23 agosto 2013

Cappuccetto rosso sangue - Sarah Blakley-Cartwright

Molto spesso cinema e letteratura si incrociano. Cappuccetto rosso sangue di Sarah Blakley-Cartwright è un caso particolare in cui prima venne la sceneggiatura del film e poi uscì il libro.
La storia è questa. Nel 2009 viene comunicato che la casa cinematografica di Leonardo Di Caprio, la Appian Way, ha in progetto un film che tratta la rivisitazione della fiaba di Cappuccetto rosso. L'anno successivo la regista designata Catherine Hardwicke insieme allo sceneggiatore David Leslie Johnson riscrissero la sceneggiatura iniziale, iniziarono le riprese del film che venne presentato nelle sale nel 2011. L'attrice protagonista è la bellissima e bravissima Amanda Seyfried, gli altri attori non li conosco a parte Gary Oldman che interpreta padre Solomon.
Ho visto il film qualche tempo fa ed ignoravo che fosse uscito il libro, infatti nella prefazione ho scoperto che la regista ha incitato la sua amica Blakley-Cartwright ad ampliare e approfondire i personaggi. Da qui è nato il libro.

Breve trama. Il villaggio di Daggorhorn vive al centro di una rigogliosa foresta infestata da un terribile lupo mannaro. Per anni il lupo ha accettato ogni luna piena animali in sacrificio da parte della popolazione fino a quando, durante la luna di sangue, scatena la sua furia uccidendo la sorella di Valerie. Dopo una infruttuosa caccia al lupo arriva nel villaggio un cacciatore di licantropi che rivela a tutti che il lupo è uno di loro, umano di giorno e lupo di notte. Il panico viene scatenato e seguiranno molte morti e misteri.

Il personaggio principale è Valerie, una giovane di circa diciassette anni che vive da sempre nel villaggio con la sorella Lucie, la madre Suzette e il padre Cesaire. La nonna un giorno le dona un mantello con cappuccio rosso sangue unico, esattamente come lei. Valerie sa di non essere come le altre ragazze che si emozionano per pochissimo e sono in cerca di marito. A lei piace arrampicarsi sugli alberi, le piace la foresta e non intesse relazioni con gli altri a parte le sue amiche. Dopo la morte della sorella esce tutta la sua fragilità e la sua solitudine: si sente sola anche in mezzo a molta gente perchè sente che nessuno la capisce fino in fondo. Ama Peter che è ritornato al villaggio dopo dieci anni di allontanamento ed è amata da Henry al quale è promessa, un giovane e ricco fabbro. A volte è combattuta tra i due anche se per Henry non prova nessun sentimento ma più volte durante il racconto si chiede se potrebbe essere felice con lui. Peter, però, è il suo unico amore a cui ha sempre pensato e che era il suo migliore amico quando erano piccoli. Il suo carattere è sempre piuttosto oscuro e i suoi pensieri virano spesso al tragico e triste. Mi è piaciuto abbastanza come personaggio, si rivela molto forte e determinata anche se la sua brama del principe azzurro mi piace poco, secondo me le rovina l'aura da dura. 
Gli altri personaggi vengono abbastanza approfonditi e, durante la narrazione, abbiamo una pluralità di pensieri abilmente mescolati. Peter è ombroso e pericoloso, Henry è dolce e premuroso. Ognuno di loro ama Valerie a modo proprio: Peter la ama in modo intenso e carnale, Henry punta sulla gentilezza.

La narrazione è fluida con un punto di vista in terza persona. Quasi sempre vengono raccontati i fatti dal punto di Valerie ma ci sono contributi di altri personaggi soprattutto con loro pensieri ed emozioni. Capita che, mentre succede qualcosa, entri in scena un personaggio che ci illumina con qualcosa di suo personale. I dialoghi, tuttavia, mi sono sembrati banali con frasi scontate e situazioni sciocche.
La trama mi ha convinto e confuso allo stesso tempo. Ogni abitante di Daggorhorn potrebbe essere il lupo mannaro e vengono fornite sempre delle prove a sostegno. Succede qualcosa e Valerie cambia idea; succede un'altra cosa e torniamo ad accusare il personaggio precedente. Questo cambiamento è comunque piacevole da leggere, lascia un alone di mistero intorno a tutti i personaggi per culminare con lo smascheramento finale e la spiegazione di quello che è accaduto durante tutto il libro.

Sarebbe interessante vedere un pezzo di film e leggere i capitoli che lo riguardano, se ne avete il tempo potreste farlo. Vi consiglio la lettura di questa fiaba gotica con un finale interessante.



Autore: Sarah Blakley-Cartwright
Dati: 2011, 283 p., rilegato
Traduttore: Costantino E.
Editore: Mondadori (collana Chrisalide)

22 agosto 2013

La viaggiatrice di O - Elena Cabiati

Questo pomeriggio vi recensisco un altro libro di un'autrice italiana: La viaggiatrice di O di Elena Cabiati.
Uscito nel maggio 2012 a cura della Nord, attualmente è volume unico ma sicuramente ci sarà almeno un seguito visto che la storia rimane in sospeso.

Partiamo da una breve trama come al solito poi passiamo al mio commento.
Galatea è una strega molto potente di quattordici anni, vive nel centro di Torino nel quartiere dove i maghi vivono indisturbati in mezzo agli umani ed è una viaggiatrice. O è il centro della magia bianca e Gala viaggia da un'epoca all'altra per evitare che catastrofi, umani o maghi neri (i negromanti) distruggano reperti preziosi, evitando che la storia si alteri. Ma Gala è una testa calda e le viene affiancato un tutor per cercare di tenerla sotto controllo. La prossima missione prevede di salvare un antico testo alla scuola di San Rocco nella Venezia del 1756, ma c'è in gioco molto più di un testo di magia.

Già dalla trama si intuisce che la missione di Gala non è fine a se stessa ma è inquadrata in un contesto più ampio. Il fulcro principale del libro è la lotta tra il bene e il male, tra due fazioni i cui confini sono così labili che spesso si mescolano come lo yin e yang. La missione diventa quindi un pretesto per attivare una serie di conseguenze che potrebbero portare alla supremazia dei maghi bianchi (la magia buona) o a quella dei maghi neri (i negromanti, quelli cattivi che compiono sacrifici umani eccetera) in egual misura. La bilancia che può cambiare le sorti della battaglia è ovviamente Gala. Passiamo quindi al commento sui personaggi.

Dunque, Galatea è la nostra protagonista e non mi è piaciuta particolarmente. Ho trovato ben poca originalità sia nella sua descrizione fisica sia nel suo carattere, mi sa di già visto. I suoi genitori sono spariti chissà dove nello spazio-tempo e si ritrova da sola: un classico. Il suo potere è gigantesco, ancor più di quello che lei stessa pensa: strano. E ovviamente non è una ragazzina che si piega alle regole, brava e buona ma è una testa calda, fa solo quello che ha voglia di fare e quando vuole, per lei le regole non esistono e si sente superiore a tutti: un altro classico. Mi è sembrato che il suo carattere ricalchi molto quello di Nihal della trilogia delle Cronache del Mondo Emerso di Licia Troisi. Anche lei allergica alle regole, crede solo in se stessa, non si fida di nessuno e mette sempre a repentaglio la sua stessa vita pur di non seguire nessuno. Non ho trovato una particolarità all'interno della sfera emozionale di Gala, mi è sembrata solo una copia di altri eroi di cui ho già letto. Assomiglia molto a Nihal e a Harry Potter: da entrambi prende chiaramente l'enorme potere, la lotta soli contro il mondo e il ruolo di predestinati. Ha molta rabbia dentro di sè e moltissima arroganza: in generale non amo i personaggi arroganti e troppo spavaldi, li trovo ridicoli.
Il tutor di Gala è Kundo, un tempo molto amico dei suoi genitori, che è una via di mezzo tra il nano di Ido (sempre delle Cronache della Troisi) e il Gran Maestro Yoda di Guerre Stellari. Riluttante all'insegnamento come il primo e saggio e potente come il secondo. Kundo non ha un gran spessore psicologico e di lui si conosce ben poco, a parte qualche fatto che viene raccontato. Non ho trovato coinvolgente nemmeno lui e tantomeno il ragazzino della bottega di Melchiorre che, a quanto pare, avrà un suo ruolo della battaglia. Per adesso è messo lì un po' a caso, con pochissimo bagaglio.

La trama è buona ma, come tutto il resto, è poco originale. Ho trovato alcuni spunti interessanti ma non sono stati sviluppati a dovere. Lotta tra il bene e il male, personaggi che dovrebbero essere buoni hanno cattive intenzioni e personaggi che sono stati cattivi per anni diventano buoni per amore (Piton?), sacrificio estremo del protagonista, solite cose.
Il lettore si trova subito in mezzo alle vicende senza quasi nessuna spiegazione e il retroscena dei personaggi si dipana mentre la storia prosegue. Ammetto che un po' di curiosità viene creata soprattutto perchè il background si confonde sempre, a volte sembra una cosa e altre volte sembra il contrario.

La scrittura è scorrevole e il linguaggio utilizzato molto semplice. Vengono preferite le frasi brevi con molte virgole e al massimo due periodi all'interno della stessa frase (molto simile al mio metodo di scrittura) e questo mi è piaciuto, rende chiara la lettura senza troppi giri di parole che spesso appesantiscono le pagine. I dialoghi mancano, secondo me, di originalità, mi sono sembrati spesso banali con troppe ripetizioni. Anche le descrizioni non mi hanno entusiasmato: sono composte di fretta, tralasciano molti dettagli e di certo non sono minuziose. Questo però potrebbe anche non essere un difetto; a me personalmente sono sembrate scarse ma probabilmente a molti risultano più leggere.
La narrazione è in terza persona raccontata dal punto di vista di Gala per la maggior parte del tempo. Ci sono anche contributi di Kundo che per un breve momento segue una sua avventura parallela e degli antagonisti.
La maggior parte dei commenti che ho trovato online sono positivi ma io sinceramente non ho trovato questo libro all'altezza delle aspettative della trama, infatti non è un volume che avrei scelto ma ho voluto provare qualcosa di diverso e anche le prossime letture che vi proporrò non saranno esattamente il mio genere.
Questo, però, non mi sento di consigliarlo ai lettori abituali di fantasy.


Vi lascio il link di ibs: La viaggiatrice di O - Elena Cabiati

Autore: Elena Cabiati
Dati: 2012, 334 p., rilegato
Editore: Nord (collana Narrativa Nord)

20 agosto 2013

Come recensisco i libri - Guida alle stelline

Come avrete già visto ogni mia recensione in fondo reca un numero di stelline che variano da 1 a 5. Ovviamente 1 è il minimo e 5 il massimo e ora vi scrivo una breve guida.

1 stella: il libro ve lo sconsiglio vivamente, non mi è piaciuto ed ha molti difetti sia di stile che di trama.
2 stelle: il libro non è esattamente il massimo, sebbena abbia qualche punto a favore. Se volete leggetelo, ma non mi sento di consigliarvelo.

3 stelle: è un buon libro anche se non perfetto. Potrebbe essere piacevole come lettura e come trama, ha comunque dei difetti.

4 stelle: ve lo consiglio di buon grado, il libro mi è piaciuto molto e i difetti si riducono molto

5 stelle: è perfetto, bella trama, ottimo stile e linguaggio adatto. Assolutamente da leggere.


Avrete visto che oltre alle stelline piene ho aggiunto anche le mezze stelline. Se le vedete vuol dire che il voto più basso è troppo basso ma il voto più alto è troppo alto, perciò mi sono aiutata con un mezzo punto in più.

In generale non è semplice dare un voto netto a un libro e, spesso, do voti uguali per libri molto diversi.
Il giudizio viene influito da molte variabili: trama, sintassi, linguaggio, dialoghi, descrizioni e sicuramente il mio gusto personale anche se cerco il più possibile di essere oggettiva. Se a due libri do lo stesso numero di stelline non significa che i due libri sono uguali ma semplicemente il risultato della somma di queste variabili è simile.

19 agosto 2013

Gens arcana - Cecilia Randall

Cecilia Randall, pseudonimo di Cecilia Randazzo, è una scrittrice italiana nota ai lettori di fantasy per la sua trilogia Hyperversum, pubblicata nel 2006. Successivamente ha pubblicato con la Mondadori "Gens arcana" nel 2010 ed è di questo libro che parliamo stasera.

Prima di tutto una breve trama.
Siamo a Firenze nel 1478. I Nieri sono una delle famiglie più antiche e importanti di tutta l'Italia. Motivo? Hanno nel sangue l'etere, la quinta essentia, e possono controllare i quattro elementi -fuoco, aria, terra, acqua. Valiano è il primogenito della discendenza attuale ed ha abbandonato il potere per una vita normale. Angelo, suo fratello minore, ha raccolto l'eredità e si è impegnato per diventare Arcano (colui che padroneggia l'etere). Folco, figlio del fratello di loro padre, ha deciso che vuole diventare capofamiglia per dare vita a una guerra per la supremazia a discapito dei cugini che intralciano il suo cammino e che saranno braccati senza tregua.

Valiano è dunque il nostro protagonista. Abbiamo altri personaggi importanti come Manente da Erto, mercenario al soldo di Fosco pagato per scovare Valiano e ucciderlo, Selvaggia, una ladruncola incontrata per caso, che diventa parte del gruppo e mastro Johannes Ehrart, uno stampatore tedesco appena trasferito da Venezia. Abbiamo anche il giovane fratello di Valiano, Angelo, e un altro paio di personaggi minori.
I personaggi sono tutti descritti molto bene sia fisicamente che caratterialmente. Tuttavia il personaggio principale di Valiano non mi ha entusiasmato molto, ho preferito di gran lunga Manente. Valiano ha vent'anni, è troppo lamentoso, pavido, non si fida di nessuno, cerca sempre di farla sotto il naso anche di chi lo sta aiutando. Non che faccia male visto che stanno cercando di ucciderlo da ben sei mesi, però è stato portato un po' troppo all'eccesso. Compie azioni senza pensarci preso dall'impeto e, puntualmente, dopo mezzo millesimo di secondo si pente e cade in una sorta di trance depressa. Manente invece è complesso ed elaborato ed è anche rappresentato in copertina. Ha circa trent'anni e da tutta la vita porta dentro di sè un elementale di terra che lo domina soprattutto nelle situazioni di pericolo e gli dà capacità straordinarie (forza e guarigione quasi istantanea). In pratica è posseduto da un'entità che appartiene a uno dei quattro elementi (aria, acqua, terra, fuoco) che gli Arcani possono controllare grazie all'etere dentro di loro. Il suo aspetto fisico è veramente molto piacente e misterioso, ha un'aura inquietante e affascinante che gli aleggia attorno. Le sue caratteristiche caratteriali sono ancora più misteriose: è determinato a tornare umano, non ha paura di nulla, si getta nella mischia ma calcola sempre il territorio e l'avversario. Mi è piaciuto veramente molto perchè alla fine ha un cuore tenero e, anche se si atteggia a burbero menefreghista, si affeziona a Valiano e Selvaggia. Anche mastro Erhrart è un buon personaggio: intelligente, fedele e curioso. Mette a rischio la sua stessa vita pur di aiutare il gruppo perchè sa che è la cosa giusta da fare e ci crede fino in fondo. Selvaggia, invece, si trova nel gruppo un po' per caso all'inizio e poi si integra sempre di più, così tanto da non riuscire lei stessa a staccarsi da Valiano e Manente, che di sicuro sono personaggi poco raccomandabili e molto pericolosi. In loro compagnia rischierà più volte la vita ma, spesso, sarà molto importante ai fini della riuscita delle loro imprese, è tosta. Il personaggio di Angelo è poco tratteggiato, poco meno di una comparsa, appare per breve tempo e purtroppo non compie grosse azioni, avrebbe potuto fare di più.

Le descrizioni dei luoghi sono fatte molto bene; la Randall ha studiato testi storici e ha riportato la Firenze di fine '400 in vita senza troppe difficoltà. Coerenza e chiarezza sono i punti forti della narrazione. Mi è piaciuta molto l'ambientazione ricreata, mi ci sono immersa volentieri. Firenze diventa magica e misteriosa, il ruolo degli Arcani è immaginato come centrale nella contesa della città tra Medici e Pazzi. Appaiono anche figure storiche come Lorenzo de' Medici e il suo segretario Poliziano, monumenti e punti di riferimenti geografici si integrano perfettamente con la trama e con gli elementi fantasy. I dialoghi sono ben impostati e abbastanza credibili ma ogni tanto anche lei cede alle frasi banali e ho trovato molte ripetizioni (pessimo presentimento su tutti). La trama è intessuta senza lasciare vuoti temporali. 

Il punto di vista è concentrato su Valiano in terza persona con alcuni stralci su Folco e Manente che contribuiscono a creare una narrazione più completa e sfaccettata. Utilizzando un punto di vista focalizzato anche sul personaggio antagonista, la Randall riesce a renderlo più ricco e interessante. Vengono mostrati i suoi punti deboli e forti, i suoi pensieri, le sue paure e quello che vuole ottenere; alcuni suoi ragionamenti sono molto fondati e possono essere condivisi dal lettore. Il finale sembra quasi lasciare spazio ad un seguito ma attualmente non è in programma, le basi ci sono.

Non ho ancora letto la saga di Hyperversum e sono curiosa di verificare le differenze stilistiche tra la trilogia e questo volume unico ed è già nella mia wishlist. Questo mi è piaciuto, è stata brava, sa fare il proprio mestiere.


Vi lascio il link di ibs: Gens arcana - Cecilia Randall

Autore: Cecilia Randall
Dati: 2010, 622p., rilegato
Editore: Mondadori (collana Omnibus)

[Mortal engines quartet 01] Macchine mortali/The hungry city - Philip Reeve

Succede, a volte, che non si sappia come chiamare un determinato libro. Questo è uno di quei casi.
Vi parlo dell'ennesimo libro pubblicato in passato e tirato fuori di nuovo dal cilindro: lo trovate attualmente in libreria sotto il nome di "The hungry city" di Philip Reeve, uscito a maggio 2013.
Cos'è successo questa volta?
2004: la nostra amica Mondadori acquista i diritti di una serie all'epoca composta da quattro libri di cui gli ultimi due ancora in scrittura. Il primo volume viene pubblicato nel 2004 con il titolo "Macchine mortali" mentre il secondo nello stesso anno con "Freya delle lande di ghiaccio". La tetralogia pubblicata nei paesi anglosassoni prende il nome di Mortal engines quartet, mentre negli USA la troviamo sotto The hungry city chronicles.
2013: dopo il successo di HG il genere distopico (ho scoperto questo termine poco tempo fa: in pratica è il genere in cui è presente una società fondata su disuguaglianza sociale, in cui il più forte domina, spesso in un futuro lontano o un presente alternativo e di solito è uno schifo) prende il volo e la M. riprende il suo bel libretto del 2004, gli appiccica una copertina che assomiglia alle altre (HG e Gregor, già li abbiamo visti), cambia il titolo usando quello dell'edizione americana, lo infila nello scaffale young adult e propina il nuovo libro come se fosse una scoperta mondiale.
Come al solito la M. fa un gioco pericoloso associando un libro x poco conosciuto a un libro y di successo. Se trovate The hungry city su uno scaffale e avete amato la trilogia di HG, sicuramente sarete portati a comprare anche questo. Io stessa ci ho buttato l'occhio: nonostante HG non mi sia piaciuto così tanto, ero curiosa di sapere se un altro autore aveva ampliato la storia come a volte succede. Peccato, però, che le due serie non si assomiglino nemmeno lontanamente: trame diverse, ambientazioni diverse, personaggi diversi. Quello che salva la M. è che il suo prodotto è molto buono, un prodotto di qualità su cui già nel 2004 aveva messo le mani. Forse i tempi all'ora non erano maturi per il genere distopico che spopola oggi ma la M. ha avuto una buona intuizione senza dubbio. 
La quadrilogia Mortal engines (la voglio chiamare con il nome originale inglese visto che è così che il suo autore l'ha pensata) è attualmente conclusa e sono stati pubblicati altri tre libri prequel che formano una nuova trilogia del mondo di Reeve. La M. ha ripubblicato il primo sotto mentite spoglie e il secondo del 2004 è ormai fuori catalogo (lo potete trovare nelle biblioteche più fornite), attendo a breve un nuovo restyling anche agli altri volumi

Dopo questo lungo e noioso ma necessario preambolo parliamo del libro.
Trama: la guerra dei sessanta minuti ha devastato la Terra con armi nucleari e chimiche riducendola a una massa instabile soggetta a terremoti, eruzioni, inondazioni e poco abitabile. Perciò, con un colpo di genio, i pochi esseri umani sopravvissuti hanno deciso di costruire città dette trazioniste composte da ruote e cingoli che si spostano in continuazione e smembrano le città più piccole in cerca di carburante e forza lavoro. Centinaia di anni dopo, Tom vive a Londra, una delle più grandi città trazioniste, e fa parte degli apprendisti del gruppo degli Storici (una delle quattro classi che detiene il potere). Un giorno, quasi per caso, salva l'eroe londinese Thaddeus Valentine da un'aggressione mortale perpetrata da una ragazza sconosciuta. Nella concitazione dell'inseguimento la ragazza cade dalla città e Tom precipita con lei (o qualcuno lo spinge?), trovandosi nel bel mezzo del nulla e iniziando un'avventura impensabile.

La trama è molto buona, ricca di risvolti interessanti e con un po' di colpi di scena ben piazzati. Il punto di narrazione è in terza persona puntato su vari personaggi, principalmente sul protagonista Tom. In maggioranza il tempo verbale è il passato remoto ma ci sono alcuni passaggi in cui passa al presente, esclusivamente quando il personaggio di Shrike racconta i fatti dal suo punto di vista.

La scrittura scorre veloce e i paesaggi sono descritti con molta intensità però a volte l'azione diventa un po' confusionaria. I dialoghi sono credibili, sebbene a volte possano diventare scontati e banali. Il linguaggio è ben strutturato con una buona traduzione, adatta a tutti i pubblici.
Faccio solo un appunto sui personaggi. Alcuni mi sono sembrati tratteggiati con poca cura, un po' tirati via. Il personaggio di Shrike in particolare mi è sembrato quasi inutile visto che fa molta strada per uccidere e alla fine viene tolto di mezzo in due secondi. Non so bene a cosa serva questo personaggio se non per introdurre il tipo di costrutto a cui appartiene ed è uno spreco perchè avrebbe potuto fare grandi cose. Il protagonista Tom all'inizio è petulante e noioso, ma per fortuna si ravvede e inizia a guardare in faccia la realtà degli avvenimenti.

Vorrei far presente che l'età di lettura del libro originale è stata posta dagli 11 anni. Attualmente, trovandosi nello scaffale young adult, potrebbe essere stata aumentata senza giustificazione. Tanto è vero che Reeve ha vinto il Nestlè Smarties Book Prize 2002 per la fascia di lettori dai 9 agli 11 anni.

Ho trovato interessante questo articolo che riassume in maniera più chiara cosa intendo quando parlo di fasce d'età e fa proprio l'esempio di The hungry city e Gregor, confrontando il prima e dopo.
Tra l'altro questa nuova copertina (in alto) è assolutamente immotivata: una ragazza in sfondo (ma chi è?) e tre serpenti circolari infuocati che non so bene da dove li abbiano tirati fuori. La copertina della prima edizione è più bella e personalizzata e fa chiaramente intendere che il pubblico a cui si rivolge è quello delle scuole medie inferiori.


Vi lascio il link ibs della prima edizione: Macchine mortali - Philip Reeve

18 agosto 2013

[Throne of glass 01] Il trono di ghiaccio - Sarah J. Maas

Oggi vi parlo di un caso editoriale vero e proprio: Il trono di ghiaccio di Sarah J. Maas.
Nel 2002 l'autrice, americana esordiente, iniziò a pubblicare sul sito FictionPress.it i capitoli ancora acerbi della sua opera e il libro ottenne un nutrito seguito ed entusiasti fan. Dopo 10 anni la Bloomsbury (quella che pubblicò HP per intenderci, dopo che le più famose case editrici inglesi lo rifiutarono) acquista i diritti e pubblica il primo volume di una saga che l’autrice annuncia essere nelle sue intenzioni di circa sei/sette volumi il cui secondo uscirà a breve in inglese. La Maas chiama la saga Throne of glass e il primo volume viene pubblicato in Italia dalla Mondadori a maggio 2013. Pochi mesi prima del libro sono stati rilasciati in formato ebook quattro racconti gratuiti che raccontano alcuni antefatti che ho trovato interessanti.  La Mondadori ha pubblicato nel giugno 2014 il secondo volume La corona di mezzanotte di cui potete trovare la mia recensione qui.

Per quanto riguarda la copertina quella in versione italiana della Mondadori è abbastanza anonima. Riprende il tema del ghiaccio di cui in realtà nel libro non vi è traccia: infatti la Maas parla di un trono di cristallo (appunto il glass = vetro ma anche cristallo) custodito nella struttura in cristallo del palazzo reale. Forse trono di ghiaccio era più somigliante a quello di fuoco di George R.R. Martin, non saprei. La versione originale americana è sicuramente più incisiva e cattura di più l'attenzione che una sterile scritta su sfondo nero: qua abbiamo Celaena in tutta la sua bellezza e potenza. Decisamente mi piace di più questa, vi metto la foto sia nella versione italiana in alto come al solito che in questa americana qui a destra. 

Celaena Sardothien ha diciotto anni, è un’assassina famosa in tutto il regno di Adarlan e, dopo un tradimento, finisce nelle miniere di sale di Endovier come schiava. Dopo un anno il principe ereditario in persona la cerca e le propone un patto: se riuscirà a sconfiggere altri ventitré paladini diventando l’assassina di corte dopo quattro anni di servizio potrà essere completamente libera. Lei accetta. Peccato però che uno dopo l’altro i paladini inizino a morire come mosche e si troverà a fronteggiare qualcosa di demoniaco e imprevisto.

Celaena è un personaggio secondo me straordinario nel bene e nel male.
Nel bene: tosta da morire, molto intelligente, ama la lettura, abile con tutte le armi, mantiene il sangue freddo in ogni situazione, è determinata ad arrivare in fondo alle sue imprese e ha una sensibilità molto accentuata.
Nel male, come tutti ha i suoi difetti: egoista ed egocentrica, frivola, leziosa, ama un po’ troppo i bei vestiti e i gioielli, a volte risulta antipatica e piena di sé. Quindi posso dire con certezza che la protagonista è ben tratteggiata e mostra diverse sfaccettature del suo carattere e che, con il proseguimento della storia, cambia atteggiamenti, sentimenti e pensieri.

Il punto di vista narrativo è in terza persona di cui circa l'80% puntato su Celaena con il 20% di contributi degli altri personaggi minori, per dare un po' di colore alla vicenda. La scrittura è scorrevole e la traduzione mi sembra migliore rispetto alla maggioranza dei libri attualmente in commercio, quantomeno con buona parte dei congiuntivi al proprio posto. I dialoghi mi sembrano ben strutturati e arguti anche se qualche battuta è stata un po' banale. Le descrizioni delle scene d'azione sono accurate e semplici da seguire, quelle dei luoghi e dei personaggi sono complete. Mi sono immaginata Celaena proprio come nella copertina della versione in lingua originale uscita in USA e soprattutto credo che l'autrice abbia creato la sua protagonista molto somigliante a se stessa (come potete notare qui sul suo sito). La Maas ha fatto fatica a farsi strada nel mondo della letteratura ma mi sembra un buon esordio e spero che i prossimi che ha in programma siano all’altezza del primo che è molto ricco.

Vi consiglio, inoltre, di leggere prima i quattro brevi racconti perché spiegano molto meglio le motivazioni che l’hanno portata alle miniere di sale; il motivo per cui era lì come schiava è molto importante e tutto il bagaglio di emozioni che si porta dietro nel libro sono solo abbozzati e non completi. Forse potrebbero essere analizzati nei prossimi volumi e al momento, nonostante l'importanza, non servono ai fini della storia. Leggeteli in ogni caso, sono brevi e gratuiti, così potete anche farvi un'idea dello stile della Maas che non cambia nel libro. In generale è approvato.


Vi lascio il link di ibs: Il trono di ghiaccio - Sarah J. Maas

Autore: Sarah J. Maas
Dati: 2013, 461 p., rilegato
Traduttore: Novajra F., Scocchera G.
Editore: Mondadori (collana Chrysalide)

17 agosto 2013

Il meraviglioso mago di Oz - Frank L. Baum

"Il meraviglioso mago di Oz" di Frank L. Baum è uno dei classici intramontabili della letteratura per bambini, illustrato e pubblicato per la prima volta nel 1900. Dopo il grandissimo successo, Baum scrisse altri tredici episodi ambientati nella terra di Oz più altri ventisei scritti dopo la sua morte da altri autori per un totale di 39 Libri di Oz. Attualmente il testo originale è di dominio pubblico, il cui copyright ormai scaduto.

Sicuramente più famoso del libro è il film del 1939 diretto da Victor Fleming, regista anche di "Via col vento". La protagonista Dorothy è Judy Garland, una delle attrici più famose dell'epoca. Notissima è anche la canzone tema "Over the rainbow", composta apposta per il film, diventata quasi un simbolo della tranquillità e di un luogo magico in cui i sogni diventano realtà.

Tutti conosciamo la trama. Dorothy vive in Kansas con i suoi zii e il cagnolino Toto. Durante un tremendo uragano gli zii trovano riparto nel seminterrato mentre lei e Toto rimangono in casa, costretti da un vento fortissimo. La ragazzina aspetta la fine dell'uragano e, uscendo da casa, si ritrova in un paese molto strano, di certo non il Kansas: la terra blu dei Munchkin. Nella caduta la casa schiaccia inavvertitamente sotto di sè la Strega Cattiva dell'Est uccidendola. Appare la Strega Buona del Nord che si congratula con Dorothy per quello che ha fatto, ma Dorothy vuole solo una cosa: tornare a casa dai suoi zii. La Strega Buona le rivela che l'unico che può aiutarla è il potente mago di Oz. Dorothy, quindi, parte per la Città di Smeraldo in cerca di Oz e sul suo percorso incontrerà personaggi magici di varia natura.

Dorothy è una ragazzina determinata a ritrovare la via di casa, coraggiosa nell'affrontare le insidie del percorso e sicura di sè. I tre personaggi che la accompagnano nel viaggio sono indimenticabili. Lo Spaventapasseri che si unisce a Dorothy per avere in dono un cervello dal mago, il Boscaiolo di Latta che vorrebbe un cuore e il Leone Codardo che vorrebbe avere il coraggio degno del re della foresta. La loro caratterizzazione è chiara e coerente, nel corso della storia i loro atteggiamenti vengono modificati fino al culmine in cui il dono che vorrebbero è già presente dentro di loro.

Questo mi porta alla colonna portante del libro: a volte si cercano altrove doti che già si possiedono. Lo Spaventapasseri, il Boscaiolo ed il Leone hanno già cervello, cuore e coraggio ma semplicemente non li avevano ancora trovati. Il viaggio con Dorothy li metterà alla prova e farà uscire tutti i pregi di cui hanno bisogno. L'amore, l'intelligenza e il coraggio fanno parte del bagaglio innato di sentimenti che l'essere umano si porta dietro, deve solo controllarli e usarli.

La descrizione dei luoghi è davvero magica ed emozionante. I dialoghi sono convincenti e la scrittura scorre fluida. Mitica poi la descrizione del Grande e Potente Mago di Oz, un nome troppo altisonante per un ometto basso barricato nel suo palazzo per paura che i sudditi scoprano che non è altro che un Grande e Potente Cialtrone come viene soprannominato da Dorothy e gli altri. Alla fine, poi, si rivela essere un buon sovrano, con manie di grandezza, ma un buon sovrano. Come dire: non è tutto oro quello che luccica o meglio, verde smeraldo. E non può essere dimenticata la frase: "there's no place like home", nessun posto è come casa.

In conclusione ho una notizia shock da dare a tutti quelli che nn hanno mai letto il libro ma hanno guardato film su film. Avete presente le bellissime scarpette rosse brilluccicosissime della malvagia Strega dell'Est? Bene, le scarpette sono delle babbucce con la punta arricciata e sono, udite udite, color argento non rosse. Ci sono rimasta troppo male.
Leggetelo, ve lo consiglio, anche perchè ha moltissime avventure in più che nel film non vengono proposte. Scoprirete che il mondo di Oz è ben più grande di quello che pensate.


Vi lascio il link di ibs di una delle edizioni attualmente disponibili: Il mago di Oz - Frank L. Baum

[The Kane Chronicles 01] La piramide rossa - Rick Riordan

Rick Riordan, come abbiamo già visto, si diletta con gli dei. Se prima erano greci adesso sono egizi, come la copertina mostra e il titolo suggerisce fortemente.
"La piramide rossa" è il primo volume di una trilogia, uscito in lingua originale nel 2010 e in italiano a ottobre 2012. Il secondo volume "Il trono di fuoco" (si vede che a mettere trono nel titolo si vende di più) è uscito a luglio e spero di recensirvelo presto eccolo qui. Il terzo volume, già uscito in inglese, me lo aspetto per inizio anno prossimo e infatti trovate la mia recensione qui. La casa editrice è sempre la Mondadori che ormai ha puntato su un purosangue, certa di incassi vertiginosi. Mondadori che ci propina la solita copertina, simile alle saghe greche di Riordan: ragazzi di spalle con uno sfondo accattivante. E va bene, veniamo al libro.

Dicevo prima che, in questa nuova trilogia, i protagonisti hanno a che fare con dei e terribili mostri della mitologia egizia. I protagonisti in questione sono i fratelli Carter e Sadie Kane di rispettivamente 14 e 12 anni. Vediamo una breve trama.
Dopo la morte della madre i fratelli Kane vivono separati: Carter con il padre egittologo Julius gira il mondo mentre Sadie è rimasta a Londra con i nonni materni che mal sopportano suo fratello e suo padre. La famiglia può riunirsi solo due giorni all'anno e, questa volta, Julius li porta al British Museum in orario di chiusura per analizzare la stele di Rosetta. Ovviamente la situazione precipita e una grossa esplosione li lascia storditi. Il padre scompare e, tornati a casa dei nonni, trovano lo zio Amos, fratello di Julius, che li porta a Brooklyn in un rifugio sicuro. Là racconterà ai due fratelli fatti inquietanti riguardo alla scomparsa del padre, alla morte della madre e al loro ruolo: il dio Seth è risorto e sta pianificando la distruzione del mondo.

Come struttura il libro assomiglia molto alla saga di Percy Jackson e agli Eroi dell'Olimpo. Ci sono pochissimi tempi morti e i protagonisti sono costantemente in pericolo. Uno dopo l'altro appaiono mostri su mostri che vogliono ucciderli e combatteranno anche contro la Casa della Vita, un'organizzazione di maghi a protezione del mondo, che non accetta la loro presenza. Tutto quello che scoprono sulla loro famiglia e su loro stessi viene mostrato tra un attacco mortale e l'altro, lo spazio per le spiegazioni è sempre troppo poco. E c'è una profezia.

La narrazione è in prima persona con punti di vista alternati tra Carter e Sadie. Riusciamo a comprendere meglio i loro pensieri e i loro stati d'animo: quello che hanno vissuto e stanno vivendo risulta chiaro dalla tecnica di narrazione a doppia voce. I dialoghi a volte diventano un po' assurdi e i due si beccano spesso, tuttavia diventano molto simili ai dialoghi di vita quotidiana degli adolescenti. La scrittura è fluida, il linguaggio molto semplice adatto a tutte le età e nello stile umoristico tipico di Riordan.

Carter e Sadie mi hanno ricordato parecchio i gemelli del destino. Ve la ricordate la serie animata degli anni '90? Certo in quella serie i gemelli non erano proprio gemelli, erano solo predestinati da una profezia e quando si prendevano per mano succedevano cose strane. Però lei era biondissima, occidentale mentre lui era cinese. I protagonisti me li hanno ricordati perchè lei è bionda, occhi azzurri e pelle bianca. Lui, invece, è afroamericano con la pelle scura, molto assomigliante al padre. Julius, poi, raccomanda sempre a Carter di vestirsi in un certo modo altrimenti un nero in jeans e felpa sembrerà sempre un teppista. E anche loro hanno i superpoteri. Come personaggi sono ben caratterizzati, hanno entrambi pregi e difetti.

I personaggi di contorno mi sono sembrati, però, un pochino superficiali senza troppo spessore. Le descrizioni degli ambienti e delle battaglie sono buone, si riesce a seguire bene il filo degli avvenimenti. Riordan ha un tipo di scrittura molto cinematografico, gli piacciono le scene forti con esplosioni e colpi di scena. Il che non è sempre un difetto però forse ogni tanto diventa un pochino noioso perchè sappiamo più o meno come si svolgeranno i fatti: i fratelli arrivano quasi sempre allo stremo delle forze nei combattimenti e succede sempre qualcosa che li salva (un aiuto esterno, un colpo di genio, una mossa azzardata), esattamente come nelle altre due serie.

Per quanto riguarda gli dei egizi hanno caratteristiche molto simili a quelli greci ma credo si differenzino in un paio di particolari. In generale sono più tranquilli e sembrano comprendere meglio le problematiche e i dubbi umani. Gli dei greci sono molto narcisisti e concentrati su loro stessi, gli dei egizi Riordan ce li mostra come più riconoscenti e più disponibili ad aiutare.

Se vi è piaciuta la saga di Percy e il primo volume degli Eroi, sicuramente vi piacerà anche questa nuova trilogia e ve la consiglio vivamente.
Se invece cercate solamente una lettura leggera senza pensieri ve la consiglio di buon grado.


Vi lascio il link di ibs: La piramide rossa - Rick Riordan

16 agosto 2013

L'incanto di cenere - Laura MacLem

"L'incanto di cenere" di Laura MacLem è un libro che non ci si aspetta, uscito nel 2013.
Qualche tempo fa un conoscente aveva posto il problema se regalare o meno questo libro ad una persona amica. Cercando qualche informazione per aiutarlo nella scelta mi sono imbattuta in uno estratto del prologo. Mi ha veramente impressionato e messo parecchia curiosità che mi sono subito attivata per trovare il libro completo.

La favola da cui è stato liberamente tratto "L'incanto di cenere" è quella di Cenerentola. Tutti la conosciamo. Lei bellissima schiavizzata dalla matrigna e dalle sorellastre, al ballo incontra il principe, perde la scarpetta, lui la ritrova, si sposano e vivono per sempre felici e contenti. La solita solfa smielosa e ben poco interessante che da Perrault ai Grimm passando per Disney ci hanno proposto in tutte le salse; tantissime versioni da tutto il mondo ma che in fondo si assomigliano tutte. La protagonista incompresa, il padre tanto buono quanto morto, la cattiveria delle tre donne sono tutti elementi che ben conosciamo. Il principe finalmente la salva e la tira fuori da una situazione quantomeno disgraziata.

Bene, adesso questa bella favola ce la dimentichiamo. O meglio: confondiamo un po' i ruoli allentando le maglie del buono e cattivo e ci teniamo il ballo, le scarpette, il principe e il lieto fine. Qui Cenerentola non è una povera ed indifesa fanciulla bisognosa di protezione: si chiama Christelle ed è nata da una strega consacrata alla Dea pagana. Nel tempo libero si diletta con la magia nera, sacrifici di piccoli animali e le piace versare il loro sangue per suggellare patti diabolici. Le due sorellastre, quelle che nella favola originale sono due superbe e brutte ragazzine maleducate, qui mantengono sempre gli stessi nomi, Genevieve ed Anastasie, ma cambiano totalmente carattere e diventano dolci, gentili, premurose.

Quindi per dare un accenno di trama Christelle è una strega in cerca di sangue e vendetta per la morte della madre bruciata sul rogo. Genevieve si oppone alla sua sorellastra e la affronterà in un ultimo incontro. Di più non voglio deliberatamente dirvi perchè altrimenti vi perdereste il gusto della lettura.

Per il mio commento vorrei innanzitutto concentrare l'attenzione su Genevieve che è la nostra eroina, la protagonista indiscussa di tutto il libro. Il suo carattere determinato si può notare fin dall'inizio, ha capito che nella sorellastra c'è decisamente qualcosa che non va, qualcosa di antico, misterioso e terrificante. La proposta di Christelle di stare dalla sua parte nella ricerca della vendetta la lascia inorridita e senza pensarci un minuto decide che contrasterà la sorella di latte fino alla fine. Determinata sì, ma anche fragile. In fondo è solo una ragazzina di quattordici anni con pochissima esperienza del mondo e soprattutto della magia nera. Ama moltissimo sua madre e sua sorella Anastasie e vuole proteggerle dalla malvagità di Christelle e si spingerà fino all'estremo sacrificio. Genevieve, prima di aver chiare le intenzioni della sorellastra, cerca di accontentare la madre che vuole trovarle un marito adatto al suo rango e tutto sommato alla ragazza la cosa non dispiace essendo l'unico modo per uscire di casa. Quando poi capisce fino a che punto sono tutti in pericolo le prende il panico perchè lasciando la casa materna non sarà più in grado di proteggere la madre e Anastasie. L'essere d'accordo a cercare marito sarà solo una facciata ben organizzata, al suo ballo di debutto sarà scontrosa e acida con tutti i possibili pretendenti per evitare di trovarlo questo benedetto marito. Il personaggio del principe, a questo punto, diventa semplicemente un corollario, diciamo una sorta di premio finale collaterale la cui compagnia non viene cercata bramosamente da Genevieve sia in situazione di pericolo che prima. Anzi il principe è ancora meno utile in questo libro che nella favola originale, non serve proprio a niente, non ha carattere nè spessore e penso non sia solo una dimenticanza ma sia stato volutamente ignorato dall'autrice appunto perchè abbiamo già un'eroina che domina.

Lo stile di scrittura mi è piaciuto molto, leggero ma allo stesso tempo adatto all'epoca in cui si svolgono i fatti, diciamo infarcito il giusto. I colpi di scena non mancano e ci tengono attaccati alla pagine.
La strega Cenerentola è veramente cattiva, un personaggio che fa rabbrividire ad ogni descrizione, dark, circondata da un'aura di maleficio. La fata madrina, che dovrebbe essere una dolce fatina svolazzante un po' tonta, qui è una creatura assetata di sangue che pretende il pagamento del debito per risorgere e il ballo, da sempre simbolo di allegria, che diventa un'ecatombe sanguinolenta giusto ai rintocchi di mezzanotte. O schifosi ratti e zucche macilente che diventano la carrozza e i cavalli. Geniale. Tutti gli elementi più simpatici e carini della fiaba originale vengono presi e infilzati con uno spillone d'osso, resi orrorifici e magistralmente inquietanti.

Finalmente una Cenerentola cattiva era quello che ci voleva per smuovere un po' le acque a lungo torbide della bella angelica di turno rinchiusa dalle cattive parenti (nel 2013 dovremmo anche smetterla un attimo con questa fandonia del principe azzurro). Lasciamo spazio alle "principesse" che si salvano da sole, che non aspettano niente e nessuno, che prendono in mano il proprio destino e quello delle persone care.

L'unico piccolo appunto negativo che posso fare non deriva dal contenuto o dallo stile ma dall'involucro. La ragazza al centro della copertina è spettacolare, bella e maledetta, tuttavia il ratto e la zucca ai due lati credo facciano perdere un po' di tono al senso generale. Chissà, forse sarebbe stato quasi meglio non metterli?

In ogni caso se cercate qualcosa di fresco, coinvolgente e incantevole dovete assolutamente leggerlo, ne sarete entusiasti. 

 
Vi lascio il link di ibs: L'incanto di cenere - Laura MacLem

Autore: Laura MacLem
Dati: 2013, 192 p., rilegato
Editore: Asengard 

L'inganno della morte - Guglielmo Scilla

Ho visto questo volume alla libreria dell'iperCoop e mi aveva molto attirato la copertina. Come potete vedere dall'immagine vi è rappresentata una bambola con il volto dipinto alla maniera tipica del Dìa de los Muertos messicano. In particolare questa bambolina è chiamata La Catrina, un personaggio letterario, che è attualmente associata a Mictecacihuatl, regina e sposa del signore della morte e della terra. La ricorrenza ha origini pagane, avviene ogni 1-2 novembre (nei giorni in cui la religione cristiana celebra Ognissanti e la Commemorazione dei defunti) ed è una festa molto allegra, senza tristezza. Il simbolo per eccellenza è appunto il teschio che viene riportato in ogni dettaglio, dal cibo al trucco, dai vestiti ai biscotti; sono anche molto famosi e variopinti i tatuaggi su questo tema. Il teschio è colorato con colori vivaci, fiori, e decorazioni e la musica accompagna queste due giornate risuonando per i cimiteri. La cultura europea attuale tende ad aver paura della morte, a rinchiudere i morenti in strutture così da rimanere lontani dalla vista, si impara il rispetto per i morti (dei morti non si parla male) e nei cimiteri vige la regola del silenzio e della preghiera. Nella cultura messicana odierna, invece, il Dìa de los Muertos è un momento di riconciliazione con i defunti, durante il cui i parenti e amici si recano sulle tombe dei loro cari lasciando doni e cibo sicuri che in quelle giornate i morti tornino sulla terra. La morte viene, così, esorcizzata e non temuta, i defunti diventano amici che non sono mai andati via e che partecipano alla propria celebrazione.
Dopo questo preambolo passiamo al libro: L'inganno della morte di Guglielmo Scilla. Leggendo la biografia su wikipedia ho scoperto che l'autore è un mio coetaneo ed è diventato famoso grazie a YouTube; con lo pseudonimo di Willwoosh pubblica video demenziali su tematiche di attualità e rapporti uomo-donna. Guardando la foto e leggendo i film a cui ha partecipato mi sono ricordata, effettivamente, di averlo intravisto in 10 regole per farla innamorare nel ruolo del protagonista (intravisto perchè non mi sono dilungata a guardarlo, non è proprio il mio genere). Attualmente conduce un programma serale radiofonico su Radio Deejay e fa l'attore e "L'inganno della morte" è stato pubblicato a maggio 2013. 

Trama: Daniel ha sedici anni e, dopo aver vinto la tradizionale Festa delle Fiamme (nove ragazzi mascherati corrono con una torcia in mano, chi accende per primo il braciere in fondo alla corsa vince), sale con gli amici su una scogliera. Cade e beh, muore. Effettivamente l'inizio non è di certo confortante e vi posso assicurare che non ci sono zombie, morti viventi e lui non resuscita, solo anime e qualche demone tanto per metterci un cattivo. Semplicemente è morto. Il perchè, però, è un mistero che cerca di sbrogliare: è stato un incidente o qualcuno l'ha ucciso?

Ci sono vari riferimenti alla concezione della morte dell'epoca precolombiana come ad esempio i diversi luoghi in cui i defunti potranno riposare (sono quattro e dipendono dal modo in cui si è trapassati), il congiungimento mondo-aldilà il primo novembre e la transizione delle anime.
Il mondo del sottosuolo immaginato da Scilla è abbastanza credibile e coerente con se stesso, prendendo spunto dai quattro luoghi di riposo dell'antica cultura mesoamericana. Tuttavia ci sono alcune pecche che potevano, secondo me, essere evitate in modo migliore. Innanzitutto ci sono troppi personaggi che vengono solo abbozzati senza essere mai approfonditi. Cybele è poco più di un'apparizione eppure svolge un ruolo direi essenziale per la buona riuscita della missione di Daniel. Lo stesso Daniel che è il protagonista mi è sembrato un po' piatto, senza meriti nè demeriti, un antieroe forse ma l'ho trovato a tratti troppo piagnucoloso e capriccioso: tutto il mondo mi odia, non piaccio a nessuno, vedo complotti ovunque. E sì, forse i complotti ci sono davvero ma il modo in cui li affronta mi è parso un po' sottotono.
Oltre ai personaggi mi ha convinto poco il fatto che per molti capitoli l'azione sia quasi pari a zero, non succede nulla a parte qualche dettaglio di poca importanza ai fini della trama. In seguito gli ultimi capitoli sono molto ricchi, fin troppo forse, e succede tutto troppo di fretta senza molte spiegazioni che magari sarebbero state utili. 
Per quanto riguarda la trama mi è piaciuto lo sviluppo e il modo in cui sono stati utilizzati i legami con il Dìa de los Muertos, peccato però che abbia lasciato in sospeso molti dettagli. Ci sono queste sette prove da affrontare per poter passare al proprio luogo di riposo eterno ma non viene spiegato in cosa consistono. A un certo punto, sembrano di vitale importanza tanto che le anime si addestrano proprio per superarle e, poco dopo, nessuno più se ne ricorda sembrano quasi messe un po' a caso in mezzo a tutto il resto. 

Quello che posso dire di molto buono è che il linguaggio usato non è comune, ha cercato di usare termini ricercati, molti sinonimi e contrari e questo denota l'uso di un dizionario e di una grammatica corretta. Sempre per il discorso di incrementare il nostro lessico, è adatto ai giovani lettori e sicuramente come uso della lingua è meglio di Percy Jackson & co.  La scrittura è scorrevole, le descrizioni create sono buone e tutta la trama fila senza intoppi.

Consigliarlo non me la sento perchè c'è qualcosa che mi ha lasciato perplessa durante la lettura ma non riesco a dargli un nome.


Vi lascio il link di ibs: L'inganno della morte - Guglielmo Scilla

Autore: Guglielmo Scilla
Dati: 2013, 332 p., brossura
Editore: Kowalski (collana narrativa)

15 agosto 2013

Momo - Michael Ende

Oggi vi parlo di un altro classico: "Momo" di Michael Ende.
Non mi era mai capitato di leggerlo anche perchè da piccola non amavo per niente la lettura, anzi mi annoiava a morte e la trovavo irritante quindi ho perso molto di quello che si potrebbe leggere a quell'età. In compenso, però, avevo visto il film a cartoni animati uscito nel 2001 che purtroppo ricordavo solo vagamente.
Viene pubblicato in lingua originale nel 1973 (non sono riuscita a trovare l'anno della prima edizione italiana) e sicuramente già nel 1984 circolava in Italia. Penso che da allora abbia affascinato migliaia di lettori con la sua delicatezza di fiaba, un altro bel libro da leggere ai bambini alla sera prima di dormire.

Momo è una bambina di circa dieci anni senza famiglia nè origini; ad un tratto, quasi magicamente, appare in un vecchio anfiteatro abbandonato ai margini di una grande città e lo elegge come casa propria. In breve tempo Momo diviene il riferimento di un'intera comunità, stringendo amicizia con tutti che con lei si sentono felici e tranquilli. Un giorno arrivano in città loschi figuri, i Signori Grigi, addetti alla Cassa di Risparmio del Tempo. Questi non sono altro che parassiti che, con l'inganno, tolgono tutto il tempo della spensieratezza alla popolazione per perpetrare la propria esistenza. Momo è l'unica che riuscirà ad affrontarli e riportare la gioia.

Quello che mi è piaciuto di più è che attorno a Momo girano pochi personaggi ben delineati: gli amici Beppo Spazzino e Gigi Cicerone e il Maestro Hora sono quelli più approfonditi.
Il personaggio meglio descritto è, però, la nostra piccola protagonista. Momo durante il libro affronta molte avversità, ritrovandosi anche completamente da sola. Prima è una bambina spensierata con tanti amici e con una particolarità: sa ascoltare come nessuno riesce. Se qualcuno ha dei problemi o è nervoso e litigioso la popolazione suole dirgli "Va' da Momo, che ti passa!". Momo è una panacea, una medicina per l'umore nero. Ascolta così attentamente e con intensità che alla fine tutti si danno la risposta ai loro problemi senza che Momo dica niente, basta la sua presenza. Andando avanti con la storia si ritrova sola senza i suoi amici e la sua determinazione a fermare i Signori Grigi aumenta. Si sente a tratti impotente scoprendo quello che è successo a tutti i suoi amici e sapendo di non poter fare nulla. Quando Hora le assegna un compito molto pericoloso e di vitale importanza, Momo è pronta senza tentennamenti perchè sa che in gioco c'è molto di più dei suoi amici, c'è l'intero mondo.

La tematica principale è il tempo e il suo scorrere. Una critica non troppo velata alla frenesia della vita quotidiana, al non avere più tempo per l'amicizia e il prossimo. Ende, in questo modo, ci mostra un mondo triste e annoiato, sempre arrabbiato e frustrato perchè lavora solo e non ha tempo. Non ha tempo per divertirsi, per rilassarsi, per ridere e stare con gli amici e la famiglia. I bambini sono inizialmente abbandonati a se stessi per poi finire in un inquietante depobimbi (deposito bambini) perchè i genitori sono troppo presi dalle loro attività. E qui i bambini diventano esattamente uguali ai propri genitori, senza più tempo, senza riuscire a divertirsi e a godersi la propria giovane età. Il gioco diventa privo di interesse, l'immaginazione lascia il posto alla noia e i bambini perdono l'infanzia. Ma Ende, per fortuna, ci ha dato Momo, l'immaginazione e la gioia fatta bambina ed il suo intervento è fondamentale per ridare la vita. Perchè una vita senza i passatempi, senza gli amici, la famiglia e il divertimento non è una vita.

La scrittura scorre fluida, i dialoghi interessanti soprattutto quando si parla della concezione del tempo. Momo, però, parla male e sgrammaticato (e ciò accentua il fatto che è una bambina d'azione che si perde in poche chiacchiere), quindi magari non prendiamo come esempio il modo in cui dice le cose. Una fiaba a tratti fosca ma che comunque, con il suo immancabile lieto fine, ci ridà la speranza.


Vi lascio il link di ibs: Momo - Michael Ende

14 agosto 2013

Nessun dove - Neil Gaiman

La nascita di "Nessun dove" è un caso decisamente strano che bene si adatta alla figura del suo autore, Neil Gaiman.
Ci sono volute tre versioni per arrivare alla definitiva e la prima versione prende origine da una serie televisiva trasmessa in quell'anno dal canale BBCtwo. Di solito è la tv che prende spunto dalla letteratura, in questo caso è stato il contrario. La versione definitiva, con integrazioni e modifiche, esce nel 1996.

Breve trama. Una sera per caso Richard incontra una ragazza ferita sul ciglio della strada e la porta a casa propria. La soccorre e poco dopo dei ceffi alquanto inquietanti bussano alla sua porta cercando la ragazza. Scopre, quindi, che lei proviene da Londra Sotto, una Londra parallela addossata alle fondamenta della città, e decide di aiutarla a scoprire perchè la sua famiglia è stata uccisa e da chi. E si mette in un bel casino.

Abbiamo un eroe che non ha nulla dell'eroe, anzi è tutt'altro che eroico. Ha un lavoro nella City, un appartamento, una fidanzata irritante, un migliore amico di sbornie e un futuro radioso. La sua vita è noiosa e lineare ma, per puro caso, si ritrova in questa avventura mirabolante che lo renderà indispensabile per la riuscita della missione e praticamente un eroe anche se maldestro fino all'ultimo, sebbene non sia lui a salvare capra e cavoli ma la misteriosissima ragazza che ha salvato, Lady Porta (sì, porta come l'oggetto, nella versione originale Door). Richard è un ragazzo normale eppure è disposto a credere alle stranezze di Porta e della Londra Sotto e sinceramente, mentre leggevo, lo ero anche io. Certo, sapevo di star leggendo un fantasy e conoscevo la trama eppure Porta mi ha convinta davvero. Secondo me la migliore arma di un fantasy è farci credere qualsiasi cosa, anche quelle più assurde, rendendole vere e coerenti. Un asino che vola siamo sempre restii a pensarlo come vero, invece un mondo nelle fondamenta di Londra con esseri bizzarri è così verosimile che a un certo punto diventa vero senza sforzo.

La creazione della tana del bianconiglio è un tema molto affascinante perchè lascia veramente tantissimo spazio all'immaginario. Cosa c'è in fondo?
Molti autori hanno inventato un mondo sotterraneo dopo il capofila Carroll. Per esempio Roderick Gordon con la serie Tunnel e la più recente Suzanne Collins con Gregor (qui e qui), i primi che mi vengono in mente, e sono tutte interpretazioni diverse. Quello che accomuna tutte queste tane è il regno onirico, un umano del di sopra che scende di sotto e trova quello che non si aspetta, trova vita pulsante dove dovrebbe esserci solo il nulla, il nessun dove. Un posto che in teoria non esiste, un'allucinazione, una malattia mentale, non esiste eppure c'è e lo stesso protagonista alla fine si chiede se è stato tutto un sogno. Così come in Matrix, Richard sceglie la stessa pillola rossa che sceglie Neo ed entrambi scoprono quanto è profonda la tana del bianconiglio.

Interessante anche un parallelismo con opere successive di Gaiman. "Stardust", pubblicato nel 1998, presenta una tana che, in questo caso, è rappresentata dal muro che circonda il paese in cui vive il protagonista oltre il quale la magia è realtà e ogni cosa è possibile. In "Coraline", 2002, un tunnel porta direttamente dall'Altra Madre, nell'altro mondo, un'altra tana.

In questa versione di Gaiman, però, non ci sono mostri a ogni angolo, pipistrelli spropositati, popolazione albina, bottoni o magia ma c'è semplicemente il reietto della società per bene: il senza tetto, le creature della notte, i cacciatori di bestie, gli invisibili. Quelli che la società di sopra ha scacciato di sotto, quelli che sono finiti nelle "fenditure" e sono stati inghiottiti dal sotto.

Leggetelo, scegliete la pillola rossa e seguite il bianconiglio.


Vi lascio il link di ibs: Nessun dove - Neil Gaiman