27 settembre 2013

La valle degli eroi - Jonathan Stroud

Questa sera vi parlo de La valle degli eroi di Jonathan Stroud, edito dalla Salani nel 2009. Ho scoperto questo meraviglioso autore un paio di anni fa quasi per caso, decisamente in netto ritardo rispetto alla trilogia che lo ha portato al successo. La trilogia (o meglio il ciclo) a cui mi riferisco è quella di Bartimeus composta da L'amuleto di Samarcanda, L'occhio del golem e La porta di Tolomeo pubblicati in Italia tra il 2004 e il 2006 dalla Salani. Accanto a questi tre abbiamo anche un prequel, L'anello di Salomone pubblicato nel 2011, ambientato all'epoca del regno di Salomone a Gerusalemme, nel 960 a.C. circa. Questa trilogia è una delle più belle che abbia mai letto. Bartimeus è un demone, un jinn per essere precisi, evocato da un giovane mago e chiaramente considera la razza umana come inutile ed inferiore. La parte migliore della trilogia è il sarcasmo pungente di Bartimeus che, suo malgrado, si ritrova ad essere un eroe (uno dei più riusciti esempi della figura dell'antieroe) e soprattutto le note a piè di pagina che sono parte integrante della narrazione e spiegano al povero e imbecille umano alcuni fatti (perciò se vi capita tra le mani non lasciatevela scappare, è meravigliosa). Per quanto riguarda La valle degli eroi ci siamo spostati dalla Londra distopica a un piccolo territorio, una valle appunto, che possiamo collocare nell'alta Europa, più o meno nei regni vichinghi.
La copertina della versione italiana, seppur bella, ha il piccolo difetto di fuorviare leggermente il lettore. Ricorda che l'autore è lo stesso della precedente trilogia e punta l'attenzione su un personaggio che però nel libro non è presente. Sembra un eremita o qualcuno del genere, che si  staglia solitario su una roccia a strapiombo in un mare di nebbia. Forse la nebbia c'è, ma l'eremita no. Alcune versioni in lingua originale conservano questa immagine, altre invece puntano di più l'attenzione sui temibili artigli dei Trow. Questa ultima versione, in particolare, sembra rivolta a un pubblico più giovane in quanto assomiglia di più a un'animazione, tuttavia la preferisco all'immagine dell'eremita.

Prima una breve trama. Secoli prima, dodici eroi affrontarono uniti la popolazione dei malvagi Trow che insidiavano i loro confini, li sconfissero e si spartirono la valle creando, così, dodici case. Halli Sveinsson è il secondogenito della famiglia erede della Casa di Svein, l'eroe più importante. La posizione è di rilievo e richiede diplomazia e serietà, nozioni che ad Halli risultano estranee. Scapestrato, senza autocontrollo, combina un guaio dietro l'altro e ha pochissimo rispetto per l'autorità. Un suo scherzo ai danni della Casa di Hakon scatena un'antica faida di famiglia e Halli dovrà porre rimedio.

I personaggi principali sono Halli Sveinsson e Aud Arnesson per i buoni e Hord e Ragnar Hakonsson per i cattivi. Tutti e quattro sono i diretti discendenti di tre dei dodici eroi che diedero la vita per la tranquillità della valle. Nei tempi passati i dodici non facevano altro che combattere tra di loro, giocarsi brutti scherzi, esigere vendetta per l'onore perso fino a che Svein riunì tutti contro la causa comune. Da quel momento i confini della valle sono sicuri e i tumuli degli eroi sorvegliano la zona attorno con il monito di non oltrepassarli, pena la morte.
Halli come dicevo prima è decisamente poco incline a seguire le regole. Ha quattordici anni, odia le imposizioni, l'etichetta e l'atteggiamento passivo e pacificatore dei suoi genitori. L'unico della famiglia a cui si sente assomigliare di più è il fratello del padre, Brodir, non molto amato dalla Casa di Svein per aver portato vergogna e perdite di terre. Come personaggio è costruito bene e vi ho trovato buona parte del sarcasmo di Bartimeus, sebbene il jinn sia molto più pungente e arguto. All'inizio del racconto Halli crede ciecamente nelle storie degli eroi, ai malvagi Trow che regnano nelle terre oltre i confini e vuole lui stesso essere un eroe ma il suo aspetto fisico sgradevole, tarchiato, con le gambe corte e grosse come prosciutti, non lo rende credibile agli occhi degli altri. Alla fine, invece, perde totalmente fiducia nei miti, smette di essere il solito Halli vendicativo e impertinente e cresce.
Aud è invece la figlia unica dell'ultimo discendente della Casa di Arne ed ha circa quindici anni. Tra poco sarà il momento di essere data in sposa a qualche altro discendente ed è sicura che il padre troverà qualcuno di potente. Lo odia, odia il suo atteggiamento servile, il modo in cui si prostra alle Case più potenti. Ama la libertà, vuole decidere da sola se sposarsi e con chi, non crede alle leggende e le ritiene tutte sciocchezze. Il suo atteggiamento rimane abbastanza simile e coerente in tutto il libro a parte un passaggio in cui è portata a credere alle leggende, ma è una cosa rapida e passa in fretta.
I due antagonisti sono discendenti di Hakon e sono probabilmente i più potenti di tutte le Case, bellicosi e vendicativi. Hord è possente e ben piantato sulle gambe, un degno discendente di Hakon, suo figlio Ragnar è un inetto che si spaventa per niente, fa finta di essere un eroe ma è solo un ragazzino viziato. Entrambi vogliono vendicarsi degli insulti della Casa di Svein, soprattutto di Halli.

La narrazione è in terza persona al tempo passato remoto con il punto di vista fornito da Halli. Giusto alla fine viene proposto qualche passaggio dal punto di vista di Hord e Ragnar, ma di solito molto breve per poi tornare subito alle azioni del protagonista. Ad ogni inizio di capitolo, Stroud ci propone una leggenda raccontata e tramandata dalle generazioni sull'eroe Svein, su come uccise centinaia di Trow, sulla sua ferocia, sui tiri mancini che giocò agli eroi vicini e sull'amore per la sua gente e la sua terra.

I dialoghi sono ben strutturati con spesso un pizzico di sarcasmo che strappa qualche sorriso se non una vera e propria risata. Tuttavia in alcuni punti questo umorismo è risultato fuori luogo, in quanto una situazione drammatica e intensa veniva svilita da battute senza nessun fondamento. Con l'umorismo, Stroud ha cercato di ricreare una sorta di Bartimeus umano ma non credo ci sia riuscito. Tuttavia i dialoghi sono ben creati e verosimili, sono arguti e ricchi di spunti interessanti per quanto si può ragionevolmente credere o meno alle leggende.
I tempi della narrazione sono abbastanza veloci, però la prima parte del libro potrebbe risultare noiosa in quanto gli avvenimenti sono ridotti al minimo. Il resto del testo, invece, è ricco di azione con qualche colpo di scena ben piazzato.

Sicuramente la trilogia di Bartimeus è venuta meglio, non penso che i due romanzi possano essere paragonati. Parlano di argomenti diversi e i personaggi sono del tutto estranei. Ne La valle degli eroi non c'è magia, non ci sono stregoni nè evocazioni, ci sono solo bestiacce ed eroi leggendari assenti in Bartimeus. Qua ci sono rabbia, vendetta ed onore leso.

Ve lo consiglio perchè è comunque un libro abbastanza piacevole, una lettura leggera. Ma non aspettatevi di trovare lo Stroud di Bartimeus, è inferiore. La lettura è adatta a tutti i pubblici, soprattutto a quello giovane.


Vi lascio il link di ibs: La valle degli eroi - Jonathan Stroud

Autore: Jonathan Stroud
Dati: 2009, 404 p., rilegato
Traduttore: Tarenzi L.
Editore: Salani (collana Mondi fantastici Salani)

23 settembre 2013

La bambina senza cuore - Emanuela Valentini

Questa sera vi parlo di un libro disponibile gratuitamente online dal marzo del 2013. Si chiama "La bambina senza cuore" di Emanuela Valentini. La Speechless Books sta promuovendo un progetto in cui il libro perde l'attuale risvolto prettamente economico (parliamo chiaro: i costi dei libri non sono giustificati se non dall'ingordigia delle grosse case editrici) e si veste di una nuova struttura in cui l'essenziale diventa il libro stesso. Perciò il tutto viene curato con molta attenzione cercando di mantenere una qualità alta, è un lavoro di team in cui l'autore è al centro di questo gruppo e ne dirige i movimenti.
Nella fattispecie la Valentini, prima autrice di questo metodo, ha rivestito un racconto di due anni fa di nuova luce rendendolo una gothic novel e migliorandolo. Il risultato di questo processo è un bel romanzo che tocca i temi della morte, delle maledizioni tramandate nelle generazioni e di stregoneria.
La copertina è bellissima. L'illustrazione è un'opera a cura di Idrassi Soufiane, un grafico proveniente dal Marocco, chiamata Dark Goddess, apparsa sul sito deviantart.com a fine 2012. Rappresenta una sorta di dea pagana ed incarna perfettamente la protagonista. Difficile decidere se l'autrice avesse già in mente un costume simile oppure sia stata influenzata da questa bellissima immagine. All'interno del libro si trovano anche bellissime illustrazioni che ripropongono alcuni passaggi delle pagine a cura di Giampiero Wallnofer.

Veniamo alla trama.
Whisperwood, 1890. Una ragazzina di dodici anni viene trovata morta con il cuore asportato dal petto. La stessa sera spariscono la madre e il sindaco della cittadina.
Whisperwood, 1990. Nathan una sera scappa da casa dopo l'ennesima discussione con il padre e si rifugia all'interno del bosco trovando un cimitero sconsacrato. Incontra la ragazzina e, con una maledizione che incombe sulla sua famiglia, scoprirà il motivo della sua morte e proverà a sistemare la situazione.

L'ovvio paragone che salta subito all'occhio è un misto tra Tim Burton e Neil Gaiman, due mostri sacri di cinema e letteratura ed è difficile reggere il confronto. Questo libro potrebbe essere tranquillamente un racconto di Burton, me lo vedo con facilità con l'animazione. Un Nathan che assomiglia al feticcio Johnny Deep e una Rosie Maud ispirata ad Helena Bonham Carter, scheletri spiriti e un cimitero. E il cimitero richiama in modo deciso "Il figlio del cimitero" di Neil Gaiman e a un certo punto ci si aspetta quasi che Nobody - il protagonista di Gaiman - spunti da dietro una lapide e interagisca con i personaggi della Valentini.

In questo libro possiamo trovare numerosi personaggi ma i principali sono Nathan, Lola, e Rosie Maud. Gli altri personaggi minori sono in funzione di questi tre primari e ruotano attorno ad essi in qualità di parenti ed amici.
Lola ha dodici anni quando muore. Si risveglia dopo qualche giorno nel cimitero in cui è stata sepolta piuttosto in fretta, completamente sola e senza ricordi della propria vita. Gli unici indizi sono il suo nome e gli anni di nascita e morte scolpiti sulla lapide, per il resto il buio. Sa che non ha più il cuore e sa che è sospesa tra la vita e la morte. Il suo corpo non è il corpo di un cadavere in decomposizione, è carne solida e ben attaccata alle ossa eppure è sicura di essere morta. Grazie a un incantesimo il suo percorso verso la luce e la morte totale si è interrotto e ora Lola trascorre il suo tempo nel cimitero con la compagnia di due statue che lei stessa ha risvegliato e gli spiriti del cimitero. Dopo cento anni non è più una bambina ma è una donna nel corpo di una dodicenne. Ha sofferto molto, soffre per non avere ricordi sulla sua identità, soffre per non sapere perchè è sospesa tra vita e morte, soffre perchè non può lasciare il cimitero e nel frattempo è cresciuta, è diventata una donna. In lei c'è la magia, pratica piccoli incantesimi, è coraggiosa, dolce, ama moltissimo i suoi amici e si preoccupa per loro. Allo stesso tempo, però, è un personaggio dark, ha un alone di morte che la segue ovunque, può diventare terribile e angosciante.
Nathan come personaggio non mi è piaciuto particolarmente. L'ho trovato un po' piatto, un po' infantile e a volte compie azioni senza pensarci, senza senso. All'inizio esce di casa nonostante ci siano creature nascoste nell'ombra che uccidono chiunque si avventuri fuori e che fa quando viene ovviamente assalito? Corre nel bosco invece di tornare a casa, un'azione con poco senso ma in questo caso lo si può giustificare perchè era nel panico e spesso, nel panico, compiamo azioni sciocche senza riflettere. Tuttavia Nathan è coraggioso e quando incontra Lola è determinato nello scoprire il motivo della sua morte.
Rosie Maud aveva sette anni quando Lola è morta ed era sua amica. Sua madre era una strega, suo padre apparteneva al mondo fatato che vive accanto a Whisperwood e lei stessa ha poteri magici. Dopo la morte di Lola il villaggio inizia ad allontanare lei e sua madre e dimentica la sua parte di magia per proteggersi. Il sangue fatato le permette di arrivare all'età di 107 anni in buona forma conoscendo così sia Lola che Nathan e cercando di dare una mano. Come personaggio mi è piaciuto, soprattutto il modo in cui il suo potere fluisce senza che lei lo voglia. In pratica non può rinnegare la sua natura, perchè la magia trova sempre una via per uscire e incontrare la luce.
Tra quelli minori l'unico personaggio che mi ha convinto pochissimo è il padre di Nathan, William, il prossimo nella catena della maledizione e sindaco attuale. Sua moglie è morta qualche anno prima a causa degli esseri che infestano la notte di Whisperwood e da allora il rapporto con il figlio è quasi nullo. Si lamenta perchè con il figlio con c'è dialogo, è quasi sempre depresso e cambia spesso umore. Si lamenta ma poi quando Nathan cerca un dialogo più intenso di "come va la scuola" non risponde, si infuria e lo manda in camera sua dicendogli di stare zitto. Poi non si può lamentare se Nathan scappa nei boschi verso il cimitero, luogo in cui nessuno gli nasconde la verità e può parlare liberamente sentendosi a suo agio.

Come dicevo più in alto la tematica della morte è quella più forte. La morte impregna ogni pagina, stilla da ogni frase, i personaggi ne sono avvolti come una fitta rete. Una ragazzina viene uccisa per uno sbaglio, le viene strappato il cuore dal petto, un atto di crudeltà terribile. Una maledizione si abbatte su quattro generazioni di Morris e il prezzo da pagare per la crudeltà è la morte. La magia che esce da una Rosie Maud inconsapevole è una magia di morte. Morte, pura e semplice. Inutile girarci attorno, questa è una fiaba gotica. La fiaba è lo stile narrativo tipico per i racconti dell'infanzia e in questo caso è stata usata come tecnica per narrare la crudeltà degli uomini: un racconto lieve e delicato ma con tematiche così profonde che il lettore resta spiazzato.

Il linguaggio è semplice, conciso e rapido. Le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono brevi, il racconto è puntato più sulle azioni e sui sentimenti che sugli ambienti. I dialoghi sono fatti bene, con battute che rispettano i canoni lievi della fiaba. La narrazione segue due linee temporali in parallelo con la Whisperwood del 1890 e quella del 1990. In terza persona con un narratore esterno, il punto di vista oscilla tra molti personaggi sia importanti che minori, quindi non c'è un privilegio di Nathan o Lola, sembra che ogni personaggio voglia raccontare un po' di sè. Mi sono piaciute molto le citazioni ad inizio capitolo prese prevalemente dalle poesie di Lord Byron, Walt Withman e Percy Bisshe Shelley (il marito di Mary Shelley), puntuali e pertinenti con i temi dei capitoli che sono per la maggior parte brevi.

In sintesi vi consiglio "La bambina senza cuore", soprattutto perchè l'autrice è italiana e lo potete trovare gratuitamente quindi nel caso non vi piaccia non avrete nessun rimorso nel cancellare il file. No davvero, secondo me è un bel libro, merita.

Questa volta non vi lascio il link di ibs ma il sito in cui potete scaricare il libro in diverse versioni. Potete anche scrivere una mail e ricevere a casa la copia cartacea a 15€, spese di spedizione incluse.

Autore: Emanuela Valentini
Dati: 2013, 282p., versione digitale
Editore: Speechless Books

22 settembre 2013

Gli incubi di Hazel - Leander Deeny

Eccomi con una nuova recensione. Oggi vi parlo de Gli incubi di Hazel di Leander Deeny, pubblicato nel 2008 dalla Newton Compton. Deeny è uno scrittore di origini americane ma ormai residente sul suolo inglese da anni; questo è il suo primo libro. Il titolo originale è Hazel's phantasmagoria e la copertina è molto carina anche se preferisco la versione inglese. All'interno vi sono delle illustrazioni a metà tra il dark e l'ispirazione burtoniana che ben rappresentano il testo del bravissimo David Roberts. Sono stilizzati e semplificati, aprono e chiudono il libro e sono all'inizio di ogni capitolo.
Ci ho messo alcuni giorni a postare la recensione ma la lettura è molto breve, veloce e intensa. Serviranno circa tre orette, diciamo un pomeriggio e sarà già finito.

Londra, giorni nostri, estate. Hazel sta per passare tre lunghe settimane dalla sorella di sua madre, Eugenia. A Hazel la zia non piace per niente, la tratta sempre male e suo figlio Isambard è noioso e privo di attrattiva. Vivono in una villa ormai in rovina circondata da un parco enorme che nasconde strani personaggi. Hazel, infuriata dopo una punizione troppo dura inflitta da sua zia, scappa nel parco e incontra tre creature formate da due animali ciascuno: Francis, Geoff e Noel. Scopre che questi tre bizzarri animali non sono altro che incubi: ogni notte si introducono nella camera da letto della zia e cercano di spaventarla. Ad Hazel non sembra vero e decide di aiutare gli incubi per vendicarsi.

I personaggi principali sono pochi.
Abbiamo Hazel che è la nostra protagonista. Ha dieci anni e adora il cioccolato. I suoi genitori sono andati in vacanza in Egitto e l'hanno lasciata da zia Eugenia. Di solito è una bambina allegra anche se ha molte difficoltà nel farsi dei nuovi amici. Più che difficoltà è praticamente impossibile per lei visto che molto spesso viene presa in giro dai suoi compagni di classe che le dedicano aggettivi poco carini. Quando la zia la tratta male non riesce a reagire e quando parla con sua madre del comportamento antipatico della zia non viene creduta. All'inizio odia Eugenia ma alla fine inizia a comprenderla e a capire il suo atteggiamento.
Il secondo personaggio importante è zia Eugenia, o meglio Lady Pequierde, ed è la sorella maggiore della madre di Hazel. Anni prima ha sposato il baronetto Sir Podbury Pequierde, uomo dedito più alle scommesse e all'alcool più che alla famiglia. Ha, infatti, sperperato molto del suo patrimonio e alla sua morte avvenuta cinque anni prima ha lasciato quasi sul lastrico la moglie e il figlio. La villa è in decadenza, piena di muffa, polvere, sporcizia e tutto quello che si trova nelle case abbandonate. Solo tre domestici sono rimasti: il maggiordomo, la cuoca e il giardiniere. Eugenia, dalla morte del marito, è diventata intrattabile, umilia i suoi domestici e Hazel, li insulta, dice cattiverie, è dispotica e maleducata. Per tre quarti del libro si fa assolutamente odiare mentre nelle ultime pagine si rivela essere un'altra persona.
Il terzo personaggio è Isambard, l'unico figlio di Eugenia e cugino di Hazel. Ha dieci anni ed è bizzarro. Tutto il giorno ripassa le lezioni per stare al passo con i suoi compagni di classe che sono più grandi. Sembra essere molto intelligente, quasi geniale e la madre è orgogliosa di lui; è anche l'unico personaggio che non viene insultato e maltrattato. Cerca di essere gentile con Hazel e diventare suo amico.

La scrittura è scorrevole e piacevole. Il linguaggio è semplice e lo rende adatto a tutte le età, soprattutto per la fascia delle elementari. I dialoghi sono convincenti e verosimili e le descrizioni gotiche quanto basta. La maggior parte della narrazione è in terza persona al tempo passato remoto dal punto di vista di Hazel. Sono presenti anche dei piccoli contributi al presente dal punto di vista della zia che scrive il diario dei suoi incubi.
Le diverse voci degli incubi sono presentate con caratteri diversi. Il cattivo Geoff ha il grassetto, il sottile Noel il corsivo mentre il grande Francis ha lo stampatello.

Tuttavia, sebbene l'aspetto della narrazione mi abbia soddisfatto, non posso dire la stessa cosa della trama. Anzi, non proprio di tutta la trama ma di alcuni aspetti.
La trama non è male e ben strutturata senza tempi morti, quello che non riesce a piacermi è l'utilizzo dell'insensato nel racconto. Non vorrei fare spoiler ma è difficile spiegare quello che intendo. Veniamo a sapere che le tre creature che Hazel incontra sono state create da Isambard. La prima creatura, Geoff, ha la testa e la coda di leopardo e il corpo da gorilla. Francis ha il corpo di struzzo e la testa di rana mentre Noel è metà pitone e metà porcospino. Isambard ha dieci anni, come può essere verosimile che abbia creato questi mostri? Già la questione è stata complicata per il dottor Frankestein, per un ragazzino di dieci anni seppur geniale dovrebbe essere insormontabile. Oltre a questi mostri c'è il cane da guardia con la testa di legno e i due maiali con una zampa in comune. Sono cose che non si possono creare con un paio di alambicchi e due provette. Oltretutto si è fatto mandare dalla Tanzania e dall'Africa i sei esemplari vivi con consegna alla villa. Con quali soldi ha pagato i bracconieri? Va bene è un fantasy ma potrebbe essere un pochino più verosimile.

Sulla copertina viene vantata una somiglianza con Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll e credo che sia un po' azzardato nonostante ci siano alcuni spunti. Eugenia assomiglia molto alla Regina di Cuori, iraconda e antipatica, se potesse taglierebbe la testa a chiunque. I poveri domestici potrebbero essere i sudditi che subiscono la Regina. Hazel potrebbe essere Alice mentre le tre creature potrebbero assomigliare ai vari personaggi che Alice incontra nel suo viaggio nel paese delle meraviglie. Sinceramente il paragone è eccessivo perchè Carroll era un visionario che è riuscito a creare un intero mondo nonsense rendendolo perfettamente plausibile, Deeny, invece, ha fatto un po' di confusione tra nonsense e surreale. Surreale è il ragazzino di dieci anni che dà la vita a dei mostri, surreale è un cane con la testa di legno o oche che fumano, tutto questo non è nonsense ma solo surreale. Il nonsense è una linea sottile tra ciò che pensiamo vero e ciò che potrebbe esserlo, ciò che potremmo essere disposti a credere vero.

Per tutti questi motivi do al racconto di Leander Deeny un voto a metà. Alcuni aspetti mi sono piaciuti e in tre o quattro punti sono rimasta a bocca aperta perchè proprio non me lo aspettavo, per altri aspetti non sono soddisfatta.


Vi lascio il link di ibs: Gli incubi di Hazel - Leander Deeny

Autore: Leander Deeny
Dati: 2008, 205 p., ill., brossura
Traduttore: Di Natale S.
Editore: Newton Compton (collana Grandi tascabili contemporanei)

17 settembre 2013

E finalmente ti dirò addio - Lauren Oliver

Lauren Oliver è un'autrice americana. "E finalmente ti dirò addio" è il suo romanzo d'esordio, pubblicato a marzo 2010 in lingua originale e in Italia è arrivato qualche mese più tardi. La Lauren è famosa anche per la trilogia Delirium con il terzo libro in uscita a breve.
Sono incappata per caso in questo libro, sfogliando una lista e devo dire che sono rimasta piacevolmente colpita. Sicuramente è uno young adult per le tematiche e l'età della protagonista ma credo sia una lettura adatta a tutti, non solo adolescenti.
La copertina originale è uguale a questa della versione italiana, ma il titolo è stato fortemente cambiato. In lingua originale è Before I fall che tradotto più o meno suonerebbe come Prima che io cada, nel senso, secondo me, che prima che oltrepassi la soglia c'è da fare qualcosa per salvare qualcuno. In italiano non so bene a chi si riferiscano con quel ti dirò, forse a un personaggio della trama o alla vita stessa.

Trama. Samantha Kingston è una delle ragazze più popolari del liceo, è al quarto anno, ha tre amiche meravigliose e altrettanto popolari e sta con il ragazzo più desiderato della scuola. Sembra tutto perfetto fino alla sera di venerdì 12 febbraio quando muore a causa di un incidente in auto. La mattina, però, si risveglia ancora a quel venerdì e alla sera muore di nuovo. Si risveglia altre sette mattine sempre lo stesso giorno e capisce c'è una qualche azione da compiere per permettere all'orologio di scorrere ancora e sistemare le cose.

La trama non è originale. In letteratura la morte è un elemento molto comune affrontato da moltissimi autori sia di fantasy che non. I primi tre che mi vengono in mente: Scilla con il suo L'inganno della morte, la Rowling e la morte di Harry e C. S. Lewis con le Cronache di Narnia. Allo stesso modo anche il cinema ci ha fornito parecchio materiale da Ricomincio da capo del 1993 in cui ogni giorno era lo stesso giorno a Se solo fosse vero del 2005 in cui la protagonista giaceva in coma ma il suo spirito fluttuava nella realtà.
Oltre al tema della giornata ripetuta in loop c'è anche quello tipico adolescenziale della scuola. Sam e le sue amiche sono forse le più popolari del liceo, invidiate e temute da tutti. Ricchissime, viziate, non mancano mai una festa in cui sfoggiano solo abiti firmati. Assomigliano tanto alle ragazze del film Mean girl del 2004 e della serie televisiva Gossip girl. Fanno sentire gli altri inferiori, pieni di difetti, sono sempre pronte a prendere in giro i loro compagni, a sparlare, dire malignità e fare scherzi crudeli. Insomma Sam, Lindsay, Ally e Elody sono delle vere e proprie stronze, non c'è altro modo di dirlo che si avvicini di più a quello che intendo. Nonostante la trama non sia originale non ho trovato momenti scontati ma anzi è tutto piuttosto strano e imprevedibile, lascia un senso di disorientamento e di voglia di sapere come procede, non si riesce mai a capire cosa Sam sta per combinare.

Parliamo dei personaggi. Come dicevo nella scorsa recensione credo che nei romanzi fantasy ci sia bisogno di una crescita interiore almeno del protagonista. Nei fantasy i protagonisti vengono messi di fronte a situazioni estreme che spesso hanno bisogno di scelte altrettanto estreme, in questo modo il personaggio cresce e si migliora.
Sam è il perfetto esempio di quanta forza serva a un personaggio per cambiare mentalità ed atteggiamento, ma anche di quanto sia gratificante per il lettore trovare questo cambiamento. Prima è una viziata e ricca ragazzina che pensa solo a divertirsi poi diventa una giovane donna che mette la sua vita sulla strada giusta, non della popolarità ma dei sentimenti e degli affetti. Finalmente comprende la sensibilità e il rispetto verso i suoi compagni di scuola. Capisce che tutti mentono e nascondono segreti (comprese le sue amiche), che nessuno dovrebbe sentirsi migliore degli altri solo perchè è ricco o bello o entrambi. La sua trasformazione è meravigliosa, come una timida margherita in un mattino di fredda primavera che aspetta il sole per sbocciare.
Anche le amiche di Sam sono descritte bene e il loro mondo interiore di insicurezza affiora più volte durante il racconto. Gli altri personaggi di contorno sono ben fatti e a loro modo tutti importanti, anche quelli che appaiono pochissimo.

I dialoghi sono molto realistici, il linguaggio è il tipico semplice degli young adult niente di impegnativo. Le descrizioni sono poche, l'autrice punta più ai fatti che al paesaggio. La narrazione è in prima persona al tempo presente e Sam è l'unica narratrice. Spesso interloquisce direttamente il lettore chiedendogli cosa avrebbe fatto al suo posto o cercando di giustificare le proprie azioni. Questa tecnica mi ha ricordato "Amabili resti" il film (il libro non l'ho letto) in cui la ragazzina protagonista racconta allo spettatore/lettore della sua morte e di tutte le conseguenze. Ovviamente lei non è una stronza e non deve giustificare nessun suo comportamento ma me l'ha ricordata ugualmente, soprattutto per la voce fuori campo da morta. La voce di Sam quando si rivolge al lettore, sottolineato nel testo con il carattere corsivo, lo rende più partecipe della vicenda.

Sul finale non posso dirvi niente. Se dicessi che è un finale allegro sembrerebbe che Sam non è morta. Se dicessi che è triste, sembrerebbe al contrario che Sam muore. Se dicessi che è metà e metà, sembrerebbe che Sam muore ma che salva qualcuno. Perciò vi lascio con la curiosità e se volete scoprire come si conclude leggetelo.

Per quanto riguarda le tematiche oltre alla morte che è il fulcro principale della vicenda ve ne sono altre. Si parlerà, infatti, di bullismo, dell'abuso di alcool e stupefacenti, di sesso e del rapporto con i genitori. Proprio per questi temi consiglio "E finalmente ti dirò addio" dalla prima superiore in su, decisamente non prima.

In sintesi è stata una lettura iniziata un po' per caso ma che mi ha preso molto, mi ha coinvolto e ve lo consiglio nel caso ancora non l'abbiate letto.

Vi lascio il link ibs della seconda edizione: E finalmente ti dirò addio - Lauren Oliver

Autore: Lauren Oliver
Dati: 2012, 430 p., brossura
Traduttore: Fusari L.
Editore: Piemme (collana Freeway)

15 settembre 2013

[Taken 01] Taken - Erin Bowman

Oggi vi posto la recensione di un libro nuovissimo, uscito a fine agosto 2013. Sto parlando di Taken di Erin Bowman, il primo libro di una trilogia, edito dalla Sperling & Kupfer. Il secondo volume Frozen è previsto in lingua originale per aprile 2014 e la trilogia non ha un vero e proprio nome per cui la chiamerò semplicemente Taken dal nome del primo libro.

EDIT: luglio 2014, ho delle nuove notizie: la Sperling & Kupfer ha deciso che non proseguirà nella pubblicazione dei libri due e tre, pertanto vi consiglio di NON leggere Taken in italiano.

Sono stata attirata soprattutto dalla copertina che reputo bellissima, colorata ed enigmatica. Interessante il fatto che per l'edizione italiana la copertina non è stata modificata a parte la frase in basso. Nella versione inglese, che preferisco, dice Once you're over the Wall, there's no going back (Una volta che sei oltre il Muro, non c'è ritorno) mentre in italiano viene posto l'accento su quello che si potrebbe trovare in un generico là fuori senza specificare. Interessante, inoltre, che nella trama italiana sia presente Emma e un accenno all'amore, mentre nella trama inglese non vi è nessun riferimento alla ragazza o ai sentimenti amorosi, a parte la speranza.
Come genere è un fantasy distopico e young adult in quanto il protagonista è un giovane, c'è una storia d'amore (che a un certo punto diventa un triangolo) ed è rivolto, secondo me, ai lettori dai 14 anni in su, diciamo delle superiori.

Vediamo prima la trama o quanto meno l'inizio.
Siamo a Claysoot, un piccolo villaggio attorniato da mura molto alte. Non ci sono uomini adulti. Motivo? Il giorno del loro diciottesimo compleanno, a mezzanotte, svaniscono nel nulla. Gli abitanti del villaggio lo chiamano Sequestro e i giovani scompaiono senza lasciare traccia. Poche settimane dopo la scomparsa di suo fratello, Gray trova una lettera della madre indirizzata al maggiore dei due che parla di un segreto sulla vita proprio di Gray. A questo punto il giovane inizia a porsi delle domande che lo portano a scavalcare il Muro e cercare la verità.

Gray, nelle prime pagine del libro, spiega quasi subito il suo villaggio e come funziona il Sequestro. Si svolge una cerimonia la sera prima del diciottesimo compleanno del giovane in cui gli abitanti si accomiatano da lui e assistono alla sparizione. Allo scoccare della mezzanotte la terra trema, si alza un vento fortissimo e una luce accecante inonda i presenti; il giovane così scompare dal villaggio e nessuno sa cosa accade dopo. Perciò nel villaggio non sono presenti maschi adulti ma solo la popolazione femminile che, tuttavia, ha un'aspettativa di vita abbastanza breve. Inutile dire che c'è, ovviamente, qualcosa di molto strano ed è scontato che Gray andrà a cercare le sue risposte.

Questo è uno di quei libri per cui non so decidermi se consigliarlo o meno. Ha del positivo e del negativo penso di egual misura e di seguito provo a spiegarli.
La trama, seppur non originalissima, mi ha coinvolto abbastanza. Un buon intreccio, complicata quanto basta e ricca di colpi di scena. Alcuni di questi colpi di scena erano scontati fin dall'inizio ma la buona parte l'autrice è riuscita a giocarseli bene. Se vi impegnate e avete letto abbastanza distopici potrete facilmente indovinare quello che Gray troverà dall'altra parte del muro. Allo stesso modo si possono indovinare un paio di ribaltamenti nei successivi passaggi per il motto niente è quello che sembra. Quelli pensati bene sono messi al punto di giusto e costringono il lettore a pensare alle conseguenze delle sue scoperte e ad andare avanti nella lettura per saperne di più.
Il finale è aperto e non c'è dubbio che il racconto deve continuare. Diciamo che la vicenda che si presenta all'inizio viene conclusa ma c'è un sicuro disegno più grande dietro; è stata vinta una battaglia ma non la guerra.

Quello invece che non mi ha convinto sono stati i personaggi e anche il protagonista. Non mi hanno convinto le descrizioni e i dialoghi e in generale il tipo di narrazione.
Gray è il nostro protagonista. Ha circa diciotto anni e un fratello, Blaine, che è molto simile a lui di aspetto ma caratterialmente l'opposto. Possiamo dire che i due siano personaggi complementari sebbene Blaine rimanga nell'ombra. Il giovane è impulsivo, non si ferma quasi mai a riflettere prima di agire, è presuntuoso, arrogante ed egoista. Questo è quello che appare fuori ma nel racconto si possono intuire altri aspetti. L'arroganza nasconde l'insicurezza e l'egoismo cerca di reprimere la paura di perdere le persone a cui tiene. E fin qui va bene, niente di strano. Solo che, per tutto il libro, il suo atteggiamento non cambia. Di solito ci si aspetta una crescita interiore, un cambio di convinzioni e di ideologie ma in questo caso non ho trovato differenze tra l'inizio e la fine. Spero in qualcosa di più negli altri due libri della trilogia, qualcosa che renda il personaggio speciale perchè, per adesso, mi è sembrato senza spessore, banale e piatto. Devo ammettere, però, che Gray ha una forza d'animo e un coraggio che pochi possono vantare, è sempre pronto ad assumersi il rischio e mettere in pericolo la propria vita. All'inizio poi mi è sembrato una Katniss al maschile: caccia nei boschi e tira con l'arco. Non è un personaggio molto originale.
Anche gli altri personaggi sono piatti e banali. Abbiamo la bella di turno che si mette in triangolo con l'altra bella di turno e ovviamente sono entrambe innamorate di Gray, di loro si conosce poco come del fratello Blaine. Sono bellissime e descritte quasi con le stesse parole: gambe snelle, esili, fianchi sui quali si vorrebbero mettere le mani, eccetera. Di certo non poesia.

Da qui passiamo direttamente alle descrizioni senza nessuna caratteristica rilevante, sono quasi del tutto assenti e quando sono presenti le ho trovate poco interessanti e banali. Anche i dialoghi sono banali e quasi tutti dicono cose scontate. La narrazione scorre comunque fluida ed è in prima persona esclusiva di Gray. Ciò permette al lettore di conoscere profondamente il protagonista ma toglie qualsiasi aspetto di interiorità a tutti gli altri personaggi. Le vicende raccontate sono solo dal suo punto di vista e deve quindi essere per forza presente. Oltretutto il racconto è al tempo presente e non sono sicura di cosa significhi l'uso di questa tecnica. Potrebbe essere per creare una sorta di racconto istantaneo appena succedono le cose senza sembrare un qualcosa di già scritto e concluso, diciamo un work in progress. Preferisco, però, i racconti al passato remoto che rispetto al presente danno profondità maggiore.

In generale il linguaggio è molto semplice e scontato, con alcune ripetizioni di intere frasi. Mi viene il dubbio che la causa di questo impoverimento lessicale sia principalmente la traduzione dell'americano che, di certo, non è una lingua ricca di sinonimi e contrari ma bensì piuttosto trita. Mi viene, inoltre, l'atroce sospetto che questo sia lo stile tipico del filone young adult e la cosa non mi piace un granchè. Significherebbe che la letteratura per ragazzi sta abbassando il livello qualitativo di scrittura per un qualche motivo a me sconosciuto.

Detto ciò, tutto sommato ve lo consiglio per la trama perchè sicuramente è buona. Se però cercate dei personaggi non standardizzati è meglio che leggiate altro. Il mio voto è di tre stelline, a metà.


Vi lascio il link di ibs: Taken - Erin Bowman

Autore: Erin Bowman
Dati: 2013, 310 p., rilegato
Traduttore: Villa E.
Editore: Sperling & Kupfer (collana Pandora)

13 settembre 2013

La collina dei conigli - Richard Adams

Ci sono alcuni libri che rimangono nel cuore, libri in cui soffri con i personaggi, ti emozioni, ridi e speri con loro. Questo per me è uno di quei libri, bellissimo e indimenticabile.
"La collina dei conigli" di Richard Adams è senza dubbio un classico. La versione originale inglese è del 1972 ed è arrivata in Italia nel 1975, l'edizione che vi linko qua sotto è quella del 1987 di cui avete la copertina a fianco. Il titolo originale è The Watership Down, che prende il nome dalla collinetta in cui si stabiliranno i conigli nella contea dello Hampshire. Ogni luogo citato dall'autore esiste realmente, dalle colline alla fattoria Noceto nei pressi della nuova conigliera.
Esiste anche un film di animazione diretto da Martin Rosen nel 1978, abbastanza simile al racconto di carta, con qualche piccola variazione e probabilmente senza il fascino del libro che è un piccolo capolavoro senza dubbio.

Questo è un racconto di conigli. Moscardo e suo fratello minore Quintilio vivono in una tranquilla conigliera ai margini di un bosco. Un giorno Quintilio, che ha delle doti di sensitivo, ha una terribile visione di morte: la conigliera è in pericolo e bisogna scappare. I due cercano di avvertire il Coniglio Capo ma non vuole ascoltarli. Il pericolo è imminente e Moscardo e Quintilio radunano alcuni conigli e partono, lasciando la conigliera. Il loro viaggio non è facile, si trovano in grossi guai e con terribili nemici ma riusciranno a trovare un posto tranquillo su una collinetta e a vivere felici.

Vi ho svelato il finale ma non è assolutamente uno spoiler. Fin dall'inizio è chiaro che i giovani conigli devono trovare una nuova casa: non è un'opzione, è un obbligo. Anche il titolo suggerisce che troveranno una collina in cui vivere, il bello sta nello scoprire in che modo ci arrivano e attraverso quali pericoli. Dalla prima pagina si è sicuri al cento per cento che ci sarà un lieto fine perchè questi conigli sono mitici.
Siamo in presenza di uno di quei romanzi che tutti dovrebbero leggere, non solo chi ama il fantasy. Non posso nemmeno dire che è un fantasy. Sì, è vero, i protagonisti sono conigli ma ciò è irrilevante. Hanno caratteristiche umane, sono tutti diversi tra di loro, hanno paure, sogni, e partono alla ricerca di una vita migliore nè più nè meno come agisce l'essere umano, potrebbero con tutta tranquillità non essere conigli ma uomini.

Parliamo dei personaggi. Moscardo è senza alcun dubbio il capo della spedizione la cui autorità non viene quasi mai messa in discussione sebbene esorti sempre i suoi amici a dare suggerimenti e a proporre idee. Li coinvolge nelle imprese e, come un vero capo, si sente responsabile. Quando le cose vanno male (e in alcuni punti vanno davvero molto male) si sente in colpa per averli trascinati nel pericolo e cerca di porre rimedio mettendo la sua vita a repentaglio per salvare gli altri. Ama moltissimo suo fratello Quintilio che, a quanto pare, è sempre stato il più gracile della nidiata. La spedizione parte proprio dal fatto che Moscardo fa totale affidamento sulle capacità di preveggenza di Quintilio e, dopo aver minimizzato le sue parole in un'occasione in cui è quasi morto, è ancora più incline a crederci. I due fratelli sono abbastanza complementari, uno è forte e scatta all'azione l'altro è spaventato e più cerebrale. Quello che mi è piaciuto di più è che, durante i loro viaggi, un po' del carattere dell'uno fluisce nell'altro. Moscardo si fa più svelto nell'elaborazione di piani mentre Quintilio diventa più coraggioso.
Gli altri personaggi minori sono sempre tutti di vitale importanza per la riuscita delle loro imprese, tuttavia ve ne sono alcuni che spiccano in particolare. Il giovane e impavido Parruccone che non vede l'ora di attaccar briga e combattere, è un po' sbruffone ma sa quando è il momento di seguire la guida di Moscardo. Mirtillo è l'ingegnere del gruppo, escogita piani a cui nessuno penserebbe mai. Càmpanula fa sempre battute e cerca di tenere su il morale anche in brutte situazioni, Dente di Leone è il racconta storie e incanta tutti. Poi ci sono Pungitopo, Ghianda, Ramolaccio, Ribes, Lampo e tutti gli altri. Hanno caratteristiche diverse e sono descritti singolarmente. Ogni personaggio, minore o più importante che sia, durante le peripezie compie una crescita personale ma rimane fedele al gruppo creato, nessuno di loro tradirebbe o abbandonerebbe mai i propri compagni anche a costo di dare la propria vita.

La narrazione è in terza persona e il punto di vista è per quasi tutto il libro di Moscardo. Solo verso la fine, per ragioni di trama, seguiamo le vicende di altri componenti del gruppo, ma solo per pochi momenti. Il linguaggio è molto denso e non è semplice, bisogna prestare attenzione perchè nella traduzione si trovano dei termini poco familiari ma questo è solo un piacere in più nella lettura, è la consapevolezza che leggere "La collina dei conigli" fa bene al cuore e al lessico. I dialoghi tra conigli li dobbiamo considerare in un'ottica umana. Chiaro che i conigli non dialogano e quindi la cosa è inverosimile ma si sta parlando di conigli umanizzati perciò i loro dialoghi sono molto simili ai nostri e hanno logica e senso.
Le descrizioni poi sono pura poesia, vi trascrivo un piccolo brano per rendervi l'idea. Questo è solo uno dei tanti, ce ne sono a centinaia di descrizioni simili, emozionanti e bellissime.

Lungo l'orizzonte occidentale le nuvole più basse formavano un'unica massa violacea, contro la quale gli alberi lontani si stagliavano nettissimi. Gli orli superiori si levavano nella luce, come una catena di aspre montagne. Color rame, senza peso nè moto, facevano pensare alla fragilità del vetro o del gelo. Certo, a un nuovo scoppio di tuono avrebbero vibrato, tentennato e sarebbero andate in frantumi; e schegge minute, aguzze come ghiaccioli, sarebbero cadute scintillando, dopo tanto sconquasso.

Altra bella cosa di questo romanzo e che fa assomigliare i conigli all'uomo è il loro universo di credenze, miti e racconti. All'interno della trama si trovano dei punti in cui i conigli sono nelle tane oppure fermi per una pausa dopo un lungo viaggio. Il nostro raccontastorie Dente di Leone, immancabilmente, racconta loro una storia sulle gesta del mitico El-harairà. I conigli hanno una divinità, Frits, che è un dio ma che può essere abbastanza identificato con il sole (infatti mezzogiorno è ni-Frits), creatore di tutto il mondo e di tutti gli animali. El-harairà è un paladino dotato di grande scaltrezza che beffa sempre i nemici, re o semplici fattori che siano. Le sue gesta sono conosciute in tutto il mondo dei conigli e l'autore ha regalato al suo lettore alcuni di questi racconti indimenticabili.

In sintesi sono entusiasta di questo bel racconto e molto felice per averlo letto, è stata un'ottima scelta. Ve lo consiglio e resterete affascinati dalla forza e dalla voglia di libertà di questi piccoli conigli con un grande cuore.

 
Vi lascio il link ibs di una delle edizioni: La collina dei conigli - Richard Adams

Autore: Richard Adams
Dati: 1987, 496 p.
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (collana Superbur)

8 settembre 2013

[Canti delle terre divise 01] Inferno - Francesco Gungui

Come ho già detto più volte, in questo periodo mi sto dedicando anche a libri che di solito non richiamano la mia attenzione. Ho deciso, però, di dare un'occasione anche ai libri che non sono epic fantasy classici (i miei preferiti) e cimentarmi con distopici, young adult con un minimo di dignità (no, non leggerò mai Twilight o la Lauren se per caso ve lo state chiedendo) e urban fantasy. A volte li leggo perchè il titolo mi colpisce senza quasi badare alla trama o mi attira la copertina.
Ora è stato il turno di Inferno di Francesco Gungui, pubblicato da Fabbri Editore a maggio 2013. L'autore non è un esordiente ma è giovane, ha già pubblicato negli anni passati libri per ragazzini, young adult romantici, un ricettario e un romanzo per adulti. Questo è il primo fantasy in cui si cimenta ed è anche il primo di una trilogia, Canti delle terre divise, e suppongo che gli altri si chiameranno purgatorio e paradiso. Infatti, potete trovare qui le mie recensioni di Purgatorio e Paradiso.
La copertina scelta non è malissimo, la O di inferno richiama il simbolo dei quattro oligarchi che governano Europa e la I sembra quasi la tipica pianta a croce delle chiese cristiane. La ragazza dovrebbe essere Maj, la seconda protagonista, e una domanda sospesa "Fin dove ti spingeresti per salvare chi ami?" attira il lettore.
EDIT: nel 2014, in contemporanea con l'uscita dei due volumi successivi, la Fabbri ha scelto di rieditare anche la copertina di Inferno proponendone una nuova, con font e grafica molto diversa, rendendo più accattivante ed omogenea la trilogia. Ve la metto qua di fianco. La frase, tuttavia, è stata mantenuta.

Prima di tutto una breve trama. Inferno è un carcere di massima sicurezza. Europa è un nuovo territorio composto dal vecchio nord Europa. Blocchi di Paradiso, invece, nascono sulle sponde del Mediterraneo. Sono tre territori diversi e con abitanti diversi: a Paradiso vivono i ricchi, a Europa la gente comune quasi sempre affamata e a Inferno i dannati, coloro che hanno compiuto crimini. Maj, ragazza del Paradiso, a un certo punto finisce a Inferno con false accuse. Alec di Europa, la segue e tenta il salvataggio.

Questo, in breve, è quello che succede. Se mi addentrassi di più farei spoiler tuttavia posso dire quello che potete leggere ovunque, in ogni trama.
Inferno è un carcere particolare perchè ricalca esattamente l'inferno di Dante nella Divina Commedia, un cono rovesciato con un vulcano al centro. Ogni dannato viene scaricato da una nave sulle sponde della selva ed entra dalla mitica porta con una scritta in alto: Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate. Dopo di che cinque archi in uno spiazzo portano ai primi gironi dell'inferno dal Limbo alla città di Dite. Spesso nel limbo ci sono carcerati che devono passare lì solo un periodo e poi vengono trasferiti al loro girone di condanna dal settimo girone in giù. Questi gironi sono quelli previsti da Dante e le pene del contrappasso anche. I carcerati scontano la loro pena che può essere in anni o per sempre e cercano di restare vivi. Il Limbo e i gironi sono una sorta di Hunger Games di tutte le età: lo scopo è sopravvivere ai contrappassi, agli altri dannati e alle bestie (arpie, minotauri e cerberi). Il tutto viene trasmesso con filmati montati ad arte dalla sala regia presso le cattedrali un tempo utilizzate dalla religione.
A Paradiso come ho già detto vivono i ricchi, i privilegiati che se ne stanno tutto il giorno al sole senza nessun pensiero con la pancia piena e il portafoglio straripante. Hanno posizioni di rilievo nella società che è governata da quattro Oligarchi (formando così l'Oligarchia). Maj è appunto figlia di uno dei quattro Oligarchi e vive felicemente.
Europa è una cosa strana invece. Dal racconto emerge che a un certo punto l'Italia è stata abbandonata perchè non più fertile e la popolazione si è concentrata a nord delle Alpi quindi direi tra Francia, Germania e Inghilterra. I confini degli stati non esistono più, esiste solo Europa, un'unica grande nazione, per così dire, che sottostà all'Oligarchia. Lì vive in pratica la classe media e povera, in città grattacielo cercando di sopravvivere. Alec è un figlio di Europa che arriva a Paradiso come lavorante (avranno pur bisogno di giardinieri, domestici e cuochi no?). Se non sei ricco il posto migliore per vivere è come lavorante di Paradiso, la pancia è piena e corri pochissimi rischi. Sempre se non ti innamori di una del Paradiso. A Paradiso la popolazione non conosce quasi per nulla Europa nè tantomeno sa cosa succede esattamente a Inferno.

Passiamo al commento vero e proprio in cui cerco di essere il più obbiettiva possibile. Inizio dai personaggi principali.
Alec e Maj sono personaggi piuttosto stereotipati. Hanno diciassette e sedici anni, sono bellissimi, bravissimi e ovviamente si innamorano. Andrebbe anche bene tutto sommato solo che il loro innamoramento, oltre ad essere super extra scontato, è un colpo di fulmine. E andrebbe bene anche questo solo che non mi ha convinta. Il colpo di fulmine, già difficile nella realtà, secondo me nei libri non può essere incluso con così tanta leggerezza. Mi sarebbe piaciuto un periodo di conoscenza e un innamoramento più lento con magari qualche incomprensione invece in due righe lei è pazza di lui e lui non pensa ad altri che a lei anche se fino a due giorni prima lui aveva una sorta di ragazza e lei ha attualmente un quasi fidanzato. No, non mi ha convinto.
La crescita interiore di Alec è quasi nulla per tutto il libro. Sa esattamente cosa fare, quando farlo e si butta senza pensare a quello che potrebbe succedere compiendo certe scelte e per sua fortuna gli va tutto troppo bene. Il percorso di Maj invece mi è piaciuto di più perchè diventa da ricca e noncurante ragazzina a una guerriera capace di uccidere con le proprie mani, rendendola piena di sfaccettature. Alec al confronto perde di sicuro e diventa piatto.
I personaggi di contorno sono ben descritti ma forse troppo poco approfonditi, mi sarebbe piaciuta qualche parola in più su di loro anche se sono personaggi un po' fini a se stessi che passano nella storia in una sorta di parobola discendente.

La trama è interessante se togliamo l'ovvio e scontato innamoramento di Alec e Maj. Usare la Divina come base è molto pericoloso perchè rischia di diventare un pasticcio.
A tutti gli abitanti di Europa e Paradiso viene impiantato un microchip sottocutaneo che contiene tutti i loro dati e serve per il riconoscimento in qualsiasi attività e viene chiamato anima, una buona pensata. Anche l'idea dell'Inferno come carcere è ben pensata anche se alcuni punti mi lasciano perplessa. Nella Divina le anime sono immortali e sono condannate alla loro pena per l'eternità. Gli esseri umani difficilmente sono immortali pertanto: chi ha deciso la durata delle pene e in base a cosa? Per esempio che crimini vanno nel girone dei golosi? Chi ruba nei supermercati? E nel girone ottavo dei seduttori? Secondo. A un certo punto nella storia sappiamo che un personaggio qualsiasi ha portato a Europa un altro personaggio x che era carcerato nel girone degli assassini. Come ha fatto a portarlo fuori e a fargli avere una vita riconosciuta dall'anima? Sicuramente era stato registrato l'ingresso e la pena attraverso il chip e sicuramente fuori ha dovuto mostrarlo in diverse occasioni. Non ci è dato sapere come è stato possibile.
Una cosa che mi lascia perplessa sulla popolazione di Europa e Paradiso è: che lingua parlano? Un idioma del tutto nuovo e molto probabilmente non italiano visto che nè Alec nè Maj capiscono quello che c'è scritto nella Divina e questo aspetto non viene approfondito. Mi sono posta la domanda quando ho visto che i nomi dei personaggi derivano da lingue diverse. E soprattutto: tutta la popolazione del mondo vive ad Europa? Che fine hanno fatto America, Asia e Australia? Cos'è successo? Forse verrà tutto spiegato negli altri due libri ma per il momento i dubbi non hanno soluzione.

Esiste una sorta di finale in cui la vicenda portante si conclude ma rimangono interrogativi che dovranno essere risolti e nel primo libro il finale è doppio. Uno riguarda chiaramente Alec e Maj, l'altro riguarda il futuro dell'Oligarchia. Il primo è scontato e già lo sappiamo, il secondo invece mi ha piacevolmente stupito, è stata un'ottima mossa a sorpresa. E già che parliamo di sorpresa durante il libro ve ne sono alcuni di cui solo uno è un vero colpo di scena, gli altri sono piccoli e quasi senza importanza.

La narrazione scorre fluida però il lessico è semplice, a volte senza troppa cura e qualche salto di congiuntivi. Sono privilegiate le frasi brevi con al massimo una frase secondaria di solito introdotta dalla virgola e di virgole credo ce ne siano fin troppe in tutto il testo. I dialoghi a volte cadono nella banalità e le frasi si ripetono spesso: nei dialoghi vince "ascolta" che viene detto più o meno da tutti i personaggi. Non è stato differenziato il linguaggio tra popolo e ricchi, sembra che parlino tutti allo stesso modo. Il punto di vista è in terza persona e i passaggi in cui sono presenti due personaggi ogni tanto diventano confusionari in quanto ci sono dei salti dai pensieri di uno a quelli dell'altro. I momenti di azioni sono descritti con chiarezza e i luoghi ben creati.

Alla fine di tutto devo dire che mi aspettavo di più ma che non è da buttare completamente. I punti a favore sono di sicuro la trama e le ambientazioni, quelli a sfavore il poco spessore dei personaggi e i dialoghi banalotti. Visto che è una trilogia c'è sempre margine per il miglioramento e mi aspetto di trovarlo nei prossimi due. Per il resto ve lo consiglio ma con riserve. Essendo uno young adult è consigliato nella fascia dell'adolescenza e questa volta sono d'accordo. Sconsigliato ai ragazzini delle medie, io partirei con quelli delle superiori ma badate bene che il motivo non è il linguaggio. Ho già detto che è semplice e quasi banale ma questo non posso dirlo delle tematiche, stiamo pur sempre parlando di un distopico.
Il mio voto è di due stelline e mezzo: è intelligente ma non si applica.


PS: Se siete finiti su questa pagina è perchè state cercando informazioni su Inferno e, per vostra fortuna, siete ancora in tempo per desistere dalla lettura. Se la mia recensione di Inferno vi ha incuriosito, vi dico subito che è fuorviante. Le trilogie e le serie vanno analizzate nella loro interezza e, dopo aver completato di leggere l'intera trilogia, vorrei sconsigliarvela. Se avevo passato con riserve Inferno adesso mi sento di non consigliarvelo nemmeno. Non iniziate la trilogia Canti delle terre divise, è una perdita di tempo e ve ne pentirete.

Vi lascio il link di ibs: Inferno - Francesco Gungui

Autore: Francesco Gungui
Dati: 2013, 430 p., rilegato
Editore: Fabbri (collana Crossing)

6 settembre 2013

Jonathan Strange & Mr. Norrell - Susanna Clarke

Mi sono imbattuta per caso in questo libro, l'ho letto senza quasi sapere nulla della trama e me ne sono innamorata. Sto parlando di Jonathan Strange & Mr. Norrell di Susanna Clarke, pubblicato dalla Longanesi nel 2005. La Clarke è un'autrice inglese ed ha pubblicato una raccolta di brevi racconti intitolata Le dame di Grace Adieu e altre storie di magia edito nel 2007 in Italia. Le sono serviti ben nove anni per arrivare al completamento di questo romanzo che è di sicuro molto sostanzioso e che la Bloomsbury, all'epoca, pubblicò subito in 250 mila copie sicurissima di avere tra le mani un bestseller, così come poi si è dimostrato. I diritti del romanzo sono stati acquistati nel 2004 dalla New Line Cinema, quella che ha prodotto in collaborazione la trilogia de Il signore degli anelli di Peter Jackson, e l'autrice sta attualmente lavorando al seguito incentrato su alcuni personaggi minori. La copertina dell'edizione italiana è la stessa della versione originale con solo il signor al posto di mr. e il bordo pagina è nero, non so dirvi se anche l'interno lo sia ma sarebbe fichissimo. Essenziale, di effetto, mi piace molto, ne esiste anche una versione in bianco mentre l'edizione brossura del 2007 è rossa.

Passiamo a una brevissima trama perchè sarebbe impossibile raccontare tutto quello che succede. A grandi linee da molti secoli la magia ha lasciato l'Inghilterra, rimangono solo dei maghi teorici che la studiano ma non hanno nessuna intenzione di praticarla. Fino a quando, nell'Ottocento, il mago Gilbert Norrell, mostra alla nazione di essere in grado di compiere incantesimi appresi grazie ai suoi preziosi libri. Deciso a riportare in auge la magia inglese, due avvenimenti fanno precipitare la situazione avendo esiti a dir poco catastrofici. Il primo: Norrell, con un patto con un essere fatato, richiama dalla morte di una giovane donna, Lady Pole. Il secondo: appare un altro grande mago diventatolo un po' per caso, Jonathan Strange. E una profezia alquanto enigmatica a condire il tutto.

Questi sono i fatti più importanti. La trama è necessariamente breve tanto quanto il libro è lungo. Se notate la data della scorsa recensione ci ho messo quasi una settimana per terminarlo, è molto prolisso.
E veniamo perciò ai contro di questa storia, o meglio, ai contro che si potrebbero sollevare ma che a me non hanno pesato affatto. La lunghezza è infinita, quasi 900 pagine, le descrizioni di luoghi e persone minuziosa anche dei personaggi che appaiono brevemente, prolisso e pieno di fatti, vicende, racconti, leggende grazie anche alle note a piè di pagina che spesso, da sole, prendono una pagina intera.
Si potrebbe dire che la Clarke non ha lasciato niente di sospeso, ogni passaggio è esaustivo fino in fondo. Si potrebbe dire che molte parti non sarebbero dovute comparire. Si potrebbe dire che tutte queste pagine non servono, che si poteva raccontare la storia intera in metà spazio. Sì, è vero, completamente. Tuttavia, se così fosse, non avremmo in mano Jonathan Strange & Mr. Norrell ma solo una brutta copia della saga di Harry Potter della Rowling, con protagonisti adulti.
Ogni pagina è densa, impregnata di magia e di storia. Un mondo creato sulla magia e una magia adattata al mondo. Nella parte centrale, con l'arrivo di Strange, viene allacciata la vera storia inglese della lunga guerra contro Napoleone e la Francia. La magia è usata per battere i nemici ed è tutto perfettamente credibile. Troviamo anche personaggi realmente esistiti del calibro del poeta Lord Byron che diventa amico di Strange, re Giorgio III in preda alla sua follia e il duca di Wellington, famoso per aver sconfitto Napoleone nella battaglia di Waterloo. Integrati con la trama e le vicende dei due maghi (soprattutto con Strange) sembra quasi che i fatti siano andati proprio così, che Wellington abbia battuto la Francia grazie a incantesimi e sortilegi, che sarebbe impossibile pensare il contrario.
In pratica la Clarke ha confezionato un mondo basato sull'uso della magia in cui essa stessa è studiata a grandi linee dai giovani alunni e risulta normalissima. Ha creato anche una sorta di bibliografia dei testi magici più consultati e affidabili, esattamente come ha fatto la Rowling (mi viene subito in mente Storia della magia di Bathilda Bath dalla saga di HP).

I personaggi sono perfetti. Gilbert Norrell è un burbero, misogino ometto. Acquista tutti i libri di magia del regno per evitare che altri li leggano, cerca di sabotare gli altri maghi teorici togliendo loro la possibilità di leggere tomi magici, fa di tutto affinchè una scuola per maghi non veda la luce. Non ama la gente, odia aiutarla ma non può fare a meno di voler essere al centro dell'attenzione come una primadonna. Un uomo che si contraddice ad ogni parola, che brama la fama e il potere ma che risulta quasi sempre solo antipatico e noioso. Cerca di rendersi utile durante la guerra con lo scopo dichiarato di ridare lustro alla magia ma con lo scopo nascosto di essere di vitale importanza per il regno.
Jonathan Strange è, invece, quasi completamente l'opposto. Non ha mai cercato la fama, è diventato mago decisamente per caso leggendo un foglietto scribacchiato con una semplice magia. Da quel momento ha messo anima e corpo nello studio e nella pratica dell'arte magica inglese e vuole divulgarla a tutti. Tutti la possono imparare, non vuole chiudere nessuna porta: uomini, donne, bambini e anziani. La magia è una cosa aperta non chiusa, non può esserlo.
I due, come può essere dedotto, si scontrano spesso. All'inizio Norrell accetta il suo allievo di buon grado, stanco di essere l'unico mago con cui parlare (ma l'ha voluto lui) e Strange mostra riconoscenza e sete di sapere per ogni nozione. A un certo punto, però, Strange sente che manca qualcosa, che Norrell non riconosce la magia del Re Corvo e non gli dà la giusta importanza. Il Re Corvo è un personaggio mitico. Un bambino rapito in fasce dagli esseri fatati e diventato Re del Nord dell'Inghilterra dove ha regnato con la magia e l'aiuto degli elementi. Dopo la sua scomparsa è diventato una leggenda e Norrell non la vuole riconoscere, pensa che sia pericoloso usare il suo potere. Ma Strange ha deciso che vuole esplorare tutte le possibilità.

Tutti i personaggi minori sono descritti con minuzia così come le ambientazioni. Le descrizioni sono fiabesche, in leggero stile gotico. La narrazione è fluida e verosimile, i dialoghi credibili. Lo stile di narrazione assomiglia un po' a quello di Jane Austen e un po' a quello di Charles Dickens, molto credibile quindi e adatto al periodo storico scelto, quello dell'Ottocento. Persino i tessuti degli abiti sono quelli usati all'epoca, così come il modo di comportarsi dei signori e del popolo. Non è stato lasciato niente al caso, tutto riporta perfettamente nell'Ottocento come se fosse una narrazione contemporanea e non un racconto di duecento anni fa. Il punto di vista della narrazione è in terza persona sia su Norrell che su Strange con contributi di alcuni personaggi minori ma significativi ai fini della storia. La trama è originale e ben costruita con molti elementi di sorpresa e momenti di puro humour inglese. Il finale lascia a bocca aperta e i colpi di scena non mancano.

Come avrete intuito ve lo consiglio vivamente ma solo se non vi spaventa una lettura lenta e dettagliata. Per leggere questo bel libro serve tranquillità e concentrazione, ogni pagina e ogni riga sono importanti perchè può succedere di tutto. Se cercate qualcosa di leggero e veloce non perdete nemmeno tempo, non fa per voi.



Autore: Susanna Clarke
Dati: 2005, 887 p., ill., rilegato
Traduttore: Merla P.
Editore: Longanesi (collana La Gaja Scienza)

2 settembre 2013

Follia profonda - Wulf Dorn

In genere leggo solo fantasy e difficilmente mi lascio sedurre da autori contemporanei che trovo noiosi e poco interessanti. Ho provato più volte a leggere thriller ma mi riescono sempre piuttosto indigesti: per dire, non sono mai andata oltre la pagina 22 de Il codice Da Vinci di Dan Brown. Anni fa attirava la mia attenzione la classica Patricia Cornwell ma l'ho abbandonata in fretta, tutto quel sangue mi impressiona parecchio.
Tuttavia ci sono due autori di thriller del momento che seguo con bramosia e attenzione di cui ho letto tutta la bibliografia: Glenn Cooper e Wulf Dorn. Cooper è diventato famosissimo per la trilogia della Biblioteca dei morti, un thriller con elementi storici e contemporanei di invenzione (un fantasy thriller?), mentre Dorn si occupa di viaggiare all'interno della mente.

Durante la settimana di vacanza a Rimini ho letto l'ultimo libro proprio di uno di questi autori: Follia profonda di Wulf Dorn, edito nel 2012 dalla Corbaccio. L'autore ha esordito due anni prima con La psichiatra, scrivendo l'anno successivo Il superstite. Tutti e tre i libri hanno in comune l'ambientazione, la cittadina di Fahlenberg, e in particolare la clinica psichiatrica Waldklinik e i loro protagonisti sono psichiatri. Il secondo e il terzo libro formano una sorta di duologia in quanto hanno lo stesso protagonista e, nel terzo, vengono richiamate le vicende del secondo libro. Anche se non è un fantasy ve lo recensisco perchè potrebbe interessare anche voi. Ai fini del terzo libro le vicende del secondo non è fondamentale conoscerle, vengono accennate brevemente e con rapide spiegazioni ma non serve sapere di più.

Jan Forstner è decisamente vittima di uno stalker anonimo. Prima trova un mazzo di rose rosse in ufficio, un disegno inquietante sotto il tergicristallo, poi strane telefonate senza praticamente dialogo. Fino a che punto può arrivare la persecuzione di uno stalker? Chi è questa Jana? Jan è costretto a scoprirlo a sue spese in una escalation di follia.

La trama è piuttosto semplice, il fulcro della vicenda è l'identità dello stalker, di Jana. Potrebbe essere chiunque: una paziente, un'infermiera, una ex fidanzata o addirittura un uomo. Jan è sempre seguito dalla sua ammiratrice, si sente osservato, sa che lei lo sta guardando e non riesce a liberarsi dall'impressione che ogni sua mossa sia strettamente controllata. La stalker è ossessionata dalla figura di Jan che considera come un salvatore e farà di tutto pur di averlo.

La scrittura scorre fluida e il ritmo è veloce. Il punto di vista della narrazione è quasi sempre di Jan, ma per rendere più inquietante il racconto è stato proposto anche il punto di vista di Jana. In questo modo ogni pensiero dell'antagonista viene alla luce e si riesce a comprendere meglio il suo filo logico perchè, sì sarà anche completamente pazza, ma ogni sua azione è rivolta a un fine molto chiaro da subito: conquistare Jan. Poche e asciutte descrizioni, molti dialoghi, molti indizi e depistaggi.

Tuttavia, nonostante gli elementi di questo psicothriller siano intriganti, i personaggi mi sono sembrati un po' monotoni e banali, senza spessore. Jan sembra quasi un fantoccio in balia della corrente che compie azioni un po' a caso e dice cose un po' a caso. Si ripete spesso e a un certo punto viene da pensare che il pazzo sia lui, agisce senza pensare come un robot. Devo ammettere, però, che è probabile che lo stress e il dubbio provochino in lui queste reazioni che di razionale hanno molto poco.
Gli altri personaggi credo siano stati messi nel racconto tanto per riempire gli spazi vuoti e far interagire il protagonista con il mondo: Bettina è equivoca, il commissario Stark abbastanza noioso, la compagna di Jan, Carla, ha un piccolissimo ruolo così come tutti gli altri.
La sua antagonista Jana, invece, ha un universo interno più profondo che conduce alla fonte della sua follia, una follia profonda e una realtà disturbata. Il background che l'ha portata a questa follia è credibile e verosimile. Non sono di certo un'esperta ma credo esistano molti casi simili alle vicende della nostra Jana. L'ho trovata un buon personaggio con ottimi spunti di riflessione e diventa in pratica la vera protagonista del romanzo. Mi sarebbe piaciuto che fosse ancora più approfondita, mi ha davvero coinvolta, così tanto che a un certo punto mi dispiaceva per lei, è solo malata non una cattiva persona anche se compie azioni quantomeno discutibili. Pericolosissima e imprevedibile, letale come uno scorpione ma fragile come un soprammobile di cristallo, pronta a scatenare la sua rabbia su chiunque si metta in mezzo.

I colpi di scena essenziali sono tre (i minori sono disseminati per tutto il romanzo) di cui il primo rivela l'identità della stalker ed è decisamente fatto bene. Il secondo colpo di scena, invece, è scontatissimo e quasi ridicolo, veramente ovvio che sarebbe successo. Il colpo di scena che chiude tutta la vicenda nelle ultime due pagine del romanzo, il terzo, l'ho capito poco. O meglio, si può trovare un riferimento a un certo punto del racconto che si allaccia con questo colpo di scena finale, ma è poco chiara l'intenzione di Jana che l'ha precedentemente elaborato. Ancora una volta Dorn destabilizza il lettore.

In generale mi aspettavo di più dal terzo di Dorn, considerando i due precedenti mi è sembrato sottotono. La trama è buona, viene sviluppata bene e la scrittura tiene incollato il lettore però c'è qualcosa che non mi ha soddisfatto del tutto, forse il poco approfondimento dei personaggi o le azioni un po' troppo forzate. In ogni caso per gli appassionati del genere e dell'autore è assolutamente da leggere.



Vi lascio il link di ibs: Follia profonda - Wulf Dorn

Autore: Wulf Dorn
Dati: 2012, 429 p., rilegato
Traduttore: Petrelli A.
Editore: Corbaccio (collana Narratori Corbaccio)