8 luglio 2015

[The mortality doctrine 01] VirtNet runner. Il giocatore - James Dashner

Oggi, finalmente, concludo i commenti del tris che avevo lasciato in sospeso. Spero questo mese di riuscire a pubblicare altri commenti. Ho alcune nuove letture in previsione. Vedremo.
Il libro di cui vi sto per parlare è VirtNet runner. Il giocatore dell'autore americano James Dashner. È molto probabile che di questo autore abbiate letto la trilogia Maze runner o per lo meno il primo volume Il labirinto. O forse avete visto il film che ne è stato tratto? Credo sia impossibile non aver mai sentito nominare questo autore negli ultimi tempi. Dopo aver pubblicato la prima trilogia e il rispettivo prequel, la Fanucci ha acquistato i diritti del primo volume (sulla pubblicazione dei seguiti non bisogna mai metterci la mano sopra il fuoco) della sua nuova trilogia intitolata da lui stesso The mortality doctrine, (nel libro tradotto con la Dottrina della Mortalità), Il giocatore appunto. In inglese il titolo è The eye of minds, traducibile con un orrendo e insensato L'occhio delle menti, ed è stato pubblicato a ottobre 2013, il secondo volume The rule of thoughts ad agosto 2014 mentre il terzo e ultimo volume della trilogia si intitolerà The game of lives e sarà pubblicato in autunno 2015. Ritengo che la traduzione del titolo da parte della Fanucci sia azzeccata a metà. Sicuramente Il giocatore è molto pertinente e può riferirsi sia al protagonista che all'antagonista. Tuttavia VirtNet runner è fin troppo identico a Maze runner: nel secondo caso lo stesso autore aveva parlato dei runners (i velocisti, nell'edizione italiana) del labirinto, qui, invece, i runner non esistono. Il VirtNet sì.
E anche la copertina non smentisce il tentativo di associare la prima trilogia con la nuova serie. Vi metto la copertina de Il labirinto qui a sinistra. Notate qualche somiglianza con la copertina de Il giocatore? Stesso identico concept, stesse proporzioni, stesso font. Se guardate con attenzione il nome dell'autore non è a colore pieno, ci sono alcuni spazi vuoti per esempio sulla m, sulla d e sulle s. Confrontateli ora tra le due copertine. Gli spazi vuoti sono nella stessa esatta posizione. Del tipo che hanno riesumato la grafica della precedente trilogia e sostituito colori e contenuti. Un punto in meno per il decisamente scarso sbattimento nel creare la nuova copertina. Almeno questa volta, anche se scopiazzata dalla vecchia, l'edizione italiana non è brutta. E apprezzo il fatto che abbiano segnalato che Il giocatore è il primo volume di una serie. Lettore avvisato, mezzo salvato. Preferisco, comunque, la copertina originale che trovate qui a destra perché la trovo diversa dal solito, molto futuristica.

Trama. In un futuro non molto lontano da noi, la realtà virtuale ha quasi spodestato quella di tutti i giorni. Milioni di utenti si affannano sul VirtNet con il loro alterego, giocando o chiacchierando con gli amici. Ma c'è un pericoloso personaggio, Kaine, che sta minacciando i giocatori. Michael è stato scelto dalla SVN - la Sicurezza del VirtNet - per trovare ed eliminare Kaine. Questo non è solo un gioco, se muori sei morto per davvero.

La vicenda si svolge in un imprecisato futuro che ritengo non essere troppo lontano dai giorni nostri. A un certo punto, viene citata una guerra per la conquista di una miniera d'oro in Groenlandia nel 2022 durata due anni e Michael dice che è successo diverso tempo prima, senza specificare quanto prima (A nessuno della sua età importava sapere cosa fosse accaduto nel passato). A un sedicenne attuale importa zero di quello successo, per dire, durante la guerra del Golfo degli anni '90 e non andiamo indietro di molto. Per cui potremmo essere intorno al 2050 o giù di lì. La tecnologia del VirtNet potrebbe essere disponibile tra non molti anni. Il VirtNet è realtà virtuale, un mondo virtuale in cui gli utenti possono fare di tutto. Attraverso la loro NeuroCella, comunemente chiamata Bara, e il NeuroCablo si connettono virtualmente a questa realtà in cui possono giocare ma anche interagire con altri utenti. Una sorta di community in cui gli utenti possono addirittura nutrirsi: mangi un panino, ne senti il sapore e il profumo e, intanto, al tuo corpo nella Bara vengono iniettate sostanze nutritive per endovena. Lo trovo orrendo. Capisco il cazzeggio time nella realtà virtuale ma almeno le funzioni primarie è orribile che vengano realizzate nella Bara. E ci fanno pure pipì.

Parliamo un attimo dei riferimenti de Il giocatore. Ovviamente trova diversi agganci con libri e film precedenti, come sempre quando parliamo di realtà virtuale. La NeuroCella mi ha inevitabilmente richiamato il mitico film Avatar di James Cameron, in cui il guidatore di avatar, le creature ibride Na'vi umane, si sdraiava in una bara, chiudeva il coperchio e si proiettava con la mente nel corpo dell'avatar. Il NeuroCablo che si infila in collo, schiena e braccia è Matrix senza nemmeno pensarci due volte. I giocatori che rimangono intrappolati nel VirtNet e che muoiono davvero è l'anime Sword Art Online o il film di Spy kids. Aggiungo anche l'italiano L'ultimo sogno di Valentina Fontana (di cui trovate il mio commento a questo link) a cui ovviamente Dashner non si è ispirato, è stato solo un caso che parlino di un argomento simile. Lo aggiungo perché l'ho letto e mi sembra giusto che finisca nella lista delle similitudini. Lo stesso Dashner si riferisce a Il giocatore con queste parole: The best way I can describe it is The Matrix meets Inception (Il modo migliore con cui posso descrivere il libro è Matrix incontra Inception). Quindi già ammette di aver preso ispirazione da dei big, quello che posso fare io è constatarla.

La narrazione è in prima persona al passato, con l'unico punto di vista esclusivo di Michael. Lo stile è semplice, adatto anche a un pubblico giovane a cui il libro è rivolto. La casa editrice americana che per prima ha pubblicato Il giocatore consiglia come età di lettura dai 12 anni in su; è indicato, quindi, agli adolescenti. Descrizioni e dialoghi sono verosimili ma non le migliori che abbia visto. Vi trascrivo una delle più interessanti così potete giudicare voi. 

Una grande vallata si estendeva a perdita d'occhio ed era ricoperta da trincee, in apparenza scavate in maniera casuale nel ghiaccio. Un sentiero correva irregolare nel mezzo. Ogni trincea sembrava essere ricoperta da qualcosa, un materiale scuro che probabilmente serviva ad arginare l'umidità. Non riusciva a vedere chiaramente all'interno degli ampi fossati, ma ogni tanto emergeva la testa di un soldato che si affacciava verso l'esterno.

La trama, sebbene come abbiamo già detto non presenti elementi originali, è buona, costruita bene con coerenza e chiarezza. Il finale mi ha lasciato piacevolmente sorpresa. Forse era un po' scontato ma io sono una lettrice tonta e, a meno che proprio non sia telefonato, non mi accorgo mai dei vari possibili indizi lasciati dall'autore (con intenzione o meno). Il protagonista Michael potrebbe avere delle potenzialità ancora da esprimere nei seguiti. Per il momento mi è sembrato un ragazzetto curioso quanto basta, intelligente, intraprendente e anche coraggioso. Vorrei sapere qualcosa in più, invece, sui suoi amici Sarah e Bryson. Che background hanno, che aspettative hanno nei confronti della missione, eccetera.

Concludo dicendo che, dopo un libro quasi del tutto privo di azione come Timebound, Il giocatore è stata una boccata di aria fresca. Di azione, per fortuna, se ne vede parecchia. Pertanto aggiungo una mezza stellina per questo motivo. In generale il libro è sufficiente, plot carino, personaggi simpatici, finale interessante. Ovviamente la poca originalità della tematica lo penalizza un pochino ma si fa leggere e scorre liscio senza intoppi. Ve lo consiglio come lettura estiva leggera.


Vi lascio il link di ibs: Il giocatore - James Dashner

Autore: James Dashner
Dati: 2015, 294 p., rilegato
Traduttore: Cattaneo M. R.
Editore: Fanucci

5 luglio 2015

[The CHRONOS files 01] Timebound. Nel vortice del tempo - Rysa Walker

Come promesso, ecco il mio commento al libro numero due del tris di questa settimana. Sono stata brava, eh? Ve l'ho scritto subito.
Oggi parliamo di un altro inizio di trilogia, Timebound di Rysa Walker. Anche questo edito dalla Fanucci che ha deciso di inserire un sottotitolo sebbene non sia presente nella versione del titolo originale. Nel vortice del tempo ha, quindi, fatto le veci di un ampliamento del titolo in inglese. È una decisione che non capisco. Credo che timebound fosse già sufficiente, a meno che la casa editrice non abbia deciso di aggiungere un sottotitolo in italiano per esporre meglio il concetto del viaggio temporale. Come dicevo, è il primo di una trilogia intitolata dalla sua autrice The CHRONOS files con CHRONOS in maiuscolo perché è un acronimo inverso di una società che opera nel campo dei viaggi temporali. In lingua originale Timebound è stato pubblicato a ottobre 2013, il secondo volume Time's edge è uscito a ottobre 2014 mentre il terzo libro ancora senza titolo verrà pubblicato in autunno, presumibilmente ottobre 2015. Sono stati rilasciati anche alcuni racconti dal punto di vista di altri personaggi.
Copertina. Continuo a non capire perché gli editori italiani si sentano moralmente obbligati a cambiare la copertina dei libri di cui acquistano i diritti. E anche in questo caso, come nel precedente libro della Cogman, la Fanucci ha disegnato una copertina per Timebound completamente diversa rispetto alla copertina dell'edizione originale. Il che, a mio avviso, è una scocciatura perché, di nuovo, preferisco la copertina inglese. Trovo la copertina italiana bruttina e un po' anonima. Quella originale, che trovate qui a destra, è molto bella. Il tono di blu è quello della luce intensa sprigionata dal medaglione della nonna della protagonista. In basso a sinistra troviamo la piccola clessidra contenuta sempre nel medaglione mentre al centro e in basso a destra abbiamo due skyline. Al centro, credo ci sia il Campidoglio di Washington o quanto meno qualcosa che ci assomiglia. La copertina italiana è, invece, di una tonalità di verde poco convincente. Al centro un medaglione che sembra essere meccanico e sullo sfondo si intravedono degli ingranaggi. In compenso, però, apprezzo il fatto che la Fanucci abbia messo in evidenza che si tratta di una serie. Per il resto, la boccio.

Trama. Kate ha quasi diciassette anni, va a scuola e ha un vita normale fino a quando la nonna materna non riappare insieme a uno strano medaglione che brilla di blu. Kate scopre che la nonna è una viaggiatrice nel tempo e che lei ha ereditato la sua stessa capacità. Le due, con l'assistente Connor e l'amico Trey, avranno il compito di sistemare l'asse temporale e cercare di arginare il potere sempre più crescente di un altro viaggiatore.

Dunque, abbiamo Kate la protagonista che vive una vita normale come tutte le teenagers. i suoi genitori, Deborah e Harry, hanno divorziato ma lei trascorre molto tempo con entrambi. Ha una migliore amica, Charlene, e va alla Briar Hill in cui insegna suo padre. Una vita normale fino a quando non si ripresenta, dopo anni di assenza, la nonna materna con cui Deborah ha un pessimo rapporto. Racconta alle due di essere malata terminale e che vorrebbe trascorrere più tempo con la sua unica nipote. Chiede, quindi, a Kate di trasferirsi con suo padre nella nuova casa che ha acquistato vicino alla scuola. I due accettano visto che Harry vive in un buco all'interno del campus.
Ma la nonna di Kate ha uno scopo nascosto che rivela alla nipote: è una viaggiatrice nel tempo e il suo compagno di allora (nonché nonno di Kate) ha alterato volutamente la storia per accumulare ricchezza e potere. L'avventura di Kate ha inizio.

La narrazione è in prima persona singolare, con il punto di vista esclusivo di Kate (che in realtà si chiama Prudence Katherine). Descrizioni e dialoghi sono buoni, lo stile è semplice e adatto al contesto. Vi trascrivo la descrizione del medaglione perché è un elemento fondamentale di tutto il libro.  

All'anello erano attaccate due chiavi dall'aspetto del tutto ordinario e un medaglione del tutto non ordinario. Era sottilissimo, con un diametro di sette, otto centimetri ed emetteva un bagliore che appariva insolitamente acceso in quella sala fiocamente illuminata. [...] Al centro esatto del cerchio c'era una clessidra. La sabbia fluiva continuamente da una parte all'altra, anche se il medaglione era posato di piatto sul tavolo. 

I personaggi mi sono sembrati verosimili sebbene non conosciamo molto degli altri se non quello che Kate ci propone. Sono, quindi, i loro atteggiamenti e gli sguardi che compongono i caratteri e il risultato è discreto. Anche la protagonista è venuta fuori dignitosa: non è la solita ragazzina scema e piagnucolosa ma (a parte alcuni capibili momenti di sconforto) reagisce abbastanza bene agli eventi nonostante una crisi isterica sarebbe ben comprensibile. La trama scorre liscia e il finale getta le basi per i libri futuri.
Come originalità non saprei a dire il vero. I viaggi nel tempo sono piuttosto gettonati ma, personalmente, non mi sembra di aver mai letto di queste tematiche. O quanto meno, così su due piedi non ricordo nulla di simile. Magari ci penso su intanto... e con questo non voglio dire che non esistano libri uguali, dico solo che io non li ho letti. In ogni caso mi sono venute in mente due piccole e trascurabili somiglianze. La prima è la figura enigmatica della nonna che mi ha richiamato La custode degli spiriti mentre il fatto che la famiglia abbia un segreto mi ha ricordato un po' la serie tv Grimm quando zia Marie, quasi in punto di morte, rivela al nipote che loro cacciano i Wesen. Non sto qui a parlarvi di Grimm, se volete sapere cosa sono i Wesen guardatelo!

Ora, vorrei davvero dire che la trama è scoppiettante, piena di suspance e mistero, allettante, eccetera. Purtroppo, però, sono cose che non penso. Badate bene, l'idea di base non è male, l'ho trovata piuttosto interessante e i personaggi sono verosimili, come ho detto sopra. Il grosso problema di Timebound è che succede veramente poco. Per oltre la metà del libro ho aspettato che succedesse qualcosa, ma questi parlano, discutono, fanno congetture per ore e giorni interi. Ho ricavato un sacco di notizie, moltissime informazioni sull'andamento dei fatti narrati ma non si è mai arrivati al dunque. In tutto, gli avvenimenti con un po' di brio si possono ricondurre a una manciata di episodi: Kate sul treno, Kate in chiesa, Kate in giardino, Kate nel passato. Per tutti questi episodi ho pensato, comunque, "Ecco, ci siamo, adesso succede qualcosa di fico!" ma puntualmente tutto sfumava in rapida successione e me ne restavo a bocca asciutta, decisamente insoddisfatta.
Ed è davvero un peccato perché ho intravisto del potenziale in mezzo alle chiacchiere. Interessante il ruolo della CHRONOS di osservazione di eventi passati. Il nonno materno di Kate, Saul, viaggiando con questa società, non si è limitato ad osservare ma ha alterato la storia e ha creato i Ciriani, una sorta di setta in cui il denaro sembra essere l'unica via di salvezza di una catastrofe che sta per abbattersi sul mondo e di cui si è proclamato profeta. E ora Kate deve sistemare una parte dei dettagli alterati. E l'idea mi piace, ho apprezzato lo stile pulito della Walker e anche l'ironia di Kate. A complicare le cose, un ragazzo che viene dal passato e un amico del presente. Per cui, ecco, sono un po' perplessa e non so se consigliarvelo o meno. A me piace l'azione che qui ho visto molto poco e di striscio. E c'è anche una leggera componente romance che, tutto sommato, non è invadente ma che, per i miei gusti, poteva anche non esserci. Ovviamente quest'ultimo dettaglio è un commento sul mio gusto personale, che può essere condiviso o meno in base alle vostre preferenze. Tuttavia, il fatto che non succeda molto e si chiacchieri fin troppo è un giudizio obbiettivo (o almeno credo) ed è abbastanza innegabile.

In conclusione, potreste provare a leggerlo come lettura poco impegnativa magari in ebook... no, non ne sono sicura. Non dico nulla questa volta, vedete voi. Se la quasi mancanza di azione non vi disturba e siete interessati al tema dei viaggi temporali, allora procedete. Se, invece, non tollerate la staticità direi che non fa per voi. Il mio giudizio è un neutro tre stelline, carino sì ma manca qualcosa. Aspetto il seguito.


Vi lascio il link di ibs: Timebound - Rysa Walker

Autore: Rysa Walker
Dati: 2015, 362 p., rilegato
Traduttore: Cresti S. A.
Editore: Fanucci

2 luglio 2015

[The invisible library 01] La biblioteca invisibile - Genevieve Cogman

Sì, lo so. È passato di nuovo più di un mese dall'ultimo commento che ho scritto ma tanto valeva far passare giugno e iniziare luglio con buoni propositi.
Vi avevo detto che non avevo molta voglia di leggere, giusto? Beh, ad essere sincera, ho letto tre libri in poco tempo ma poi non ho trovato la voglia di scriverne il commento. Adesso faccio la brava e, prima di riprendere a leggere il libro attuale, vi lascio due righe per commentarli. Saranno tre, tutte nuove uscite (nuove si fa per dire, sono di aprile), tutti e tre editi dalla Fanucci e tutti primi libri di serie.
Il primo libro del tris di cui vi parlo oggi è La biblioteca invisibile dell'autrice Genevieve Cogman. Oltre ad essere il primo del mio tris è anche il primo di una trilogia. The invisible library in versione originale è uscito a gennaio 2015 e in Italia è arrivato appena qualche mese più tardi, ad aprile, edito dalla casa editrice Fanucci. Il secondo libro The masked city è programmato per ottobre (anche se a dire il vero la prevendita su amazon.uk fissa l'uscita a dicembre) e la Cogman sta già lavorando sul terzo libro che suppongo uscirà entro la metà del prossimo anno.
Momento copertina. Dico subito che, purtroppo, la copertina scelta dalla Fanucci non mi fa impazzire e credo penalizzi il contenuto del libro. Vi metto qui a sinistra, invece, la copertina originale che è tutta un altro paio di maniche decisamente. Bellissima e accattivante, rende giustizia al libro e non lo mortifica. In alto, trovate una frase ad effetto che tradotta suona come Una spia. Un libro pericoloso. Una missione mortale ed è proprio azzeccata. Il font è stupendo e i disegni danno alla copertina un tocco di classe, richiamando il periodo storico in cui la protagonista Irene si trova ad operare. E sulla sinistra in bassoc'è proprio lei. E a destra un gentiluomo che potrebbe essere l'assistente Kai o il detective Vale. Impeccabile, un ottimo lavoro. E mi dispiace molto che la Fanucci, che in genere azzecca le copertine, abbia optato per dei libri visti dall'alto in una sorta di ruota che sembra pure infuocata. Non lo so, sono perplessa.


Trama. Irene lavora per la Biblioteca, una società che si occupa di recuperare libri rari e preziosi, quasi esclusivamente copie uniche. Subito dopo il suo ultimo incarico, le viene assegnata la ricerca di un libro di fiabe dei fratelli Grimm da compiere con un assistente, il giovane Kai. La ricerca si rivela più pericolosa del previsto perché il mondo a cui accede è nel caos, sotto l'influsso dei fae, gli esseri fatati. Il proprietario del libro è appena stato ucciso e Irene troverà l'aiuto di un geniale detective locale per portare a termine la missione.

Va beh, sono passati quasi due anni dal mio primo commento sul blog. Durante questo tempo ho affinato le mie arti, cercando di migliorarmi ed essere il più obbiettiva possibile. L'unico aspetto che non ho migliorato, credo sia un mio limite personale, è la stesura della trama. Anzi, mi sembra quasi di aver peggiorato la situazione. Mi spiego un po' meglio.

Irene è una Bibliotecaria. La Biblioteca è una società. Ma non è tutto. Già dalle prime pagine viene spiegato che la Biblioteca non è esattamente il luogo che ci aspettiamo. Contiene libri, questo sì, ma non li dà in prestito. Appare dietro le porte di una qualunque biblioteca con la formula Apriti sulla Biblioteca ma nessuno che non sia un Bibliotecario può arrivarci. È un luogo in cui spazio e tempo sono concetti inutili ed essa stessa può aprirsi su innumerevoli mondi paralleli, mondi in cui esistono creature come le fate o i vampiri; mondi in cui la storia è diversa grazie a piccoli particolari che ne hanno modificato l'andamento; mondi in cui esistono libri unici e speciali. Come quello che deve ritrovare Irene, un libro di fiabe dei fratelli Grimm che contiene una fiaba importante per la Biblioteca. Ovviamente la ricerca non si presenta semplice. Il mondo alternativo in cui deve avventurarsi Irene è invasa dal caos, cosa che, a quanto pare, è male (tipo incrociare i flussi).

Come idea di base l'ho trovata buona sebbene non abbia potuto fare a meno di pensare al film (o meglio, la trilogia) The librarian in cui un buffissimo Noah Wyle interpreta Flynn Carsen, il bibliotecario avventuriero che ha il compito di ritrovare antichi e potenti manufatti e riportarli alla biblioteca. Diciamo che, però, le somiglianze finiscono qui. Le trame si svolgono in modo diverso, i personaggi sono diversi ma di sicuro lo scopo di fondo è lo stesso: ritrovare e custodire tesori.

Ho trovato interessante il Linguaggio e le sue implicazioni. Ogni Bibliotecario impara ad usare il Linguaggio che non è proprio magia. Direi che è qualcosa come far ritornare gli oggetti al proprio stato naturale o dir loro cosa fare. E più sarà vicino all'ordine delle cose, più l'oggetto sarà invogliato ad ubbidire. Tipo gargoyle di pietra a cui Irene dice di tornare ad essere dura e solida pietra: il comando è perfettamente eseguito perché la pietra agogna di essere dura e solida. Non so se sono riuscita a passarvi il concetto.

E come Bibliotecaria, aveva un grande vantaggio che nessun altro possedeva, né i negromanti, né le fate, né i draghi, né gli umani comuni o chiunque altro. Si chiamava Linguaggio. E solo i Bibliotecari potevano leggerlo. Soltanto loro potevano usarlo.

La narrazione è in prima persona singolare, con l'esclusivo punto di vista della protagonista Irene. Lo stile è semplice ma curato e il libro è pervaso da una vena di ironia piacevole da leggere. Ve ne trascrivo un piccolo esempio. Qui Kai sta cercando di scassinare una porta chiusa a chiave di un ufficio nel bel mezzo di un museo.  

Irene spiegò la propria gonna e si voltò a guardare la sala, con un sorriso stampato in volto. No, non sta succedendo assolutamente niente. È tutto normalissimo. Al mio amico, qui, piace guardare dentro le serrature e agitarci dentro dei piccoli pezzi di metallo. Lo fa tutti i giorni. Due volte la domenica...

Le molte fasi di azione rendono La biblioteca invisibile veloce e frenetico, succede sempre qualcosa. Dialoghi e descrizioni sono ok, niente da segnalare. La protagonista Irene mi è piaciuta, è simpatica. Ovviamente la simpatia non è la sua sola unica caratteristica positiva: è intelligente, intraprendente e non si lascia scoraggiare dalle difficoltà. Insomma, non sta lì a frignare e piangersi addosso ma agisce e attua piani. Il finale della vicenda esiste ma è strettamente collegato al prossimo libro. Il primo personaggio di contorno è Kai, l'assistente di Irene e apprendista Bibliotecario. Per cinque anni ha studiato la teoria ed ora è pronto per intervenire in azione. Ma c'è qualcosa di strano fin da subito, la sua identità reale è misteriosa. Tuttavia, si rivela essere un buon assistente, leale e solidale con Irene. Il secondo personaggio è il detective privato Peregrine Vale che assomiglia moltissimo al famoso Sherlock Holmes e ad esso credo sia ispirato. Ha uno spiccato intuito e pensa in fretta, improvvisa coperture e i suoi metodi sono l'osservazione e la deduzione, proprio come Holmes. Ed ha anche un certo fascino.

In conclusione, ho trovato La biblioteca invisibile carino e ben strutturato. Una lettura fresca e piacevole per l'estate e un finale che mi ha fatto venir voglia di scoprirne il seguito. La ricca azione non mi ha mai fatto annoiare, ero sempre concentrata su cosa stava per succedere. Perché, ovviamente, non ne va bene una a questi poveretti. Approvato.


Autore: Genevieve Cogman
Dati: 2015, 312 p., rilegato
Traduttore: Canuso G.
Editore: Fanucci

28 maggio 2015

Peter Pan - James Matthew Barrie

Buon pomeriggio lettorissimi!
È passato molto tempo dall'ultima volta in cui ho scritto un commento. In effetti, è passato più di un mese. A volte capitano i periodi in cui non si ha voglia di leggere e così è stato per me (e sinceramente lo è ancora). Ho visto diverse serie tv, alcuni film e non ho letto nulla, a parte i fumetti di The walking dead. Poi la settimana scorsa sono capitata in biblioteca per caso e mi è venuto in mente che è da un po' che volevo leggere un grande classico della letteratura inglese e fantasy. L'ho trovato ed è stato amore.
Tuttavia, pur avendo ben quattro novità parcheggiate da settimane nel mio ebook reader, non sono sicura se ricomincerò a leggere o meno. Che poi sono tutti e quattro titoli Fanucci: Gwynne, Cogman, Dashner e Walker. Ho ancora qualche serie da guardare per cui, intanto, vi lascio il mio breve commento a Peter Pan di James Matthew Barrie. E spero mi vogliate perdonare.

Di Peter Pan si è già scritto in lungo e in largo e online trovate così tante notizie da farvi venire le vertigini. Non a caso, è diventato così tanto famosa che ne sono stati prodotti film per la tv e il cinema (vogliamo parlare del bellissimo Hook?), musical teatrali e l'indimenticabile cartone animato della Disney. In ogni caso la cosa più importante di cui parlare è, probabilmente, il significato intrinseco del libro di Barrie. La sindrome di Peter Pan studiata in psicologia prende il nome proprio dal lavoro di Barrie. Un adulto che non è riuscito a crescere o che non vuole crescere e prendersi sulle spalle l'inevitabile carico di responsabilità che ne consegue è detto avere la sindrome di Peter Pan. In diverse misure, l'abbiamo un po' tutti e sono convinta che non sia completamente un male. Non vedo perché privarsi di momenti di spensieratezza da bambini quando diventiamo adulti. Non ci trovo niente di sbagliato o tragico nel cinquantenne che si dedica ai videogiochi nel suo tempo libero, anzi spero di finire anche io in questa categoria. Probabilmente quello che non va bene è essere un eterno e completo fanciullo in ogni situazione. Crescere non è sempre una bella cosa, a volte la vita diventa così pesante che vorremmo tornare bambini e annullare l'angoscia e la responsabilità del momento, sostituendola con l'ignoranza e beatitudine che avevamo in passato. Peter Pan e i Bambini Sperduti (bimbi smarriti o perduti, dipende dalle traduzioni: in originale è the lost boys) sono la nostra parte che non vuole crescere e credo sia importante conservarla il più possibile.
Oltre alla parte psicologica, vorrei parlare anche della genesi di Peter Pan. Presso i giardini di Kensington, Barrie conobbe i primi tre figli di Sylvia e Arthur Davies (che divennero cinque poco tempo dopo). Con loro, instaurò un rapporto di amicizia molto profondo. Per loro inventò storie, giocò e immaginò mondi. Nacque il primo abbozzo di Peter Pan che vide la luce nel primo spettacolo teatrale del 1904. Nel 1911 divenne finalmente un libro intitolato Peter and Wendy. L'idea del personaggio di Peter è, probabilmente, frutto della morte in giovane età del fratello di Barrie, a causa di un incidente sul ghiaccio. Barrie si accorse che David non sarebbe mai cresciuto e che sarebbe rimasto in eternità un bambino. Così nacque Peter Pan. Un successo mondiale destinato a durare forse per sempre. Mi immagino che tra cento anni ancora si leggerà di Peter e Wendy e delle loro avventure nell'Isolachenoncè. O quantomeno lo spero.

Nel commento di oggi vorrei fare una cosa diversa. Vi invito alla lettura di Peter Pan, nell'edizione che preferite, e per questo voglio trascrivervi diversi passi per darvi un'idea dello stile e della potenza di linguaggio di Barrie.

Tutti i bambini, tranne uno, crescono. Lo sanno presto che cresceranno e Wendy lo seppe a questo modo.
Un giorno, quando aveva due anni, giocando in un giardino, colse un fiore e lo portò di corsa a sua madre.
C'è da pensare che la bimba, in quell'atteggiamento, sembrasse deliziosa poiché la signora Darling appoggiò le mani al cuore ed esclamò:
- Oh, perché non puoi restare così per sempre?
Questo fu tutto quanto passò tra di loro sull'argomento, ma, da allora, Wendy seppe che sarebbe dovuta crescere.
Tutti, dopo i due anni, scopriamo questa verità. I due anni sono il principio della fine.

Vi ho trascritto l'incipit del racconto perché credo che esprima tutto lo stile di Barrie. A volte ironico, spesso gioioso ma con una vena di nostalgia. Il modo affettato della sua scrittura mi piace da morire. Spicca in maggior modo nei dialoghi, quando i bambini dicono cose così da grandi e in maniera così buffa per noi che è impossibile non farsi travolgere.

- Perché piangi, bambino? - gli domandò con grande gentilezza.
Anche Peter si mostrò un bambino molto educato, avendo imparato le buone maniere alle feste delle fate.
Si alzò e le fece un inchino garbato. Wendy, soddisfatta, si inchinò a sua volta con eleganza dal suo letto.
- Qual è il tuo nome? - domandò egli.
- Wendy Moira Angela Darling - rispose la bimba con un certo sussiego. - E il tuo?
- Peter Pan.

Questo è, invece, probabilmente la parte più famosa di tutto il racconto. Ricorderò per sempre il nome completo di Wendy.

- I Bimbi Smarriti? Chi sono?
- Sono quelli che scivolano fuori dalle carrozzelle quando la bambinaia non fa loro attenzione. Se entro sette giorni i genitori non li ricercano, vengono spediti molto lontano, sull'Isolachenoncè, perché nessuno ne sostiene le spese. Io sono il loro capitano.

Peter dà una spiegazione di chi sono i Bambini Sperduti e qual è il suo ruolo. Sono bambini che si sono persi e mai più ritrovati a causa della sbadatezza delle tate. Dice, inoltre, che sono tutti maschi perché le femmine non sono così sciocche da cadere fuori dal passeggino. Tuttavia, all'inizio del racconto, la signora Darling, cercando un Peter Pan tra i suoi ricordi, ne trova uno che viveva con le fate e che accompagnava i bambini morti per un pezzo di strada in modo che non avessero paura. Per cui si è fatta strada l'ipotesi che Peter fosse una sorta di angelo, che i Bimbi Sperduti fossero in realtà morti e che il pigiama derivasse dal fatto che negli ospedali sia l'abbigliamento richiesto. A dire il vero questa teoria, nonostante non abbia punti di contatto con il racconto, mi è sempre piaciuta. L'idea che l'Isolachenoncè sia un luogo di riposo dopo la morte non mi dispiace per niente.

Il passaggio che segue è la descrizione del Capitano James Hook, in versione italianizzata come tutti i nomi del racconto. James Hook diventa Giacomo Uncino, John e Michael sono diventati Gianni e Michele, George Darling è il buffissimo ma azzeccatissimo Agenore. Anche i Bambini Sperduti hanno subito l'italianizzazione del nome così come i pirati: il buon Spugna è, in realtà, Mr. Smee. Le traduzioni sono, poi, rimaste nell'immaginario collettivo italiano.

In mezzo a loro si distingue, come la gemma più nera e più grande in una collana di gemme nere, Giacomo Uncino o, come si firmava egli stesso, G. Uncino, che si dice fosse l'unico uomo temuto da Cuoco del Mare. Uncino era sdraiato a suo agio, in una rozza carretta tirata e spinta dai suoi uomini. Al posto della mano destra ha l'uncino di ferro con il quale, ogni tanto, o di continuo, li invita ad affrettare il passo. Quest'uomo terribile li tratta e li chiama come cani, e come cani essi gli ubbidiscono.
Il suo volto è cadaverico e di colore verdastro, i suoi capelli sono pettinati in lunghi riccioli che, visti da lontano, sembrano candele nere e danno al suo portamento fiero un aspetto particolarmente minaccioso. L'azzurro dei suoi occhi rammenta quello dei non-ti-scordar-di-me. Una profonda malinconia gli vela lo sguardo, tranne quando conficca il suo uncino nelle carni di qualcuno: allora due luci rosse appaiono nelle sue pupille, e le accendono in modo spaventoso.

Se per caso vi state chiedendo chi sia Cuoco del Mare sappiate che era un nome sconosciuto anche a me. Per fortuna wikipedia mi ha illuminato e ho scoperto che non è altro che uno dei soprannomi del temibile pirata Long John Silver, personaggio creato da Stevenson ne L'isola del tesoro. Di certo non era uno che smacchiava i giaguari (cit. Crozza). Ah, tra l'altro lo stesso Stevenson ha elogiato Barrie dicendo di lui che era un genio.

Bene, con questi brevi stralci spero di avervi messo curiosità e di avervi ispirato la lettura di Peter Pan. Ammetto che il cartone Disney non è uno dei miei preferiti ma ho amato il suo originale di carta. La narrazione è talmente piena di eventi e così affettata che me ne sono innamorata follemente.
Forse, chissà, in un'altra vita sono stata un Bambino Sperduto.


Vi lascio il link di ibs del libro di cui vi ho messo la copertina in alto. Ovviamente trovate decine di versioni, più o meno integrali, più o meno per bambini e con altri racconti. La copia che ho letto io è una vecchia edizione di ottobre 1993 allegata al giornale L'Unità.

24 aprile 2015

[Eroi dell'Olimpo 05] Il sangue dell'Olimpo - Rick Riordan

Buon pomeriggio lettorissimi!
Ho tergiversato per qualche giorno prima di decidermi a scrivere questo commento. Il motivo è che quando scrivo un post su un libro appena letto è come se rielaborassi le informazioni e le emozioni che mi sono state trasmesse. In qualche modo lascio andare il libro e lo archivio nella memoria, sia del cervello che digitale. E questa volta non ero per niente pronta a lasciarlo andare del tutto perché è l'ultimo di una serie e, con ogni probabilità, non rivedrò mai più i suoi personaggi. Per cui oggi, a malincuore, lascio andare il quinto capitolo della pentalogia Eroi dell'Olimpo di Rick Riordan, Il sangue dell'Olimpo, e la concludo.
Il sangue dell'Olimpo è stato pubblicato a metà aprile 2015, mentre il suo gemello in lingua originale è uscito in libreria a ottobre 2014. Inevitabilmente, dopo poco, sono apparse online numerose traduzioni amatoriali del libro ma ho resistito alla tentazione e atteso con pazienza che la Mondadori pubblicasse in italiano. Ora Riordan ha in stesura una nuova trilogia con protagonista Magnus Chase, il cugino di Annabeth (a cui tra l'altro Annabeth accenna brevemente in questo libro), e ci saranno gli dèi e i miti norreni (Thor e Odino, per intenderci). Dopo dèi greci, romani ed egizi, Riordan ci prova con i miti delle fredde terre nordiche e si intitolerà Magnus Chase and the gods of Asgard. Nemmeno a dirlo, lo leggerò appena verrà portato in Italia ma ci vorrà ancora un po' perché l'uscita in inglese del primo capitolo The sword of summer è prevista per ottobre 2015.
Per quanto riguarda Il sangue dell'Olimpo, già da alcuni mesi prima dell'uscita ufficiale, nelle librerie online, si poteva trovare la prevendita del libro e il titolo assegnato era La fine degli dèi. Il che mi aveva fatto storgere di molto il naso perché il titolo originale è The blood of Olympus (Il sangue dell'Olimpo) e mai la Mondadori aveva tradotto il titolo con così tanta libertà, è sempre stata molto scrupolosa e, per i precedenti, aveva fornito titoli tradotti impeccabilmente. Poi, quasi per caso, Valentina del gruppo fb sui fantasy che frequento (si chiama Libri fantasy, se volete cercarlo e iscrivervi) ha condiviso dal gruppo italiano su Percy Jackson una sorta di contest indetto proprio dalla Mondadori a inizio febbraio. Sono state fornite le immagini di quattro copertine ed è stato chiesto al popolo internettiano di scegliere la propria preferita. In realtà, le immagini di copertina erano due, ciascuna con due titoli diversi: nelle copertine A e C appariva il titolo La fine degli dèi mentre le copertine B e D utilizzavano Il sangue dell'Olimpo. Avevo scartato a priori le due in cui il titolo era tradotto male e la scelta rimaneva, quindi, sulla B e sulla D. Erano entrambe molto belle e io ho scelto la D, che è quella che ha ricevuto più voti di tutte ed è stata utilizzata come copertina finale. Per fortuna, perché La fine degli dèi non si poteva sentire e oltretutto era anche fuorviante. Ho scelto questa copertina perché, rispetto all'altra che vi ho messo sopra sulla destra, l'ho trovata più dinamica. Il fuoco attorno le dà un'aria esplosiva e poi la profezia dice Fuoco o tempesta il mondo cader faranno per cui mi sembrava molto più pertinente. Il mondo che cade non è da prendersi in modo letterale e l'eroe che cade verso il vuoto non mi convinceva. Visto che è l'ultima copertina della serie doveva essere con il botto, no?

Attenzione: rischio spoiler se non avete letto i quattro precedenti! Nessun spoiler sul libro in questione, come sempre.

Trama. Il gruppo di semidei si è diviso. Nico e Reyna, accompagnati dal satiro Hedge, si stanno dirigendo con l'Athena Parthenos al Campo Mezzosangue a New York, dove i romani stanno per attaccare. Gli altri sette semidei della profezia hanno il compito di sconfiggere l'esercito di Gea nel punto in cui sta per risorgere, all'acropoli di Atene. I due gruppi incontreranno sia amici che nemici e il pericolo sarà sempre dietro l'angolo ma non ci sarà tempo per lasciarsi sopraffare: il risveglio di Gea è vicino.

L'avventura inizia il 20 luglio e mancano solo dodici giorni al primo agosto, giorno designato per il risveglio di Gea. Inutile dirlo che, arrivarci interi, sarà un'impresa non da poco. Oltretutto, ad abbattere il cuore dei semidei la conferma non troppo velata che uno dei sette dovrà morire. Se poi l'ingombrante statua di Atena, rubata ai greci dai romani, non viene portata in tempo al Campo Mezzosangue, i semidei romani e greci finiranno per muoversi guerra l'uno con l'altro e Gea vincerà del tutto. L'unico modo di sconfiggere i suoi giganti è dar loro la morte per mano di un dio e di un semidio insieme ma, al momento, gli dèi sono troppo occupati a combattere loro stessi, divisi tra la parte romana e quella greca. La pace tra i due Campi appianerà finalmente il conflitto interno agli dèi e li renderà capaci di mostrarsi integri e aiutare i loro semidei a eliminare i giganti di Gea.

La narrazione è in terza persona al passato e i pov cambiano ogni quattro capitoletti. Per la prima volta da quando è apparso il personaggio di Nico, era La maledizione del titano, in Il sangue dell'Olimpo abbiamo il suo punto di vista e finalmente lo conosciamo a fondo. È sempre stato un personaggio per me interessante ma poco trattato e sono molto contenta che gli sia stata data la possibilità, almeno nell'ultimo capitolo, di raccontarci i suoi demoni e scoprire le carte. E si è rilevato un ottimo personaggio, più complesso e tormentato del previsto. Oltre a Nico, abbiamo Reyna, Jason, Leo e Piper. Riordan ha deciso di non dedicare pov specifici ad Annabeth, Percy, Frank e Hazel. Probabilmente Riordan ha scelto i semidei più rilevanti in base allo svolgimento della trama; tutti non poteva di certo usarli anche perché era necessario raccontare le vicende dell'Athena Parthenos e del suo travagliato viaggio verso New York. Devo ammettere che, se da una parte mi rende felice l'inserimento di Nico, sono delusa di non aver trovato Percy per l'ultima volta. Per me, il figlio di Poseidone rimane il fulcro di tutto, nonostante non sia più un one man show come nella precedente pentalogia. Riconosco che i protagonisti adesso sono anche gli altri otto eroi e che, effettivamente, la presenza di Percy è costante e rilevante, raccontata attraverso gli altri pov. Tuttavia, non posso fare a meno di dispiacermi. I dialoghi brillanti venati di umorismo, lo stile semplice ma curato alla portata di tutti e l'azione costante rendono Riordan un ottimo intrattenitore. La trama fila liscia fino in fondo e il finale non lascia delusi. So che a riguardo online troverete spoiler sulla morte di un personaggio ma non ho intenzione di farne. Morirà un personaggio davvero? O sarà tutta una finzione, un trucco? Sarà qualcosa di definitivo? Lo scoprirete solo leggendo Il sangue dell'Olimpo. O la trama su wikipedia inglese, fate voi.

Allo stesso tempo vorrei tirare le somme e non tirarle. Concludere vuol dire lasciare andare gli Eroi dell'Olimpo e tutti i suoi semidei. Da una parte sogno di tuffarmi di nuovo nelle loro avventure, magari quando saranno più grandi; dall'altro sento che è giusto così, che se voglio posso immaginarmeli adulti con Annabeth architetto di fama mondiale e Percy, il solito scherzoso Percy, che magari studia gli oceani. Chi meglio di lui può immergersi nelle profonde acque e scoprirne i misteri? E Frank, un generale dell'esercito o Nico, finalmente felice che ha trovato la sua pace. Forse Riordan non scriverà più di loro o forse sì. Fattostà che due pentalogie pensate per ragazzini, Percy Jackson e gli dèi dell'Olimpo ed Eroi dell'Olimpo, hanno fatto breccia nel mio cuore di adulta, regalandomi personaggi che difficilmente dimenticherò.
Ok, sono piuttosto sentimentale e sinceramente non so spiegare perché mi sia piaciuta così tanto questa saga. Sono consapevole dei suoi limiti sia in termini di trama, di stile che di narrazione eppure... non lo so, sorvolo su tutti i difetti e penso solo ai pregi, come una sciocca ragazzina innamorata. Abbiate pietà di me.

Sette mezzosangue alla chiamata risponderanno.
Fuoco o tempesta il mondo cader faranno.
Con l'ultimo fiato un giuramento si dovrà mantenere,
e alle Porte della Morte, i nemici armati si dovran temere.


Vi lascio il link di ibs: Il sangue dell'Olimpo - Rick Riordan 

Autore: Rick Riordan
Dati: 2015, 484 p., rilegato
Traduttore: Baldinucci L.; Melosi L.
Editore: Mondadori (collana I grandi)

13 aprile 2015

[Area X 01] Annientamento - Jeff VanderMeer

Amici, di nuovo buon lunedì. Come promesso, ecco il secondo breve commento della combo di oggi. Il libro di prima era un distopico mentre questo è, beh, non lo so. Mi è sembrato un incrocio tra fantascienza e horror, con un pizzico di tematiche new age che scoprirete se vorrete leggerlo.
Il titolo in questione è Annientamento, primo della trilogia Area X di Jeff VanderMeer. Nel 2014, a distanza di tre mesi l'uno dall'altro, la casa editrice Farrar, Straus and Giroux - FSG - di New York ha pubblicato l'intera trilogia di VanderMeer. Nel febbraio 2014 è uscito in libreria Annihilation, a maggio è stato pubblicato Authority mentre Acceptance, l'ultimo libro, è di settembre. Il primo volume è stato pubblicato in ben diciassette paesi, rendendo la trilogia di VanderMeer un fenomeno pressoché mondiale. In Italia la casa editrice che si occupa della trilogia è l'Einaudi che a marzo ha pubblicato Annientamento. Sul sito della casa editrice riportano l'informazione che i prossimi due volumi verranno pubblicati a giugno e settembre, mantenendo e rispettando le date di pubblicazione originali a intervallo di tre mesi l'una dall'altra. Piccolo dettaglio in aggiunta. In originale la trilogia prende il nome di Southern Reach dal nome dell'agenzia governativa che si occupa degli eventi dell'area misteriosa mentre in Italia gli è stato attribuito il titolo di Area X. Ho voluto usare il titolo italiano per due motivi: il primo è che è di più facile identificazione nelle ricerche online, il secondo è che comunque il titolo Area X è pertinente. L'autore ha dichiarato di essersi ispirato alla riserva naturale nazionale di St. Marks in Florida per l'ambientazione dei suoi libri e la Paramount Pictures, si legge sulla pagina wikipedia, ha acquistato i diritti dell'intera serie per creare dei film basati su essa. Ora resta solo da vedere se e quando li produrranno.
Copertina. Piacevolmente confusa e verdeggiante quella italiana dell'Einaudi. Si intravede un profilo di donna - potrebbe essere la protagonista? - nascosto dalla vegetazione. O meglio, la vegetazione sembra aver preso possesso della donna e in questo senso il richiamo all'annientamento è perfetto. L'essere umano viene annullato e la natura prende il sopravvento trasformando l'uomo in qualcosa di perfetto. Essenziale e pulita con titolo, autore e casa editrice in alto nello stile chiaro dell'Einaudi (se ci fate caso le copertine di questa ce non si perdono quasi mai in fronzoli) Molto bella, però, anche quella originale americana che trovate qui a destra. La vegetazione si appropria del titolo e in alto trovate anche il riferimento alla trilogia - Book 1 of the Southern Reach trilogy - che nella copertina italiana è purtroppo assente in prima battuta. Sono abbastanza sicura che nelle alette interne il riferimento ci sia ma con l'ebook non posso verificarlo.

Trama. L'Area X esiste ormai da trent'anni e molte missioni esplorative sono fallite. La dodicesima missione di ricerca è composta da quattro donne di cui non conosciamo i nomi ma solo i ruoli: la psicologa, l'antropologa, la topografa e la biologa. Arrivate sul posto, le quattro capiscono subito che c'è qualcosa di strano e scoprono un tunnel che conduce nelle profondità del terreno, e che non è stato segnato su nessuna mappa, sulle cui pareti sono state composte delle parole inquietanti. Sarà la biologa a mettersi in gioco più di tutte e a esplorare gli infiniti misteri dell'Area X.

No, davvero questa è una delle trame più orribili che abbia mai steso. Ho scritto e cancellato un sacco di volte intere frasi e giuro che è il meglio che mi sia venuto fuori, chiedo perdono. Cerco di spiegarvela un po' meglio.
L'Area X è una zona strana, ricca di vegetazione, ma anche di paludi e canneti e che sfocia nel mare. L'entrata nella zona avviene esclusivamente tramite ipnosi dei ricercatori e la sua uscita sembra avvenire nello stesso modo. Sulla costa si erge un faro che è stato teatro di una sanguinosa battaglia tempo prima, quando l'Area era già stata chiusa. Molti misteri sono stati nascosti dalla Southern Reach ai suoi esploratori, alcuni omessi consapevolmente altri perché ancora insondati. La zona sembra essere in lenta espansione e la vegetazione all'interno è la padrona. Sembra anche che il tempo scorra in modo diverso e che gli animali abbiano uno sguardo fin troppo umano.
La biologa, di cui non conosciamo mai il nome così come per gli altri personaggi, è la protagonista del racconto e si è offerta volontaria per cercare tracce del marito, arruolato nell'undicesima missione. Dopo un anno, il marito è tornato a casa all'improvviso ma era nient'altro che un guscio vuoto: la biologa in lui non ha trovato nulla di ciò che era prima. Sei mesi più tardi era morto, come gli altri pochi componenti della missione riapparsi magicamente a casa.
Insieme alle altre quattro scienziate, la biologa scopre un tunnel che conduce centinaia di metri verso il basso. A lei, a dire il vero, sembra una torre, somigliante moltissimo per certi versi al faro. Sulle pareti di questo tunnel una figura misteriosa ha tracciato delle parole attraverso dei funghi bioluminescenti. Parole inquietanti che predicono eventi altrettanto inquietanti, in una frase infinita che scende fino alla base del tunnel. A questo punto la biologa, più di tutte, vuole vederci chiaro e scoprire i misteri dell'Area X e, forse, trovare se stessa e salvarsi.

Ecco, così va già un po' meglio anche se non riesco ancora bene a descrivervi l'Area X. Il motivo è che non l'ho capita fino in fondo. Assomiglia a una zona di transizione tra la terra solida esterna all'area e il tratto di costa interno. L'ossessione dell'addestramento per il faro, il fatto che non ci siano strumenti più recenti di una vecchia macchina fotografica a pellicola, le parole sulle pareti della torre (sono convinta anche io che sia una torre, ha molto senso)... Non lo so, ragazzi, è tutto veramente inquietante. E vi dirò di più, l'ho dovuto leggere tutto d'un fiato, non sono riuscita a metterlo giù. Ero così curiosa di scoprire anche io i misteri dell'Area X che non potevo lasciarlo andare, volevo saperne di più ad ogni minuto che passava. E ogni minuto che passava, la faccenda diventava sempre più inquietante.
E poi, secondo voi, una frase del genere scritta con i funghi luminosi su una parete di un tunnel non è inquietante?


Dove giace il frutto soffocante che giunse dalla mano del peccatore io partorirò i semi dei morti per dividerli con i vermi che si raccolgono nelle tenebre e circondano il mondo col potere delle loro vite mentre dagli antri oscuri di altri luoghi forme che non potrebbero mai essere si contorcono impazienti per i pochi che non hanno mai visto o non sono mai stati visti...

Velocissimamente un po' di parte tecnica. La narrazione è in prima persona al passato con il punto di vista esclusivo della biologa. I dialoghi sono pochi e le descrizioni degli ambienti e dei fatti costituiscono la maggior parte della storia. Ci sono alcuni flashback con cui la biologa informa il lettore del suo passato e delle motivazioni che l'hanno spinta a offrirsi volontaria con la missione. Spesso si rivolge direttamente al suo ipotetico lettore. Il finale è inquietante, in linea con il racconto.

Concludo dicendo che, al contrario delle mie prime aspettative di sufficienza, Annientamento mi è piaciuto. Non tanto per lo stile che risulta abbastanza monocorde quanto per la vicenda in sè. Ho trovato l'idea molto originale e ben delineata, si capisce che VanderMeer ha uno scopo per il racconto, tutto fa parte di un disegno più ampio.
Non so, io ve lo consiglio.

Vi lascio il link di ibs: Annientamento - Jeff VanderMeer

Autore: Jeff VanderMeer
Dati: 2015, 182 p., rilegato
Traduttore: Mennella C.
Editore: Einaudi (collana Supercoralli)

[Legend series 03] Champion - Marie Lu

Buon pomeriggio fantamaniacs e buon inizio di settimana!
Avete passato un felice weekend? Credo sia stato un bel weekend di sole in tutta Italia. Qui a Bologna quanto meno lo è stato, l'aria inizia a riscaldarsi e c'è profumo di fiori. E mentre fuori splende il sole noi lettori compulsivi leggiamo. Io sono riuscita a terminare la prima lettura che vi presento adesso e a iniziare e concludere la seconda lettura che troverete tra una manciata di minuti. Siete curiosi vero? Oggi faccio una combo, mi sembrava simpatico e sono particolarmente allegra.
Dunque, è con immenso piacere che vi parlo di un libro che aspettavo da parecchio tempo e che non vedevo l'ora di leggere: Champion di Marie Lu. Se seguite il mio blog da un po' vi sarà capitato di imbattervi nei commenti di Legend (lo trovate a questo link) e di Prodigy (sim sala qui) che ho trovato molto buoni. A ottobre 2013 esce il primo volume a cura della Piemme, a marzo 2014 è stato pubblicato il primo volume e finalmente a marzo 2015 esce in libreria il terzo libro, Champion appunto. Un'altra trilogia si è conclusa e devo dire che è stata veramente una buonissima lettura e mi dispiace che sia finita, ma credo che la Lu abbia dato una degna conclusione alla sua avventura e che Day e June rimarranno nei miei pensieri per parecchio. Magari tra non molto li rivedremo al cinema.
Copertina. Molto bella e sullo stile semplice e stilizzato delle copertine precedenti. Anche in questo caso la Piemme ha utilizzato il tema principale della copertina originale inglese. Abbiamo il titolo bene in evidenza in basso, il nome dell'autrice in alto e il richiamo al fatto che la Lu abbia scritto altri due libri prima di questo. L'unica cosa che differenzia questa copertina da una delle due versioni originali (l'altra è identica) è un foro di proiettile. Vedete sulla rosa in basso a sinistra quelle tracce di sangue che cola? Ecco, in una delle versioni, lì c'è il foro di un proiettile da cui sgorga il sangue. Se nel primo libro il simbolo era quello della Repubblica, nel secondo di una parte di quello delle Colonie in questo, beh, a dire il vero non saprei bene. Ci sono almeno due richiami: la rosa e le fiamme al centro. Le fiamme potrebbero essere quelle che, nelle prime pagine, Day si è disegnato sulle guance per mimetizzarsi tra la folla a San Francisco ma potrebbero anche riferirsi alla guerra o alla fiamma dell'amore tra Day e June. La rosa, invece, mi sembra quella che Eden realizza con la carta per Day: una palla di carta che, aprendosi, rivela una rosa. O magari me lo sto solo sognando...

Attenzione, questo è un terzo volume e siete a rischio spoiler per il primo e il secondo libro.

Trama. Dopo aver sventato l'omicidio del nuovo Elector, June è tornata tra le grazie della Repubblica con il prestigioso ruolo di Princeps. Day, invece, vive a San Francisco e si è finalmente ricongiunto al suo fratellino Eden che, piano piano, si sta riprendendo dal morbo con cui era stato infettato. Nel frattempo, alla vigilia della firma del trattato di pace con le Colonie, la Repubblica viene accusata dalle stesse Colonie di aver liberato al confine la malattia che il precedente Elector aveva fatto sviluppare. Le Colonie intimano alla Repubblica di dare loro la cura o sarà guerra. Day deve scegliere se sacrificare la vita di migliaia di cittadini innocenti o mettere a rischio quella di suo fratello Eden che potrebbe essere decisivo per la cura. La decisione sarà difficile e il suo percorso si incrocerà di nuovo con quello di June.

Dunque, avevamo lasciato June che accetta il ruolo di Princeps e Day che aveva deciso di lasciare Los Angeles per ricominciare e, di conseguenza, lasciare anche June. Il motivo era semplice: Day sta morendo a causa di un'infezione al cervello causata dall'iniezione che avrebbe dovuto ucciderlo dopo la Prova. Perciò, le strade dei due ragazzi si erano divise. Dopo otto mesi, June è diventata una Princeps, ruolo che condivide con altri due Senatori a causa della sua inesperienza politica. Day vive con Eden a San Francisco ed è preda di attacchi di mal di testa sempre più violenti che stanno erodendo il suo tempo. Eden, che nel primo volume era stato infettato dal morbo, è guarito ma la vista potrebbe non tornare più. Entrambi i fratelli fanno del loro meglio per avere una vita normale.
Fino a quando Day è richiamato a Los Angeles per una riunione di emergenza. La Repubblica sta per firmare un trattato di pace con le Colonie ma, pochi giorni prima della firma, le Colonie recapitano un messaggio alla Repubblica intimando di consegnare la cura o sarà guerra. Le fonti dicono che al confine tra le due nazioni si è diffuso lo stesso morbo che il precedente Elector, il padre di Anden, aveva fatto creare come arma batteriologica contro i nemici. Il problema è che la Repubblica non lo ha diffuso e non ha nemmeno una cura. L'unica speranza è trovare il Paziente Zero che altri non è che Eden. Day si trova a un bivio: la Repubblica gli chiede di sacrificare ciò che di più caro ha al mondo e l'ultimo componente della sua famiglia. Senza Eden, tutti gli innocenti cittadini della Repubblica sono in serio pericolo. Senza cura, le Colonie scateneranno la loro potenza sulla Repubblica.

La narrazione è divisa in due punti di vista alla prima persona al presente. Il punto di vista di June è sempre puntuale ed efficiente, troviamo luogo e temperatura dell'ambientazione e molti dettagli anche inutili, ve ne lascio un esempio.

Sono io a saltare all'occhio con il mio abbigliamento nero e oro (perfino i settantasei soldati di guardia sono vestiti di rosso; due per ogni senatore, due per me, due a testa per gli altri due Princeps, quattro per Anden e quattordici alle entrate anteriori e posteriori...

Il punto di vista di Day, invece, è abbastanza classico, trasmette le sue emozioni e i suoi pensieri. Mi è sempre piaciuta questa enorme differenza di stile tra i due perché li rispecchia al cento per cento. June è fissata per i dettagli, deve tenere tutto sotto controllo, è sempre all'erta a causa del suo addestramento militare e la sua propensione alla puntigliosità. Ogni giorno tiene il conto di quanto è passato dalla morte di suo fratello (sono passati esattamente 289 giorni all'inizio del libro) e di quanto tempo manca alle prossime tappe importanti nel corso della storia. Le descrizioni degli ambienti nel punto di vista di June sono precise e maniacali, quelle dal punto di vista di Day sono distratte e senza troppa importanza. Le scene di azione sono chiare e si seguono bene. I dialoghi sono verosimili. I capitoletti brevi che si alternano tra June e Day rendono la narrazione ritmata e veloce, il lettore è invogliato a continuare la lettura perché si interrompono proprio in momenti significativi. Il finale è azzeccato, non smieloso come si potrebbe pensare ma serio e ponderato.

Beh, non ho che da dir bene della trilogia di Marie Lu. Il terzo capitolo non delude le aspettative e mescola sapientemente una trama scoppiettante e senza riposo con l'azione di un thriller. Devo, però, ammettere che c'è un'impennata del romance in Champion che, tuttavia, non mi ha disturbato più di tanto. Day e June si sfiorano, si allontanano, si intersecano l'una con l'altro ma senza avvicinarsi del tutto e completamente. La loro storia è complessa e hanno entrambi i loro demoni. La vita di June, sebbene sembri luccicante e sfarzosa, nasconde il dolore per la perdita della sua famiglia; l'anima di Day è segnata dal tradimento della Repubblica, dal rapimento di suo fratello e dall'uccisione della madre che attribuisce a June, anche senza volerlo. Sono personaggi costruiti con complessità e non sono lasciati al caso, evolvono durante la trilogia, ognuno superando i propri limiti. June e Day soffrono, cadono, si rialzano e sacrificano se stessi. Non vogliono essere degli eroi ma lo diventano.

In conclusione la trilogia Legend, Prodigy e Champion ve la consiglio, è un'ottima lettura. Ovviamente è un distopico per cui il genere non deve farvi del tutto schifo per poterlo apprezzare. Il mio giudizio nei confronti dei distopici è neutro (anche se preferisco l'epic fantasy su tutti) per cui sono molto soddisfatta e mi dispiace molto che la storia di June, Day e della Repubblica si sia conclusa.

...lui è una leggenda, lei è un prodigio...

Vi lascio il link di ibs: Champion - Marie Lu 

Autore: Marie Lu
Dati: 2015, 329 p., rilegato
Traduttore: Salvi G.
Editore: Piemme (collana Freeway)

8 aprile 2015

[Libri dell'inizio 03] L'Atlante di tenebra - John Stephens

Ciao fantamaniaci e buon pomeriggio! Avete trascorso bei momenti di lettura a Pasqua?
Oggi vi parlo di un libro che aspettavo da secoli: L'Atlante di tenebra di John Stephens, terzo di trilogia. Il primo volume della trilogia i Libri dell'inizio si intitola L'Atlante di smeraldo ed è uscito in libreria nell'aprile 2011, un evento in contemporanea addirittura in trentaquattro paesi che è stato indicato come caso editoriale dell'anno e conteso dalle case editrici del mondo, della Luna e anche di Marte. L'Atlante di fuoco, il secondo volume, arriva nell'ottobre 2012, dopo di che il silenzio per anni fino a quando pochi mesi fa viene annunciata la pubblicazione del terzo. Stephens non è un autore a tempo pieno ma lavora per la televisione (è produttore e sceneggiatore famoso), quindi ha dovuto condividere la scrittura con il resto. Motivo per cui il terzo volume, L'Atlante di tenebra appunto, è stato pubblicato dalla Longanesi solo a marzo 2015. A dire il vero, non lo aspettavo perché ero impaziente di leggerlo ma perché era troppo tempo che la trilogia era orfana del terzo libro e volevo leggere finalmente la conclusione. Non ero impaziente di leggerlo dato che, come spiegherò dopo, l'originalità e il coinvolgimento non sono esattamente i punti forti dei libri di Stephens. Purtroppo non posso linkarvi i precedenti commenti, mi dispiace molto ma li ho letti nel 2012 e ancora il blog non esisteva.
La copertina è bellissima ma devo essere sincera: non riconosco il luogo che è rappresentato. Non mi dice niente questa villa immersa nella nebbia e il cancello con le iniziali C e F. Anzi, se qualcuno lo riconosce potrebbe dirmelo? In ogni caso è molto bella e attira l'attenzione. Il titolo in alto è bene in evidenza mentre forse il nome dell'autore è sbilanciato. Non vedo riferimenti ai due volumi precedenti ma suppongo ci siano all'interno, nelle alette.

Attenzione, questo è il commento di un terzo libro. Do per scontato che, se lo leggete, abbiate conoscenza dei precedenti volumi. Se non l'avete, non andate oltre pena spoiler.

Trama. L'Atlante di smeraldo e quello di fuoco sono in mano ai fratelli Kate e Michael. Ora manca solo l'Atlante di tenebra, o La resa dei conti, che è destinato ad Emma, la sorella più piccola, e i tre libri dell'inizio saranno ritrovati. Anche il Ferale Magnus cerca il terzo libro e, per averlo, scatenerà una battaglia contro il popolo magico. Ma i tre Custodi sanno che gli Atlanti sono pericolosi e che l'universo, ad ogni loro utilizzo, diventa più fragile. Il destino di tutti è nelle loro mani.

Va beh, niente di nuovo sotto il sole.
Avevo segnato degli appunti tempo fa, quando lessi i primi due volumi, ma non sono con il mio pc e non posso aprire il file. Tuttavia mi ricordo perfettamente che l'originalità non è uno dei punti forti di questa trilogia. I tre ragazzini, Kate di quindici anni, Michael di tredici ed Emma di dodici, mi ricordavano fin troppo i tre fratelli de Una serie di sfortunati eventi di Lemony Snicket (pseudonimo di Daniel Handler). Entrambe le storie hanno tre fratelli, la maggiore di entrambe ha dovuto curare i fratelli più piccoli, i genitori sono morti (in realtà qui sono solo scomparsi nel nulla ma diamo per scontato che, almeno all'inizio, siano morti), il fratello di mezzo delle due storie ha dodici anni e ne compie tredici durante la narrazione. Ovviamente non posso non fare riferimento anche a Harry Potter per la schifosa vita da orfani, il super cattivo di turno e il carattere di predestinati con tanto di profezia. E gli elfi e i nani che compaiono sono quelli della migliore tradizione classica fantasy: non si sopportano, gli elfi pensano al loro bell'aspetto, i nani sono eccellenti fabbri, eccetera. Sono abbastanza sicura che ci siano altri richiami ad altri libri (tipo Narnia) ma così, su due piedi, mi vengono in mente solo questi. Ma direi che il punto è piuttosto chiaro: l'originalità va trovata altrove.
A dirla tutta e ad essere onesti, l'idea di base dei tre libri, se dimentichiamo tutto il resto, non è male. Interessante che ogni fratello diventi il Custode di un libro in particolare con caratteristiche specifiche, però manca tutto il resto. Le ambientazioni non sono malvagie, buone le descrizioni dell'isola di Loris in cui risiede parte del mondo magico. Ma questo non basta se non c'è più originalità.
Direte voi, ormai è difficile essere originali e avete ragione, lo dico anche io. Credo, comunque, che sia ancora possibile tirare fuori dal cilindro altre idee per diversificare i lavori. Per dire: perché i fratelli sono per forza uguali a quelli di Lemony Snicket? La storia avrebbe funzionato lo stesso cambiando il sesso, magari usando un fratello maggiore protettivo invece di una sorella e un impavido ma fragile fratellino minore al posto di Emma. Certo, a questo punto il Ferale Magnus de L'Atlante di fuoco avrebbe dovuto essere una fanciulla, al posto di Rafe, visto che il primo fratello doveva innamorarsi di lei. E perché non farlo? Chi lo dice che i supercattivi debbano per forza essere sempre uomini o ragazzi? Per cui ecco, già buttando lì argomenti a caso in due minuti ho dato spunti diversi, ho rinnovato la trilogia. La storia di base avrebbe funzionato lo stesso e non mi sarebbe dispiaciuto un personaggio malvagio completamente ridisegnato. Bastava solo un pizzico di audacia in più e non ne sarebbe uscita la solita storia clichè. Anche perché il finale non è il solito scontato del vissero tutti felici e contenti per sempre ma lascia un po' di amaro, segno che l'autore avrebbe potuto compiere uno sforzo ulteriore e rendere la trilogia quantomeno diversa dal solito.

A questo punto dovrei passare ai commenti sulla parte tecnica. La narrazione è in terza persona al passato e i punti di vista sono diversi. Abbiamo i tre fratelli, Kate, Michael ed Emma, Gabriel, il loro amico e protettore e i genitori dei tre ragazzini, Richard e Clare che condividono il pov. Ovviamente i protagonisti principali sono i fratelli. Le descrizioni e i dialoghi sono costruiti bene. Lo stile è semplice e adatto a tutti, anche al pubblico dei più piccoli ed infatti la versione originale lo suggerisce nella fascia 8-12 anni. Non ho trovato una gran cura nel lessico ma questo potrebbe essere colpa della traduzione. E sempre per quanto riguarda la traduzione, ogni libro ha avuto un traduttore italiano diverso e, a dire il vero, non ricordo lo stile dei due titoli precedenti ma suppongo sia rimasto sostanzialmente lo stesso. Le scene di azione sono chiare e ben descritte, si seguono con facilità. Si distingue, inoltre, una bellissima scena tra Emma e Gabriel, quasi commovente. Il finale, come dicevo prima, non è il solito finale al miele ma fa riflettere.

Concludo dicendo che L'Atlante di tenebra mi è sembrato il migliore dei tre ma che, tuttavia, coinvolge poco come i due precedenti. Non mi sono affezionata ai protagonisti e non mi sono immedesimata nelle loro avventure e sventure. Sono arrivata all'ultima pagina, ho chiuso il libro (cioè, l'ebook) e ho pensato che non mi aveva lasciato molto. Di solito quando finisco di leggere un libro, mi prendo qualche minuto per ripensare alla storia ma con L'Atlante non è successo. Ero solo contenta di aver letto il finale e terminato la trilogia.
Questa è solo una mia opinione ovviamente, sono sicura che moltissimi di voi l'avranno trovato meraviglioso e che non vi abbia dato fastidio il fritto misto di idee prese da altri libri. E ci sta.
Magari vi consiglio la trilogia intera ma da leggere così, tanto per riempire qualche ora con qualcosa di poco impegnativo. Però se non avete tempo da perdere in letture frivole, non credo ne valga la pena (o il prezzo).


Vi lascio il link di ibs: L'atlante di tenebra - John Stephens

Autore: John Stephens
Dati: 2015, 486 p., rilegato
Traduttore: Petersson S.
Editore: Longanesi (collana La Gaja scienza)