29 ottobre 2013

[Ciclo di Ender 01] Ender's game - Orson Scott Card

Quando esce un film tratto da un libro vecchiotto è quasi d'obbligo la ristampa dello stesso. Succede anche per "Ender's game" di Orson Scott Card, pubblicato in lingua originale nel 1985 ed edito due anni dopo a cura della Nord. I diritti per la versione cinematografica sono stati opzionati nel 2003 dalla Warner Bros. sotto stretta supervisione di Card. Nel 2012 sono iniziate le riprese del film con Asa Butterfield nella parte di Ender, Harrison Ford come Colonnello Graff e Ben Kingsley nella parte di Mazer Rackham. Il regista e produttore è Gavin Hood, già regista, tra gli altri, di Rendition e X-men le origini: Wolverine. Il film è basato su "Ender's game" e su "L'ombra di Ender", una sorta di spinoff in cui il narratore è un ragazzino che viene addestrato dallo stesso Ender.
Avevo visto il trailer del film e mi aveva interessato, ho cercato informazioni e ho scoperto che era tratto dal primo libro di una serie, appunto "Il gioco di Ender" del 1987. Qualche giorno dopo ho visto in libreria il volume sullo scaffale e una svecchiata alla copertina, cambio del titolo da italiano a inglese, cartoncino che richiama il film in uscita il 30 ottobre (se non addirittura la copertina uguale alla locandina) ed ecco un libro vecchio di venticinque anni proposto come nuovo di zecca. Come dicevo prima è il primo libro di una serie composta da molti volumi: sono almeno quattro quelli relativi a Ender, con altri spinoff e prequel. Oltretutto il suo primo abbozzo risale ad un racconto pubblicato nel 1977 sulla famosa rivista di fantascienza Analog. In italiano questi quattro sono già stati pubblicati tutti a cura della Nord, attualmente però su ibs, per esempio, si può acquistare il terzo ma non gli altri. In ogni caso ho fatto una ricerca sull'opac nazionale e si possono reperire nelle biblioteche fornite.
La copertina che vi ho postato è quella dell'ottobre 2013 che è identica ad alcune locandine italiane e dello stesso stile di quelle americane. La copertina dell'edizione del 1987 è del tipo di quelle di fantascienza classiche con un preciso font che ho visto in molte altre copertine (non so dirvi quale sia, ma sono tutte molto simili) con uno scontro tra astronavi nello spazio e sullo sfondo la terra. Pone, inoltre, l'accento sul fatto che l'anno precedente il libro abbia vinto i premi Nebula e Hugo. Non mi dispiace nessuna delle due: una è vecchio stile, l'altra moderna e accattivante. Due stili molto diversi ma che richiamano perfettamente l'interno del libro.

Veniamo alla trama adesso. Andrew "Ender" Wiggin ha sei anni quando viene prelevato dalla sua famiglia per essere addestrato alla Scuola di Guerra, che forma giovani futuri comandanti. La Terra è in pericolo, due sono state le invasioni di esseri alieni chiamati Scorpioni e la terza è in arrivo. Alla Scuola vengono insegnate tecniche avanzate di combattimento interstellare attraverso delle simulazioni, una sorta di videogioco tridimensionale realistico. Ender è il migliore tra tutta la Scuola, un genio, si adatta alle difficoltà e, spronato dagli ufficiali superiori che di proposito lo mettono in situazioni stressanti, diventa praticamente perfetto. In pochi anni si ritrova alla Scuola Ufficiali e, continuando le simulazioni del gioco, porta a compimento il suo percorso. La realtà è, però, dietro l'angolo e Ender si troverà di fronte a delle scelte importanti.

A questo punto veniamo ai personaggi. Quelli principali sono pochi ma quelli di contorno sono parecchi. Ognuno ha una sua caratteristica specifica e li ho trovati poco approfonditi, giusto con qualche accenno.
Ender è un buon personaggio. Geniale, ottimo soldato con un pizzico di insubordinazione. L'ho trovato ben approfondito e con molte sfaccettature: può essere un killer spietato in un momento e un bambino spaventato e solitario il momento dopo. I suoi fratelli, Peter e Valentine, sono altrettanto dettagliati e importanti all'interno della storia raccontata. Quello che, secondo me, è riuscito meglio è che i tre fratelli sono complementari ma con molte uguaglianze. Hanno caratteristiche simili, sono intelligentissimi e riescono, nel bene e nel male, a entrare in contatto con gli altri. Peter scova le paure e le usa contro di loro, Valentine riesce a influenzare azioni e pensieri degli altri ed entrare in empatia con loro, Ender trova le caratteristiche che rendono i suoi compagni buoni soldati e le migliora. Peter sembra essere quasi totalmente malvagio e instabile, Valentine molto empatica e Ender è una via di mezzo: sadico quando serve ma capace di compassione.

Le descrizioni sono poche ma create con gusto. Più che altro se ne trovano rispetto ai luoghi e molto poche sui personaggi, non credo di aver letto nemmeno di che colore ha gli occhi Ender per esempio. Sono probabilmente descrizioni ritenute dall'autore superflue e non rilevanti, meglio che l'attenzione sia concentrata sui modi di porsi e di essere dei personaggi piuttosto che sul colore di occhi o capelli.
I dialoghi sono credibili e lo stile e il linguaggio sono semplici ma curati, adatti agli young adult ma non scontati e banali come si trova nella maggior parte di essi. Lo stile fluido e sciolto tiene incollato il lettore che vuole andare avanti, vuole saperne di più.

La trama è ben strutturata e ogni azione dei personaggi si inserisce in un disegno più ampio. Durante tutta la narrazione si sente che c'è qualcosa di strano, qualcosa di importante che non viene detto, insomma si avverte chiaramente che il narratore sta deliberatamente nascondendo informazioni. All'inizio dei capitoli ci sono degli stralci di conversazione tra il direttore della Scuola di Guerra e alcuni ufficiali perciò è chiaro fin dalle prime pagine che stanno succedendo cose e il lettore freme dalla voglia di sapere la verità.
Tutta la narrazione è in terza persona e quasi tutta ha il punto di vista di Ender, salvo qualche breve stralcio in cui raccontano Valentine o altri personaggi.
Per quanto riguarda il finale, come in moltissimi libri, ne esistono due: uno è la fine della vicenda raccontata, l'altro è di solito un epilogo in cui il protagonista, o qualche personaggio malvagio, fa le ultime considerazioni finali. Faccio un esempio per spiegarmi meglio. In un thriller c'è il detective problematico e depresso che cattura il serial killer (finale uno), a questo punto magari riesce a rimettersi con la moglie o trova la pace (finale due). Moltissimi fantasy hanno questa struttura per il finale e "Ender's game" non fa eccezione. Perciò il finale uno è colpo di scena, perfetto per svelare che cosa è stato nascosto, davvero un gran colpaccio. Il lettore rimane a bocca aperta, senza parole, con un bagaglio immenso di implicazioni. Il finale due, invece, è senza dubbio una rampa di lancio per il libro successivo in quanto viene presentata una situazione che necessita per forza di approfondimento.

Vi consiglio vivamente la lettura di questo fantascientifico, nella versione nuova stampa o in quella originale. Se poi riuscite a recuperare anche gli altri tre (Il riscatto di Ender, Ender III - Xenocidio, I figli della mente) concluderete una buona parte del Ciclo di Ender.


Vi lascio il link ibs della nuova edizione: Ender's game - Orson Scott Card

Autore: Orson Scott Card
Dati: 2013, 377 p., rilegato
Traduttore: Zuddas G.
Editore: Nord (collana Narratina Nord)

26 ottobre 2013

Il giro del mondo in 80 giorni - Jules Verne

Questa sera vi parlo di un altro classico della letteratura dell'Ottocento che però non è un fantasy. Si tratta, infatti, de "Il giro del mondo in 80 giorni" di Jules Verne, pubblicato nel 1873. Considero Verne un visionario e un autore della prima fantascienza con il suo Ventimila leghe sotto i mari e il mitico Capitano Nemo, per esempio, perciò ho deciso di cimentarmi nella lettura di uno dei libri di avventura per ragazzi più conosciuti al mondo. Non avevo mai affrontato una sua opera prima d'ora e il risultato delle sue fatiche non mi ha realmente entusiasmato sebbene sia stata una lettura comunque piacevole e veloce.
Non sono riuscita a trovare l'esatto anno di traduzione in Italia, tuttavia in alcune biblioteche italiane, con una ricerca attraverso l'opac, è possibile reperire una copia datata 1982 della Mondadori ed è la copia più lontana nel tempo che sono riuscita a trovare appunto perchè, come tutti i classici, è di continuo ristampato. Le edizioni sono moltissime, di diverse case editrici, illustrate o in versioni ridotte per bambini composte da una manciata di pagine. Quella di cui ho scelto di postare la copertina è del 2007 con illustrazioni, edita dalla Rizzoli. L'ho scelta perchè tra tutte la sua copertina è quella che mi piace di più, colore brillante ma discreto e due mondi con delle frecce di direzione.

La trama è veramente conosciutissima. Phileas Fogg è un gentleman londinese, ricco, riservato e molto abitudinario. Un giorno, con i suoi colleghi del Reform Club, si discute dell'apertura della nuova linea ferroviaria indiana che permetterebbe di circumnavigare il globo in soli 80 giorni. Fogg è convinto che sia fattibile ma i suoi colleghi sono molto scettici e infine giungono a sfidarlo a compiere egli stesso l'impresa. Fogg accetta e, con il suo nuovo domestico Passepartout, si imbarca in questa avventura.

Prima di tutto vorrei porre l'attenzione sul fatto che stiamo parlando di un'opera scritta nel 1872. Qualche anno prima venne completata la costruzione della ferrovia che unisce la costa Ovest a quella Est in America e l'automobile è ai suoi primi tentativi. I treni funzionano a carbone, così come le navi, e la velocità massima raggiunta in particolarissime occasioni ma sconsigliata è di circa cento miglia orarie (circa 150 km/h, attualmente i treni ad alta velocità raggiungono punte di 300 km/h). Perciò 80 giorni era sicuramente un obbiettivo di tutto rispetto.
Ho provato a fare un rapido calcolo per curiosità su quanto servirebbe a un viaggiatore per circumnavigare il globo utilizzando la linea aerea nel 2013. Ho usato il motore di ricerca Edreams per un data qualsiasi e i risultati sono questi, facendo una media dei tempi di volo apparsi:
1) Londra - Tokyo 11 ore 55 minuti
2) Tokyo - San Francisco 9 ore 05 minuti (non ho scelto New York perchè non sono sicura che il volo sia verso Est, potrebbe anche andare verso Ovest, con San Francisco vado sul sicuro)
3) San Francisco - Londra 10 ore 15 minuti
In tutto abbiamo 31 ore e 15 minuti di volo senza contare tempi di check-in, coincidenze giuste ed eventuali ritardi e probabilmente contando anche questi arriveremo a Londra in circa 45-50 ore, il che significa circa 77 giorni in meno del tempo impiegato da Mr. Fogg, un buon risultato.
Dobbiamo, quindi, calarci nell'epoca in cui il mezzo più usato era la carrozza trainata da due o quattro cavalli.

I personaggi sono pochissimi: Phileas Fogg, Jean Passepartout, la signora Auda e il poliziotto inglese Fix. Gli altri sono personaggi non degni di nota perchè solamente abbozzati. In realtà anche i principali personaggi non brillano per personalità, soprattutto il nostro Mr. Fogg che dovrebbe essere il protagonista ma che spesso si eclissa nella freddezza e nella troppa calma.
Il vero protagonista credo sia Passepartout, un ex circense che cerca la pace e la tranquillità facendo il domestico nelle case inglesi. Quando viene assunto da Mr. Fogg, capendo che il suo padrone è estremamente abitudinario, spera che il suo soggiorno presso di lui sia altrettanto abitudinario. Poi Mr. Fogg lo trascina fuori di casa e parte prima per Parigi, poi per Brindisi e per Bombay e Passepartout pensa che il suo padrone si fermerà, che sia tutto uno sbaglio ma non è mai così. Alla fine è proprio lui ad avere le avventure più impensate, a visitare tutte le città e a fare tantissime sciocchezze ed imprese eroiche.

Le descrizioni sono minuziose e dettagliatissime. Di ogni mezzo di trasporto impiegato dai protagonisti, Verne ci illustra tempi di percorrenza, miglia da affrontare, velocità e confronto con altri della stessa categoria. La via ferroviaria è anch'essa descritta minuziosamente con altezze di costruzione dei binari, lunghezze e tempistiche: descrizioni fin troppo minuziose che spesso risultano noiose. I dialoghi non sono entusiasmanti, un po' piatti a volte.

Il tipo di scrittura asciutto e conciso si addice perfettamente a un vero e proprio gentiluomo britannico che poco si meraviglia del mondo circostante. La lettura è veloce e il linguaggio semplice ma ricercato, ottimo per i ragazzi.
In generale la trama è una specie di catalogo delle tappe del viaggio, compresi i ritardi e gli imprevisti.

L'immagine associata più frequentemente a "Il giro del mondo in 80 giorni" è una mongolfiera che si trova anche in diverse copertine, la cosa interessante è che di mongolfiere non ve n'è traccia in tutto il libro. I protagonisti usano treni, piroscafi, barche e navi ma mai una mongolfiera, strano. Probabilmente in qualche film è stata usata ed è diventata una specie di simbolo che, però, non ha nulla a che fare con il libro.

Devo ammettere che come prima lettura di Verne non mi ha fatto impazzire. Scritto bene sì, ma troppo asciutto, poca passione.


Vi lascio il link ibs dell'edizioni di cui ho postato la copertina: Il giro del mondo in 80 giorni - Jules Verne

Autore: Jules Verne
Dati: 2007, 285 p., ill., brossura
Traduttore: Donaudy A.
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

23 ottobre 2013

Silmarillion - J.R.R. Tolkien

Oggi vi parlo di un altro classico della letteratura fantasy: Il Silmarillion di J.R.R. Tolkien. Così come per I figli di Hùrin, anche questo volume è uscito postumo, nel 1977, a cura del figlio Christopher con la collaborazione di Guy Gavriel Kay, autore di fantasy inglese molto apprezzato. Christopher ha unito alcune bozze del padre e ha cercato di creare qualcosa che avesse una sua logica, scrivendo le parti mancanti basandosi sugli appunti ritrovati. Tolkien lavorò sul Silmarillion tutta la vita ma non riuscì mai a completarlo.
Lo sforzo del figlio è sicuramente da apprezzare. Il risultato è un testo abbastanza coerente con se stesso e con i riferimenti agli altri libri di Tolkien (dal Signore degli anelli a I figli di Hùrin), un volume denso di notizie e di storia di cui gli appassionati di fantasy avevano certamente bisogno. Questa volta Tolkien ci ha donato la mitologia di Arda, le leggende che si tramandano e la genesi del suo mondo. Si scoprono nuovi elementi e ci si immerge nei tempi antichi, otteniamo nuove informazioni che negli altri libri vengono ridotte al minimo e ritorna la voglia di leggere di nuovo Il signore degli anelli per non lasciare Arda.

Quindi non esiste una vera e propria trama se non l'insieme della mitologia e dei racconti dalla creazione di Arda quando Eru Ilùvatar diede vita ai potenti Ainur (chiamati Valar successivamente) ed insieme crearono tutto il mondo. Le ere si seguono l'una dopo l'altra tra magnificenza e terrore, tra luce e ombra, tra morte e vita eterna. Molte azioni terribili vengono compiute e altrettanti sacrifici sono necessari per non far sprofondare Arda nel male.

Lo stile è quello curato in ogni dettaglio, tipico di Tolkien, ricchissimo e più difficile da leggere dell'uso linguistico che ritroviamo negli altri suoi libri. La lettura risulta lenta e complessa, ogni punto approfondito e ripreso in più parti. Come vorrei che tutti i libri utilizzassero questo stile! Se penso all'enorme banalità del linguaggio degli young adult mi viene da piangere. Soprattutto mi dispiace il fatto che per i ragazzi appassionati di fantasy Tolkien dovrebbe essere una bibbia ma il tipo di scrittura dei libri per loro non è assolutamente all'altezza del Maestro e quindi inevitabilmente la lettura risulta quasi impossibile. Se invece gli autori di ya sviluppassero meglio il linguaggio, i ragazzi Tolkien se lo berrebbero come un bicchiere d'acqua. Invece no, un vero peccato.
I dialoghi sono ridotti al minimo in quanto stiamo parlando di mitologia e non di un romanzo vero e proprio e le descrizioni sono splendide ed emozionanti.

Quello che sicuramente può far risultare Il Silmarillion pesante è l'innumerevole quantità di nomi di cose, luoghi e persone. Ogni luogo, per esempio, ha un nome in elfico e/o in linguaggio degli Uomini e in traduzione per noi contemporanei perchè la lingua antica degli Uomini non è di certo l'inglese usato dal Maestro. Se succede in quel determinato luogo qualcosa di notabile come una battaglia o una morte gloriosa, ecco che esso cambia nome e ne assume un altro che ricorda il fatto avvenuto. Ed ovviamente ha un nome in elfico, lingua degli Uomini e per noi, a volte in tutte e tre le versioni più spesso in due. E non stiamo parlando solo di luoghi ma anche di cose come spade, corone o altri oggetti simili. Stessa cosa avviene per le persone i cui nomi si comportano nell'identico modo: hanno un nome di nascita in elfico o lingua degli Uomini e tradotto, se succede loro qualcosa o hanno un nomignolo abbiamo anche l'elfico o lingua degli Uomini e traduzione anche di questo. In alcuni passi vi sono intere frasi con nomi di persone o parentele che quasi diventa impossibile capire di chi si sta parlando (ammetto di averle saltate).

Secondo le mie letture di Tolkien effettuate fino ad adesso l'ordine corretto di lettura dovrebbe essere:
- Il Silmarillion
- I figli di Hùrin
- Lo hobbit
- Il signore degli anelli
- Le avventure di Tom Bombadil
Nemmeno a dirlo, io sono praticamente andata all'inverso a parte la raccolta di canti de Le avventure di Tom Bombadil che ho letto prima de I figli di Hùrin. Ho in sospeso anche la lettura dei Racconti perduti e Racconti incompiuti e più avanti vi dirò in che posizione sarebbe più logico leggerli.

In sostanza, Tolkien è un genio paragonabile a pochi altri autori di fantasy. Non ha solo creato delle storie con dei personaggi, ha creato un mondo intero con mitologie, leggende e lingue tutto perfettamente coerente. Vi prego, se non avete ancora letto niente di suo correte a farlo.

Anche del Silmarillion esistono diverse versioni, ve ne lascio una: Il Silmarillion - J.R.R. Tolkien


Autore: J.R.R. Tolkien e figlio
Dati: 2013, 682 p., brossura
Traduttore: Saba Sardi F.
Editore: Bompiani (collana I grandi tascabili)

16 ottobre 2013

I figli di Hùrin - J.R.R. Tolkien

In questi giorni mi sto dedicando ad alcune letture di Tolkien che avevo in sospeso da un po'. Prima ho letto le simpatiche canzoni e ballate contenute in Le avventure di Tom Bombadil  pubblicato la prima volta nel 1978 ma datato 1962 poi mi sono cimentata con la lettura di "I figli di Hùrin" di cui vi parlo questa sera.
La genesi di questo volume è stata molto lunga. La sua pubblicazione è solo dell'aprile 2007 curata dal terzo figlio di Tolkien, Christopher, che ha unificato in un solo libro per la prima volta stralci contenuti negli appunti di suo padre, nel Silmarillion e nei Racconti incompiuti. In Italia è uscito solo qualche mese dopo, ad ottobre, a cura della Bompiani. Attualmente è possibile trovare ogni libro di Tolkien in diverse edizioni con nessuna variazione del testo originale ma semplicemente con copertine diverse, illustrati o meno, con prefazioni o postfazioni, mappe e quant'altro. La copertina che ho scelto di postare dovrebbe essere quella della prima edizione ma non ne sono sicurissima, ce ne sono parecchie ed è difficile orientarsi. Sicuramente è quella che trovo più bella ed evocatrice di paesaggi e terre sconosciute e magiche. In primo piano vi è un uomo, un guerriero, che indossa il famoso Elmo di Drago, cimelio della casata di Hador e potrebbe essere Hùrin o suo figlio Tùrin. Il paesaggio retrostante immerso nella nebbia dona fascino e mistero alla copertina.

Passiamo alla trama. Hùrin è un valoroso cavaliere al servizio del Re. Pochi anni dopo la nascita del suo primogenito, Tùrin, è costretto a partire per difendere il regno dalle incursioni dell'esercito del signore oscuro Morgoth. La battaglia, però, ha un esito infausto e Hùrin viene catturato e torturato da Morgoth per ottenere la sua schiavitù ed informazioni sul nascondiglio dei suoi alleati. Costui non cede e si fa beffe del potente stregone che, come vendetta per l'affronto, maledice lui e la sua discendenza su cui calerà un'ombra mortifera, di distruzione e di sventura.

I fatti narrati in "I figli di Hùrin" avvengono circa 6500 anni prima del viaggio di Frodo attraverso la Terra di Mezzo per distruggere l'unico anello. Elfi ed Uomini sono alleati ed è tempo di grandi Re e grandi eroi. Il tono è diverso da quello del Signore degli anelli, è più cupo e tetro, più triste e malinconico. Sono tempi di grandi battaglie e di grandi sconfitte, il male sta conquistando terre e nessuno è più al sicuro nè uomini nè elfi.
Nella postfazione della mia copia scrive Gianfranco de Turris:

[...] il racconto di una maledizione infernale e dei suoi ineluttabili effetti, anche perchè i protagonisti non fanno assolutamente nulla per cercare di sfuggirgli, anzi, indirizzandosi verso l'inevitabile conclusione trascinati dal loro carattere. Una storia fosca e quasi senza speranza, un'atmosfera da tragedia classica, dove giocano le coincidenze, le fatalità, gli scherzi del destino, gli equivoci e le incomprensioni.

I personaggi rilevanti sono parecchi e spesso le loro storie si intrecciano l'uno con l'altro. Il più importante di tutti è sicuramente Tùrin, il primogenito di Hùrin e Morwen. A nove anni è mandato dal Re degli Elfi Thingol del Doriath affinchè fosse nascosto e crescesse al sicuro. Solo che, ovviamente, la brama di guerra non l'ha mai abbandonato e appena può inizia a farsi valere nei piccoli scontri con gruppi di Orchi arrivati troppo vicino al confine del regno elfico. La sua fama di infallibile e instancabile guerriero cresce rapidamente così come cresce l'interesse del signore Morgoth per il giovane. Tra le caratteristiche di Tùrin vi sono l'impulsività, l'innegabile coraggio, la testardaggine e un orgoglio grande tanto da riempire le mura di Minas Tirith o forse tutta Mordor per rimanere in tema. La maggior parte delle sue azioni sono dettate dal pensare di essere il migliore in tutto e mettono quasi sempre in pericolo uomini ed elfi che lo accompagnano. La cosa interessante è che queste sue azioni sconsiderate sembrano in apparenza causate dalla maledizione e in buona parte è vero, lo sono. La maledizione rende le situazioni tragiche ma Tùrin ce ne mette anche del suo. Se non fosse così orgoglioso e impulsivo forse alcune cose non sarebbero successe.
Mentre sto scrivendo questo post, sto guardando X-men le origini: Wolverine e, dopo la sparatoria alla fattoria Zero dice a Logan: "Tutte le persone innocenti attorno a te alla fine muoiono". Ecco, è esattamente quello che si può dire di Tùrin.

La scrittura è scorrevole, ma il linguaggio è complicato, adatto ad aumentare le capacità linguistiche anche dei più giovani. All'inizio vengono sciorinati decine e decine di nomi e sono così tanti che ricordarli tutti è impossibile, anche il protagonista si dà diversi nomi come la sua spada e i nomi dei luoghi e spesso diventa difficile seguirli, confondendoli. I dialoghi sono densi, verosimili e con la cura tipica di Tolkien che li rende ricchi senza sovraccaricarli. Le descrizioni dei paesaggi sono meticolose e ricche di intensità. La trama, sebbene sia stata adattata a diventare un racconto e riempita nei punti vuoti, ha una sua coerenza e i fatti si incastrano perfettamente uno dopo l'altro. La narrazione è in terza persona con punti di vista che si alternano tra molti personaggi tra cui Tùrin Hùrin, Morwen, Nienor - sorella di Tùrin - e lo stesso Morgoth.

In sintesi è un'ottima lettura, adatta ad ogni età, da iniziare prima o poi gli altri di Tolkien, ha poca importanza la sequenza. Sicuramente è necessario leggere tutta la produzione tolkienana perchè davvero merita, sono ognuno un completamento e ampliamento dell'altro.


Vi lascio il link di ibs della prima edizione che attualmente però non è disponibile:

Autore: J.R.R. Tolkien
Dati: 2007, 325 p., ill., rilegato
Traduttore: Ciuferri C.
Editore: Bompiani

11 ottobre 2013

Firmino - Sam Savage

La lettura che vi propongo oggi pomeriggio è "Firmino. Avventure di un parassita metropolitano" di Sam Savage, edito da Einaudi nel 2008.
Pubblicato in versione originale nel 2006 arriva in Italia due anni dopo e sembra essere un piccolo caso editoriale. Le opinioni sono parecchio contrastanti. C'è chi dice che è un capolavoro, chi dice che è mediocre. Secondo me la verità sta abbastanza nel mezzo come in buona parte delle cose che capitano. La copertina è stata concepita per attirare un lettore adulto e l'Einaudi stessa è una casa editrice per lettori adulti. Infatti stiamo parlando non tanto di un fantasy, quanto di un romanzo con protagonista un topo umanizzato, una sorta di urban fantasy se proprio vogliamo dargli un nome. Difficilmente questo libro potrebbe piacere a un pubblico giovane in quanto contiene moltissime citazioni di romanzi adulti che poco si associano ai bambini (Joyce, Tolstoj, Kant, eccetera), anzi direi che lo troverebbero noioso. Non c'è azione e non ci sono più di una manciata di personaggi. Nessun eroe che salva il mondo con la supervista e nessuna principessa in difficoltà che aspetta il principe azzurro.

Firmino è un ratto nato sopra il magazzino di una libreria a Boston. Tredicesimo figlioletto è sempre stato snobbato dalla madre e dalla famiglia così ha imparato l'arte di arrangiarsi. Quando scopre che i libri sono buon cibo inizia anche a nutrirsene attraverso l'amore per la lettura. Mentre il mondo esterno cambia e il nuovo piano edilizio distrugge il quartiere, Firmino cerca di sopravvivere.

La trama è quasi banale. I topi sono compagni eccellenti dei cartoni animati di fattura disneyana, li troviamo come fedeli amici di Cenerentola, o come avventurosi animaletti che cercano di salvare principesse e regni come il topino Despereaux. In questo caso, però, Firmino rappresenta la solitudine e l'essere incompresi. Cerca disperatamente di comunicare e di instaurare rapporti con il mondo umano ma non vi riesce. Firmino risiede a metà tra l'animale e l'uomo, probabilmente in quello stadio che spinse le scimmie a compiere il grande passo evolutivo. Mi ha ricordato molto il topo Rémy di Ratatouille della Pixar, anche lui sospeso tra i ratti della sua famiglia e il suo amico bipede.
Firmino di certo non è un eroe, non è avventuroso e non ha doti soprannaturali. Cerca di sopravvivere e nel frattempo legge tutto quello che gli capita a tiro nella fornita libreria di Norman Shine. Impara che più la carta è buona, più il libro sarà bello. Spesso sogna di essere umano e poter finalmente comunicare con gli altri, probabilmente questa sua impossibilità di parlare lo rende molto frustrato. 

La narrazione è in prima persona di cui l'unico narratore è Firmino; tutti i fatti vengono raccontati attraverso il suo punto di vista da topo. I dialoghi sono praticamente assenti a parte alcuni stralci di conversazioni del libraio con i suoi amici. Le descrizioni sono poche e quando ci sono non aggiungono molto al testo.
In pratica Firmino è un grande one man (rat?) show. Tutto ruota attorno a lui, ogni azione, ogni pensiero e ogni citazione scaturiscono dalla sua mente. Una biografia di un topo letterato con un enorme complesso di inferiorità e un pizzico di pedanteria. Il linguaggio è infarcito e la traduzione sfiora l'orrido, non è stato fatto un gran bel lavoro sul testo.

Per farla breve ho trovato "Firmino" abbastanza noioso e con poco coinvolgimento. Il finale è triste e non mi sono sentita triste come avrei forse dovuto. Firmino accoglie il suo destino con tranquillità e con una buona dose di fatalismo. Dalle pagine trasuda malinconia e un senso generale di tristezza, di rimpianto per le cose che non furono ma che avrebbero potuto essere se fossero andate diversamente. Devo però ammettere che mi è piaciuto il messaggio di speranza del sottotesto. I libri sono cibo per l'anima e rendono liberi di sognare e di sperare, leggendo si può essere chi si vuole.

Se avete qualche oretta da riempire leggetelo, potreste anche trovare un piccolo gioiello. Da qualche parte "Firmino" potrebbe essere definito come favola. Fate attenzione che non è un libro per bambini, è una favola per adulti. Il linguaggio non è adatto al pubblico più piccolo, lo consiglio dai 15 anni in su.


Vi lascio il link di ibs: Firmino - Sam Savage

Autore: Sam Savage
Dati: 2008, 179 p., brossura
Traduttore: Santangelo E.
Editore: Einaudi (collana Einaudi Stile libero big)

10 ottobre 2013

Il paese delle due lune - Guy Gavriel Kay

Trovare notizie su questo bellissimo libro non è per niente semplice. "Il paese delle due lune" è stato scritto dall'autore canadese Guy Gavriel Kay nel 1990 con il titolo originale di Tigana. Come riferimenti posso dare quello dell'edizione del 1992 della Sperling & Kupfer di cui potete vedere l'orrida copertina qui a lato. Al momento non credo sia possibile acquistare una copia nell'edizione italiana, mi sembra di aver visto una sola copia disponibile su delosbooks e forse si potrebbe trovare in lingua (non su amazon o altri). Tuttavia, come ogni buon vecchio libro, penso sia possibile reperirlo in biblioteca o quantomeno nella provincia di Bologna è presente in tre biblioteche perciò ne deduco che esista da qualche parte. Devo dire che è un peccato questa pochissima diffusione e scarso interesse perchè il libro è stato molto interessante e oltretutto sembra che la storia sia stata ispirata dall'Italia e dalle lotte dei piccoli staterelli da cui eravamo composti prima dell'unificazione del 1861, nata durante un soggiorno in Toscana dell'autore.

Trama. La Penisola del Palmo è dominata da due re stregoni da circa vent'anni: Alberico di Barbadior ne domina una metà, mentre l'altra metà è in mano a Brandin di Ygrath. Vent'anni è anche il tempo trascorso dalla battaglia sul fiume Deisa per la conquista dell'ultima provincia libera, quella di Tigana. Il principe Valentin uccise il figlio di Brandin e lo stregone, accecato dal dolore, si vendicò radendo al suolo la provincia, distruggendo città e abitanti e togliendo memoria del nome di Tigana all'intero Palmo. Questa è la storia di un gruppo di nativi di Tigana che cercano la propria libertà.

Decisamente è un libro corale. I protagonisti sono molti, tutti importanti per la riuscita dell'impresa che si sono prefissati: liberare il Palmo dagli invasori e ridare il nome a Tigana.
Una delle domande che ci poniamo durante la lettura è: cosa rimane ai posteri se i ricordi del passato vengono cancellati? La risposta è ovviamente niente. Cancellare il passato e togliere il nome a una patria è devastante, l'atto più estremo di crudeltà di un tiranno per vendicare un figlio perduto in una battaglia che lui stesso volle.
La Penisola del Palmo sembra essere una rappresentazione dell'Italia ancora non unita per quanto riguarda il profilo geografico, i due tiranni sono innegabilmente delineati sull'impero asburgico del Nord e quello dei Borboni del Sud. Invece la segretezza degli insorti potrebbe ricordare la Carboneria che all'inizio dell'Ottocento tramò contro il potere unendosi in una società segreta sotto una propria bandiera.

Il punto di vista narrativo è in terza persona e cambia continuamente. Come dicevo prima, i protagonisti sono molti e di ognuno si viene a conoscenza dei processi mentali e dei sentimenti. I più importanti di cui abbiamo contributi sono Devin, Alessan, Catriana, Baerd, Dianora e i due tiranni Brandin e Alberico. Molti altri personaggi minori contribuiscono al racconto di questa grandissima impresa e sono tutti importanti.
Devin è probabilmente il protagonista iniziale. Giovane e curioso, intelligente e ottimo cantante, gira la Penisola con il suo gruppo. Fino al giorno in cui sente discorsi che non dovrebbe sentire e si apre al suo destino. Quasi per caso si trova in un'impresa e scopre di essere parte dei pochi sopravvissuti di Tigana, scopre il suo passato e la sua terra natale ormai scomparsa.
Anche Catriana, Baerd e Dianora sono i sopravvissuti di Tigana, i giovani che nacquero lì ma che vennero portati via dai genitori per proteggerli. Sono giovani che non hanno combattuto in guerra perchè troppo piccoli che combattono ora per il futuro. Tutti compiono il loro percorso di crescita e trovano un motivo per vivere o per morire a seconda dei casi.
Di contro abbiamo i pensieri dei due tiranni. Alberico è cauto e concentrato sull'ascesa al trono di imperatore, aspetta costantemente che il vecchio imperatore muoia e seda i complotti reagendo con crudeltà, sterminando i complottisti e tutte le loro famiglie.

La narrazione è veloce con molti colpi di scena tra cui quello magistrale del finale, davvero è stato un colpo da maestro. Il linguaggio è semplice ma non elementare come negli young adult, infatti a volte diventa crudo e severo. I dialoghi sono credibili, con a volte un pizzico di ironia. Le descrizioni sono poche ma fatte bene. Gli spunti fantasy si riducono alla magia che appare poco e con parsimonia e all'apparazione di una riselka, una specie di fatina dell'acqua che predice il futuro. Lo consiglio dai 15 anni in su perchè il linguaggio e alcune situazioni che si creano non sono adatte a quelli più piccoli.

"Il paese delle due lune" è un bel fantasy, scritto bene e con una struttura dietro molto solida. La trama è ben articolata ed interessante senza lacune. Ogni avvenimento, anche se all'inizio sembra insignificante e che non abbia senso, trova il suo esatto posto all'interno della trama andandosi perfettamente ad incastrare con il resto. Vengono introdotti molti personaggi mai fini a se stessi con grande abilità descrittiva e stilistica. In pratica lo consiglio vivamente, è un vero peccato che sia difficile reperirlo, io per fortuna sono riuscita a trovarlo in ebook.

Ps: nelle prossime settimane ho in programma letture interessanti: il secondo volume di The Kane Chronicles di Riordan, il nuovo La caduta dei tre regni di Morgan Rhodes, Fearless secondo di Cornelia Funke e Il canto del sangue primo della trilogia di Anthony Ryan.


Autore: Guy Gavriel Kay
Dati: 1992, 505 p.
Traduttore: Riccardo Valla
Editore: Sperling & Kupfer

1 ottobre 2013

Pan - Francesco Dimitri

Oggi pomeriggio vi parlo di un libro che ho trovato sorprendente: Pan di Francesco Dimitri, pubblicato nel 2008 dalla Marsilio. Questo è il suo secondo romanzo oltre a numerosi saggi precedenti. Gli altri romanzi successivi sono il famoso Alice nel paese delle vaporità del 2010 e il più recente L'età sottile uscito nel 2013 (mia recensione qui) a cui si aggiungono un primo romanzo La ragazza dei miei sogni e alcuni racconti. Un autore di certo molto produttivo, giovane e con una fantasia quasi senza limiti.
La copertina si presenta quasi come un cartoon su uno sfondo dal colore violaceo che mette in risalto le figure in nero. Essendo in nero le figure non hanno profondità perciò l'occhio le registra come tutte sullo stesso piano. In basso abbiamo il Colosseo che ricalca l'ambientazione romana del romanzo, tre mostriciattoli stilizzati, uno spicchio di luna crescente e, al centro, la figura più importante di tutte: Peter Pan. Solo che non è nella esatta rappresentazione che tutti conosciamo ma la sua testa ha qualcosa di strano e di ben poco umano con un naso sproporzionato e una barbetta (la macchia bianca in alto è un occhio, quella in basso la bocca). Peter si riconosce dal titolo che lo suggerisce, dalla posa classica con una mano sul fianco - erano entrambe le mani sui fianchi a dire il vero - e gambe larghe piantate sul terreno, e l'abbigliamento per il resto può sembrare tutt'altro.

Trama. E se Peter Pan esistesse davvero? E se esistessero anche Capitan Uncino, l'Isolachenoncè, il galeone, la ciurma dei pirati, le fate e gli indiani? E se tutto questo fosse a Roma? Peter Pan sta per tornare, i Bambini Perduti si radunano e Capitan Uncino arruola fedelissimi. Wendy, Giovanni e Michele avranno la loro guerra da portare avanti e il confine tra buoni e cattivi non è mai stato così sottile.

Per dare un'idea generale del contenuto queste poche righe possono bastare, ma la trama si dipana tra la letteratura per l'infanzia del Peter Pan di James Matthew Barrie apparso all'inizio del Novecento, miti greci e romani e leggende sugli dei. C'è di tutto un po' per soddisfare anche il lettore più addestrato culturalmente che, nemmeno una volta, si chiede se tutto ciò abbia senso, la domanda non se la può porre perchè Dimitri incastra tutto perfettamente.

L'idea su cui si fonda l'intero romanzo è molto semplice: esistono tre diversi Aspetti delle cose che non interagiscono mai tra di loro. Il primo aspetto è la Carne cioè quello che si trova nel piano della realtà, il modo in cui appaiono esseri umani, animali e cose. Il secondo è il Sogno ed è semplicemente il mondo dei sogni, dove ognuno plasma i propri sogni o incubi. Il terzo è l'Incanto, il più difficile da vedere ma semplice da spiegare. L'Incanto è tutto quello che si può definire meraviglia e magia, gli avvenimenti che non hanno spiegazione nel mondo reale e che appaiono come prodigi o miracoli.
Ci sono alcune cose che esistono in tutte e tre le versioni, in due o solo in uno. L'Isolachenonc'è, per esempio, esiste nel Sogno e nell'Incanto, Roma solo nella Carne. Non è però una questione di mondi paralleli ma più di diverse essenze delle cose, in un Aspetto si vedono in un modo e in un altro Aspetto appaiono in un altro.

Dopo aver specificato le basi parliamo un po' dei personaggi principali. I tre protagonisti sono i fratelli Angela, Giovanni e Michele che spaziano dai venticinque anni della primogenita ai sedici dell'ultimo. Il padre, Stefano, è da anni malato di Alzheimer e la madre Silvia tenta di tenere la famiglia insieme. Angela è diventata la Meravigliosa Wendy (la ragazzina originale si chiama Wendy Moira Angela Darling), di giorno lavora in un negozio di articoli di magia e nel resto del tempo cerca di farsi conoscere come prestigiatrice. Giovanni, invece, cerca di farsi approvare la sua tesi di antropologia culturale dallo sciocco e ottuso relatore sul tema dell'Isolachenon'è. Michele è un normalissimo sedicenne con tutti i tipici problemi di conflittualità con la famiglia. I loro percorsi di crescita sono diversi ma sono tutti e tre finalizzati alla ricerca di se stessi. Hanno la capacità di attraversare i diversi Aspetti se condotti ma l'unico che può muoversi liberamente e vedere i tre Aspetti è Michele che diventa una sorta di sciamano che comunica con gli spiriti urbani.
Oltre ai tre personaggi principali appaiono anche moltissimi personaggi secondari e minori. Alcuni servono giusto per qualche riga, altri hanno un ruolo più attivo e centrale e tutti hanno comunque una loro funzione all'interno del racconto. 

La narrazione scorre fluida in terza persona al tempo presente e i punti di vista cambiano molto spesso, sia nei capitoli sia all'interno di essi. In questo caso non solo i protagonisti hanno voce nel racconto ma anche i tantissimi personaggi minori intervengono, il cambio è così rapido che a volte si fa fatica a star dietro a tutto. I dialoghi sono verosimili e quelli in cui interviene il nonno dei ragazzi sono meravigliosi, lui è mitico nel vero senso della parola, fa davvero ridere.
Le descrizioni degli ambienti sono poche e non sono quasi mai piene di dettagli, danno un'idea del luogo ed è sufficiente, quelle dei personaggi le ho trovate poco originali. All'interno ho trovato alcune ripetizioni che non mi sono piaciute per niente perchè la lingua italiana è talmente vasta che è possibile spiegare quattro volte lo stesso concetto utilizzando ogni volta parole diverse.
Il linguaggio è semplice e diretto, molto terreno che però non riesce a diversificarsi tra i personaggi e rende il tutto un po' piatto. Insomma, Capitan Uncino dovrebbe parlare in un certo modo da pirata, forbito e arricciato come le maniche a sbuffo della camicia ma credo che ci sia stato un processo di modernizzazione, per renderlo al passo con i tempi.

Quello, secondo me, in cui Dimitri è riuscito meglio è il non dare giudizi morali sui protagonisti. Non una volta viene fatto intendere che Capitan Uncino è cattivo e Peter Pan buono. Le carte si mescolano spesso ed entrambi sembrano essere sia buoni che cattivi. Non vorrei andare nello specifico perchè la vera identità dei due è uno dei noccioli ma la vincita della guerra di uno o dell'altro vorrebbe dire uno squilibro nel mondo o troppo giocoso o troppo serio. Basta, non dico altro altrimenti dovrei dare una spiegazione più approfondita che rischierebbe di sfociare nello spoiler. Se volete saperne di più o leggete il libro oppure potete dare un'occhiata online; ho visto in un paio di recensioni che svelano la vera identità dei personaggi (ma sinceramente le recensioni così non mi piacciono dicono troppo e tolgono gusto).

In generale ve lo consiglio, mi è piaciuto e si merita un voto alto per la trama e il tocco di classe dell'oscillazione tra il bene e il male. Lo sconsiglio ai minori di sedici anni perchè il linguaggio non è adatto, troppo crudo, e le tematiche sono quasi da adulti.


Vi lascio il link di ibs: Pan - Francesco Dimitri

Autore: Francesco Dimitri
Dati: 2008, 461 p., brossura
Editore: Marsilio (collana Marsilio X)