10 dicembre 2013

Il sentiero di legno e sangue - Luca Tarenzi

Mentre cuoce il mio polletto alla birra e si sparge un delizioso profumino nell'aria vi propongo la lettura numero quattro di dicembre: Il sentiero di legno e sangue di Luca Tarenzi.
Questo è, per me, il primo titolo di questo autore eclettico che riesce a districarsi con notevole disinvoltura nel grandissimo mondo del fantasy ottenendo buoni risultati. Il sentiero è stato pubblicato nel maggio 2010 dalla Asengard (la stessa casa editrice che ha pubblicato il bellissimo Incanto di cenere di Laura MacLem), che è poi passato alla Salani e ho in attesa di lettura il suo recentissimo God breaker e il più vecchio Quando il diavolo ti accarezza che spero non mi deluderanno.
La copertina è magnifica. Essendo l'autore italiano questa è anche la versione originale e, al momento, non ci sono state ristampe modificate. Il titolo è bene in evidenza con la scritta in bianco dentro al suo riquadro in nero. Il burattino sulla destra è il vero protagonista di questo romanzo breve ed è una versione steampunk del Pinocchio di Collodi. È costruito e definito così bene che sembra quasi in metallo ma è legno, come vuole la tradizione.
All'interno del libro potete trovare un'interessante prefazione "Non mi piace Pinocchio" dell'amico Francesco Dimitri, altro scrittore eclettico, e una postfazione di Tarenzi che spiega e cerca di inquadrare il suo lavoro a puro beneficio della critica e dei lettori, perchè, come dice lui stesso, uno scrittore scrive e poco gli importa in che genere assurge il proprio scritto.

Anche questa volta la trama è molto semplice. Un burattino di legno si risveglia mentre due tizi a dir poco inquietanti e sospetti stanno rovistando nel suo cranio. C'è un cadevere per terra e lui non si ricorda chi è e cosa è successo, sa soltanto che è in pericolo. Lotta con i due e fugge verso l'ignoto cercando di scappare a un destino che sembra ormai scritto ma, chissà perchè, questa fuga lo porta di metro in metro più vicino ad esso. Quale sarà il suo sentiero?

E ancora una volta una trama semplice non significa che lo sia altrettanto lo sviluppo.
Ci troviamo in una sorta di futuro a metà tra il distopico e il fantascientifico, passando per l'apocalittico. A un certo punto della storia gli umani, attraverso studi sui campi morfici (vi prego non chiedetemi cosa sono che non l'ho capito), hanno scoperto di poter modificare la realtà tramite la propria volontà e i propri pensieri. Da qui ne è nata una terribile battaglia per la supremazia visto che ogni umano voleva gestire la realtà a proprio piacimento, sovrastando gli altri. Anni dopo, quando l'umanità fu sul punto di soccombere totalmente, si accorsero che forse era necessario dire basta e, gli umani che possedevano queste doti (a quanto pare non tutti ma moltissimi, trasmesso come un virus), piombarono in un sonno perpetuo e si auto-rinchiusero dentro a palazzi in modo da imbrigliare la loro volontà in spazi ristretti. Ecco, il burattino si risveglia in questo clima, in un palazzo di un Sognatore costruito oscillando tra realtà e sogno in cui una si mescola all'altro senza soluzione di continuità.

Il protagonista è questo burattino senza nome, creato dalle sapienti mani di un Sonnambulo, appartenente ai pochi che possono plasmare la realtà del mondo, temuti dai Desti, i semplici esseri umani senza nessun potere, e allontanati dai Sognatori. Chiamarlo burattino è, comunque, riduttivo. È più che altro un essere altamente tecnologico e pensante, capace di mobilità estrema e intelletto definito. Ha delle nozioni di base sugli oggetti, conosce il modo di parlare e interagire con gli altri, pensa e ha delle idee. Tuttavia non ha nessuna memoria su se stesso o sul tipo di mondo attorno a sè. Quello che gli viene detto è che ha un destino da compiere: deve diventare umano. Ma visto che qualcun'altro l'ha deciso, il burattino farà di tutto per allontanarsi da questa via. È un buon personaggio, ricco di fascino e molteplici sfaccettature. Conosce la rabbia e la compassione, la pietà e l'altruismo ed è ingegnoso. Mi è piaciuto.
Gli altri personaggi che incontra sono grotteschi soprattutto le nemesi del Gatto e della Volpe. Il primo è ricoperto interamente di ceramica, il secondo da pelo rossiccio e muso appuntito sporco di ogni cosa. Inquietanti.

La narrazione è in prima persona dal punto di vista del burattino. È scorrevole, fluida, senza intoppi. I dialoghi sono ben costruiti e la presenza del Tarlo (una sorta di grillo parlante) è a dir poco odiosa. Il sentimento che suscitano le sue chiacchiere è l'odio e penso sia esattamente quello che voleva l'autore. Le descrizioni dei luoghi intriganti e oniriche, esattamente come le descrizioni dei personaggi.
Poche altre volte ho visto un'originalità così immediata nonostante sia liberamente tratto dalla favola di Collodi che personalmente ho sempre trovato noiosa. Spesso gli autori quando si ispirano a testi esistenti tendono a lasciarsi un po' troppo andare e il risultato è una brutta copia dell'originale. In Il sentiero, invece, ho trovato moltissimi spunti originali sebbene le macrofigure di Pinocchio, Geppetto, il Gatto e la Volpe siano riconoscibili fin dal principio. La balena che diventa un gigante enorme è semplicemente geniale.

Detto questo sono entusiasta del risultato, un romanzo breve con i fiocchi, originale, leggero, che scorre veloce ma che lascia il lettore a pensare su cosa farebbe o avrebbe fatto al posto del protagonista. Questa volta mi sbilancio e do quattro stelline.



Autore: Luca Tarenzi
Dati: 2010, 144 p., brossura
Editore: Asengard

Nessun commento:

Posta un commento

Ciao!
Avete letto questo libro? Vi piace la mia recensione? Lasciatemi un commento!