaggi divertenti e brillanti ne ho selezionato uno in particolare che mi è piaciuto forse più di tutti gli altri: in genere non trascrivo citazioni ma questa volta vorrei condividere con voi l'ironia di Riordan. In questo stralcio troviamo due battute di un dialogo tra Annabeth e Percy e si tiene a poca distanza dallo stretto di Gibilterra.

- Nell'antichità, chiamavano questa zona "Colonne d'Ercole" - disse la figlia di Atena.- La Rocca era ritenuta una delle colonne. L'altra era una delle montagne africane. Nessuno sa di preciso quale.
- Ercole, eh? - Percy aggrottò la fronte. - Questo tizio è una specie di McDonald's dell'Antica Grecia. Ovunque ti giri, spunta fuori.

 
Vi lascio il link di ibs: Il marchio di Atena - Rick Riordan

Autore: Rick Riordan
Dati: 2014, 526 p., rilegato
Traduttore: Baldinucci L.; Melosi L.
Editore: Mondadori (collana I grandi)

1 maggio 2014

[Steelhaven 01] L'araldo della tempesta - Richard Ford

Qualche settimana fa, alla sua uscita, un amico del gruppo fb aveva proposto a noialtri lettori affamati di fantasy questo libro, la cui versione digitale sarebbe rimasta in offerta a metà prezzo per le prime due settimane di uscita. Siccome io sono appassionata di epic fantasy (pardon, questa serie viene definita in realtà grimdark fantasy che sarebbe una roba tipo brutti, cattivi e con sesso esplicito ma a me da profana mi pare sempre un po' la stessa roba) e lettrice vorace di ebook mi sono subito fiondata su una copia approfittando della grossa opportunità.
Per fortuna la mia intraprendenza è stata ben ripagata e oggi vi parlo con piacere e vi consiglio fortemente la lettura de L'araldo della tempesta di Richard Ford edito dalla Fanucci e pubblicato nel marzo 2014. Ford, inglese, non è un novellino e si è già fatto conoscere con altri romanzi e racconti ma questo inizio di trilogia è, senza dubbio, il lavoro che lo porterà al grande pubblico appassionato del genere. Pubblicato nel 2013 con il titolo originale di Herald of the storm, il libro è il primo della trilogia Steelhaven, dal nome della città portuale in cui si realizza la trama. Pochi mesi fa è stato pubblicato il secondo volume in lingua originale intitolato The shattered crown che spero arriverà a breve anche in Italia. Ford è un autore da tenere d'occhio d'ora in poi.
Per quanto riguarda la copertina non ho nessun appunto da fare: mi piace ed è di impatto. La versione originale è uguale a quella dell'edizione italiana tranne il titolo che è stato tradotto. Una cosa simpatica che volevo riportarvi. Nell'edizione tradotta in alto a sinistra c'è la citazione di un commento sul libro pubblicato su Interzone, rivista inglese poco conosciuta in Italia che si occupa di fantasy e fantascienza. Nella versione originale, invece, c'è una semplice frase ad effetto che sarebbe stato carino lasciare: "Welcome to Steelhaven... Watch your back" che tradotta appare più o meno come "Benvenuti a Steelhaven, guardatevi le chiappette". Simpatico.

Veniamo a un piccolo accenno di trama. L'orda di invasori Khurtas, che il principe esiliato Amon Tugha ha trasformato in un esercito potente e disciplinato, sta pressando i confini a Nord degli Stati Liberi e re Cael l'unificatore è impegnato a combatterla e respingerla. Nel frattempo le vite di un soldato, un assassino, un apprendista mago, una principessa, una ladruncola, una guerriera e un truffatore si incrociano nella capitale Steelhaven dove, con le loro scelte, influiranno sulla pace o sulla guerra con i Khurtas e sulla città stessa.

Anche questo, come La compagnia della spada di Luke Scull (che tra l'altro è stato anche'esso inserito nel grimdark fantasy), è un racconto corale ed è davvero ben costruito. I protagonisti da gestire sono molti; tra il prologo e l'epilogo si arriva a un totale di nove personaggi e tutti completamente rilevanti e diversi tra di loro, con caratteristiche precise ed estrazioni sociali differenti. La difficoltà sta nel rendere omogeneo un racconto con così tante voci, riprendendo le fila di ciascun personaggio ad ogni capitoletto in modo pertinente e senza scadere nel banale. Abbiamo l'erede al trono di Steelhaven Janessa che si ritrova, inesperta, con un regno in guerra tra le mani. L'apprendista mago Waylian che studia alla Torre dei Magistri ma che si sente inadatto e inutile, non riuscendo a comprendere nulla dei testi. C'è la guerriera Kaira, Vergine dello Scudo seguace di Vorena, che ha una missione da compiere. Abbiamo il truffatore e seducente Merrick che alla Gilda deve una nave carica di schiavi ma che ritrova la moralità perduta. L'ex soldato ora fabbro Nobul che alla morte accidentale dell'unico figlio ritorna sotto le armi con falso nome per dare un senso alla propria vita. C'è la giovane ladruncola Cencio che aspira a una vita migliore e si mette in affari con la pericolosa Gilda della città. E infine abbiamo l'assassino a pagamento Rio che ha dei dubbi sul suo operato e si chiede se ogni suo "incarico" meriti davvero la morte. Il personaggio del prologo è il nostro araldo della tempesta citato nel titolo del libro, il termine tempesta inteso nel senso di pericolo in avvicinamento: Massoum Abbasi che porta notizie del principe Amon Tugha e che non avrà altri capitoletti dedicati ma interagirà più volte con gli altri protagonisti. Quello dell'epilogo è, invece, un diretto collaboratore del principe di cui probabilmente scopriremo di più nei prossimi libri.
Come dicevo prima ognuno ha un suo ruolo specifico e quello che mi è piaciuto maggiormente è che Ford è riuscito a creare una caratterizzazione profonda di ogni personaggio, a rendere coerente il testo anche con i salti tra un personaggio e l'altro e soprattutto ha adattato dialoghi e pensieri all'estrazione sociale del personaggio narrante. In pratica lo stile dei capitoletti in cui è protagonista la principessa è stato nettamente differenziato da quello in cui c'è Cencio, la ladruncola di strada. Lo stile pulito ed essenziale della guerriera contrapposto a quello rozzo del ex fabbro ora soldato. Ho, quindi, apprezzato molto la differenza di linguaggio che ritengo assolutamente necessaria quando ci si trova di fronte a un racconto corale come questo.

Per quanto riguarda la parte tecnica, la narrazione è in terza persona al passato e abbiamo già detto che i personaggi sono nove. I dialoghi sono realizzati bene, verosimili, adatti al periodo storico in cui si svolge l'azione e venati, soprattutto nel caso di Merrick il truffatore, di ironia. Le descrizioni sono interessanti ma non eccellenti, tuttavia i personaggi non sono tutti bellissimi e bravissimi ma sono molto umani. Le scene di azione sono descritte in modo chiaro e preciso. La macro trama della guerra contro i Khurtas che fa da sfondo ovviamente non ha un finale ma solo un epilogo, un trampolino per il prossimo episodio. In ogni caso i mini racconti dei personaggi e le loro mini trame al momento hanno un termine ma le fila verranno riprese nel successivo libro con probabilmente l'introduzione di nuovi personaggi (spero che il loro numero non aumenti tanto da rendere ingestibile la faccenda). La lettura, per il linguaggio a volte crudo e osceno, non è adatta al pubblico più giovane e lo consiglio dai quindici anni in su.

Per concludere l'ho trovato un ottimo epic fantasy classico, il migliore tra quelli letti negli ultimi tempi e il mio voto è alto come di rado mi capita di assegnare. Sono rimasta molto colpita dall'abilità descrittiva e di trama di Ford e spero di leggere a breve i seguiti. Tuttavia assegno un pollice verso e una nota di demerito a chi ha tradotto e curato il libro: scene di pessimo italiano ed errori di ortografia (sono sicura che il plurale di provincia è province senza la i) che avrebbero potuto far scendere il voto. Purtroppo, però, non è colpa dell'autore se la casa editrice commette errori grossolani e consiglio una revisione del testo per cancellare certe bestialità. Pagare per certi orrori è antipatico a dir poco.


Vi lascio il link di ibs: L'araldo della tempesta - Richard Ford

Autore: Richard Ford
Dati: 2014, 569 p., brossura
Traduttore: GiorgiG.
Editore: Fanucci